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    Che cosa è la Broderie d’Art?

    05 Giugno, 2020

    L’intenzione di questo post è quella di spiegare cosa intendo per Broderie d’Art, quella che ho imparato a Parigi e che pratico ogni giorno quando ricerco, sperimento, insegno e creo. Ricamando, ovviamente.

    Riprendendo quanto ho già riportato in alcuni post precedenti, io spiego la Broderie d’art come la libera interpretazione di una o più tecniche di ricamo, sia classiche sia contemporanee. Letteralmente significa “ricamo artistico” ma difficilmente in Italia se ne parla e nemmeno ne viene utilizzata con frequenza questa traduzione.

    Personalmente la intendo come un “titolo” da dare al ricamo inteso come “arte minore”. La Broderie d’Art racchiude un’intenzione più che un concetto e si fonda sul principio che è possibile sviluppare il proprio talento creativo conoscendo la potenzialità degli strumenti di lavoro (l’ago e il crochet) e di una serie pressoché infinita di materiali.

    Con le tecniche di base che afferiscono a questi strumenti è possibile ricamare sperimentando all’infinito, valicando i confini del classico e giocando con le contaminazioni che permettono la competenza, il talento e la potenzialità creativa di ciascuno.

    Come si “fa” la Broderie d’Art? Ricamando, semplicemente. Ma come i più grandi artisti insegnano niente si improvvisa.

    Picasso diceva che bisogna prima imparare le regole come un esperto per poterle poi rompere come artista. Come una sorta di passaggio obbligato, intraprendendo qualsiasi percorso artistico è necessario studiare sul serio la tecnica. Me ne sono definitivamente convinta contemplando il suo disegno del toro stilizzato. La tecnica che possedeva per la rappresentazione realistica del toro gli ha consentito di arrivare alla rappresentazione astratta dello stesso, nella sua particolare originalità. L’insegnamento che lascia, e che sento profondamente mio, è la necessità di intraprendere un serio percorso di formazione tecnica per potersi esprimere appieno secondo i propri indole e talento.

    Quante tecniche di bisogna conoscere? Una, dieci, cento: ciascuno definisce il suo percorso in funzione della propria ricerca.

    C’è chi si specializza su una sola tecnica e chi ne esplora di infinite riuscendo a trovare la chiave espressiva di ognuna. Chi permane nel campo del classico e chi lo contamina con il contemporaneo. Chi si orienta al solo ago e chi ne compenetra i risultati secondo i virtuosismi del crochet. Chi lancia un filo come se gettasse una pennellata e chi “accrocchia” perline, paillettes o metalli in una scultura 3D. Chi si esprime su reti da cantiere e chi esplora l’infinitamente piccolo su una foglia d’autunno. Quello che conta è che il percorso che si intraprende sia la libera riformulazione di quanto appreso secondo la propria unicità.

    Gianfranco Ferré, parlando di ricami e merletti diceva “[…] sono convinto che si possano capovolgere le situazioni solo se si mantiene inalterato lo charme della tradizione. […] E semmai mi sembra sia importante interpretare con forme e tecnologie nuove tutto ciò che nel tempo è già stato fatto.” E io ci credo profondamente: per questo il mio personale percorso contempla lo studio e la ricerca delle basi storiche del ricamo, esplicitate nelle tecniche più antiche che riguardano sia l’ago sia il crochet.

    Ogni forma d’arte è, a mio avviso, l’occasione e la possibilità di portare bellezza nel nostro quotidiano. Anche ricamando lo si può fare e non importa se ricamiamo asciugapiatti o abiti da sposa. Secondo me è tutto qui: facendo ricerca, sperimentando e creando c’è spazio per esprimersi per ognuno di noi. Quello che conta è che ciò che esprimiamo ci conduca alla bellezza verso la quale tendiamo, più o meno consapevolmente, ogni giorno. Con un ago o un crochet. O con entrambi.

    E allora buona ricerca a ognuno di … noi!

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