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	<title>Cultura Archivi &#183; Miriam Cozzi</title>
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	<description>Atelier di Broderie d’Art</description>
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	<title>Cultura Archivi &#183; Miriam Cozzi</title>
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		<title>Un corso di ricamo unico nel suo genere alla Fondazione Arte della Seta Lisio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Nov 2021 10:36:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[archivio ricami]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla fondazione Arte della Seta Lisio di Firenze ogni anno viene organizzato il corso "Riconoscimento dei punti e delle tecniche di ricamo" caratterizzato da rigore scientifico e didattica impareggiabili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/un-corso-di-ricamo-unico-nel-suo-genere-alla-fondazione-arte-della-seta-lisio/">Un corso di ricamo unico nel suo genere alla Fondazione Arte della Seta Lisio</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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<h4 class="wp-block-heading">Alla fondazione Arte della Seta Lisio di Firenze ogni anno viene organizzato il corso &#8220;Riconoscimento dei punti e delle tecniche di ricamo&#8221; caratterizzato da rigore scientifico e didattica di alto livello.</h4>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1611" height="1208" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170420_164310.jpeg" alt="corso di ricamo alla fondazione lisio" class="wp-image-2965" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170420_164310.jpeg 1611w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170420_164310-300x225.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170420_164310-1024x768.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170420_164310-768x576.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170420_164310-1536x1152.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 1611px) 100vw, 1611px" /></figure>



<p>Il mio progetto di ricerca mi ha spesso portato a cercare oltralpe corsi di formazione che riuscissero a soddisfare la mia curiosità intellettuale e il mio bisogno di tecnicismo di precisione. A Firenze, tuttavia, sono riuscita a trovare un corso di formazione che mi ha letteralmente stregato e che ha pienamente soddisfatto le mie aspettative. Si tratta appunto del corso <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.fondazionelisio.org/it/didattica/corsi-calendario/ricamo-riconoscimento-tecniche/" target="_blank">&#8220;Riconoscimento dei punti e delle tecniche di ricamo&#8221;</a> che ho seguito qualche anno fa e che ancora oggi costituisce un riferimento teorico sicuro anche per l&#8217;organizzazione della didattica dei miei <a href="https://miriamcozzi.it/iniziazione/">corsi</a>.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Cosa andavo cercando?</h5>



<p>Quando ci si approccia al mondo del ricamo, e me lo confermano diverse mie allieve, il senso di smarrimento di fronte ad una offerta così ampia e variegata di tecniche e di effetti mette spesso in soggezione. Non è infatti banale decidere da dove partire e ancor meno lo è fare ordine mentale di fronte a cotanta offerta e disponibiità di libri, manuali, corsi ecc&#8230;</p>



<p>E poi il grande dilemma: che differenza c&#8217;è tra punti e tecniche? Quando un punto diventa tecnica?</p>



<p>La mia testa non funziona facilmente con approcci generalisti basati su elenchi. Ed è qui che ho cominciato a chiamare in causa la sistematica, che ha accompagnato la mia formazione scientifica e il mio approccio al lavoro in ambito geologico. Tanto per capirci: prima si conoscono i minerali, così poi si possono conoscere le rocce che permettono, a loro volta, di&#8230; comprendere le montagne. Ecco: l&#8217;ho fatta facile, i geologi mi perdoneranno.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>La sistematica,  può essere intesa come <em>&#8220;[&#8230;]  il metodo di ordinamento delle conoscenze, [&#8230;] in un complesso organico o sistematico&#8221;.</em></p><cite><a href="https://www.treccani.it/vocabolario/sistematica/">Treccani</a>,</cite></blockquote>



<p>Ecco la sistematica per me è l&#8217;<strong>arte del riordino</strong>. E&#8217; una sorta di schematizzazione allo scopo di spiegare la complessità, ma non certamente di ridurre a semplice ciò che se semplice non è. La sistematica permette di riunire in gruppi omogenei, di ritrovare le cose attraverso dei criteri, di trarre delle conclusioni. E quindi di capire.</p>



<p>Quello che cercavo era un criterio per ordinare la teoria e la tecnica del ricamo. Con questo corso ho compiuto il primo passo.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Lo scopo del corso</h5>



<p>Questo corso è pensato per fornire strumenti internazionalmente riconosciuti per il riconoscimento dei punti e delle tecniche&nbsp;del ricamo.  L&#8217;obiettivo è quello di rendere autonomi gli studenti nell&#8217;<strong>osservazione dei manufatti ricamati</strong> in diverso grado di conservazione, grazie all&#8217;utilizzo di <strong>terminologia univoca</strong> e internazionalmente riconosciuta.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="2342" height="1405" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170421_174450.jpeg" alt="corso ricamo fondazione lisio" class="wp-image-2969" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170421_174450.jpeg 2342w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170421_174450-300x180.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170421_174450-1024x614.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170421_174450-768x461.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170421_174450-1536x921.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170421_174450-2048x1229.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 2342px) 100vw, 2342px" /></figure>



<p>Insegnante di questa affascinante materia è  <a href="https://www.linkedin.com/in/thessy-schoenholzer-nichols-38a77378/?originalSubdomain=it">Thessy Schoenholzer Nichols</a> che ha declinato le sue lezioni in una didattica davvero stimolante. La dott.ssa Schoehnholzer Nichols è restauratrice e studiosa di costumi, ricami e merletti antichi che ha lavorato al <a href="https://www.metmuseum.org/">Metropolitan Museum of Art </a>di New York e alla <a href="https://www.uffizi.it/palazzo-pitti/museo-della-moda-e-del-costume">Galleria del Costume</a> di Firenze, collaborando per molti anni con istituzioni italiane ed estere studiando le collezioni tessili e i costumi. Attualmente lavora presso il <a href="https://www.textilmuseum.ch/">Textilemuseum</a> di St. Gallen in Svizzera.</p>



<p>La docente ci ha condotto lungo un percorso di studio davvero affascinante che provo a riassumervi nei paragrafi che seguono</p>



<h5 class="wp-block-heading">Le premesse fondamentali</h5>



<p>Nella prima tappa di questo percorso di studio si è concentrata l&#8217;attenzione su una primaria <strong>classificazione dei punti</strong> in monodimensionali e bidimensionali e sulla loro importanza ai fini dell&#8217;analisi dei motivi ornamentali e decorativi che ne conseguono.</p>



<p>Successivamente ci si è focalizzati sull&#8217;analisi delle <strong>caratteristiche merceologiche dei filati</strong> utilizzati sia per il ricamo in senso stretto sia per la tela di supporto. Abbiamo quindi esplorato le caratteristiche di cotone, seta, lino/canapa, lana e fibre sintetiche in termini di percezione. Si sono quindi analizzati i diversi tipi di torsione dei filati, i passaggi caratterizzanti la filiera produttiva e si è ragionato sull&#8217;importanza del colore.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="2346" height="1536" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170421_174247.jpeg" alt="corso di ricamo alla fondazione lisio" class="wp-image-2968" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170421_174247.jpeg 2346w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170421_174247-300x196.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170421_174247-1024x670.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170421_174247-768x503.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170421_174247-1536x1006.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170421_174247-2048x1341.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 2346px) 100vw, 2346px" /></figure>



<h5 class="wp-block-heading">Le tecniche di ricamo</h5>



<p>Il cuore della formazione, almeno per quanto riguarda le mie aspettative, è stato lo studio delle diverse tecniche, una volta chiarita la natura del concetto di &#8220;punto di ricamo&#8221;.</p>



<p>Quelle che vengono riconosciute come &#8220;tecniche&#8221; ai fini classificatori sono le seguenti: a fili contati; a effetto sfilato; sfilature; punto tagliato; ricamo libero; ricamo a intaglio.</p>



<p>Ho quindi compreso che la <strong>tecnica</strong>, in senso stretto, di fatto descrive la <strong>modalità di realizzazione di un ricamo</strong> e non l&#8217;effetto che ne viene determinato. Quelle che notoriamente vengono chiamate tecniche nel &#8220;dire&#8221;  quotidiano altro non sono che tipi di applicazione della tecnica, che spesso si rifanno ad un contesto geografico particolare dove sono state sviluppate caratteristiche estetiche ben precise. Nella classificazione proposta vengono infatti chiamate &#8220;tipologie&#8221; e molto spesso includono il toponimo di riferimento (es. punto Assisi o <em>Ars Panicalensis</em>).</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="2560" height="1536" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170420_113831.jpeg" alt="corso di ricamo fondazione lisio" class="wp-image-2974" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170420_113831.jpeg 2560w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170420_113831-300x180.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170420_113831-1024x614.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170420_113831-768x461.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170420_113831-1536x922.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170420_113831-2048x1229.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></figure>



<h5 class="wp-block-heading">La scheda descrittiva per l&#8217;analisi tecnica del ricamo</h5>



<p>Addentrandosi nella specificità di un singolo manufatto ci sia accorge di quanto la sua descrizione di dettaglio sia un processo complesso e pieno di insidie.</p>



<p>In questa parte del corso, l&#8217;insegnante ci ha prestato alcuni suoi campioni di studio e ci ha stimolato a condurre una descrizione analitica di tali manufatti a partire da una <strong>scheda tecnico-descrittiva</strong> di sua elaborazione. Tale scheda, che riferisce in contenuti e struttura a quelle degli standard internazionali riconosciuti, è stata uno scrigno di informazioni e possibilità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="614" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170421_102714-1024x614.jpeg" alt="" class="wp-image-2967" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170421_102714-1024x614.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170421_102714-300x180.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170421_102714-768x461.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170421_102714-1536x922.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/11/20170421_102714-2048x1229.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La parte per me indubbiamente più difficile di questo percorso descrittivo è stata quella di riconoscere i singoli punti utilizzati nei manufatti di riferimento. Per aiutarci nel riconoscimento di questi ultimi, l&#8217;insegnante ci ha condotto nel mondo della <strong>nomenclatura </strong>che per me è stata una vera rivelazione. Soprattutto per il fatto che mi è stato fatto capire quanto importante sia per il riconoscimento di un punto il suo effetto sul retro del lavoro. </p>



<p>Ma come avere un riferimento univoco nella nomenclatura? I contenuti terminologici del corso che l&#8217;insegnante ci ha proposto fanno riferimento ad una pubblicazione del Textilemuseum di St. Gallen:</p>



<p>Anne Wanner, Jean Richard;  <em>Sticksiche, Embroidery Stitches, Point de Broderie, Punti di Ricamo</em>; Textilemuseum St. Gallen; 2014</p>



<p> Gli autori sono membri del Centro Internazionale per lo Studio dei Tessili Antichi (<a href="https://cieta.fr/fr/">CIETA</a>) di Lione, associazione internazionale fondata nel 1954 per incoraggiare e promuovere la ricerca storica sui tessili. Da allora i suoi membri hanno lavorato per stabilire una terminologia precisa per gli strumenti, i processi e le strutture del tessile, tra i quali hanno incluso anche i ricami. </p>



<p>Questo testo rappresenta la sistematica dei punti di ricamo così come ho sempre inteso che fosse necessario. Una sorta di ordine generale classificatorio del quale ho tutta l&#8217;intenzione di parlarvi più in dettaglio in un prossimo post. E&#8217; ordinabile direttamente presso il Textilemuseum scrivendo direttamente nei contatti (<a href="mailto:info@textilmuseum.ch">info@textilmuseum.ch</a>).</p>



<h5 class="wp-block-heading">Ecco cosa resta</h5>



<p>Tre cose fondamentali.</p>



<p>Innanzi tutto la certezza che <strong>voler conoscere</strong> è necessario perché lo studio e la ricerca teorica, se approcciati con metodo, ci mettono nella condizione di fare ordine mentale. Di conseguenza, l&#8217;ordine mentale ci permette di comprendere, di superare i nostri limiti e di relazionarci in una comunità di studiosi e appassionati che parlano la medesima lingua. Con una buona base teorica, inoltre, è più facile dare spazio alle proprie capacità creative in qualunque declinazione si voglia.</p>



<p>Secondariamente è per me stato illuminante lo scoprire che il ricamo a <em>crochet de Luneville</em> rientra perfettamente nella classificazione del CIETA (cod. 5-507). E&#8217; stata una scoperta importantissima che nobilita la <a href="https://miriamcozzi.it/che-cosa-e-la-broderie-dart/">Broderie d&#8217;Art</a> nell&#8217;ambito dello studio dei tessili antichi, spesso invece ghettizzata nel solo ambito del ricamo per la moda.</p>



<p>In ultimo mi porto a casa la consapevolezza che c&#8217;è davvero bisogno di <strong>scambio culturale</strong> in questo mondo di fili e perline colorate. Evolvere come ricamatrici o ricamatori, anche solo per passione, non dovrebbe prescindere da un sapere condiviso che, insieme alla lentezza, costituisce a mio avviso un necessario indice di sostenibilità. Ma anche di questo parleremo più avanti&#8230;</p>



<p>Concludo con un semplice invito: partecipate a questo corso perché vi aprirà a prospettive nuove. Di questi tempi è organizzato on-line, tenete d&#8217;occhio le <a href="https://www.fondazionelisio.org/it/didattica/corsi-calendario/">date</a> su sito della Fondazione Lisio e sono certa che non ve ne pentirete.</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/un-corso-di-ricamo-unico-nel-suo-genere-alla-fondazione-arte-della-seta-lisio/">Un corso di ricamo unico nel suo genere alla Fondazione Arte della Seta Lisio</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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		<title>&#8220;I fili della vita &#8211; una storia del mondo attraverso la cruna dell&#8217;ago&#8221; di Claire Hunter</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2021 09:17:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio culturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di come questo libro apre la mente e il cuore sul significato vero e possibile dell'arte del ricamo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/i-fili-della-vita-una-storia-del-mondo-attraverso-la-cruna-dellago-di-claire-hunter/">&#8220;I fili della vita &#8211; una storia del mondo attraverso la cruna dell&#8217;ago&#8221; di Claire Hunter</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="2048" height="1536" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/03/IMG_1203.jpeg" alt="" class="wp-image-2856" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/03/IMG_1203.jpeg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/03/IMG_1203-300x225.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/03/IMG_1203-1024x768.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/03/IMG_1203-768x576.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/03/IMG_1203-1536x1152.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></figure>



<h5 class="wp-block-heading">Ovvero: di come ricamare è fare cultura. Un libro come una vera e propria &#8220;mappa&#8221; per una preziosa riflessione su cosa significa, o può significare, ricamare oggi.</h5>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;Poi infili l&#8217;ago da un lato, lo tiri dal rovescio e così via, ritmicamente, fino a realizzare qualcosa che conta, che esprime senso e bellezza, un ricamo che nei suoi fili cattura il tuo spirito&#8221; (Claire Hunter)</p></blockquote>



<p>Questa che avete appena letto è la frase finale del libro di Claire Hunter &#8221; I fili della vita&#8221; e l&#8217;ho inserita come <em>incipit</em> perché,  a mio avviso, riassume pienamente il senso del ricamare. Un senso del quale si va alla ricerca in ogni pagina di questo libro del quale ho per puro caso letto in un post di instagram di <a href="https://www.migadepan.com.ar/hand-embroidery">Miga de Pan</a>, al secolo Adriana Torres (benedetto sia sempre l&#8217;algoritmo misterioso di instagram che me lo ha fatto trovare). Ad ogni modo non mi sarei mai aspettata che questo volume entrasse a pieno titolo nell&#8217;elenco dei miei libri preferiti. Ai miei occhi, infatti, è un piccolo grande capolavoro.</p>



<p><a href="http://www.sewingmatters.co.uk/">Claire Hunter </a>è inglese e si occupa di arte tessile, in particolare di ricamo. In questo racconto, che è memoria oltre che pura narrazione, ho ritrovato una riflessione molto simile a quella che c&#8217;è nella mia testa, che mi ha permesso di delineare una mappa interpretativa delle mie aspettative, delle mie curiosità e dei miei intenti personali e professionali.</p>



<p>Provo a sintetizzarne il contenuto per voi affinché vi assalga il desiderio di leggerlo il prima possibile.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Che cos&#8217;è il ricamo?</h5>



<p>Tutta la narrazione sembra nascere dal bisogno di rispondere questa semplice domanda: che cosa è il ricamo? Se è molto di più di un ritmico gesto che collega un filo ad un tessuto, è proprio questo &#8220;di più&#8221; che va investigato e compreso. La scrittrice, attraverso <strong>la narrazione del proprio vissuto e della propria ricerca</strong>, racconta di cosa è stato il ricamo nella storia e di come questa abbia interpellato il proprio agire di artista tessile, facendo lei stessa artefice di una nuova &#8220;storia&#8221;.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Il ricamo nella sua dimensione sociale</h5>



<p>Fare ricamo è in qualche modo fare <strong>politica</strong> e la scrittrice ci racconta come.</p>



<p>Una delle fondamentali funzioni che il ricamo ha avuto nella storia è quello di essere strumento di espressione di<strong> potere</strong>, in particolare con gli abiti ricamati appartenenti alle dinastie reali. Come Maria Stuarda, regina di Scozia vissuta nel tardo rinascimento, che utilizzava il ricamo come efficace strumento di propaganda politica in tempi per lei piuttosto difficili.</p>



<p>Ma nella storia il ricamo è stato anche forma di espressione nelle esperienze di <strong>reclusione</strong>: l&#8217;autrice cita la storia di  <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Elizabeth_Fry">Elizabeth Fry</a>, la prima ad introdurre il cucito e il ricamo nelle carceri femminili di inizio &#8216;800.</p>



<p>E&#8217; poi stato espressione di <strong>protesta</strong> con gli stendardi ricamati dalle suffragette di inizio &#8216;900 a quelli dei minatori in sciopero per la chiusura delle miniere  inglesi degli anni &#8217;80. Ma ha anche rappresentato uno strumento fondamentale per permettere il grido dalle pacifiste di Greenham e quello del progetto <a href="https://thepeaceribbon.org/">Ribbon</a> per la commemorazione del 75 anniversario del disastro di Hiroshima e Nagasaki.</p>



<p>Il ricamo è<strong> condivisione</strong> quando si prepara un lavoro a più mani. E&#8217; pratica comunitaria e processo auto-inclusivo. L&#8217;autrice ci racconta della sua personale esperienza in questo campo. Ogni manufatto condiviso è impregnato dello spirito e delle intenzioni di chi vi ha partecipato che, attraverso un&#8217;intenzione collettiva, rafforzano in chi vi partecipa dignità e autostima.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Come poteva cucire in quel prodotto il proprio personale messaggio di protezione, il proprio augurio di una vita felice? Interrogativi come questi racchiudono la sfida che attende le industrie tessili del futuro: come mettere l&#8217;onore in ciò che produrranno. (Claire Hunter)</p></blockquote>



<p>Infine non dimentichiamo che il ricamo è anche occasione di <strong>lavoro</strong>, di occupazione. E&#8217; stato fondamentale per molte donne della società occidentale nell&#8217;800 altrimenti rilegate in maniera esclusiva ad attività domestiche e di accudimento. Lo è ancora oggi in molti paesi in via di sviluppo dove, attraverso programmi di microcredito, viene data l&#8217;opportunità a molte donne di emanciparsi dalle figure maschili di riferimento contribuendo al bilancio familiare o al proprio sostentamento. Non dimentichiamo che ciò è anche occasione di salvaguardia delle tradizioni locali.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Il ricamo come geografia</h5>



<p>Fare ricamo è <strong>intessere relazioni</strong>.</p>



<p>Il ricamo aiuta a rafforzare i<strong> legami</strong>, con il nostro passato, la nostra famiglia e la nostra storia. Può essere un manufatto ricamato del corredo della nonna custodito senza motivo apparente nel baule di casa o gli abiti Kanta bengalesi o i boro ricamati a Sashiko del Giappone: il tessuto ricamato evoca emozioni e sentimenti preziosi dei quali spesso non abbiamo alcuna intenzione di separarcene.</p>



<p>C&#8217;è anche uno stretto legame tra ricamo e terra che racconta di un attaccamento al proprio <strong>luogo</strong>. Per custodire questo legame si sono ricamate mappe geografiche per tutto il XVIII e buona parte del XIX secolo nelle scuole femminili frequentate dalle immigrate europee nel nuovo mondo. Mappe ricamate, quindi, come evocazione della conformazione fisica del paesaggio e ricerca del significato delle proprie radici.</p>



<p>Quando il ricamo connette al proprio &#8220;luogo&#8221; si riesce a rendere tangibile la propria <strong>identità</strong>, il proprio senso di appartenenza a un popolo con la sua storia e la sua cultura. Come avviene per il ricamo realizzato dalle donne di Palestina, delle Highlands scozzesi e dell&#8217;Unione Sovietica. Non solo tecnica, quindi, ma ricerca specifica di simboli caratteristici con uno specifico potere evocativo della propria cultura.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Non è solo ciò che si ricama ma anche come lo si ricama a racchiudere un significato (Claire Hunter)</p></blockquote>



<p>Il ricamo può essere anche importante esperienza di <strong>viaggio</strong> come occasione di scambio tra le culture, come per l&#8217;autrice è stata la permanenza tra i Miao, gruppo etnico cinese con una imponente tradizione di ricamo. Viaggiare per incontrare l&#8217;altro, il &#8220;diverso da noi&#8221; può essere occasione di scambiare tecniche e significati culturali di cui si custodirà il ricordo per sempre. Un giorno anche io riuscirò a convincere una agenzia di viaggi solidali a organizzare un viaggio-scambio in questa materia. Ho già tante idee in mente&#8230; Un giorno.</p>



<p>Del ricamo come <strong>arte</strong> è in Europa che se ne è riconosciuta davvero la portata. L&#8217;autrice ci racconta del  filone creativo dell&#8217;<em>Art and Craft</em> in Inghilterra di inizio 900 e di come alcuni artisti si siano  prodigati per  ridare al ricamo il posto che occupava tra le arti figurative. Si ricordano le Glasgow Girls che hanno lavorato affinché il ricamo diventasse materia universitaria nella Glaswow School of Art. E poi il lavoro figurativo di William Morris e l&#8217;istituzione della Royal School of Needlework. Esperienze che in Italia sembrano ancora lontane anni luce a realizzarsi&#8230;</p>



<h5 class="wp-block-heading">Il ricamo nella sua dimensione più intima</h5>



<p>Fare ricamo è un&#8217;<strong>esperienza emotiva</strong>.</p>



<p>Questo aspetto per me importantissimo è stato raccontato con grande intensità. L&#8217;autrice parla di <strong>fragilità</strong>, quando il ricamo è aiuto nella cura della malattia mentale, a partire dai primi esperimenti di cura dei reduci della grande guerra affetti da sindrome post traumatica da stress.</p>



<p>Il ricamo può essere occasione per raccontare la propria esperienza della <strong>perdita</strong> dei propri cari. Succedeva ai tempi di Tutankamon e succede ai nostri tempi. L&#8217;autrice cita il  <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/NAMES_Project_AIDS_Memorial_Quilt">NAMES Project AIDS Memorial Quilt</a> e le <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Arpilleras">arpilleras</a> di plaza de Maio. Sono tutti atti di resistenza al dolore: ricamare consente di rigenerarsi abbandonandosi ai ricordi. Una particolare ed intensissima esperienza di elaborazione del lutto, anche come atto politico.</p>



<p>Ricamare è sperimentare un&#8217;esperienza potente di <strong>protezione</strong> dal divino, dal sacro. In molte culture (India, Tajikistan, Giappone, per citarne alcuni) il manufatto ricamato contiene simboli con precisi strati di significato che richiamano il rapporto, e quindi la distanza, tra la fragile natura umana e la potente natura divina. Il simbolismo nel ricamo può diventare un&#8217;arma di protezione dal sacro potentissima. Quanto ci sarebbe da studiare in antropologia culturale sulle tradizioni di ricamo?</p>



<h5 class="wp-block-heading">Il ricamo è la nostra voce</h5>



<p>Il ricamo per molte generazioni di donne nella storia ha rappresentato un <strong>valore</strong>. Da tempi molto remoti le donne escluse dal mondo delle lettere fanno fanno esperienza della potenzialità espressiva di questa arte figurativa. Nonostante da qualche centinaio di anni sia stata intentata una costante quanto  potente campagna denigratoria sul valore di questa arte cosiddetta &#8220;minore&#8221; realizzata da &#8220;donnette&#8221; o da nobildonne annoiate. Lo sapevate che ai tempi delle botteghe artigiane del tardo Medioevo e del Rinascimento, quando il ricamo serviva soprattutto a rappresentare il potere, i ricamatori erano solo uomini?</p>



<p>Il ricamo è infine <strong>voce</strong> che ci permette di esprimere attraverso i fili ciò che ci costituisce e ci abita. Veicola il senso di ciò che siamo e che vogliamo essere attraverso un racconto fatto di discrezione e silenzio. Ricamare è quindi un moto fuori da sé sia per raccontarsi sia per mettersi in ascolto.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>E&#8217; un modo grafico di trasmettere senso e informazioni he usa il disegno come sintassi, simboli e motivi come lessico, la disposizione degli uni e degli altri come grammatica. Ma non è un monologo, si inserisce in una conversazione, in un dialogo, è una corrispondenza che si realizza a pieno solo quando il messaggio arriva  destinazione e viene letto. (Claire Hunter)</p></blockquote>



<h5 class="wp-block-heading">Perchè leggere questo libro?</h5>



<p>Oltre alla straordinaria ricchezza di nozioni che questo libro mi ha regalato ci sono diversi suggerimenti di riflessione di cui ancora oggi sento l&#8217;eco. Mi sono infatti resa conto di quanto &#8220;altro&#8221; possa essere il ricamo rispetto a quanto a tutt&#8217;oggi rappresenti nel nostro paese. Non parlo &#8220;solo&#8221; di chi ancora considera il ricamo come una questione della nonna, lasciando intendere una immensa ignoranza.</p>



<p>Mi riferisco anche a chi si occupa di ricamo in questo nostro tempo. Sono davvero poche le persone che, dedicandosi a quest&#8217;arte, pensano davvero in grande . Ancora ci si arrabatta nei piccoli cabotaggi di ogni giorno, perdendosi molto spesso in invidie e maldicenze nei confronti del lavoro altrui. Si discute se è più importante la tecnica o l&#8217;estro artistico, se conta di più formarsi seriamente o fare da sé, se il ricamo contemporaneo si deve contrapporre a quello classico, se questo o quel fiore l&#8217;ho disegnato e ricamato prima di altri.</p>



<p>Non si può pensare di fare il ricamatore oggi come lo si faceva ieri ed è fondamentale ripensare a questa professione, lasciando libero sfogo ad idee nuove e alternative. Ma comunque proiettate verso il futuro alla ricerca di rinnovate forme di significato.</p>



<p>Perché, se ricamare è un&#8217;arte, ricamare è fare cultura.</p>



<p>Non ho molte parole da aggiungere e credo che le parole dell&#8217;autrice siano già l&#8217;essenza ultima di ciò che intendo comunicarvi con questo post, con il mio blog, con il mio insegnare e con il mio &#8230; ricamare. Vi auguro di leggerlo, di farlo vostro e di trovare la vostra mappa e il senso del vostro agire, sia che ricamiate per professione sia che lo facciate per qualunque altra ragione.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>[ricamare ndr] E&#8217; un modo di fissare la nostra esistenza sulla stoffa: rappresentare il nostro posto nel mondo, dal voce alla nostra identità, condividere qualcosa di noi con gli altri e lasciare la prova indelebile della nostra esistenza nei punti fermi tracciati dal lavoro delle nostre mani. (Claire Hunter)</p></blockquote>



<p>L&#8217;autrice mi perdonerà se ho riprodotto, senza il suo consenso, alcune suoi frammenti di scritti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/i-fili-della-vita-una-storia-del-mondo-attraverso-la-cruna-dellago-di-claire-hunter/">&#8220;I fili della vita &#8211; una storia del mondo attraverso la cruna dell&#8217;ago&#8221; di Claire Hunter</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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		<title>Che cosa è la Broderie d&#8217;Art?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2020 11:20:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[broderie d'art]]></category>
		<category><![CDATA[crochet de Luneville]]></category>
		<category><![CDATA[ricamo libero ad ago]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’intenzione di questo post è quella di spiegare cosa intendo per Broderie d’Art, quella che ho imparato a Parigi e che pratico ogni giorno quando ricerco, sperimento, insegno e creo. Ricamando, ovviamente. Riprendendo quanto ho già riportato in alcuni post precedenti, io spiego la Broderie d&#8217;art come la libera interpretazione di una o più tecniche [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/che-cosa-e-la-broderie-dart/">Che cosa è la Broderie d&#8217;Art?</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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<h5 class="wp-block-heading">L’intenzione di questo post è quella di spiegare cosa intendo per <em>Broderie d’Art</em>, quella che ho imparato a Parigi e che pratico ogni giorno quando ricerco, sperimento, insegno e creo. Ricamando, ovviamente.</h5>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="600" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/06/aa-IMG_20191019_100133-1024x600.jpeg" alt="" class="wp-image-2252" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/06/aa-IMG_20191019_100133-1024x600.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/06/aa-IMG_20191019_100133-300x176.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/06/aa-IMG_20191019_100133-768x450.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/06/aa-IMG_20191019_100133-1536x900.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/06/aa-IMG_20191019_100133-2048x1199.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Riprendendo quanto ho già riportato in alcuni post precedenti, io spiego la <em>Broderie d&#8217;art</em> come la <strong>libera interpretazione di una o più tecniche di ricamo</strong>, sia classiche sia contemporanee. Letteralmente significa &#8220;ricamo artistico&#8221; ma difficilmente in Italia se ne parla e nemmeno ne viene utilizzata con frequenza questa traduzione.</p>



<p>Personalmente la intendo come un &#8220;titolo&#8221; da dare al ricamo inteso come &#8220;arte minore”. La <em>Broderie d&#8217;Art </em>racchiude un&#8217;<strong>intenzione</strong> più che un concetto e si fonda sul principio che è possibile sviluppare il proprio talento creativo conoscendo la potenzialità degli strumenti di lavoro (l&#8217;ago e il <em>crochet</em>) e di una serie pressoché infinita di materiali.</p>



<p>Con le tecniche di base che afferiscono a questi strumenti è possibile ricamare sperimentando all&#8217;infinito, valicando i confini del classico e giocando con le contaminazioni che permettono la competenza, il talento e la potenzialità creativa di ciascuno.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/06/aa-disegno.jpeg" alt="" class="wp-image-2264" width="384" height="512" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/06/aa-disegno.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/06/aa-disegno-225x300.jpeg 225w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/06/aa-disegno-769x1024.jpeg 769w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/06/aa-disegno-768x1023.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/06/aa-disegno-1153x1536.jpeg 1153w" sizes="(max-width: 384px) 100vw, 384px" /></figure>



<p>Come si “fa” la Broderie d’Art? Ricamando, semplicemente. Ma come i più grandi artisti insegnano <strong>niente si improvvisa</strong>.</p>



<p>Picasso diceva che bisogna prima <em>imparare le regole come un esperto per poterle poi rompere come artista</em>. Come una sorta di passaggio obbligato, intraprendendo qualsiasi percorso artistico è necessario studiare sul serio la tecnica. Me ne sono definitivamente convinta contemplando il suo disegno del toro stilizzato. La tecnica che possedeva per la rappresentazione realistica del toro gli ha consentito di arrivare alla rappresentazione astratta dello stesso, nella sua particolare originalità. L’insegnamento che lascia, e che sento profondamente mio, è la <strong>necessità di intraprendere un serio percorso di formazione tecnica </strong>per potersi esprimere appieno secondo i propri indole e talento. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/06/aa-picasso-arte.jpg" alt="" class="wp-image-2247" width="803" height="521" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/06/aa-picasso-arte.jpg 564w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/06/aa-picasso-arte-300x195.jpg 300w" sizes="(max-width: 803px) 100vw, 803px" /></figure>



<p><strong>Quante tecniche di bisogna conoscere</strong>? Una, dieci, cento: ciascuno definisce il suo percorso in funzione della propria ricerca.</p>



<p>C&#8217;è chi si specializza su una sola tecnica e chi ne esplora di infinite riuscendo a trovare la chiave espressiva di ognuna. Chi permane nel campo del classico e chi lo contamina con il contemporaneo. Chi si orienta al solo ago e chi ne compenetra i risultati secondo i virtuosismi del <em>crochet</em>. Chi lancia un filo come se gettasse una pennellata e chi &#8220;accrocchia&#8221; perline, paillettes o metalli in una scultura 3D. Chi si esprime su reti da cantiere e chi esplora l&#8217;infinitamente piccolo su una foglia d&#8217;autunno. Quello che conta è che il percorso che si intraprende sia la <strong>libera riformulazione di quanto appreso secondo la propria unicità.</strong></p>



<p>Gianfranco Ferré, parlando di ricami e merletti diceva “[<em>…] sono convinto che si possano capovolgere le situazioni solo se si mantiene inalterato lo charme della tradizione. […] E semmai mi sembra sia importante interpretare con forme e tecnologie nuove tutto ciò che nel tempo è già stato fatto</em>.” E io ci credo profondamente: per questo il mio personale percorso contempla lo studio e la ricerca delle basi storiche del ricamo, esplicitate nelle tecniche più antiche che riguardano sia l&#8217;ago sia il <em>crochet</em>.</p>



<p>Ogni forma d&#8217;arte è, a mio avviso, l&#8217;occasione e la possibilità di <strong>portare bellezza nel nostro quotidiano</strong>. Anche ricamando lo si può fare e non importa se ricamiamo asciugapiatti o abiti da sposa. Secondo me è tutto qui: facendo ricerca, sperimentando e creando c&#8217;è spazio per esprimersi per ognuno di noi. Quello che conta è che ciò che esprimiamo ci conduca alla bellezza verso la quale tendiamo, più o meno consapevolmente, ogni giorno. Con un ago o un <em>crochet</em>. O con entrambi.</p>



<p>E allora buona ricerca a ognuno di &#8230; noi!</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="753" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/06/aa-IMG_0547-1-1024x753.jpeg" alt="" class="wp-image-2251" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/06/aa-IMG_0547-1-1024x753.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/06/aa-IMG_0547-1-300x220.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/06/aa-IMG_0547-1-768x564.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/06/aa-IMG_0547-1-1536x1129.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/06/aa-IMG_0547-1-2048x1505.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>
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		<title>LenzuoliSOSpesi: il ricamo come occasione di &#8220;presa di coscienza&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2020 11:41:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Reportages]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vi racconto di una performance collettiva svoltasi lo scorso novembre, dove il ricamo ha assunto un significato davvero speciale. In questi giorni nei quali si ha la possibilità di dar ampio spazio alla riflessione vi voglio raccontare di una esperienza che ho vissuto lo scorso novembre nella mia città. In occasione della giornata mondiale per [&#8230;]</p>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="575" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/IMG_20191125_181117-1024x575.jpg" alt="" class="wp-image-1859" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/IMG_20191125_181117-1024x575.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/IMG_20191125_181117-300x169.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/IMG_20191125_181117-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h4 class="wp-block-heading">Vi racconto di una performance collettiva svoltasi lo scorso novembre, dove il ricamo ha assunto un significato davvero speciale.</h4>



<p>In questi giorni nei quali si ha la possibilità di dar ampio spazio alla riflessione vi voglio raccontare di una esperienza che ho vissuto lo scorso novembre nella mia città.</p>



<p>In occasione della giornata mondiale per l&#8217;eliminazione della violenza contro le donne ho partecipato a un&#8217;iniziativa speciale pensata per ricordare all&#8217;opinione pubblica l&#8217;esistenza di una questione tanto drammatica quanto inaccettabile: <strong>la violenza di genere</strong>.</p>



<p>Per tutta la settimana dal 25 al 30 novembre è stata organizzata una performance collettiva intitolata: <em><strong>Lenzuolo SOSpeso&nbsp;</strong></em><strong>un filo rosso per non dimenticare,&nbsp;un filo verde per un futuro senza violenza</strong>.</p>



<p>Tale performance è stata di natura itinerante: sono state coinvolte diverse sedi dell&#8217;Umanitaria (Milano, Roma, Napoli, Alghero, Carbonia, Cagliari) con lo scopo di sensibilizzare in <strong>modalità partecipativa</strong> il pubblico all&#8217;attuale dramma della violenza di genere. Questa iniziativa è stata ideata dall&#8217;artista <strong>Silvia Capiluppi</strong>.</p>



<p>L&#8217;artista ha invitato il pubblico a partecipare all&#8217;iniziativa&nbsp;<strong>&#8220;ricamando&#8221; </strong>con<strong> un filo rosso </strong>il nome di una donna vittima&nbsp;di violenza. Per tutta la settimana, in piena libertà, chiunque ha potuto aderire all&#8217;iniziativa, ricamando un nome, ricordando una vita. Il nome ricamato di una donna, quindi, rappresenta la volontà di mantenere indelebile il ricordo della sua storia. </p>



<p><strong>Il ricamo è &#8220;esercizio di lentezza&#8221; </strong>come sovente amo ricordare. Ricamare è quindi anche una occasione per rallentare e per dare ascolto alle emozioni che ci abitano quando sentiamo parlare di violenza di genere. E&#8217; occasione per capire come trasformarle in riflessione più profonda e in impegno ad agire. Ciascuno per la sua parte e secondo le sue possibilità.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/IMG_20191125_173959-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-1850" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/IMG_20191125_173959-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/IMG_20191125_173959-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/IMG_20191125_173959-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/IMG_20191125_173959-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Io <strong>ho ricamato il nome &#8220;Libera&#8221;</strong>. In verità non è il nome di una donna che ho incontrato e di cui conosco la storia. Libera è il nome simbolico che ho voluto dare alle migliaia di donne che ho incontrato e che, per la loro storia culturale, sono vittime di violenza più o meno consapevole. </p>



<p>Con il mio lavoro ne ho incontrate tante. Di pochissime di loro ho conosciuto il nome ma poco importa. Ho passato alcuni anni della mia vita incontrando donne alle quali venivano negati i più fondamentali diritti. Donne che potevano guardare il mondo solo attraverso la rete del loro burqua. Loro stesse ricamavano questa rete come un vezzo, ma dubito ne fossero davvero fiere&#8230; Per me, di ciascuna, il loro nome era <strong>&#8220;Libera&#8221;</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/04230043-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-1856" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/04230043-1024x768.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/04230043-300x225.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/04230043-768x576.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/04230043.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>donne afghane (Maymaneh, autunno 2002, foto del mio amico teo)</figcaption></figure>



<p>Cosa ne sarà dei lenzuolisospesi ricamati? Ancora non lo so ma intanto l&#8217;iniziativa dilaga: lo scorso febbraio al Consiglio comunale di Milano si è ricamato il  <a href="https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/02/13/foto/violenza_sulle_donne_lenzuoli_sospesi_palazzo_marino_milano_assessori_consiglieri-248526511/1/#1">68esimo lenzuolo</a> e altri sicuramente ne verranno. Seguiamo l&#8217;artista <a href="https://www.facebook.com/silvia.capiluppi">Silvia Capiluppi </a>e il sito dell&#8217;iniziativa <a href="http://www.lenzuolisospesi.com">www.lenzuolisospesi.com</a>. </p>



<p>Tutto qui: niente di più semplice. Fermarsi a pensare per poterci chiedere in quale modo e in quale forma ciascuno di noi può fare che sia diverso.</p>



<p>Perché un pensiero di oggi costruisce un&#8217;azione di domani. Aspettando il prossimo lenzuolosospeso&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/lenzuolisospesi-il-ricamo-come-occasione-di-presa-di-coscienza/">LenzuoliSOSpesi: il ricamo come occasione di &#8220;presa di coscienza&#8221;</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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		<title>Broderie d&#8217;Art, crochet de Luneville e ricamo alta moda. Che confusione!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2020 09:24:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[broderie d'art]]></category>
		<category><![CDATA[crochet]]></category>
		<category><![CDATA[crochet de Luneville]]></category>
		<category><![CDATA[haute couture]]></category>
		<category><![CDATA[ricamo alta moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Incontrando appassionati e leggendo qua e là, mi sono accorta che esiste una gran confusione in merito a questi termini come &#8220;contenitori di significato&#8221;. Provo una mia, personalissima, interpretazione. Alle fiere, quando si incontrano tantissime persone di estrazione e passioni diverse, capita molto spesso che, chiacchierando, percepisca una diffusa confusione rispetto al tipo di ricamo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/broderie-dart-crochet-de-luneville-e-ricamo-alta-moda-che-confusione/">Broderie d&#8217;Art, crochet de Luneville e ricamo alta moda. Che confusione!</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/03/IMG_20190303_120131668-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-1706" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/03/IMG_20190303_120131668-1024x768.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/03/IMG_20190303_120131668-300x225.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/03/IMG_20190303_120131668-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h5 class="wp-block-heading">Incontrando appassionati e leggendo qua e là, mi sono accorta che esiste una gran confusione in merito a questi termini come &#8220;contenitori di significato&#8221;. Provo una mia, personalissima, interpretazione.</h5>



<p>Alle fiere, quando si incontrano tantissime persone di estrazione e passioni diverse, capita molto spesso che, chiacchierando, percepisca una diffusa confusione rispetto al tipo di ricamo che realizzo.</p>



<p>C&#8217;è qualcuno che dice <em>Luneville</em> intendendo tutto ciò che riguarda perline e paillettes e qualcuno che di fronte a manufatti ricamati con questi materiali dice: è ricamo alta moda! Quasi nessuno nomina, o sa cos&#8217;è, la <em>Broderie d&#8217;Art</em>. Vedendomi fare dimostrazioni alla fiera di Vicenza dello scorso autunno, una gentilissima signora ha esclamato: &#8220;è l&#8217;ago magico&#8221;! Mi sono sentita un pò avvilita, devo dire la verità&#8230;</p>



<p>Dopo aver studiato, approfondito e viaggiato, posso tentare di dire la mia su questi argomenti. A chi giova? A ognuno di noi perché <strong>conoscere vuol dire poter scegliere</strong> cosa imparare, oltre che godere pienamente di ciò che si sperimenta. Conoscere l&#8217;esistenza e distinguere le differenze tra diverse tecniche e/o approcci, ci permette di fare delle scelte più consapevoli. Ed è quanto mai necessario, tenuto conto dell&#8217;indiscriminata offerta formativa disponibile nella quale includo anche i tutorial.</p>



<p>Il <strong><em>crochet de Luneville </em>è uno strumento, non una tecnica</strong>. &#8220;<em>Crochet</em>&#8221; significa &#8220;uncinetto&#8221;. Viene utilizzato per ricamare direttamente o per consentire l&#8217;applicazione di diversi materiali.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="557" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/CHA_8864-1024x557.jpg" alt="" class="wp-image-1888" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/CHA_8864-1024x557.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/CHA_8864-300x163.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/CHA_8864-768x418.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>il crochet de Luneville</figcaption></figure>



<p>Si ricama direttamente quando si utilizzano solo i filati. In questo caso si sperimentano sia le tecniche classiche, come il <a href="https://miriamcozzi.it/il-point-de-luneville-le-origini-e-la-tecnica-di-un-ricamo-antico/">Point de Luneville</a> o il <a href="https://musee-du-point-de-beauvais.fr/Le-Point-de-Beauvais">Point de Beauvais</a>, sia nuove possibilità con vari tipi di  filati che la modernità ci mette a disposizione. Comunque, indipendentemente dal materiale utilizzato, il <em>crochet</em> &#8220;funziona&#8221; sempre allo stesso modo: <strong>realizza una catenella</strong>.</p>



<p>Il <em>crochet </em>può essere utilizzato anche per l&#8217;applicazione di materiali, storicamente perline e paillettes. Si tratta sempre di realizzare una catenella su un supporto, solo che in questo caso la catenella stessa &#8220;blocca&#8221; il materiale al supporto. E&#8217; in verità possibile applicare qualsiasi tipo di materiale, ad una condizione: che sia infilato sul filo della catenella.</p>



<p>La catenella si può ottenere anche con altri tipi di <em>crochet</em>: il <em>aari</em> indiano o il nostro uncinetto classico, ad esempio. Non ci sono differenze nella realizzazione: si tratta sempre di fare una catenella sul tessuto con o senza materiale da applicare. La differenza sta nelle modalità di realizzazione delle catenelle, perchè ogni <em>crochet</em> implica la padronanza di una diversa manualità. Diverso <em>crochet</em>, quindi, implica diversa tecnica. Per maggiori dettagli vi rimando a questo mio <a href="https://miriamcozzi.it/ancora-sul-crochet-approfondimento-tecnico-sullo-strumento/">post</a>.</p>



<p>Per la mia esperienza il <em>crochet de Luneville</em>, rispetto agli altri tipi di <em>crochet</em>, consente di realizzare ricami di maggior precisione e di avere miglior resa con materiali davvero minuscoli. Rende più fini i dettagli e l&#8217;effetto finale appare molto più elegante. Questa è una mia personalissima opinione, sia chiaro. Ma una cosa è certa: <strong>il ricamo a <em>Luneville</em> non è sinonimo di ricamo con uncinetto o <em>crochet </em>&#8220;in generale&#8221;</strong>.</p>



<p>La <strong><em>Broderie d&#8217;art</em> la ritengo la libera interpretazione di una o più tecniche</strong>. Letteralmente significa &#8220;ricamo artistico&#8221; e se ne parla per il momento solo in Francia. Non ho ancora trovato una definizione univoca e nemmeno soddisfacente di questo concetto, per questo mi esprimo con libertà e sono pronta ad essere contraddetta.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095415-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-631" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095415-1-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095415-1-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095415-1-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095415-1-272x182.jpg 272w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095415-1.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>dettaglio del <em>tableau</em> in <em>Broderie d&#8217;Art </em>che ho realizzato all&#8217;<em>Ecole Lesage</em> di Parigi</figcaption></figure>



<p>Io la intendo come un &#8220;titolo&#8221; da dare al ricamo inteso come &#8220;arte minore&#8221;. La <em>Broderie d&#8217;Art </em>racchiude un&#8217;intenzione più che un concetto, e si fonda sul principio che è possibile sviluppare il proprio talento creativo conoscendo la potenzialità degli strumenti di lavoro: l&#8217;ago e il <em>crochet</em>. Con le tecniche di base che afferiscono a questi strumenti è quindi possibile ricamare sperimentando all&#8217;infinito, valicando i confini del classico e giocando con le contaminazioni. A mio avviso l&#8217;essenza stessa dell&#8217;arte del ricamo risiede esattamente in questo. Ma svilupperò questa idea a suo tempo&#8230;</p>



<p>La <em>Broderie d&#8217;Art </em>che ho imparato all&#8217;<em><a href="http://www.ecolelesage.fr/#lecole">Ecole Lesage</a></em> di Parigi e la mia personalissima <a href="https://miriamcozzi.it/formazione/">offerta formativa</a> vanno in questa direzione: conoscere le tecniche di base per ago e <em>crochet de Lunevill</em>e come fondamenti per potersi esprimere in piena libertà. </p>



<p>Il <strong>ricamo alta moda, o </strong><em><strong>haute couture embroidery</strong></em><strong>, non è una tecnica</strong> <strong>ma una categoria</strong> di alcuni tipi di ricamo che vengono realizzati per abiti di riconosciuto prestigio e unicità. Non ha sovrapposizioni di significato con il <em>crochet de Luneville</em>: imparare il &#8220;ricamo alta moda&#8221; non significa imparare una tecnica e nemmeno imparare ad utilizzare il <em>crochet de Luneville</em>. Questo concetto è bene chiarirlo con determinazione. Il ricamo per la moda può forse essere inteso come una declinazione di settore della <em>Broderie d&#8217;art</em>.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="761" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/aaaaa-1-1-1024x761.jpg" alt="" class="wp-image-1894" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/aaaaa-1-1-1024x761.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/aaaaa-1-1-300x223.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/aaaaa-1-1-768x571.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>abiti ricamati per l&#8217;alta moda parigina (credit www.vogue.it)</figcaption></figure>



<p>Si dice ricamo &#8220;alta moda&#8221; perchè è solo in questo settore che viene utilizzato, dato l&#8217;alta specializzazione necessaria e gli importanti costi di realizzazione. I ricami prodotti per il <em>pret-à-porter</em> non rientrano in questa categoria e sovente non sono realizzati in atelier europei.</p>



<p>I ricami per l&#8217;alta moda vengono realizzati grazie alla combinazione di una o più tecniche afferenti alle seguenti categorie:</p>



<ul><li>il <strong>ricamo classico</strong>, cioè le tecniche libere con i punti del ricamo ad ago, dalle antiche alle più moderne (<em>stitching</em>);</li><li>il <strong>ricamo a <em>crochet</em></strong>, senza distinzione precisa relativamente al tipo di uncinetto utilizzato. Il <em>crochet de Luneville</em> è quello più utilizzato dagli atelier di Parigi e più in generale nel mondo. In Italia si utilizza in prevalenza l&#8217;uncinetto classico;</li><li>il <strong>ricamo di posa</strong> con ago, per la &#8220;posa&#8221;, appunto, di altri ricami, fiori in stoffa, canutiglie, passamanerie ecc. Rientrano in questa categoria anche le tecniche del ricamo in oro (non esclusivamente inglesi).</li></ul>



<p>Per spiegare meglio questi concetti vi rimando alla foto più in alto. A sinistra c&#8217;è un abito di Chanel, realizzato per la sfilata alta moda autunno-inverno del 2016-&#8217;17. I ricami sono realizzati su un supporto diverso dall&#8217;abito e successivamente applicati &#8220;in posa&#8221;. Si tratta di foglie ricamate con punti del ricamo classico a vari colori con vari tipi di filati, tra i quali credo di distinguere anche delle lane. Dal dettaglio  che sono riuscita ad individuare sul web credo di poter dire che si tratta di foglie quasi esclusivamente ricamate ad ago.</p>



<p>A destra invece c&#8217;è un abito di Dior di quest&#8217;anno completamente ricamato a <em>crochet de Luneville</em> su tulle con un solo tipo di filato metallico e con solo due tipi di punto. A voi di <a href="https://www.youtube.com/watch?v=yS3JhE_mqrA">entrare nel dettaglio</a> di questa meraviglia realizzata dall&#8217;atelier Vermont di Parigi.</p>



<p>Ecco, ho condiviso parte del mio viaggio intellettuale in questo meraviglioso mondo. Forse varrà la pena approfondire ciascuna di queste tematiche con dei post mirati. Fatemi sapere, anche in privato, se vi interessa!</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/broderie-dart-crochet-de-luneville-e-ricamo-alta-moda-che-confusione/">Broderie d&#8217;Art, crochet de Luneville e ricamo alta moda. Che confusione!</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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		<title>Le donne migranti honduregne si riscattano dalle violenze subite anche con l&#8217;arte del ricamo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Feb 2020 15:42:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio culturale]]></category>
		<category><![CDATA[ricamo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho letto questo articolo molti mesi fa proprio mentre cominciavo a strutturare il mio lavoro di insegnante di ricamo e sartoria di base in un contesto di cura alla fragilità psichica. Ho sentito che in qualche modo la strada che stavo percorrendo era quella giusta: bisognava esplorare questa dimensione, ancora una volta al ritmo lento [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/le-donne-migranti-honduregne-si-riscattano-dalle-violenze-subite-anche-con-larte-del-ricamo/">Le donne migranti honduregne si riscattano dalle violenze subite anche con l&#8217;arte del ricamo</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/articolo-valairie-01-1024x749.jpg" alt="" class="wp-image-1807" width="576" height="421" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/articolo-valairie-01-1024x749.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/articolo-valairie-01-300x220.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/articolo-valairie-01-768x562.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/articolo-valairie-01.jpg 2024w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /><figcaption>Zinacantan, Mexico &#8211; November 8, 2013:  Tzotzil Maya culture</figcaption></figure>



<h5 class="wp-block-heading">Ho letto questo articolo molti mesi fa proprio mentre cominciavo a strutturare il mio lavoro di insegnante di ricamo e sartoria di base in un contesto di cura alla fragilità psichica. Ho sentito che in qualche modo la strada che stavo percorrendo era quella giusta: bisognava esplorare questa dimensione, ancora una volta al ritmo lento del “punto dopo punto”…</h5>



<p>Ancora prima di parlarvi direttamente della mia esperienza, ho pensato che valesse la pena condividere questo importante contenuto. Valarie Lee James, coordinatrice volontaria di attività artistiche presso il rifugio per migranti Casa Alitas a Tucson, in Arizona, mi ha concesso con entusiasmo di pubblicare la mia libera traduzione del suo scritto sul mio blog. Ecco le sue parole.</p>



<p class="has-text-align-center">&#8230;</p>



<p>Qualsiasi ricamatrice potrà dirvelo: <strong>ricamare guarisce lo spirito, un punto dopo l&#8217;altro</strong>. &#8220;È l&#8217;unica cosa che posso fare per placare la mia mente nelle ore oscure della notte, quando il sonno appare irraggiungibile&#8221;. Per alcune donne che sono state oggetto di violenze brutali in Honduras, lavorare all&#8217;uncinetto o ricamare è fondamentale per tenere a bada i demoni più terribili. E rappresenta un&#8217;ancora di salvezza per costruire il proprio futuro allontanandosi dalla paura.</p>



<p>Sono volontaria in un rifugio per richiedenti asilo a Tucson, e solo di recente ho compreso la reale portata delle conseguenze degli abusi che le donne in Honduras subiscono, da un <a href="https://www.nytimes.com/interactive/2019/04/05/opinion/honduras-women-murders.html">articolo del New York Times</a> di Sonia Nazario. Di norma violentate, torturate e infine assassinate, non di rado i loro corpi finiscono per essere scaricati ai bordi delle strade finendo per essere trovati dai bambini che giocano.</p>



<p>Tra le parole dello straziante articolo della Nazario viene riportata una commovente immagine: una fotografia ravvicinata delle mani di una donna che ricama un uccello in volo. Sono quelle della fondatrice di un centro per le donne vittime di violenza nella città honduregna di Cholomathatserves. Le donne afferenti al centro, <strong>mentre viene loro insegnato come tutelare i loro diritti, vengono incoraggiate anche a ricamare</strong> e lavorare all&#8217;uncinetto e produrre manufatti destinati alla vendita.</p>



<p>Queste donne in fuga verso nord, portano spesso con sé un piccolo cimelio realizzato a mano dalle donne della famiglia che hanno dovuto lasciare alle spalle. Nella fuga capita che perdano i loro piccoli tesori lungo il percorso, ma di certo non perderanno mai le conoscenze trasmesse dalle loro madri durante l’infanzia.</p>



<p>Un giorno ho trovato un centrino rotondo all’uncinetto nel deserto vicino al confine tra Arizona e Messico, appena fuori il recinto della mia fattoria. Rappresentava una stella marina con al centro un pianeta. Il bordo blu, rimasto incompiuto, era ancora attaccato alla bobina di filo avvolta su un piccolo fuso. Un pensiero commuovente: durante i giorni da migrante, una donna, in mezzo al deserto dell’Arizona, lavorava all’uncinetto.</p>



<p>Sono io stessa testimone della <strong>potenzialità curativa del ricamo</strong> e del lavoro all’uncinetto a casa Alitas, un rifugio per migranti situato in un ex monastero benedettino, nei gruppi di ricamo ai quali partecipano donne, ma anche alcuni uomini, vittime di violenza. Alla fine di un lungo corridoio adibito a dormitorio dalla Croce Rossa c’è una sala per le attività, un vero lusso per un centro di accoglienza in area di confine.</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/articolo-valairie-02-826x1024.png" alt="" class="wp-image-1808" width="435" height="539" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/articolo-valairie-02-826x1024.png 826w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/articolo-valairie-02-242x300.png 242w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/articolo-valairie-02-768x952.png 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/02/articolo-valairie-02.png 1110w" sizes="(max-width: 435px) 100vw, 435px" /></figure>



<p>La stanza veniva utilizzata per il cucito anche dalle suore benedettine che qui vi hanno vissuto per più di 80 anni, prima che il convento fosse trasformato in centro d’asilo. La luce naturale penetra attraverso finestre trasparenti verso un grande tavolo dove si possono imparare i primi rudimenti di inglese, dove i bambini disegnano e le madri, con i più piccoli in grembo, ricamano e lavorano all&#8217;uncinetto appena possono. I bambini strillano nei corridoi ma in questa stanza c’è silenzio come in un santuario. Un luogo di immaginazione che è balsamo per migranti stressati ed esausti.</p>



<p>Queste donne sono profondamente provate ma al tempo stesso sembrano ansiose di mettersi al lavoro con tessuti e filati. Tutte loro portano cicatrici indelebili ma nonostante tutto continuano a coltivare la pazienza con <strong>il lavoro manuale che restituisce forza e capacità di resilienza per affrontare un nuovo giorno</strong>. Le donne lavorano insieme, come faceva mia nonna negli Appalachi, donandosi supporto reciproco per riuscire a superare i momenti difficili della vita. Anche nella cultura latinoamericana, l’amicizia e il rispetto tra donne, costituisce il fondamento della famiglia e della comunità.</p>



<p>Quando mi reco al centro di asilo porto con me un ricamo di mia madre che non c&#8217;è più. Condividerlo e ricamare con le donne del centro mi mette in profonda connessione con tutte loro. Sorridono e annuiscono, il loro sguardo si ammorbidisce e le loro spalle si rilassano: molte di noi hanno perso le madri e i luoghi della nostra infanzia. Ricamare e lavorare insieme all’uncinetto permette a tutti noi di mantenere vivo il ricordo di chi abbiamo perso.&nbsp;</p>



<p>Le donne creano i loro progetti prendendo spunto dai libri e disegnando motivi di uccelli, farfalle e fiori su <em>pañuelos</em> di cotone (fazzoletti). Scelgono attrezzature e materiali di cui avranno bisogno (aghi, filo e un telaio da ricamo) e che porteranno con loro anche nell’ultima parte del loro viaggio, verso i centri di accoglienza negli Stati Uniti, dove continueranno il loro lavoro. Sono abili artigiane con molto da insegnare, ricamano e lavorano all’uncinetto con mani rapide e sicure proprio come quelle che hanno realizzato il centrino blu trovato nel deserto.</p>



<p>Ci sono altri ospiti, invece, che, essendo troppo esausti per creare il loro progetto, scelgono di partecipare ad un progetto di ricamo di gruppo che stiamo realizzando su un grande panno di cotone. Vi è disegnata Nostra Signora di Guadalupe, simbolo di tolleranza e resilienza femminile di fronte alle difficoltà.</p>



<p><strong>Siamo tutti artigiani. Il bisogno innato di creare con le mani deriva dalla nostra naturale tensione alla pace, alla sicurezza e alla libertà dalla paura.</strong> Trasformare ciò che è brutto in qualcosa che, anche simbolicamente, ci conduce verso il “bello” è spesso necessario per trascendere il presente, proprio come fanno i bambini migranti quando disegnano uccelli in volo.</p>



<p>Gli uomini desiderano un nido e amano prendersene cura. Siamo pieni di inventiva quando vogliamo abbellirlo sia che ricamiamo tovaglioli per le <em>tortillas</em> o tessiamo tappeti per le tende beduine. <strong>La nostra naturale tendenza alla creatività ci ha sempre salvato dalla ferocia</strong>. Non sorprende quindi che in un recente messaggio da un rifugio a Nogales, in Messico, a 60 miglia a sud di Tucson, dove le famiglie aspettano settimane o mesi un colloquio per ottenere il permesso di asilo, non ci fosse solo la richiesta di cibo, vestiti e coperte. <strong>Le donne hanno richiesto anche aghi, uncinetti e fili colorati.</strong></p>



<p><em>Ringrazio davvero Valarie per avermi permesso di pubblicare la traduzione delle sue parole e delle sue immagini che potrete trovare </em><a href="https://www.americamagazine.org/faith/2019/07/15/migrant-women-fleeing-violence-find-beauty-and-healing-embroidery"><em>qui</em></a><em> nella loro versione originale. E spero che, in questa traduzione, sia sia stata all&#8217;altezza&#8230;</em><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/le-donne-migranti-honduregne-si-riscattano-dalle-violenze-subite-anche-con-larte-del-ricamo/">Le donne migranti honduregne si riscattano dalle violenze subite anche con l&#8217;arte del ricamo</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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		<title>L&#8217;educazione di una giovane lupa &#8230; ricamatrice</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Mar 2019 13:37:05 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/leducazione-di-una-giovane-lupa-ricamatrice/">L&#8217;educazione di una giovane lupa &#8230; ricamatrice</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1689" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/03/IMG_20190310_121333921.jpg" alt="" width="4608" height="3456" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/03/IMG_20190310_121333921.jpg 4608w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/03/IMG_20190310_121333921-300x225.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/03/IMG_20190310_121333921-768x576.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/03/IMG_20190310_121333921-1024x768.jpg 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></p>
<h5>Vi segnalo alcuni libri che hanno costituito e costituiscono tutt&#8217;ora i riferimenti bibliografici fondamentali per la mia formazione in materia di ricamo.</h5>
<p>Era il 1994: mi mancava un esame alla laurea in geologia ed ero appena rientrata da tre mesi passati a 3000 metri di quota sul monte Etna per preparare la tesi. Oscillavo tra mente e cuore, tra cosa &#8220;dovevo&#8221; fare e cosa &#8220;desideravo&#8221; fare, senza in apparenza riuscire a trovare una soluzione per un compromesso accettabile.</p>
<p>Mi aggiravo come una tigre in gabbia nella mia casa bergamasca fino a trovare, apparentemente in maniera casuale, sul comodino della mia coinquilina di origini argentine il libro &#8220;<strong>Donne che corrono coi lupi</strong>&#8221; di <em>Clarissa Pinkola Estes</em>. Mi sono data malata per tre giorni e mi sono chiusa in casa per leggere, nutrendomi di quelle parole scritte come se non ci fosse un domani.</p>
<p>Qualcosa in me è cambiato per sempre in quei giorni: mi sono risollevata giurando a me stessa che nella vita avrei speso ogni singolo giorno a cercare di <strong>comprendere il mio desiderio autentico e a perseguirlo</strong>. Non sapevo ancora quanto fosse arduo percorrere quella strada ma la decisione era presa e sapevo che, nel mio piccolo, quello sarebbe stato un &#8220;per sempre&#8221;. Ma dovevo lavorare seriamente su me stessa, ancora una volta.</p>
<p>Ho incominciato ad educare questa &#8220;giovane lupa&#8221; che era nata tuffandomi nella <strong>bibliografia</strong> riportata in fondo al volume. Questo elenco di libri magnifici è stato per me uno scrigno di tesori ai quali attingere per delineare un possibile percorso e per identificare le parole che l&#8217;avrebbero caratterizzata.</p>
<h4>Leggere per lasciarsi dire dagli altri quello che da soli intuiamo ma non siamo in grado ancora di &#8220;dire&#8221;; usare le parole degli altri per scovare le nostre dentro di noi; percorrere il tracciato degli altri per scoprire come delineare e perseguire il nostro. Ecco il senso di un lavoro di ricerca bibliografica per me.</h4>
<p>E da allora ho sempre vissuto ogni nuova &#8220;svolta&#8221; accompagnandomi anche da una ricerca intellettuale. Leggendo, semplicemente. Anche la scelta di diventare &#8220;ricamatrice&#8221; qualche anno fa è stata accompagnata da diversi libri che hanno prima acceso e poi costantemente alimentato la mia curiosità intellettuale e la mia passione.</p>
<p>Condivido questi titoli nella speranza che possano esservi altrettanto utili nel vostro personale percorso di ricerca. Gli orientamenti che ho seguito sono quelli che vi avevo introdotto in questo vecchio <a href="https://miriamcozzi.it/il-ricamo-tecnica-simbolismo-geografia-e-arte-tutto-insieme-tutto-perfettamente-sinergico/">post</a> : la cultura, la tecnica e l&#8217;arte che sottendono il ricamo. Ritornerò sicuramente e presto a raccontarvi di questo lavoro di approfondimento progressivo che sta dando frutti davvero interessanti.</p>
<p>Ecco quindi i <strong>libri che vi consiglio</strong> per ognuno di questi tre ambiti per me fondamentali.</p>
<h5>La dimensione strorico-culturale</h5>
<p>Pamela Warner; EMBROIDERY &#8211; A history; B.T. Batsford Ltd, London 1991 (in inglese)</p>
<p>Claude Fauqe; LA BRODERIE &#8211; Splendeurs, mystères et rituels d&#8217;un art universal; Aubanel 2007 (in francese)</p>
<h5>La dimensione tecnica</h5>
<p>Anne Wanner, Jean Richard; PUNTI DI RICAMO; Textilmuseum St. Gallen 2014 (comparativo 4 lingue)</p>
<p>Jessica Jane Pile; FASHION EMBROIDERY &#8211; Embroidery Techniques and inspiration for haute-couture clothing; Batsford 2018 (in inglese)</p>
<h5>La dimensione artigianale, del &#8220;fatto a mano&#8221; con arte</h5>
<p>Guénolée Milleret; L&#8217;ATELIER DU BRODEUR &#8211; Dans les ateliers du luxe; Eyrolles 2016 (in francese)</p>
<p>Elisabetta Orsini; ATELIER &#8211; I luoghi del pensiero e della creazione; Moretti &amp; Vitali 2017</p>
<p>Questi libri sono fondamentali per me. Ma non è detto che lo debbano essere per tutti: si possono percorrere infinite strade di conoscenza secondo il proprio gusto e la propria curiosità. Non ci sono limiti all&#8217;apprendimento nel coltivare una passione: tutto può essere a suo modo necessario per arricchire il proprio orizzonte culturale e il proprio spazio di ricerca e approfondimento. Inclusa l&#8217;esperienza&#8230;</p>
<p>Ad ogni modo, se avete qualche consiglio bibliografico non aspettate a condividerlo: resto in attesa!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il vestito ricamato di Dior per il matrimonio di Chiara Ferragni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Sep 2018 07:48:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Adesso che non ne parla più nessuno ci tengo a dire due parole sul secondo vestito del matrimonio di Chiara Ferragni firmato Maria Grazia Chiuri per Dior. Mi trovavo a Valtopina all&#8217;inizio di settembre e accendendo il telefono una di quelle mattine Google mi regala una notizia in prima pagina davvero strepitosa: le polemiche sul [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/il-vestito-ricamato-di-dior-per-il-matrimonio-di-chiara-ferragni/">Il vestito ricamato di Dior per il matrimonio di Chiara Ferragni</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1491" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/Schermata-2018-09-27-alle-17.21.20-2.jpg" alt="" width="843" height="594" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/Schermata-2018-09-27-alle-17.21.20-2.jpg 843w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/Schermata-2018-09-27-alle-17.21.20-2-300x211.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/Schermata-2018-09-27-alle-17.21.20-2-768x541.jpg 768w" sizes="(max-width: 843px) 100vw, 843px" /></p>
<h5>Adesso che non ne parla più nessuno ci tengo a dire due parole sul secondo vestito del matrimonio di Chiara Ferragni firmato Maria Grazia Chiuri per Dior.</h5>
<p>Mi trovavo a Valtopina all&#8217;inizio di settembre e accendendo il telefono una di quelle mattine Google mi regala una notizia in prima pagina davvero strepitosa: le polemiche sul secondo vestito del matrimonio di Chiara Ferragni&#8230;</p>
<p>Sinceramente in quel momento ho pensato che non me ne importava niente ma in una frazione di secondo l&#8217;occhio mi cade sull&#8217;immagine del vestito e non posso fare a meno di restare ammirata riconoscendo lo stile di Maria Grazia Chiuri per Dior.</p>
<p>A me questo vestito semplicemente incanta per due ragioni fondamentali: la maestria con la quale sono stati realizzati i ricami e l&#8217;idea dell&#8217;abito come racconto simbolico e metaforico.</p>
<p>Mi sono messa in ricerca e, ovviamente, sono riuscita a trovare un piccolo documentario che racconta il <em>savoir faire</em> che sta dietro al vestito: una delle ricamatrici ci racconta l&#8217;intenzione, le tecniche, le difficoltà e i materiali che sono stati necessari a rendere questo vestito così bello. Servono l&#8217;inglese o il francese per cogliere appieno quanto viene detto ma è anche vero che basta avere occhi puliti e affamati di bellezza per cogliere l&#8217;essenza del messaggio che ci viene regalato. C&#8217;è molto da imparare guardando questo <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Z-FpsxzABQk">video</a>, soprattutto se si vuole cogliere la portata dell&#8217;<strong>eccellenza artigiana delle ricamatrici</strong>, che è ciò che da grande valore a quest&#8217;abito meraviglioso.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1464" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/Schermata-2018-09-17-alle-10.47.07.jpg" alt="" width="566" height="377" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/Schermata-2018-09-17-alle-10.47.07.jpg 566w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/Schermata-2018-09-17-alle-10.47.07-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/Schermata-2018-09-17-alle-10.47.07-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 566px) 100vw, 566px" /></p>
<p>Una parola la vorrei spendere anche sul significato di quest&#8217;abito. I ricami sono stati concepiti per &#8220;raccontare&#8221; la storia d&#8217;amore di questa coppia. Ogni immagine disegnata e ricamata sul vestito ha un significato simbolico importante per i due e solo loro ne riescono a coglierne appieno il valore, perché solo loro conoscono il mistero del susseguirsi degli eventi che li ha portati a quel giorno. Noi possiamo provare a interpretare, intuire o attribuire un significato possibile, ma in fondo la bellezza di questo <strong>racconto simbolico</strong> sarà colta pienamente solo dagli sposi. E&#8217; il loro segreto che resterà tale per sempre, che non sarà scalfito dai nostri banali &#8220;mi piace&#8221;, &#8220;non mi piace&#8221;, &#8220;l&#8217;idea è bella ma non originale&#8221;, &#8220;il vestito è copiato&#8221;, &#8220;quello della Jolie era meglio&#8221; &#8230; e altre amenità di quest&#8217;ordine, senza senso.</p>
<p>E allora mi auguro che chi ama l&#8217;artigianato artistico, il tessile, il ricamo, il savoir faire d&#8217;eccellenza, la haute couture, il racconto simbolico, gli archetipi, il mistero &#8230; sappiano cogliere questo come un ulteriore tassello dell&#8217;immensa bellezza che ci circonda. Anche se non la possediamo e non la possederemo mai, <strong>la bellezza resta bellezza</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1465 aligncenter" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/Schermata-2018-09-17-alle-10.47.19.jpg" alt="" width="553" height="369" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/Schermata-2018-09-17-alle-10.47.19.jpg 553w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/Schermata-2018-09-17-alle-10.47.19-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/Schermata-2018-09-17-alle-10.47.19-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 553px) 100vw, 553px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/il-vestito-ricamato-di-dior-per-il-matrimonio-di-chiara-ferragni/">Il vestito ricamato di Dior per il matrimonio di Chiara Ferragni</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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		<title>Antropologia e ricamo: il punto di partenza per una inguaribile curiosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Aug 2018 08:19:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Gli arazzi Suzani dell&#8217;Uzbekistan,  gli abiti della mostra &#8220;Christian Dior. Couturier du rêve&#8221; a Parigi, la tunica tradizionale delle donne cuchi del Dasht-e Leili dell&#8217;Afghanistan del nord, il paravento di una baita piemontese in una valle alpina: che cosa possono mai avere in comune questi manufatti? In apparenza la risposta sembra semplice: sono tutti ricamati [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/antropologia-e-ricamo-il-punto-di-partenza-per-una-inguaribile-curiosa/">Antropologia e ricamo: il punto di partenza per una inguaribile curiosa</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli arazzi Suzani dell&#8217;Uzbekistan,  gli abiti della mostra &#8220;Christian Dior. Couturier du rêve&#8221; a Parigi, la tunica tradizionale delle donne cuchi del <em>Dasht-e Leili</em> dell&#8217;Afghanistan del nord, il paravento di una baita piemontese in una valle alpina: che cosa possono mai avere in comune questi manufatti? In apparenza la risposta sembra semplice: sono tutti ricamati in maniera magistrale da mani esperte, coraggiose e profondamente creative.</p>
<p>Ma è solo il concetto di &#8220;essere ricamate&#8221; che li mette in relazione?</p>
<p>Non credo. C&#8217;è qualcosa di più profondo che riferisce piuttosto al loro &#8220;senso&#8221;, al loro &#8220;significato&#8221; di manufatto ricamato. Qualcosa che ci racconta del <strong>&#8220;perché&#8221; sono stati ricamati</strong> e resi manufatti speciali.</p>
<p>Leggendo e ascoltando qua e là ho scoperto il volume <a href="https://www.chapitre.com/BOOK/fauque-cousin/la-broderie-splendeurs-mysteres-et-rituels-d-un-art-universel,1152518.aspx"><em>La broderie ; splendeurs, mystères et rituels d&#8217;un art universel</em> </a>di Claude Fauqe. Questo libro mi ha illuminato per il semplice fatto che mi ha proposto una sintesi interessante sul significato di un ricamo, inteso principalmente come strumento funzionale ad uno <strong>scopo</strong> di rappresentazione.</p>
<p>Grazie a questo libro ho cominciato a riflettere, a fare ordine nei pensieri, a disegnare delle mappe mentali e a condurre studi maggiormente approfonditi e decisamente più orientati nel trovare il mio filo rosso in questo universo. Ve lo stra-consiglio, anche se è in francese.</p>
<p>Secondo l&#8217;autrice, quindi, si ricama per:</p>
<ul>
<li>rendere tangibile la dimensione sacra dell&#8217;esistenza, il legame col divino, col cosmo e col mistero</li>
<li>dichiarare il proprio ceto sociale (<em>&#8220;orno dunque sono&#8221;</em>)</li>
<li>rappresentare il senso di appartenenza ad una comunità e quindi la propria identità sociale</li>
<li>far spazio all&#8217;arte privilegiando la rappresentazione del &#8220;bello&#8221; sull'&#8221;utile&#8221;</li>
</ul>
<p>Il delineare questi <strong>ambiti mentali</strong> mi ha chiarito le idee: non ho più fatto confusione tra storia e cultura, tra tecniche e simbolismi, tra vecchio e il nuovo. Ogni ricamo, raccontando una storia propria e unica, si colloca in almeno uno di questi ambiti. La comprensione del &#8220;racconto&#8221; che ogni ricamo porta con sé passa quindi attraverso questo <strong>filtro interpretativo</strong>.</p>
<p>Decifrare il racconto di un ricamo mi permette di risvegliare l&#8217;immaginazione, di renderla pronta all&#8217;ascolto e capace di interpretare e far propri nuovi significati. Un semplice, infinito, quotidiano, esercizio di bellezza. Ecco la magia e l&#8217;incanto che dischiude il racconto di un manufatto ricamato: se c&#8217;è l&#8217;intenzione di scoprire il mistero di questo racconto e la volontà di esplorare con la ragione ciò che l&#8217;immaginazione suggerisce si apriranno orizzonti incredibili.</p>
<p>E allora provo a raccontarvi quattro piccole storie, semplici, che sono state raccontate a me in questi ultimi anni senza che in fondo ne fossi pienamente consapevole. Solo un accenno perché, più avanti, con il tempo e con i vostri suggerimenti, spero di di approfondirle una per una.</p>
<h5>La dimensione sacra dell&#8217;esistenza</h5>
<p><div id="attachment_1270" style="width: 2826px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1270" class="wp-image-1270 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/UZ-1357.jpg" alt="" width="2816" height="1877" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/UZ-1357.jpg 2816w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/UZ-1357-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/UZ-1357-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/UZ-1357-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/UZ-1357-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 2816px) 100vw, 2816px" /><p id="caption-attachment-1270" class="wp-caption-text">Suzani nel museo delle Arti Applicate di Tashkent (2012)</p></div></p>
<p>Colorati, densi, suggestivi: sono le caratteristiche principali di un Suzani, i pannelli ricamati di tradizione Uzbeka. Li ho tenuti tra le mani per la prima volta quando lavoravo in Afghanistan del Nord, in aree con una forte componente etnica Uzbeka. Li ho ritrovati classificati e descritti nei musei di arte applicata di Bukhara e di Tashkent in un viaggio in tempo di pace. Oggi c&#8217;è un magnifico arazzo Suzani in casa mia ricamato da una ragazza di Bukhara, madre di quattro figli a solo 24 anni all&#8217;epoca del nostro incontro.</p>
<p>Questi pannelli hanno una struttura concentrica, sono ricchi di simboli sincretici sciamani (pre-islamici) e raccontano della potenza magica, protettrice e feconda dell&#8217;universo che ci circonda. Nessun elemento è scelto a caso: soli, lune, stelle, piccoli e grandi fiori, specialmente di melograno, motivi decidui o rose concentriche. Secondo tradizione, ogni elemento è aggiunto con il preciso scopo di comporre una immagine del mondo bene-augurante ai novelli sposi donata loro nel giorno delle loro nozze.</p>
<p>Sto approfondendo le conoscenze in questo ambito e prima o poi vi racconterò, tra l&#8217;altro, dell&#8217;arazzo che ho in casa e del mio desiderio di tornare in Centr&#8217;Asia per imparare le tecniche di ricamo a crochet ed ago suzani da una maestra uzbeka.</p>
<h5>Ornamento e ceto sociale</h5>
<p><div id="attachment_887" style="width: 1545px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-887" class="wp-image-887 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/05/20171210_183650.jpg" alt="" width="1535" height="1023" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/05/20171210_183650.jpg 1535w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/05/20171210_183650-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/05/20171210_183650-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/05/20171210_183650-1024x682.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/05/20171210_183650-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1535px) 100vw, 1535px" /><p id="caption-attachment-887" class="wp-caption-text">I ricami della haute couture di Dior; in seconda fila il mitico &#8220;abito Corolla&#8221; degli anni &#8217;50 alla mostra temporanea al Musée des Art Decoratives (2017)</p></div></p>
<p>Ho visitato la mostra <em>Christian Dior. </em><span class="sims-lpo-header-title"><em>Couturier du rêve</em> </span>(Musée des Art Decoratives, Parigi, 5 luglio 2017 &#8211; 7 gennaio 2018) lo scorso inverno mentre ero a Parigi impegnata nella mia formazione in ricamo <a href="https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-la-mia-prima-settimana/"><em>haute-couture</em></a>. Una occasione unica di entrare in un archivio immaginifico che ho vissuto come un assoluto privilegio.</p>
<p>Per Monsieur Dior e per tutti i creativi che hanno guidato la <em>maison</em> negli anni successivi alla sua morte, il ricamo ha sempre costituito una componente fondamentale per una piena espressione creativa. Lo stesso Dior in un suo intervento ad una conferenza alla Sorbona nel 1955 sosteneva che l&#8217;esistenza di pochi privilegiati destinatari delle sue creazioni erano di fatto la sola possibilità di mantenere viva un&#8217;artigianalità molto prossima all&#8217;arte che altrimenti sarebbe andata perduta in una economia sempre più veloce e utilitaristica.</p>
<p>Io stessa guardando il meraviglioso abito Corolla di Dior non penso neanche per un minuto al fatto che non me lo posso permettere o che non è per me. Lo guardo e i miei pensieri dominanti sono: &#8220;Come sono fatti quei ricami meravigliosi? Come imparo a farli anche io? Di che materiali sono fatti? Cosa devo aggiungere ai mie abiti per tendere alla stessa idea di bellezza?&#8221;. E non credo proprio di essere la sola a pensare queste cose &#8230;</p>
<p>E benedico l&#8217;ignota <em>principessa del reame di non so che</em> che ha commissionato, inconsapevole e con il suo solo esistere, la realizzazione di un&#8217;opera meravigliosa.</p>
<h5>Identità e senso di appartenenza</h5>
<p><div id="attachment_1029" style="width: 1290px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1029" class="wp-image-1029 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/omakay_18.jpg" alt="" width="1280" height="853" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/omakay_18.jpg 1280w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/omakay_18-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/omakay_18-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/omakay_18-1024x682.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/omakay_18-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><p id="caption-attachment-1029" class="wp-caption-text">Io che scorrazzo per l&#8217;Hindu Kush alla ricerca di sorgenti d&#8217;acqua con indosso un abito Kuchi scovato in un mercatino di Maymaneh (2002)</p></div></p>
<p>Il vestito che indosso in questa foto è stato ricamato sul corpetto e alle estremità delle maniche con punti antichi e materiali poverissimi secondo la tradizione dei Kuchi dell&#8217;Afghanistan del Nord, nomadi in perenne movimento nelle aree desertiche delle steppe a Nord dell&#8217;Hindu Kush. Gli abiti portati dalle donne hanno tutti un taglio identico mentre la variabilità e la ricchezza dei simboli rappresentati e dei materiali utilizzati per i ricami racconta del ruolo e del prestigio sociali di chi lo indossa.</p>
<p>L&#8217;abito che ho indosso nella foto non è un vestito qualsiasi tra i tanti, ma un vestito che una donna Kuchi ha cucito e ricamato per sé o per la propria figlia. E&#8217; l&#8217;abito di una vita, un abito del quale non ci si disfa.</p>
<p>Perché questo oggetto era in vendita tra un cumulo di stracci? Non lo so. Ma non mi è difficile immaginare che ci sia una storia triste dietro questo abito. Comprare questo manufatto e scegliere di indossarlo praticamente ogni giorno di lavoro dell&#8217;anno che ho passato in Afghanistan è stato puro istinto. Indossare questo oggetto per me ha significato, oltre la ragione che ha obbligato una famiglia a disfarsene, conservare i semi di una vita che non ho conosciuto e un tentativo di perpetuare i valori che una madre ha insegnato alla propria figlia che probabilmente se ne è andata troppo presto. Sono certa che si tratta dei medesimi valori che la mia famiglia ha insegnato a me.</p>
<p>Mi piace pensarla così anche perché, con questo abito indosso, le famiglie afghane mi hanno sempre accolto con sorriso e speranza, oltre il colore della mia pelle e oltre le evidenze fastidiose della mia cultura, insegnandomi un modo nuovo di concepire il senso di appartenenza ad una comunità.</p>
<h5>Arte del bello sull&#8217;utile</h5>
<p><div id="attachment_1172" style="width: 860px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1172" class="wp-image-1172 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/07/20180525_114455-1.jpg" alt="" width="850" height="567" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/07/20180525_114455-1.jpg 850w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/07/20180525_114455-1-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/07/20180525_114455-1-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/07/20180525_114455-1-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 850px) 100vw, 850px" /><p id="caption-attachment-1172" class="wp-caption-text">Particolare di paravento ricamato esposto alla fiera <em>Fili Magici</em> di Vinovo (TO); stand &#8220;Ricami d&#8217;Arte Bandera Valle di Susa&#8221; (2018)</p></div></p>
<p>Un nonna, una madre e una figlia che preparano il corredo da sposa. Nella nostra tradizione il matrimonio è, o è stato, il nostro &#8220;rito di passaggio&#8221; alla vita adulta femminile. Il corredo racconta di un amore rinnovato alla luce delle candele nelle sere di giorni faticosi tra i tanti. Gli elementi del corredo preparati si aggiungevano poi a quelli tramandati, a rappresentare il desiderio di garantire la continuità e l&#8217;immortalità dei valori secondo i quali la famiglia educava i propri figli.</p>
<p>Mi piace pensare però che per le donne non appartenenti all&#8217;alta società, preparare il corredo per le proprie figlie sia stata anche una straordinaria occasione di poter guardare alla propria esistenza come se fosse unica. Nel mondo degli umili per una donna non c&#8217;erano grandi occasioni di mostrare la propria unicità: il carattere era domato, il destino segnato, i progetti per il futuro già pianificati dai padri. Il corredo poteva allora essere l&#8217;occasione di rappresentare la propria unicità in una originale e personalissima idea di bellezza. Perché addormentarsi su una anonima federa bianca di cotone povero o di lino grezzo se ci si poteva addormentare sulle cifre ricamate con le iniziali dalla mamma come se fosse la sua ultima carezza della sera?</p>
<p>E oggi che il corredo non si &#8220;usa più&#8221; mi piace pensare che ricamare gli oggetti di uso quotidiano sia un modo semplice ma efficacissimo di dar valore agli oggetti per quello che sono: funzionali e utili al nostro modo &#8220;unico&#8221; vivere. E nel nostro vivere abbiamo bisogno di bellezza.</p>
<p>Così la bellezza ci invade quando ci asciughiamo con una salvietta ricamata, quando festeggiamo la vita a tavola su una tovaglia ricamata, quando ci cambiamo dietro un paravento ricamato, quando leggiamo alla luce di un paralume ricamato, quando ci addormentiamo tra lenzuola ricamate &#8230; Quando ancora scegliamo il nostro &#8220;vestito della festa&#8221; ricamato!</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/antropologia-e-ricamo-il-punto-di-partenza-per-una-inguaribile-curiosa/">Antropologia e ricamo: il punto di partenza per una inguaribile curiosa</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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		<title>I ricami delle sfilate haute-couture primavera-estate 2018: pensieri di una ricamatrice in erba</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Aug 2018 05:51:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
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		<category><![CDATA[sacra arte dell'ornamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco il tentativo di raccontare un punto di osservazione per me assolutamente nuovo, descrivendovi un tassello del percorso di ricerca della mia &#8220;identità creativa&#8221;. Come vi descrivevo in diversi post (qui il primo, il secondo e il terzo, se siete interessati o se vi sono sfuggiti) ho seguito una formazione, della quale vado assolutamente fiera, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/i-ricami-delle-sfilate-haute-couture-primavera-estate-2018-pensieri-di-una-ricamatrice-in-erba/">I ricami delle sfilate haute-couture primavera-estate 2018: pensieri di una ricamatrice in erba</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1203" style="width: 1581px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1203" class="wp-image-1203 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/KIM_0585_20180122185634-2.jpg" alt="" width="1571" height="1047" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/KIM_0585_20180122185634-2.jpg 1571w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/KIM_0585_20180122185634-2-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/KIM_0585_20180122185634-2-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/KIM_0585_20180122185634-2-1024x682.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/KIM_0585_20180122185634-2-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1571px) 100vw, 1571px" /><p id="caption-attachment-1203" class="wp-caption-text">http://www.vogue.it/sfilate/sfilata/alta-moda-primavera-estate-2018/christian-dior (schermata)</p></div></p>
<h5><span style="font-size: 16px;">Ecco il tentativo di raccontare un punto di osservazione per me assolutamente nuovo, descrivendovi un tassello del percorso di ricerca della mia &#8220;identità creativa&#8221;.</span></h5>
<p>Come vi descrivevo in diversi post (<a href="https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-la-mia-prima-settimana/">qui</a> il primo, il <a href="https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-la-seconda-settimana/">secondo</a> e il <a href="https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-le-tre-settimane-per-completare-il-tableau/">terzo</a>, se siete interessati o se vi sono sfuggiti) ho seguito una formazione, della quale vado assolutamente fiera, presso l&#8217;<a href="http://www.ecolelesage.fr/#lecole">Ecole Lesage</a> di Parigi. Formarmi a questa scuola mi ha educato ad uno sguardo sui ricami per gli abiti. Le tecniche che ho appreso vengono utilizzate prevalentemente sulle opere della <strong><em>haute-couture</em></strong> con una maestria e un talento creativo senza pari.</p>
<p>Perciò ho provato ad osservare gli abiti delle sfilate di alta moda di Parigi per la primavera-estate 2018 con la consapevolezza che, se nulla è lasciato al caso, c&#8217;è un significato intrinseco, una dimensione coerente, che la mia sensibilità e il mio gusto desiderano identificare e descrivere. Così ci provo.</p>
<p>Sul sito di <a href="http://www.vogue.it/sfilate/stagione/alta-moda-primavera-estate-2018">Vogue Italia</a> ho identificato gli stilisti che hanno proposto abiti ricamati nelle loro sfilate; di ogni stilista ho identificato tre capi ricamati che mi sono sembrati speciali per originalità dello stile, complessità delle tecniche e abilità nella gestione di materiali tradizionali e innovativi. Seguendo il mio gusto e le mie sensibilità personali, ho messo insieme queste immagini e ho cominciato ad osservare i dettagli che la scala delle foto mi consentiva e a fare qualche piccola considerazione.</p>
<p>In questo post vi ripropongo le immagini sulle quali mi sono fermata a ragionare, sperando di non far nessun tipo di danno in termini di copyright (sono tutte immagini tratte dal sito di <a href="http://www.vogue.it/sfilate/stagione/alta-moda-primavera-estate-2018">Vogue Italia</a>, di mio, a parte l&#8217;accostamento, ovviamente non c&#8217;è nulla). Così, un tassello in più per raccontarvi della mia ricerca, del mio percorso formativo anche, e forse soprattutto, da autodidatta.</p>
<p>Gli stilisti che utilizzano i ricami si possono dividere, secondo me, in due fondamentali categorie:</p>
<ul>
<li>coloro che <strong>ornano</strong></li>
<li>coloro che <strong>raccontano</strong> con l’ornamento.</li>
</ul>
<p>Nelle fotografie che ho osservato, la maggior parte degli stilisti orna. Qualcuno, invece, racconta.</p>
<p>Raccontare con il ricamo significa ritornare alle <strong>origini</strong> del ricamo stesso.</p>
<p>Nelle società primitive la “<strong>sacra arte dell’ornamento</strong>” si esercitava con il simbolismo dei tatuaggi, raccontando sulla pelle credenze e superstizioni connesse alle cosmogonie e al ciclo della vita. Con la scoperta delle fibre si cominciano a produrre filati e poi tessuti. Ci si veste e quindi ci si copre: l’ornamento passa allora dalla pelle ai tessuti ed ecco che si sviluppa l’arte del ricamo.</p>
<p>Ogni cultura ha evoluto il proprio sistema di simboli che include, oltre alle <strong>rappresentazioni</strong> in senso stretto, anche una scelta orientata di materiali e colori. Anche oggi in diverse culture poco contaminate dal commercio e dalla moda, il ricamo non segue solo libere interpretazioni individuali ma si imposta nel solco delle tradizioni riproducendo in veste rinnovata simbologie da sempre carichi di significato. Così il ricamo “<strong>racconta</strong>” una cultura e la storia di chi lo rappresenta.</p>
<p>Entrare in maniera più approfondita in questa dimensione teorica così complessa richiede ancora molto studio da parte mia e per il momento vorrei evitare di perdermi in semplificazioni eccessive. Posso però dire che qualcuno degli stilisti che ho osservato secondo me ha raccontato una storia.</p>
<p><div id="attachment_1185" style="width: 954px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1185" class="wp-image-1185 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-02-alle-13.44.05.jpg" alt="" width="944" height="461" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-02-alle-13.44.05.jpg 944w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-02-alle-13.44.05-300x147.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-02-alle-13.44.05-768x375.jpg 768w" sizes="(max-width: 944px) 100vw, 944px" /><p id="caption-attachment-1185" class="wp-caption-text">Christian Dior</p></div></p>
<p>Lo <strong>storyteller</strong> per elezione è per me la maison <a href="http://www.vogue.it/sfilate/sfilata/alta-moda-primavera-estate-2018/christian-dior">Christian Dior </a>con i capolavori di Maria Grazia Chiuri.  Sono le sue stesse <a href="https://www.youtube.com/watch?v=rO4ZjlW3ToA&amp;index=20&amp;list=PLaEl5dOTzi8AYngueiL4UbzdRYwbTifni&amp;t=0s">parole</a>  a svelare ciò che per me era solo un&#8217;intuizione: il filo conduttore, il racconto sotteso a questa serie di abiti, è il rapporto tra Monsieur Dior e il surrealismo. Lo stilista ha vissuto in pieno l&#8217;avanguardia di questa corrente artistica veicolandone a suo modo simboli, significati e pensiero teorico.</p>
<p>Gli abiti oggi propongono il racconto di questo aspetto della vita dello stilista con i colori prevalenti del bianco e nero, caratteristici dell&#8217;inconscio; con l&#8217;elemento simbolico della gabbia in varie declinazioni come richiamo alla libertà dalle convenzioni; con rappresentazioni oniriche stilizzate e fortemente surreali; con l&#8217;immagine del corpo di donna nudo a declinare il senso profondo della femminilità, quale musa eterea ispiratrice di passione e fantasia; con la maschera che non nasconde ma svela l&#8217;essere più profondo, consentendoci di rappresentare al mondo la versione più autentica di noi stessi, la nostra unicità.</p>
<p>I ricami sono allora a pennello e ad ago, sobri e perfettamente integrati al disegni o alle trame del tessuto, fatti rigorosamente a mano e quasi sempre monocolore tono su tono, con la semplice quanto autentica funzione di conferire luce all&#8217;insieme. Particolare è la rappresentazione del corpo femminile nudo, tutto giocato in un coerente concatenamento di paillettes di differenti sfumature, senza tracce nette ma solo ombre a sottolinearne la tridimensionalità.</p>
<p><div id="attachment_976" style="width: 1033px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-976" class="wp-image-976 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/schiapparelli.jpg" alt="" width="1023" height="514" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/schiapparelli.jpg 1023w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/schiapparelli-300x151.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/schiapparelli-768x386.jpg 768w" sizes="(max-width: 1023px) 100vw, 1023px" /><p id="caption-attachment-976" class="wp-caption-text">Schiaparelli</p></div></p>
<p>Un&#8217;altra maison che secondo me racconta è  <a href="http://www.vogue.it/sfilate/sfilata/alta-moda-primavera-estate-2018/schiaparelli">Schiaparelli.</a> Gli abiti proposti raccontando di uno sguardo su mondi lontani, carichi di significati e di linguaggi da interpretare. Oltre l’ornamento c’è l’intenzione di esplicitare il valore del simbolo indipendentemente dal messaggio che porta e che pare essere lasciato all&#8217;interpretazione di ciascuno. Insetti, serpenti e geometrie: colgo simboli dell&#8217;europa classica, dell&#8217;oriente nascosto e delle americhe dimenticate. Uno sguardo che abbraccia i colori e le intenzioni della diversità. I <a href="https://www.youtube.com/watch?v=OXHCOCVUwWI">ricami</a> abbracciano tantissime tecniche e tantissimi materiali: una vera meraviglia.</p>
<p>Interessante notare che entrambe sono maison &#8220;storiche&#8221;, fondate cioè nei primi decenni del &#8216;900 e che entrambi i loro fondatori hanno vissuto pienamente l&#8217;avanguardia surrealista. Per entrambi quindi il valore del simbolo è stato fondamentale nella loro espressione creativa fin dalle origini. Entrambi, infine, possono essere considerate figure artistiche di grande rilievo, coraggio e intraprendenza che hanno segnato in maniera indelebile la storia della moda tra gli anni 30 e 50.</p>
<p>Gli altri stilisti, secondo me, ornano.</p>
<p>In maniera sublime, non c’è dubbio; ma l’istinto non mi fa cogliere l’essenza di un messaggio specifico. I ricami sono meravigliosi: ecco tutto. E non sono parole che tolgono valore all’arte e alla maestria evidentemente mostrata. E’ una mia constatazione, basata sulla mia sensibilità e il mio gusto.</p>
<p><div id="attachment_970" style="width: 1047px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-970" class="wp-image-970 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/armani.jpg" alt="" width="1037" height="510" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/armani.jpg 1037w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/armani-300x148.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/armani-768x378.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/armani-1024x504.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1037px) 100vw, 1037px" /><p id="caption-attachment-970" class="wp-caption-text">Armani Privé</p></div></p>
<p><div id="attachment_971" style="width: 1045px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-971" class="wp-image-971 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/chanel.jpg" alt="" width="1035" height="513" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/chanel.jpg 1035w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/chanel-300x149.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/chanel-768x381.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/chanel-1024x508.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1035px) 100vw, 1035px" /><p id="caption-attachment-971" class="wp-caption-text">Chanel</p></div></p>
<p><div id="attachment_973" style="width: 1041px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-973" class="wp-image-973 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/elie-saab.jpg" alt="" width="1031" height="505" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/elie-saab.jpg 1031w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/elie-saab-300x147.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/elie-saab-768x376.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/elie-saab-1024x502.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1031px) 100vw, 1031px" /><p id="caption-attachment-973" class="wp-caption-text">Elie Saab</p></div></p>
<p><div id="attachment_974" style="width: 1050px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-974" class="wp-image-974 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/guo-pey.jpg" alt="" width="1040" height="513" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/guo-pey.jpg 1040w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/guo-pey-300x148.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/guo-pey-768x379.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/guo-pey-1024x505.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1040px) 100vw, 1040px" /><p id="caption-attachment-974" class="wp-caption-text">Guo Pei</p></div></p>
<p><div id="attachment_975" style="width: 1038px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-975" class="wp-image-975 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/ralph-russo.jpg" alt="" width="1028" height="508" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/ralph-russo.jpg 1028w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/ralph-russo-300x148.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/ralph-russo-768x380.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/ralph-russo-1024x506.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1028px) 100vw, 1028px" /><p id="caption-attachment-975" class="wp-caption-text">Ralph Russo</p></div></p>
<p><div id="attachment_977" style="width: 1039px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-977" class="wp-image-977 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/valentino.jpg" alt="" width="1029" height="507" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/valentino.jpg 1029w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/valentino-300x148.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/valentino-768x378.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/valentino-1024x505.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1029px) 100vw, 1029px" /><p id="caption-attachment-977" class="wp-caption-text">Valentino</p></div></p>
<p><div id="attachment_978" style="width: 1030px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-978" class="wp-image-978 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/valli.jpg" alt="" width="1020" height="507" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/valli.jpg 1020w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/valli-300x149.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/valli-768x382.jpg 768w" sizes="(max-width: 1020px) 100vw, 1020px" /><p id="caption-attachment-978" class="wp-caption-text">Giambattista Valli</p></div></p>
<p><div id="attachment_979" style="width: 1030px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-979" class="wp-image-979 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/zuhar.jpg" alt="" width="1020" height="503" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/zuhar.jpg 1020w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/zuhar-300x148.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/zuhar-768x379.jpg 768w" sizes="(max-width: 1020px) 100vw, 1020px" /><p id="caption-attachment-979" class="wp-caption-text">Zuhar Murad</p></div></p>
<p>Tra loro resto incantata soprattutto da <a href="http://www.vogue.it/sfilate/sfilata/alta-moda-primavera-estate-2018/chanel">Chanel</a> e da <a href="http://www.vogue.it/sfilate/sfilata/alta-moda-primavera-estate-2018/elie-saab">Elie Saab</a>. Entrambi, scegliendo l’universo floreale come dimensione privilegiata di suggestione e ispirazione per i loro ricami, rigorosamente a mano, confermano la capacità di raggiungere tecnicismi sempre più originali e complessi mediante la manipolazione con tecniche classiche di materiali sempre più innovativi.</p>
<p>&#8220;<em>Dipingo i fiori per non farli morire</em>&#8220;, diceva Frida Kahlo, ed è vero che chiunque ami la bellezza dei fiori non possa fare a meno di apprezzare questo originale modo di renderli eterni, tramutando la loro natura effimera in permanenza. Praticamente tutti gli stilisti hanno fatto appello al linguaggio immaginifico dei fiori per esprimere la loro creatività e la loro tensione alla bellezza.</p>
<p><div id="attachment_1205" style="width: 1027px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1205" class="wp-image-1205 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-05-alle-09.00.01.jpg" alt="" width="1017" height="498" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-05-alle-09.00.01.jpg 1017w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-05-alle-09.00.01-300x147.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-05-alle-09.00.01-768x376.jpg 768w" sizes="(max-width: 1017px) 100vw, 1017px" /><p id="caption-attachment-1205" class="wp-caption-text">Dolce &amp; Gabbana</p></div></p>
<p>In una dimensione intermedia situo gli ornamenti di <a href="http://www.vogue.it/sfilate/sfilata/alta-moda-primavera-estate-2018/dolce-e-gabbana">Dolce &amp; Gabbana</a>. La scala delle foto non mi permette di identificare con chiarezza i dettagli tecnici di realizzazione dei ricami. Ad ogni modo prevalgono le tecniche dell&#8217;<em>applique</em> oltre alle tecniche classiche con perline e paillettes e quelle utilizzate per il ricamo in oro.</p>
<p>Il singolo abito disegnato e concepito da questi stilisti difficilmente racconta una storia o esplicita un significato simbolico: è il loro insieme, l&#8217;intero corpo della sfilata, a raccontare un&#8217;idea, un&#8217;immagine ispiratrice, un frammento di cultura da evidenziare e rappresentare. Ogni abito ne veicola, ciascuno a suo modo, questo significato generale e coerente. Quest&#8217;anno è il tempo della cultura &#8220;a stelle e strisce&#8221;, o almeno io lo interpreto così.</p>
<p>Interessante questo esercizio: ci riproverò tra un paio di mesi osservando gli abiti delle collezioni autunno-inverno 2018-19. Si è capito che Dior è il mio stilista preferito e che Schiaparelli è uno &#8220;scrigno&#8221; interessante pieno di storia e idee ancora tutto da esplorare? Alla prossima!</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/i-ricami-delle-sfilate-haute-couture-primavera-estate-2018-pensieri-di-una-ricamatrice-in-erba/">I ricami delle sfilate haute-couture primavera-estate 2018: pensieri di una ricamatrice in erba</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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