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	<title>Pensieri Archivi &#183; Miriam Cozzi</title>
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	<description>Atelier di Broderie d’Art</description>
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	<title>Pensieri Archivi &#183; Miriam Cozzi</title>
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		<title>Ricamare ai tempi del COVID-19: esperimenti di progettazione (terza parte)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2021 14:40:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
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		<category><![CDATA[processo creativo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo post vi racconto i progetti per il prossimo anno che coinvolgono il cuore, le mani e la mente in questo entusiasmante percorso professionale di ricamatrice</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/ricamare-ai-tempi-del-covid-19-esperimenti-di-progettazione-terza-parte/">Ricamare ai tempi del COVID-19: esperimenti di progettazione (terza parte)</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h5 class="wp-block-heading">Dopo il terminare i lavori incompiuti, lo studio e la ricerca vi parlo della progettazione delle attività di ricamo per il prossimo futuro: la terza parte del mio percorso evolutivo in tempi di lock-down.</h5>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="2048" height="1330" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_0991.jpeg" alt="" class="wp-image-2829" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_0991.jpeg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_0991-300x195.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_0991-1024x665.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_0991-768x499.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_0991-1536x998.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></figure>



<p>Il racconto si dipana, ancora una volta, a partire dai tre costituenti fondamentali del mio percorso creativo: il cuore, le mani e la mente. Vi parlo così degli obiettivi professionali che mi prefiggo di raggiungere nel prossimo anno, anche se ho il sospetto che essendo particolarmente ambiziosi rischiano di interessare anche quello successivo&#8230;</p>



<h5 class="wp-block-heading">Il cuore: il sé che si esprime</h5>



<p>Per continuare la ricerca della mia personale forma espressiva mi  sono cimentata in un progetto davvero ambizioso. Lo scopo è riuscire ad esprimere un&#8217;idea, un&#8217;emozione, un evento che desidero ricordare ricamando una piccola immagine ogni giorno. Realizzerò così il mio personalissimo diario quotidiano e che si chiamerà <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.instagram.com/stories/highlights/17902514818735177/?hl=it" target="_blank">365embroideryproject</a>. Intendo lavorare su due fronti: allenerò la tenacia attraverso l&#8217;esercizio del rigore quotidiano ed educherò la parte immaginifica del mio cervello, lasciando quella razionale un pò a riposo. E&#8217; mio auspicio che alla fine del 2021 mi sia diventato un pò meno faticoso disegnare, rappresentare. Così potrò dedicarmi ad un corso di illustrazione serio. Ma questo è un altro capitolo&#8230;</p>



<p>Quest&#8217;anno, poi, <strong>realizzerò un vestito ricamato</strong>. Ho terminato da poco la progettazione e il disegno del ricamo che risulta piuttosto esteso e la campionatura delle tecniche che intendo utilizzare. Il progetto prevede di illustrare sull&#8217;abito il volto di 12 donne che, attraverso la loro vita, il loro esempio e i loro scritti, mi hanno consentito di diventare ciò che sono. Grazie a loro ho &#8220;costruito&#8221; la mia femminilità e questo progetto è un tributo al loro talento.  Ricamerò anche un loro aforisma e un fiore utilizzando come elemento base una perlina di un colore particolare e unico. Questo vestito avrà anche una grande valenza simbolica per il mio percorso e ve ne parlerò in dettaglio durante le tappe della sua realizzazione.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Le mani si aprono al nuovo</h5>



<p>La prima grande novità del &#8220;fare&#8221; riguarda l&#8217;offerta formativa. Ho intenzione di svecchiare quanto finora proposto ma vi confido che mi sono comunque consolidata nell&#8217;idea di concentrare la mia specializzazione nella <em>broderie d&#8217;art</em>. Ho quasi completato sia la ricerca di tutti i materiali necessari sia  la suddivisione delle tecniche dei quattro livelli nei quali è suddivisa l&#8217;<strong>offerta formativa della mia piccola scuola di ricamo</strong>. Durante la preparazione definitiva di questi corsi valuterò anche la possibilità di realizzarli on-line. Ma su questo aspetto vorrei rifletterci ancora un pò.</p>



<p>Per quanto mi riguarda direttamente, intendo continuare con un pò più di rigore nell&#8217;<strong>apprendimento delle tecniche classiche</strong>. Il mio desiderio è quello di concentrarmi sulle tecniche delle sfilature e del reticello per esplorarne le possibilità in sartoria. Sono alla ricerca di insegnanti specializzati in queste tecniche, tenendo conto che sulle sfilature ho già appreso i primi rudimenti. Vorrei regalarmi al più presto un corso intensivo in presenza da una &#8220;maestra di filo&#8221;. Pur avendo già qualche idea, se conoscete qualcuno che vi sentite di raccomandarmi scrivetemi senza indugio.</p>



<p>Inoltre mi piacerebbe seguire il <strong>corso on-line della Royal School on Needlework</strong> del secondo livello del <a href="https://www.rsnonlinecourses.com/collections/next-steps-goldwork-and-silk-shading">ricamo in oro</a>. Mi incuriosisce sia la proposta formativa in sé (interessantissimo è il racconto di  <a href="https://elisabettaricami.blogspot.com/2020/12/goldwork-weekend-finito.html">Elisabetta Sforza</a>) sia l&#8217;opportunità di capire come sono strutturati i corsi online di un ente serio. Mi interessa moltissimo esplorare le potenziali integrazioni di questa tecnica con altre: ho già appreso le basi con <a href="https://www.ricamiamo-insieme.com/corsi-intensivi/">Laura Carbonelli</a> nel 2017 e alla <a href="https://ecolelesage.com/en/">Lesage</a> l&#8217;anno successivo. L&#8217;investimento economico però non è indifferente: aspetterò ancora un pochino prima di prendere una decisione definitiva a riguardo.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Con la mente sempre impegnata</h5>



<p>A volte ho la sensazione che la volontà di intraprendere nuove strade mi porti ad essere un pò dispersiva perché la mia mente corre sempre molto più veloce delle mie mani. Tendo a dimenticarmi che il ricamo è un&#8217;arte lenta che e ci vuole molto più tempo per realizzare qualcosa piuttosto che per progettarlo. </p>



<p>Perciò cercherò di concentrarmi solo due fronti: la costituzione del mio (ragionato) portfolio e il miglioramento della mia strategia di comunicazione.</p>



<p>Per quanto riguarda la <strong>costituzione del portfolio</strong> il mio obiettivo è di realizzare uno strumento versatile (e trasportabile) che riesca a raccontare la mia storia e, al tempo stesso, le mie ambizioni. Attraverso questo strumento intendo raccontare il mio percorso evolutivo professionale nell&#8217;apprendimento e nel perfezionamento delle tecniche di ricamo che mi caratterizzano. Ma non solo: desidero anche che rappresenti una adeguata risposta alle necessità dei potenziali &#8220;clienti&#8221; che desidero raggiungere. Conto di avere qualcosa di pronto per la partecipazione alla fiera di Valtopina di Settembre e di Abilmente di Ottobre, COVID permettendo&#8230;</p>



<p>In merito al <strong>miglioramento della mia strategia di comunicazione</strong> ho deciso che mi concentrerò sui  contenuti del  blog. Sono fermamente convinta che per raccontare un&#8217;arte lenta sia necessario utilizzare uno strumento che ci permetta di rallentare. La parola lo consente, sia nella scrittura sia nella lettura,  mentre la sola immagine sembra obbligarci ad un incedere continuo e vorace. Scrivere è anche il modo con il quale mi sono accorta che entro più facilmente in comunicazione con molti di voi.</p>



<p>Come vi accennavo <a href="https://miriamcozzi.it/un-blog-di-ricamo-niente-di-nuovo-o-di-particolarmente-curioso-ma-forse/">qualche articolo fa</a>, il blog per me è come il diario di questa professione. Proprio in questi giorni, tre anni fa, aprivo questo blog e oggi, in questo importante anniversario, sono convinta che sia necessario continuare a raccontarvi del mio lavoro attraverso questo importante strumento di comunicazione.</p>



<p>Ai tempi del social proverò anche a snocciolare i contenuti del blog sulle mie pagine <a href="https://www.instagram.com/miriam.cozzi/">instagram</a> e <a href="https://www.facebook.com/miriamcozziembroidery">facebook</a> che per me sono ancora di difficile gestione. Scegliere cosa pubblicare e che stile tenere richiede uno studio e un esercizio che mal si integra con la mia tendenza ad un certo tipo di perfezionismo. Ma ci sto lavorando perché prima o poi sarà necessario lanciarsi per davvero&#8230;</p>



<h5 class="wp-block-heading">In conclusione&#8230;</h5>



<p>Si sa che gli obiettivi per essere realistici devono essere S.M.A.R.T., cioè specifici, misurabili, raggiungibili, realistici e bene pianificati nel tempo. Ho sempre un grande dubbio sulla &#8220;realisticità&#8221; dei mei obiettivi ma per tutto il resto sono certa e ben &#8220;piantata&#8221; nei miei progetti.</p>



<p>Scrivere questo post ha un grande significato: mettere nero su bianco il mio impegno e il mio investimento intellettuale ed emotivo. E&#8217; come una sorta di patto con me stessa per gli impegni che mi sono presa. Vi lascio un appuntamento per il bilancio di fine anno e vedremo se ci dovremo fare quattro risate&#8230;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="2560" height="1920" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20210105_150025-scaled.jpeg" alt="" class="wp-image-2742" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20210105_150025-scaled.jpeg 2560w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20210105_150025-300x225.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20210105_150025-1024x768.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20210105_150025-768x576.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20210105_150025-1536x1152.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20210105_150025-2048x1536.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></figure>
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		<title>Ricamare ai tempi del COVID-19: la ricerca (seconda parte)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jan 2021 09:30:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di come in periodo di lock-down ho potuto studiare nuove tecniche di ricamo e immergermi nello studio della teoria del colore, del ricamo suzani e di come si sviluppa il processo creativo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/ricamare-ai-tempi-del-covid-19-la-ricerca-seconda-parte/">Ricamare ai tempi del COVID-19: la ricerca (seconda parte)</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="2560" height="1920" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20201021_160226-scaled.jpeg" alt="" class="wp-image-2741" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20201021_160226-scaled.jpeg 2560w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20201021_160226-300x225.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20201021_160226-1024x768.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20201021_160226-768x576.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20201021_160226-1536x1152.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20201021_160226-2048x1536.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></figure>



<h5 class="wp-block-heading">Fermarsi a causa del lock-down ha qualche pregio: permettermi di lavorare sul significato della professione di ricamatrice che ho scelto. E per farlo è necessario concentrarsi sulla ricerca e studiare tanto&#8230;</h5>



<p>Essere una ricamatrice oggi significa entrare in una dimensione ancora tutta da esplorare. Sono certa che non è più possibile concepire questa professione in modo classico, così come ci hanno abituato a pensare. Significa invece entrare in un processo creativo a tutti gli effetti ed essere pronti a scoprire che c&#8217;è molto da inventarsi per delineare la propria identità professionale in ottica almeno 2.0.</p>



<p>Il rallentamento delle attività a causa del lock-down è stato un importante, quasi salvifico, periodo di riflessione in questo senso, come vi avevo già accennato in <a href="https://miriamcozzi.it/ricamatrice-ai-tempi-del-covid-19-il-bilancio-prima-parte/">questo post</a>. Durante il primo lock-down mi sono dedicata a tre importanti <strong>attività operative</strong>: terminare i lavori incompiuti, riordinare il materiale nel laboratorio e aggiornare la struttura dei corsi.</p>



<p>Oltre a questa riflessione &#8220;operativa&#8221;, però, mi sono anche dedicata alla <strong>ricerca</strong>,<strong> intesa innanzi tutto come studio</strong> che continua ancora oggi e che mi auguro non si fermi mai.</p>



<p>Vi racconto, allora, della mia ricerca col solo scopo di dare testimonianza del mio percorso, come possibile spunto per progettare il vostro. Questa attività si è sviluppata coinvolgendo tre costituenti fondamentali del mio percorso creativo: il cuore, le mani e la mente. </p>



<h5 class="wp-block-heading">Il cuore, ovvero la passione per il ricamo come espressione di sé</h5>



<p>Ho iniziato il mio percorso di studio cercando di definire che cosa si potesse intendere con &#8220;espressione di sé&#8221;. Sto comprendendo, almeno a livello razionale, quanto sia fondamentale stabilire una connessione tra ciò che si sperimenta a livello interiore e ciò che si riesce a rappresentare al mondo. Nel mio personale percorso di ricamatrice la rappresentazione di questa connessione avviene tramite l&#8217;immagine, simbolo di emozione, di esperienza, di intenzione.</p>



<h6 class="wp-block-heading">Il processo creativo</h6>



<p>Portare a compimento questa interconnessione tra mondo interiore ed esteriore credo consista proprio nell&#8217;intraprendere un <strong>processo creativo</strong>, sviluppato secondo fasi ben definite che necessitano di essere vissute pienamente e consapevolmente. Le modalità con le quali questo processo si compie sono uniche e personalissime, ed è qui che ognuno delinea il proprio &#8220;stile&#8221;.</p>



<p>Perciò il significato ultimo della ricerca è quello di <strong>trovare uno stile tutto mio</strong>, profondamente personale, che riesca a rappresentare la mia dimensione interiore, la mia passione. Tutto ciò si concretizza se il proprio processo creativo viene vissuto nella piena <strong>consapevolezza di ciò che si vuole esprimere</strong>. In sintesi: vorrei arrivare a ricamare la mia idea senza necessariamente rielaborare le idee degli altri.</p>



<p>Condurre questa ricerca e questa riflessione non è cosa semplice. E non è nemmeno cosa compiuta: c&#8217;è ancora molto da studiare e sperimentare ma tutto questo non mi fa paura. Vi vorrei solo segnalare i principali testi ai quali testi sto facendo riferimento, nello specifico:</p>



<ul><li><a href="https://books.google.it/books?id=uHfIoAEACAAJ&amp;dq=bibliogroup:%22Arte+e+conoscenza%22&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;ved=2ahUKEwitvKX1nKXuAhWLH-wKHUA5DVsQ6AEwAHoECAAQAg">Il respiro dell&#8217;arte </a>di Nicoletta Freti</li><li><a href="https://books.google.it/books/about/Percorsi_trasformativi_in_arteterapia_Fo.html?id=7eDNOAAACAAJ&amp;source=kp_book_description&amp;redir_esc=y">Percorsi trasformativi in arteterapia</a> di Laura Grignoli</li><li><a href="https://books.google.it/books?id=RNmZPgAACAAJ&amp;dq=arteterapia+una+guida+al+lavoro+simbolico&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;ved=2ahUKEwjXgdyZnaXuAhWtwAIHHf5mDv4Q6AEwAHoECAEQAQ">Arte terapia. Una guida al lavoro simbolico per l&#8217;espressione e l&#8217;elaborazione del mondo</a> di Paola Caboara Luzzatto.</li></ul>



<p>Ancora non li ho completati e sono il mio investimento per il prossimo futuro.</p>



<p>Entrerò in dettaglio in futuro su ciò che questi testi hanno suscitato in me, perché sono molto interessata ad approfondire l&#8217;espressione di sé ai fini della cura. Mi auguro, infatti, di ricominciare presto le attività del <a href="https://www.coopcalypso.it/sartoriatelier">laboratorio tessile PEZZO</a> con i ragazzi del progetto di riabilitazione psichiatrica, che siamo stati costretti ad interrompere a causa del COVID.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Le mani, ovvero la passione del ricamo come apprendimento di nuove competenze tecniche</h5>



<p>Le competenze tecniche si affinano con l&#8217;esercizio e con l&#8217;apprendimento di cose sempre nuove che nel mio caso significa <strong>imparare nuove tecniche </strong>o <strong>approfondire quelle che già conosco</strong>. Premettendo che per ciascuna delle tecniche che ho imparato o approfondito realizzerò un post specifico, vi do qualche accenno di cosa ho imparato in questi mesi.</p>



<h6 class="wp-block-heading">Come applicare le perline ad ago</h6>



<p>La prima tecnica nella quale mi sono cimentata è quella dell&#8217;applicazione delle <strong>perline ad ago</strong>. Ormai lo sapete quanto io ami le perline come mezzo espressivo nel ricamo e fino ad ora mi ero prevalentemente occupata dell&#8217;applicazione a <em>crochet</em>. Dedicarmi all&#8217;ago mi ha regalato grande soddisfazione perché mi ha permesso di coniugare le conoscenze relative punti base del ricamo classico ad ago con quello delle perline. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="2560" height="1920" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20200324_121926-scaled.jpeg" alt="" class="wp-image-2744" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20200324_121926-scaled.jpeg 2560w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20200324_121926-300x225.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20200324_121926-1024x768.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20200324_121926-768x576.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20200324_121926-1536x1152.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20200324_121926-2048x1536.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></figure>



<p>In questo studio ho fatto riferimento al manuale: <a href="https://www.amazon.it/Bead-Embroidery-Stitch-Samples-Design/dp/1596687061/ref=sxts_sxwds-bia-wc-rsf-lq2a1_0?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;crid=16C360VG94N9X&amp;cv_ct_cx=bead+embroidery+stitch+samples&amp;dchild=1&amp;keywords=bead+embroidery+stitch+samples&amp;pd_rd_i=1596687061&amp;pd_rd_r=096e7265-5cd6-436a-a356-d821c57df8ae&amp;pd_rd_w=9cMNa&amp;pd_rd_wg=lBfi0&amp;pf_rd_p=08de6719-3ac4-4ed2-9c8d-55f6f5840377&amp;pf_rd_r=QD1771MQHZJGFRHCX298&amp;psc=1&amp;qid=1610449962&amp;sprefix=bead+embroider%2Caps%2C175&amp;sr=1-1-569cd1f4-72a6-4f1d-b3c5-cf7f1ae39fbb">bead embroidery &#8211; stitch samples</a>. Ho trovato questo libro utilissimo allo scopo, perfettamente illustrato e con spiegazioni chiare e dirette. Lo consiglio davvero per chi come me ama uno stile piuttosto &#8220;leggero&#8221;, come alcune di voi hanno chiamato il mio.</p>



<h6 class="wp-block-heading">Approfondimenti sul punto erba</h6>



<p>Da qualche mese a questa parte, lavorando per la sartoria per bambini <a href="https://www.instagram.com/teolabmilano/?hl=it">Teolab</a>, ho ricamato illustrazioni in miniatura e piccole scritte a punto erba. Siccome i supporti sui quali ricamo sono davvero molto vari, ho sentito il bisogno di esplorare questo punto in chiave teorica e ho quindi scelto il corso on-line di <a href="https://estudiogimenaromero.com/">Gimena Romero</a> su <a href="https://www.domestika.org/en/courses/548-embroidery-technique-with-the-stem-stitch/course">Domestika</a>. Di questo corso ho amato moltissimo l&#8217;approccio: anche se in apparenza un semplice punto non ha molto da raccontare, questa insegnante di origini messicane ha saputo farmi compiere un viaggio emozionale e culturale molto coinvolgente. Oltre che aiutarmi ad affinare qualche aspetto tecnico: lo sapevate che esiste il punto erba in rilievo?</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="820" height="615" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/ae_terminato_inclinato-original.jpeg" alt="" class="wp-image-2736" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/ae_terminato_inclinato-original.jpeg 820w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/ae_terminato_inclinato-original-300x225.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/ae_terminato_inclinato-original-768x576.jpeg 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></figure>



<p>Con questo corso ho utilizzato per la prima volta i filati Perlé, un tipo di cotone che ho molto amato e che proverò ad utilizzare anche per altri progetti in futuro.</p>



<h6 class="wp-block-heading">Nuove prospettive con il ricamo in rilievo</h6>



<p>Sono poi stata sedotta da un altro corso di questa piattaforma sudamericana che sto ancora svolgendo,  nel senso che pur avendo terminato la formazione teorica mi sto ancora cimentando con la pratica.  Con questo corso sto ricamando un alfabeto disegnato da Adriana Torres, alias <a href="https://www.migadepan.com.ar/">Miga de Pan</a>, per l&#8217;apprendimento delle tecniche del <a href="https://www.domestika.org/en/courses/711-introduction-to-raised-embroidery/course">ricamo a rilievo</a>. Niente a che vedere con lo stumpwork, le lettere dell&#8217;alfabeto sono disegnate secondo uno stile immaginifico e i vari punti che sto imparando mi stanno aprendo infinte possibilità per coniugare il ricamo alle illustrazioni. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="2560" height="1920" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20210109_183631-scaled.jpeg" alt="" class="wp-image-2743" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20210109_183631-scaled.jpeg 2560w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20210109_183631-300x225.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20210109_183631-1024x768.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20210109_183631-768x576.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20210109_183631-1536x1152.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20210109_183631-2048x1536.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></figure>



<p>Dovrei finire entro questo mese e poi prometto che vi racconterò questa esperienza in dettaglio perché la sto davvero amando molto.</p>



<h5 class="wp-block-heading">La mente, ovvero la passione per il ricamo come strumento di cultura</h5>



<p>Il ricamo ha un linguaggio tutto suo per parlare al mondo e si serve di immagini, spesso simboliche, e colore</p>



<h6 class="wp-block-heading">Il ricamo uzbeko</h6>



<p>Ho pensato che apprendere come il ricamo fosse forma espressiva privilegiata di una cultura potesse essere un&#8217;occasione fondamentale anche per nutrire il mio processo creativo. Così ho deciso che ogni sei mesi mi dedicherò allo studio di tecniche di ricamo tipiche di un paese che non è il mio. Ho cominciato con il  ricamo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Suzani">suzani</a> , perchè durante un viggio in Uzbekistan di qualche anno fa ho avuto modo di conoscere una ricamatrice e di acquistare da lei un suo manufatto ricamato. Mi aveva spiegato un pò come lavorava, avevo un ottimo traduttore, e quanto per lei fosse importante questa occupazione che le dava la possibilità di contribuire al bilancio familiare cosa niente affatto consueta a quelle latitudini&#8230;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="2560" height="2560" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/LAVITAEBELLA-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-2749" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/LAVITAEBELLA-scaled.jpg 2560w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/LAVITAEBELLA-300x300.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/LAVITAEBELLA-1024x1024.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/LAVITAEBELLA-800x800.jpg 800w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/LAVITAEBELLA-768x768.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/LAVITAEBELLA-1536x1536.jpg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/LAVITAEBELLA-2048x2048.jpg 2048w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></figure>



<p>In questa foto del mio salotto potete vedere appesa la meraviglia che ho acquistato da questa giovane ragazza uzbeka e che ogni giorno mi ricorda quanto il ricamo possa essere molto di più di un passatempo ordinario. </p>



<p>Sto quindi leggendo un volume che avevo acquistato proprio durante questo viaggio in una libreria di Tashkent dal titolo &#8220;Suzani, central asian decorative embroidery&#8221; che on-line ho trovato disponibile solo a <a href="https://it.scribd.com/document/406469094/Suchareva-O-2011-Central-Asia-Ethnography-Suzani-textile-embroidery-pdf">questo link</a>.</p>



<h6 class="wp-block-heading">Lo studio della teoria del colore</h6>



<p>Mi sono poi dedicata allo studio della <strong>teoria del colore</strong>. Io non appartengo a quelle persone con un innata propensione a creare perfette armonie cromatiche. Il colore, pur essendo una dimensione per me fondamentale, resta ancora piuttosto misteriosa. Per cimentarmi prima ho letto un libro e poi ho &#8230; agito da ricamatrice.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="2560" height="1920" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20200414_183507-scaled.jpeg" alt="" class="wp-image-2739" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20200414_183507-scaled.jpeg 2560w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20200414_183507-300x225.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20200414_183507-1024x768.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20200414_183507-768x576.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20200414_183507-1536x1152.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20200414_183507-2048x1536.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></figure>



<p>Il <a href="https://www.amazon.it/Dise%C3%B1a-paletas-color-para-bordar/dp/8425231558/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;dchild=1&amp;keywords=karen+barbe&amp;qid=1610908682&amp;sr=8-1">libro</a> a cui ho fatto riferimento è di Karen Barbé, artista spagnola. Non credo sia stato tradotto in italiano perciò mi sono cimentata con lo spagnolo armata di google <em>translator</em>. Il titolo più o meno farebbe così: &#8220;Disegna le tue <em>palette</em> di colori per ricamare&#8221;. Ho scelto questo libro perché essendo concepito appositamente per il ricamo mi è sembrato potesse essere una buona opportunità per andare dritti &#8230; al punto. Non sono soddisfattissima, però. Pur essendo interessante nell&#8217;approccio, non l&#8217;ho trovato particolarmente significativo per diventare sicuri nell&#8217;elaborazione delle proprie <em>palette</em>, perciò credo che sarà necessario cercare una strada per approfondire.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="2560" height="1920" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20200327_162621-scaled.jpeg" alt="" class="wp-image-2738" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20200327_162621-scaled.jpeg 2560w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20200327_162621-300x225.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20200327_162621-1024x768.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20200327_162621-768x576.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20200327_162621-1536x1152.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_20200327_162621-2048x1536.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></figure>



<p>Ho poi deciso di ricamare il circolo cromatico. Cogliendo l&#8217;occasione di un ripasso del punto pieno, ho ricamato il circolo cromatico secondo le indicazioni di Gimena Romero utilizzando i filati Mouliné DMC. Il lavoro l&#8217;ho poi appeso nel mio angolo-atelier per essere certa di stimolare l&#8217;occhio, ogni volta che è necessario scegliere un colore, al rispetto delle regole di base che ho imparato. Ed eccolo qui:</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_0843.jpeg" alt="" class="wp-image-2737" width="426" height="419" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_0843.jpeg 1100w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_0843-300x296.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_0843-1024x1009.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/01/IMG_0843-768x757.jpeg 768w" sizes="(max-width: 426px) 100vw, 426px" /></figure></div>



<p>Spero di avervi fornito qualche spunto interessante per la vostra ricerca. Da parte mia ci sentiamo presto con il prossimo post. Buon lavoro a tutti!</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/ricamare-ai-tempi-del-covid-19-la-ricerca-seconda-parte/">Ricamare ai tempi del COVID-19: la ricerca (seconda parte)</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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		<title>Ricamare ai tempi del COVID-19: il riordino (prima parte)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2020 14:04:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
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		<category><![CDATA[ricamo]]></category>
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		<category><![CDATA[slow-life]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durante il periodo di isolamento per COVID-19 sono stata piuttosto in silenzio. Ne avevo bisogno perchè in un tempo così particolare avevo la necessità di capire un pò di più quello che stava succedendo intorno a me e dentro di me. Ricamando, ho fatto un bilancio, e ve lo racconto. Per me non è stato [&#8230;]</p>
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<h5 class="wp-block-heading">Durante il periodo di isolamento per COVID-19 sono stata piuttosto in silenzio. Ne avevo bisogno perchè in un tempo così particolare avevo la necessità di capire un pò di più quello che stava succedendo intorno a me e dentro di me. Ricamando, ho fatto un bilancio, e ve lo racconto.</h5>



<p>Per me non è stato un tempo particolarmente difficile, lo devo dire con onestà. Le vicende degli ultimi anni, quelle brutte ma anche e soprattutto quelle belle come lo studio, mi hanno &#8220;abituato&#8221; a restare in casa, a vivere il mio spazio come nido e rifugio. A me piace stare in casa.</p>



<p>Faccio un inciso: non sono stata immune da ansie. Non ho avuto entrata economica alcuna e abbiamo un mutuo importante sulle spalle. Ma sono tra i privilegiati che non hanno avuto familiari travolti da questa pandemia. E perciò, nel silenzioso rispetto del dolore altrui, mi sono data l&#8217;occasione per riflettere una volta ancora sul senso e il modo del mio agire, qui e ora.</p>



<p>Ho sentito il bisogno di delimitare meglio i contorni di ciò che ho fatto, che faccio e che farò. E questo mi è stato possibile cercando di delineare meglio gli spazi fisici dove si innestano e si dilatano quelli emotivi e mentali quando ricamo.</p>



<p>Con lo sguardo sempre orientato a definire una professione che negli ultimi anni ho scelto di costruire come un vestito a mia misura, mi sono concentrata su tre dimensioni fondamentali: il riordino, la ricerca e la progettazione. Perchè è su questi tre pilastri che si basa la mia ri-partenza umana e professionale oltre questo tempo appena trascorso. Oggi e &#8230; domani.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Perciò vi racconto di cosa ha significato per me <strong>riordinare</strong>.</h5>



<p>Sono partita dal riprendere in mano i <strong>lavori incompiuti</strong>. Il primo lavoro che ho ripreso in mano è stato il mio studio sulle <strong>sfilature</strong>, cercando di terminare le tende per la mia piccola baita in uno dei miei luoghi del cuore, la valle di Macugnaga sotto il monte Rosa. Adoro le sfilature, mi regalano grandissime soddisfazioni ma ero stata costretta ad metterle da parte a causa di un accavallamento di impegni improvvisi e irrinunciabili. E&#8217; stata una immensa gioia riprendere in mano questi lini ma&#8230; mi sono scontrata con &#8230; la &#8220;dimenticanza&#8221;! Ci sono dei passaggi che da sola non riesco più a fare. Per questo il lavoro non è ancora completamente concluso: ho bisogno dell&#8217;aiuto della mia maestra Laura che vedrò a breve. Entro l&#8217;estate, però, questo lavoro sarà concluso. Lo prometto a me stessa (oddio, l&#8217;ho detto!). </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/07/IMG_20200407_105815-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-2352" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/07/IMG_20200407_105815-1024x768.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/07/IMG_20200407_105815-300x225.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/07/IMG_20200407_105815-768x576.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/07/IMG_20200407_105815-1536x1152.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/07/IMG_20200407_105815-2048x1536.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Subito dopo ho <strong>applicato due ricami</strong> alla parte frontale dei rispettivi top che preparo per mostrare alle fiere i virtuosismi della Broderie d&#8217;Art per come la intendo io. Il primo è il ricamo dell&#8217;<em>oiseau de feu, </em>dall&#8217;illustrazione di <a href="https://www.instagram.com/charlotte.gastaut/">Charlotte Gastaut</a>, ricamato sui toni del rosa che a molte di voi è piaciuto moltissimo e che avevo <a href="https://www.instagram.com/p/B4R605Wo-yp/">pubblicato</a> anche sul mio profilo instagram. Il secondo, invece, è uno dei primi ricami che ho realizzato ispirandomi a un disegno dei primi del &#8216;900 della <em>Maison Michonnet</em>. Questo disegno, sviluppato in uno dei corsi dall&#8217;<em><a href="http://www.ecolelesage.fr/#lecole">Ecole Lesage</a></em> , l&#8217;avevo realizzato diversi anni fa con il <em>crochet</em> italiano quando ancora non avevo imparato ad usare il <em>crochet de Luneville</em>. Erano lì, in attesa di essere collocati, ora lo sono e sono bellissimi, finalmente valorizzati.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/07/IMG_20200313_135010-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-2351" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/07/IMG_20200313_135010-1024x768.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/07/IMG_20200313_135010-300x225.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/07/IMG_20200313_135010-768x576.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/07/IMG_20200313_135010-1536x1152.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/07/IMG_20200313_135010-2048x1536.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Ne ho poi approfittato per <strong>applicare alcuni fiori ricamati</strong> ad una camicia in seta nera sventrata dal mio gatto Baleno in un suo impeto di gelosia irrefrenabile. Sono i fiori colorati che avevo preparato e descritto del mese di febbraio raccontandoveli in <a href="https://miriamcozzi.it/un-fiore-ricamato-per-il-mese-di-febbraio/">questo post</a>.</p>



<p>Mi sono dedicata anche alla catalogazione <strong>dei materiali</strong>, affinando la selezione per colore e tipologia. In particolare ho cercato di valorizzare tre antichi cassetti da tipografo che avevo trovato in un mercatino in Francia quando ancora abitavo là, mettendo in vista <em>nuance</em> di perline e <em>paillettes</em>. Ne ho approfittato per cercare di immaginare quali materiali ancora desidero per poter perseguire nella ricerca del mio personalissimo stile di ricamo. Ho poi riordinato tutti i <strong>disegni</strong> dei ricami già fatti e di quelli che ancora desidero fare e lo stesso ho fatto con gli scaffali dei <strong>libri</strong> sull&#8217;argomento.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="615" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/07/Schermata-2020-07-07-alle-12.35.44-1024x615.jpeg" alt="" class="wp-image-2354" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/07/Schermata-2020-07-07-alle-12.35.44-1024x615.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/07/Schermata-2020-07-07-alle-12.35.44-300x180.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/07/Schermata-2020-07-07-alle-12.35.44-768x461.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/07/Schermata-2020-07-07-alle-12.35.44.jpeg 1218w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Infine ho riordinato e ri-aggiornato il <strong>materiale dei corsi</strong>. Ho corretto gli errori e perfezionato le legendemcercando di conferire al tutto un&#8217;estetica più coerente con quello che, anche se ancora in bozza, è in linea teorica la cifra del mio stile.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="599" height="593" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/07/Schermata-2020-07-07-alle-12.43.19.jpeg" alt="" class="wp-image-2355" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/07/Schermata-2020-07-07-alle-12.43.19.jpeg 599w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/07/Schermata-2020-07-07-alle-12.43.19-300x297.jpeg 300w" sizes="(max-width: 599px) 100vw, 599px" /></figure>



<p>I miei amici tipografi hanno da poco riaperto e quindi potrò verificare a breve come è la &#8220;resa&#8221; in stampa. Spero davvero che vi piacciano e che rendano l&#8217;<a href="https://miriamcozzi.it/formazione/">esperienza dei corsi </a>sempre più vivace e speciale, come vorrei che fosse sempre per ciascuno di voi.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Perchè vi ho raccontato tutto questo?</h5>



<p>Semplicemente perchè in questo blog, che intendo come il diario di una ricamatrice, il mio diario, mi piace raccontare ciò che sperimento e vivo nel &#8220;costruire&#8221; questa professione. Ciò che veramente ho imparato da questa esperienza, e del quale dovrò tener conto, è che <strong>ciò che viene procrastinato è perso</strong>. Perché è stata necessaria una pandemia per costringermi a rallentare e trovare il per  recuperare ciò che avevo lasciato indietro.</p>



<p>E&#8217; questo il grande insegnamento di questo tempo: è davvero necessario <strong>completare un lavoro</strong> prima di lasciarmi sopraffare dalla smania di intraprenderne uno nuovo.</p>



<p>Slow-life è anche questo: non ingurgitare la vita ma assaporarla piano piano. Al ritmo del punto dopo punto. Il ritmo lento. Quello di cui mi piace raccontarvi: quello del ricamo.</p>
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		<title>Ricamare in questi giorni difficili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2020 11:10:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Esprimo un piccolo pensiero per questi giorni così particolari che restano dolorosi per alcuni, anomali per altri, faticosi per molti. L&#8217;epidemia di Coronavirus che ha travolto molti paesi è nella mia regione, e qui a Milano in particolare, all&#8217;inizio del suo momento culminante. Stare sui social ai tempi del Coronavirus ci sta facendo condividere l&#8217;esperienza [&#8230;]</p>
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<h5 class="wp-block-heading">Esprimo un piccolo pensiero per questi giorni così particolari che restano dolorosi per alcuni, anomali per altri, faticosi per molti. </h5>



<p>L&#8217;epidemia di Coronavirus che ha travolto molti paesi è nella mia regione, e qui a Milano in particolare, all&#8217;inizio del suo momento culminante. Stare sui social ai tempi del Coronavirus ci sta facendo condividere l&#8217;esperienza dello &#8220;stare a casa&#8221;  in modi davvero differenti.</p>



<p>Da qui, dal mio &#8220;stare a casa&#8221;, vorrei esprimere in questo mio spazio privilegiato un piccolo pensiero. Desidero farlo nel rispetto delle difficoltà di ciascuno perchè so che ognuno di noi ha qualcosa di difficile, se non di grave, da sopportare.</p>



<p>Quello che vorrei dire riguarda l&#8217;<strong>uso del tempo</strong>.</p>



<p>Possibile che rimanere a casa sia sinonimo solo di noia? Possibile che essere annoiati sia da considerare uno dei principali mali del secolo? Ricordo che annoiarsi nei miei tiepidi pomeriggi di bambina mi portava ad inventarmi mille giochi. Possibile che non sappiamo prendere l&#8217;iniziativa per fare tutto quello che siamo soliti rimandare accampando la scusa del &#8220;non abbiamo tempo&#8221;? E poi, se anche ci annoiamo, che cosa c&#8217;è di davvero grave?</p>



<p>Credo che questo sia il tempo in cui fare della <strong>lentezza</strong> un valore, perchè fare le cose lentamente ci permette di farle con maggior cura. <strong>Curare i particolari</strong> e <strong>ricercare la bellezza</strong> nelle nostre piccole grandi azioni da inventarci proprio a casa, nel nostro nido: ecco per me il segreto per vivere questo tempo così difficile se, in onestà, ce lo possiamo permettere.</p>



<p>Per quanto mi riguarda, appartenendo alla categoria delle libere professioni che hanno dovuto annullare tutti gli impegni lavorativi per almeno un mese, ho pensato ad un nuovo tempo di &#8220;semina&#8221;. Lentamente, sto cercando di seminare.</p>



<p><strong>Semino ricamando</strong> e rifletto sui possibili sviluppi della mia professione, pianifico dove posso e faccio progetti, raccolgo informazioni e studio. Perchè i tempi che arriveranno non siano solo tempi di difficile e faticoso recupero, ma anche <strong>tempi per nuove fioriture</strong>. Speriamo&#8230;</p>



<p>Così, in sospeso tra l&#8217;incertezza e la speranza, vi abbraccio tutti, soprattutto a chi sta vivendo un tempo, oltre che difficile, magari doloroso.</p>
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		<title>Come ho deciso di strutturare questo blog di ricamo e cosa ci potete trovare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2019 15:04:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
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		<category><![CDATA[percorso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco come ho pensato di organizzare pensieri, esperienze e domande che riguardano questo infinito e meraviglioso mondo del ricamo. Perchè è vero che nessuno ne conosce ancora i confini, se ci sono ...</p>
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<h5>Ecco come ho pensato di organizzare pensieri, esperienze e domande che riguardano questo infinito e meraviglioso mondo del ricamo. Perchè è vero che nessuno ne conosce ancora i confini, se ci sono &#8230;</h5>
<p>E&#8217; molto tempo che non scrivo, e in tanti mi avete chiesto se il mio percorso si fosse fermato. No, non si è fermato affatto. Solo che una serie di vicissitudini mi hanno richiesto di dedicare buona parte del mio tempo ad altro, oltre al ricamo.</p>
<p>Ora voglio riprendere a scrivere dopo molto. Farò ancora molta fatica a mantenere il ritmo perchè gli impegni non sono affatto diminuiti, ma ci voglio assolutamente provare. Ho così tanti racconti custoditi tra la mente e il cuore che non voglio più tenere tutto per me. Dovrò &#8220;solo&#8221; cercare di essere più efficiente&#8230;</p>
<p>Provo a spiegare che cos&#8217;è questo blog ai tanti &#8220;nuovi amici&#8221; che negli ultimi mesi hanno cominciato ad affiancare il mio cammino di ricerca. Questo blog è semplicemente il &#8220;luogo&#8221; che mi permette di condividere il frutto del mio cercare di questi ultimi anni riorganizzando pensieri, istanze ed esperienze secondo una mappa mentale in continua evoluzione. Il mio personalissimo modo di &#8220;fare ordine&#8221;.</p>
<p>I post della categoria “<strong>cultura</strong>” riguardano commenti e/o elaborazioni di pubblicazioni, articoli, tesi, commenti, video, conferenze, considerazioni di altri, con i quali mi sono imbattuta. Mi piacerebbe anche cominciare a raccontare di ricamatori i cui lavori trovo particolarmente emozionanti o più semplicemente ispiranti.</p>
<p>Nella categoria “<strong>materiali</strong>” provo invece a descrivere tutto ciò che mi capita tra le mani: filati, tessuti, perline, paillettes, strumenti, eccetera. Una personalissima opinione, ovviamente. Descrivo materiali che stimolano la mia curiosità, con l&#8217;intento di condividere consigli e perplessità con chi ne ha eventuale grande esperienza di utilizzo.</p>
<p>La categoria “<strong>pensieri</strong>” contiene racconti esclusivamente personali. Racconto il mio modo di osservare e intendere, il mio modo di fare esperienza, le mie sorgenti di ispirazione, il modo di manifestarsi della mia creatività e della mia curiosità. Spero di essere in grado di condividere emozioni e domande con chi sperimenta una passione dai contorni simili alla mia.</p>
<p>Nella categoria “<strong>reportages</strong>” vi parlo invece di tutte le mie esperienze &#8220;fuori-sede&#8221;. Racconto dei periodi di formazione intensiva che sperimento (corsi, workshop, convegni&#8230;) e delle visite a mostre, eventi o musei. Condividerò esperienze di viaggio e di scambio culturale particolarmente ispiranti sperando che possano in qualche modo aiutare chi desidera intraprendere un percorso in questo ambito.</p>
<p>Gli articoli della categoria “<strong>storia &amp; tradizione</strong>” raccontano delle mie ricerche inerenti la storia del ricamo in termini di evoluzione artistica e tecnica. Perché come ha detto Ferré nella sua introduzione a libro “<a href="http://www.museocaprai.it/ricerche.php">Ricamatori e Merlettaie</a>” di Cantagallo “[…] <em>mi sembra importate interpretare con forme e tecnologie nuove tutto ciò che nel tempo è già stato fatto</em>”. Cerco, infatti, costantemente, connessioni tra tecniche tradizionali e moderne.</p>
<p>Nella categoria “<strong>works</strong>” vi parlo invece dei miei lavori raccontandovi delle tecniche che passo a passo, punto dopo punto, imparo, approfondisco e quotidianamente esercito.</p>
<p>Da qualche mese ho aggiunto anche la categoria &#8220;<strong>corsi</strong>&#8221; dove provo ad approfondire caratteristiche e peculiarità della mia proposta formativa a chi desideri intraprendere un percorso nell&#8217;apprendimento della <em>Broderie d&#8217;art</em>.</p>
<p>E infine la categoria &#8220;<strong>eventi</strong>&#8221; dove cerco di informarvi (per tempo!) di tutte le iniziative intraprese nell&#8217;ambito del ricamo, in territorio prevalentemente italiano, che penso possano essere una interessante occasione di conoscenza, scambio o approfondimento.</p>
<p>Il tempo del blog sarà scandito dal ritmo del ricamo. E non viceversa.</p>
<p>Per cui questo sarà un racconto lento. Anche se spero un pò più veloce di quanto è avvenuto negli ultimi mesi!</p>
<p>Ovviamente tutti i vostri commenti, pubblici o privati, sono sempre ben accetti specialmente se ci aiutano a costruire un dibattito interessante e costruttivo.</p>
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		<title>I ricami delle sfilate haute-couture primavera-estate 2018: pensieri di una ricamatrice in erba</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Aug 2018 05:51:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco il tentativo di raccontare un punto di osservazione per me assolutamente nuovo, descrivendovi un tassello del percorso di ricerca della mia &#8220;identità creativa&#8221;. Come vi descrivevo in diversi post (qui il primo, il secondo e il terzo, se siete interessati o se vi sono sfuggiti) ho seguito una formazione, della quale vado assolutamente fiera, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/i-ricami-delle-sfilate-haute-couture-primavera-estate-2018-pensieri-di-una-ricamatrice-in-erba/">I ricami delle sfilate haute-couture primavera-estate 2018: pensieri di una ricamatrice in erba</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1203" style="width: 1581px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1203" class="wp-image-1203 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/KIM_0585_20180122185634-2.jpg" alt="" width="1571" height="1047" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/KIM_0585_20180122185634-2.jpg 1571w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/KIM_0585_20180122185634-2-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/KIM_0585_20180122185634-2-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/KIM_0585_20180122185634-2-1024x682.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/KIM_0585_20180122185634-2-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1571px) 100vw, 1571px" /><p id="caption-attachment-1203" class="wp-caption-text">http://www.vogue.it/sfilate/sfilata/alta-moda-primavera-estate-2018/christian-dior (schermata)</p></div></p>
<h5><span style="font-size: 16px;">Ecco il tentativo di raccontare un punto di osservazione per me assolutamente nuovo, descrivendovi un tassello del percorso di ricerca della mia &#8220;identità creativa&#8221;.</span></h5>
<p>Come vi descrivevo in diversi post (<a href="https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-la-mia-prima-settimana/">qui</a> il primo, il <a href="https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-la-seconda-settimana/">secondo</a> e il <a href="https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-le-tre-settimane-per-completare-il-tableau/">terzo</a>, se siete interessati o se vi sono sfuggiti) ho seguito una formazione, della quale vado assolutamente fiera, presso l&#8217;<a href="http://www.ecolelesage.fr/#lecole">Ecole Lesage</a> di Parigi. Formarmi a questa scuola mi ha educato ad uno sguardo sui ricami per gli abiti. Le tecniche che ho appreso vengono utilizzate prevalentemente sulle opere della <strong><em>haute-couture</em></strong> con una maestria e un talento creativo senza pari.</p>
<p>Perciò ho provato ad osservare gli abiti delle sfilate di alta moda di Parigi per la primavera-estate 2018 con la consapevolezza che, se nulla è lasciato al caso, c&#8217;è un significato intrinseco, una dimensione coerente, che la mia sensibilità e il mio gusto desiderano identificare e descrivere. Così ci provo.</p>
<p>Sul sito di <a href="http://www.vogue.it/sfilate/stagione/alta-moda-primavera-estate-2018">Vogue Italia</a> ho identificato gli stilisti che hanno proposto abiti ricamati nelle loro sfilate; di ogni stilista ho identificato tre capi ricamati che mi sono sembrati speciali per originalità dello stile, complessità delle tecniche e abilità nella gestione di materiali tradizionali e innovativi. Seguendo il mio gusto e le mie sensibilità personali, ho messo insieme queste immagini e ho cominciato ad osservare i dettagli che la scala delle foto mi consentiva e a fare qualche piccola considerazione.</p>
<p>In questo post vi ripropongo le immagini sulle quali mi sono fermata a ragionare, sperando di non far nessun tipo di danno in termini di copyright (sono tutte immagini tratte dal sito di <a href="http://www.vogue.it/sfilate/stagione/alta-moda-primavera-estate-2018">Vogue Italia</a>, di mio, a parte l&#8217;accostamento, ovviamente non c&#8217;è nulla). Così, un tassello in più per raccontarvi della mia ricerca, del mio percorso formativo anche, e forse soprattutto, da autodidatta.</p>
<p>Gli stilisti che utilizzano i ricami si possono dividere, secondo me, in due fondamentali categorie:</p>
<ul>
<li>coloro che <strong>ornano</strong></li>
<li>coloro che <strong>raccontano</strong> con l’ornamento.</li>
</ul>
<p>Nelle fotografie che ho osservato, la maggior parte degli stilisti orna. Qualcuno, invece, racconta.</p>
<p>Raccontare con il ricamo significa ritornare alle <strong>origini</strong> del ricamo stesso.</p>
<p>Nelle società primitive la “<strong>sacra arte dell’ornamento</strong>” si esercitava con il simbolismo dei tatuaggi, raccontando sulla pelle credenze e superstizioni connesse alle cosmogonie e al ciclo della vita. Con la scoperta delle fibre si cominciano a produrre filati e poi tessuti. Ci si veste e quindi ci si copre: l’ornamento passa allora dalla pelle ai tessuti ed ecco che si sviluppa l’arte del ricamo.</p>
<p>Ogni cultura ha evoluto il proprio sistema di simboli che include, oltre alle <strong>rappresentazioni</strong> in senso stretto, anche una scelta orientata di materiali e colori. Anche oggi in diverse culture poco contaminate dal commercio e dalla moda, il ricamo non segue solo libere interpretazioni individuali ma si imposta nel solco delle tradizioni riproducendo in veste rinnovata simbologie da sempre carichi di significato. Così il ricamo “<strong>racconta</strong>” una cultura e la storia di chi lo rappresenta.</p>
<p>Entrare in maniera più approfondita in questa dimensione teorica così complessa richiede ancora molto studio da parte mia e per il momento vorrei evitare di perdermi in semplificazioni eccessive. Posso però dire che qualcuno degli stilisti che ho osservato secondo me ha raccontato una storia.</p>
<p><div id="attachment_1185" style="width: 954px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1185" class="wp-image-1185 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-02-alle-13.44.05.jpg" alt="" width="944" height="461" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-02-alle-13.44.05.jpg 944w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-02-alle-13.44.05-300x147.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-02-alle-13.44.05-768x375.jpg 768w" sizes="(max-width: 944px) 100vw, 944px" /><p id="caption-attachment-1185" class="wp-caption-text">Christian Dior</p></div></p>
<p>Lo <strong>storyteller</strong> per elezione è per me la maison <a href="http://www.vogue.it/sfilate/sfilata/alta-moda-primavera-estate-2018/christian-dior">Christian Dior </a>con i capolavori di Maria Grazia Chiuri.  Sono le sue stesse <a href="https://www.youtube.com/watch?v=rO4ZjlW3ToA&amp;index=20&amp;list=PLaEl5dOTzi8AYngueiL4UbzdRYwbTifni&amp;t=0s">parole</a>  a svelare ciò che per me era solo un&#8217;intuizione: il filo conduttore, il racconto sotteso a questa serie di abiti, è il rapporto tra Monsieur Dior e il surrealismo. Lo stilista ha vissuto in pieno l&#8217;avanguardia di questa corrente artistica veicolandone a suo modo simboli, significati e pensiero teorico.</p>
<p>Gli abiti oggi propongono il racconto di questo aspetto della vita dello stilista con i colori prevalenti del bianco e nero, caratteristici dell&#8217;inconscio; con l&#8217;elemento simbolico della gabbia in varie declinazioni come richiamo alla libertà dalle convenzioni; con rappresentazioni oniriche stilizzate e fortemente surreali; con l&#8217;immagine del corpo di donna nudo a declinare il senso profondo della femminilità, quale musa eterea ispiratrice di passione e fantasia; con la maschera che non nasconde ma svela l&#8217;essere più profondo, consentendoci di rappresentare al mondo la versione più autentica di noi stessi, la nostra unicità.</p>
<p>I ricami sono allora a pennello e ad ago, sobri e perfettamente integrati al disegni o alle trame del tessuto, fatti rigorosamente a mano e quasi sempre monocolore tono su tono, con la semplice quanto autentica funzione di conferire luce all&#8217;insieme. Particolare è la rappresentazione del corpo femminile nudo, tutto giocato in un coerente concatenamento di paillettes di differenti sfumature, senza tracce nette ma solo ombre a sottolinearne la tridimensionalità.</p>
<p><div id="attachment_976" style="width: 1033px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-976" class="wp-image-976 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/schiapparelli.jpg" alt="" width="1023" height="514" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/schiapparelli.jpg 1023w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/schiapparelli-300x151.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/schiapparelli-768x386.jpg 768w" sizes="(max-width: 1023px) 100vw, 1023px" /><p id="caption-attachment-976" class="wp-caption-text">Schiaparelli</p></div></p>
<p>Un&#8217;altra maison che secondo me racconta è  <a href="http://www.vogue.it/sfilate/sfilata/alta-moda-primavera-estate-2018/schiaparelli">Schiaparelli.</a> Gli abiti proposti raccontando di uno sguardo su mondi lontani, carichi di significati e di linguaggi da interpretare. Oltre l’ornamento c’è l’intenzione di esplicitare il valore del simbolo indipendentemente dal messaggio che porta e che pare essere lasciato all&#8217;interpretazione di ciascuno. Insetti, serpenti e geometrie: colgo simboli dell&#8217;europa classica, dell&#8217;oriente nascosto e delle americhe dimenticate. Uno sguardo che abbraccia i colori e le intenzioni della diversità. I <a href="https://www.youtube.com/watch?v=OXHCOCVUwWI">ricami</a> abbracciano tantissime tecniche e tantissimi materiali: una vera meraviglia.</p>
<p>Interessante notare che entrambe sono maison &#8220;storiche&#8221;, fondate cioè nei primi decenni del &#8216;900 e che entrambi i loro fondatori hanno vissuto pienamente l&#8217;avanguardia surrealista. Per entrambi quindi il valore del simbolo è stato fondamentale nella loro espressione creativa fin dalle origini. Entrambi, infine, possono essere considerate figure artistiche di grande rilievo, coraggio e intraprendenza che hanno segnato in maniera indelebile la storia della moda tra gli anni 30 e 50.</p>
<p>Gli altri stilisti, secondo me, ornano.</p>
<p>In maniera sublime, non c’è dubbio; ma l’istinto non mi fa cogliere l’essenza di un messaggio specifico. I ricami sono meravigliosi: ecco tutto. E non sono parole che tolgono valore all’arte e alla maestria evidentemente mostrata. E’ una mia constatazione, basata sulla mia sensibilità e il mio gusto.</p>
<p><div id="attachment_970" style="width: 1047px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-970" class="wp-image-970 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/armani.jpg" alt="" width="1037" height="510" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/armani.jpg 1037w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/armani-300x148.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/armani-768x378.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/armani-1024x504.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1037px) 100vw, 1037px" /><p id="caption-attachment-970" class="wp-caption-text">Armani Privé</p></div></p>
<p><div id="attachment_971" style="width: 1045px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-971" class="wp-image-971 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/chanel.jpg" alt="" width="1035" height="513" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/chanel.jpg 1035w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/chanel-300x149.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/chanel-768x381.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/chanel-1024x508.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1035px) 100vw, 1035px" /><p id="caption-attachment-971" class="wp-caption-text">Chanel</p></div></p>
<p><div id="attachment_973" style="width: 1041px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-973" class="wp-image-973 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/elie-saab.jpg" alt="" width="1031" height="505" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/elie-saab.jpg 1031w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/elie-saab-300x147.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/elie-saab-768x376.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/elie-saab-1024x502.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1031px) 100vw, 1031px" /><p id="caption-attachment-973" class="wp-caption-text">Elie Saab</p></div></p>
<p><div id="attachment_974" style="width: 1050px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-974" class="wp-image-974 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/guo-pey.jpg" alt="" width="1040" height="513" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/guo-pey.jpg 1040w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/guo-pey-300x148.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/guo-pey-768x379.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/guo-pey-1024x505.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1040px) 100vw, 1040px" /><p id="caption-attachment-974" class="wp-caption-text">Guo Pei</p></div></p>
<p><div id="attachment_975" style="width: 1038px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-975" class="wp-image-975 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/ralph-russo.jpg" alt="" width="1028" height="508" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/ralph-russo.jpg 1028w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/ralph-russo-300x148.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/ralph-russo-768x380.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/ralph-russo-1024x506.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1028px) 100vw, 1028px" /><p id="caption-attachment-975" class="wp-caption-text">Ralph Russo</p></div></p>
<p><div id="attachment_977" style="width: 1039px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-977" class="wp-image-977 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/valentino.jpg" alt="" width="1029" height="507" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/valentino.jpg 1029w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/valentino-300x148.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/valentino-768x378.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/valentino-1024x505.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1029px) 100vw, 1029px" /><p id="caption-attachment-977" class="wp-caption-text">Valentino</p></div></p>
<p><div id="attachment_978" style="width: 1030px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-978" class="wp-image-978 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/valli.jpg" alt="" width="1020" height="507" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/valli.jpg 1020w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/valli-300x149.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/valli-768x382.jpg 768w" sizes="(max-width: 1020px) 100vw, 1020px" /><p id="caption-attachment-978" class="wp-caption-text">Giambattista Valli</p></div></p>
<p><div id="attachment_979" style="width: 1030px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-979" class="wp-image-979 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/zuhar.jpg" alt="" width="1020" height="503" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/zuhar.jpg 1020w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/zuhar-300x148.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/zuhar-768x379.jpg 768w" sizes="(max-width: 1020px) 100vw, 1020px" /><p id="caption-attachment-979" class="wp-caption-text">Zuhar Murad</p></div></p>
<p>Tra loro resto incantata soprattutto da <a href="http://www.vogue.it/sfilate/sfilata/alta-moda-primavera-estate-2018/chanel">Chanel</a> e da <a href="http://www.vogue.it/sfilate/sfilata/alta-moda-primavera-estate-2018/elie-saab">Elie Saab</a>. Entrambi, scegliendo l’universo floreale come dimensione privilegiata di suggestione e ispirazione per i loro ricami, rigorosamente a mano, confermano la capacità di raggiungere tecnicismi sempre più originali e complessi mediante la manipolazione con tecniche classiche di materiali sempre più innovativi.</p>
<p>&#8220;<em>Dipingo i fiori per non farli morire</em>&#8220;, diceva Frida Kahlo, ed è vero che chiunque ami la bellezza dei fiori non possa fare a meno di apprezzare questo originale modo di renderli eterni, tramutando la loro natura effimera in permanenza. Praticamente tutti gli stilisti hanno fatto appello al linguaggio immaginifico dei fiori per esprimere la loro creatività e la loro tensione alla bellezza.</p>
<p><div id="attachment_1205" style="width: 1027px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1205" class="wp-image-1205 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-05-alle-09.00.01.jpg" alt="" width="1017" height="498" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-05-alle-09.00.01.jpg 1017w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-05-alle-09.00.01-300x147.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-05-alle-09.00.01-768x376.jpg 768w" sizes="(max-width: 1017px) 100vw, 1017px" /><p id="caption-attachment-1205" class="wp-caption-text">Dolce &amp; Gabbana</p></div></p>
<p>In una dimensione intermedia situo gli ornamenti di <a href="http://www.vogue.it/sfilate/sfilata/alta-moda-primavera-estate-2018/dolce-e-gabbana">Dolce &amp; Gabbana</a>. La scala delle foto non mi permette di identificare con chiarezza i dettagli tecnici di realizzazione dei ricami. Ad ogni modo prevalgono le tecniche dell&#8217;<em>applique</em> oltre alle tecniche classiche con perline e paillettes e quelle utilizzate per il ricamo in oro.</p>
<p>Il singolo abito disegnato e concepito da questi stilisti difficilmente racconta una storia o esplicita un significato simbolico: è il loro insieme, l&#8217;intero corpo della sfilata, a raccontare un&#8217;idea, un&#8217;immagine ispiratrice, un frammento di cultura da evidenziare e rappresentare. Ogni abito ne veicola, ciascuno a suo modo, questo significato generale e coerente. Quest&#8217;anno è il tempo della cultura &#8220;a stelle e strisce&#8221;, o almeno io lo interpreto così.</p>
<p>Interessante questo esercizio: ci riproverò tra un paio di mesi osservando gli abiti delle collezioni autunno-inverno 2018-19. Si è capito che Dior è il mio stilista preferito e che Schiaparelli è uno &#8220;scrigno&#8221; interessante pieno di storia e idee ancora tutto da esplorare? Alla prossima!</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/i-ricami-delle-sfilate-haute-couture-primavera-estate-2018-pensieri-di-una-ricamatrice-in-erba/">I ricami delle sfilate haute-couture primavera-estate 2018: pensieri di una ricamatrice in erba</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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		<title>Come un&#8217;esperienza fallimentare è diventata un piccolo esperimento di bellezza</title>
		<link>https://miriamcozzi.it/come-unesperienza-fallimentare-e-diventata-un-piccolo-esperimento-di-bellezza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jul 2018 17:25:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[bellezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A raccontare solo cose belle, a mostrare solo la parte migliore di sé, si perde in verità, perciò vi racconto una esperienza che è stata, prima di tutto, un fallimento. Ma con gli “occhi buoni” anche un fallimento ha un suo senso quando inserito nel proprio, consapevole, percorso. Voglio raccontarvi di un’esperienza che ho avuto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/come-unesperienza-fallimentare-e-diventata-un-piccolo-esperimento-di-bellezza/">Come un&#8217;esperienza fallimentare è diventata un piccolo esperimento di bellezza</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-389" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8894.jpg" alt="" width="4000" height="2670" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8894.jpg 4000w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8894-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8894-768x513.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8894-1024x684.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8894-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></h5>
<h5>A raccontare solo cose belle, a mostrare solo la parte migliore di sé, si perde in verità, perciò vi racconto una esperienza che è stata, prima di tutto, un fallimento. Ma con gli “occhi buoni” anche un fallimento ha un suo senso quando inserito nel proprio, consapevole, percorso.</h5>
<p>Voglio raccontarvi di un’esperienza che ho avuto qualche mese fa che, pur avendo lasciato un po&#8217; di amarezza, è stata di fatto straordinaria: ho lavorato per tre interi giorni in un atelier di alta moda.</p>
<p>In maniera del tutto casuale e distratta mi sono ritrovata a mandare un <em>curriculum</em> ad una agenzia del lavoro che cercava un’esperta ricamatrice su pelle. Ora, premettendo che inviare il mio <em>curriculum</em> è stato un sincero azzardo dato che non potevo sicuramente definirmi né ricamatrice esperta né ricamatrice &#8220;su pelle&#8221;, mi sono ritrovata a fare un colloquio conoscitivo con una responsabile del personale e, poco dopo, a fare un periodo di prova di tre giorni nell’<em>atelier</em> alta moda di una delle più importanti case di moda italiane<em>. </em>Purtroppo questa prova non è andata bene, non sono stata ritenuta idonea alle loro necessità. Tuttavia, a parte un po&#8217; di delusione, vorrei raccontarvi l’aspetto positivo di questa vicenda.</p>
<p>L’esperienza è stata in sé straordinaria perché ho avuto la possibilità di entrare in un &#8220;pezzo di mondo&#8221; sconosciuto ai più. Entrare in un <em>atelier</em> di alta moda significa vivere un’esperienza unica: i miei occhi sono rimasti incantati e la mia immaginazione è decollata subito dopo.</p>
<p>L&#8217;incanto è infatti la prima emozione sopraggiunta: il lusso è l’elemento dominante e pervasivo in questo mondo. Lo sguardo è catturato, lo stupore è potente di fronte ai materiali pregiati, alla perfezione dei tagli e delle forme; tutta quella magnificenza così straordinariamente dentro una realtà dalla quale le persone cosiddette “normali” sono escluse. Tutti quegli abiti, nel loro esistere, sono in apparenza il simbolo di una idea di bellezza appannaggio di un pezzo di mondo privilegiato, le cui potenzialità oggettive non arrivo nemmeno ad immaginare. E fin qui tutto bene, tutto nella norma.</p>
<p>Il mio sguardo tuttavia è riuscito ad andare più lontano e si è aperto ad un orizzonte di comprensione più ampio. Ho cominciato a &#8220;vedere&#8221; questo <em>atelier</em> come una fucina di bellezza, come il luogo dell’&#8221;ancora possibile&#8221;, osservando sempre più profondamente la vita della quale questo luogo pulsava.</p>
<p>Il silenzio operoso dei modellisti e delle sarte, il rigore dei ruoli e la serietà degli incarichi, professionisti all&#8217;opera ciascuno nel proprio settore: tre piani di silenzio pressoché assoluto, di rigore diffuso, di lentezza e abilità straordinarie mi hanno catapultato in una immaginaria bottega di altri tempi, una fucina di capolavori di arte e artigianato. La bellezza mi è apparsa quindi come il luogo del possibile dove l’estro, l’ingegno e la capacità umana possono trovare la loro piena espressione. Ecco: questo è un <em>atelier</em> di alta moda, un luogo del &#8220;possibile&#8221;, dove possedere un abito non è tanto importante quanto aver partecipato alla realizzazione anche solo di un piccolo pezzettino.</p>
<p>Diceva Christian Dior &#8220;<em>[&#8230;] </em><em>Non c&#8217;è più futilità nella moda di quanta non ce ne sia nella poesia o nella canzone. [&#8230;] In questo secolo, che prova a distruggere uno ad uno i suoi terrificanti segreti, non è forse un&#8217;occupazione più lodevole provare a crearne uno, un amabile segreto, ogni sei mesi? Non è forse questa una forma di saggezza?&#8221;</em></p>
<p>Credo che una delle sfide del nostro tempo sia quella di rendere la bellezza accessibile a tutti. Bellezza non solo da comprare ma bellezza da costruire, ciascuno con le proprie mani.  E&#8217; un diritto disporre degli strumenti e delle capacità che rendono la bellezza possibile nel nostro quotidiano, il resto lo faranno il talento, la determinazione e le opportunità. Credo profondamente che la bellezza non si esprima unicamente nell’oggetto in sé, ma in ciò che l’oggetto può rappresentare:  cura, ricerca, passione, intento e capacità. Se un oggetto racchiude in sé tutto questo, o è il simbolo di tutto questo, allora l’oggetto ci racconta una storia e ciascuno di noi può raccontare la propria. Un oggetto come saggio &#8220;segreto&#8221; del nostro tempo.</p>
<p>E allora che la bellezza sia nella vita di ognuno di noi. Raccontiamo la nostra storia con passione e generosità, il resto lo faranno la curiosità e l’apertura mentale e di cuore di chi sarà disposto ad ascoltarla. Viviamo il nostro <em>atelier</em>, la nostra fucina, il nostro luogo dell'&#8221;ancora possibile&#8221;. Costruiamo il nostro &#8220;oggetto&#8221; di bellezza quotidiano, che sia una gioco, una parola, una torta, un edificio, un mazzo di spighe di grano, un saluto o &#8230; un piccolo e semplice ricamo.</p>
<p><div id="attachment_1026" style="width: 2058px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1026" class="wp-image-1026 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20171210_165145.jpg" alt="" width="2048" height="1365" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20171210_165145.jpg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20171210_165145-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20171210_165145-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20171210_165145-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20171210_165145-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /><p id="caption-attachment-1026" class="wp-caption-text">Scritto autografo (!) di Christian Dior, fotografia di documento esposto alla mostra &#8220;<em>Dior, couturier du réve</em>&#8220;, Parigi, dicembre 2017</p></div></p>
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		<title>Quando il filo rosso si dipana e l&#8217;arte del ricamo si ri-prende il suo posto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jun 2018 08:01:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[esercizi di bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[esercizi di lentezza]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho cominciato con il punto croce da bambina. Ricamare mi è sempre piaciuto, me lo ha insegnato la mamma quando avevo ancora pochi anni. Lei aveva capito da tempo che nella mia vita la dimensione del tessile sarebbe diventata fondamentale e qualche anno dopo mi ha iscritto, senza chiedermi il permesso, ad un corso di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1014" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180621_154117.jpg" alt="" width="3539" height="2430" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180621_154117.jpg 3539w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180621_154117-300x206.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180621_154117-768x527.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180621_154117-1024x703.jpg 1024w" sizes="(max-width: 3539px) 100vw, 3539px" /></p>
<p>Ho cominciato con il punto croce da bambina. Ricamare mi è sempre piaciuto, me lo ha insegnato la mamma quando avevo ancora pochi anni. Lei aveva capito da tempo che nella mia vita la dimensione del tessile sarebbe diventata fondamentale e qualche anno dopo mi ha iscritto, senza chiedermi il permesso, ad un corso di taglio e cucito. Facevo la terza media e mi sembrava un&#8217;assurdità e un controsenso per i miei tredici anni, e invece è stato il primo vero obbligo col quale mi sono resa conto che i miei genitori, in fondo, ne sapevano, sempre almeno una in più di me.</p>
<p>Ho amato tutti i miei momenti a quel corso, ricordo perfettamente quello che ho imparato, ricordo le stoffe che sceglievo e il perché le sceglievo. Ricordo la gonna a tubo a scacchi bordeaux, quella senape con la baschina e i pantaloni verdi di lana cangiante. Ricordo il piacere profondo che provavo nel lavorare le stoffe ma, soprattutto, ricordo la gioia che mi dava il cucire i punti a mano. Erano gli anni ottanta e io entravo nell&#8217;adolescenza dell&#8217;epoca dei &#8220;paninari&#8221; con un ago e un filo tra le dita&#8230;</p>
<p>Poi ci sono state le superiori e l&#8217;università. C&#8217;è stato il primo lavoro da geologa &#8220;di cantiere&#8221; e il mio quotidiano è piombato di colpo nell&#8217;incertezza: oggi a Milano, domani in Sicilia, dopodomani in Liguria, poi chi lo sa &#8230; così da un cantiere all&#8217;altro. Poi sono diventata geologa &#8220;umanitaria&#8221; e per anni ho abitato in luoghi lontani: Afghanistan, Regione Somala, Etiopia, Sud Sudan, Macedonia. Infine mi sono posata facendo la geologa &#8220;da scrivania&#8221; a Milano ma, un po&#8217; per stanchezza e un po&#8217; per dispersione interiore, non sono riuscita a combinare molto al di là del lavoro.</p>
<p>Ho molto amato tutto quello che ho fatto, il modo con il quale mi sono guadagnata da vivere in tutti questi anni. Non ho nessun rimpianto. Ad un certo punto, tuttavia, le mie mani hanno chiesto di tornare ad essere al centro del mio &#8220;fare&#8221;, come quando avevo tredici anni e cucivo tutto quello che toccavo. Mi sono iscritta un corso di modellistica e sartoria con lezione al mercoledì sera dopo il lavoro ed ho cominciato a riprovare le intense emozioni che ricordavo di aver provato a tredici anni.</p>
<p>Mi sono ascoltata sul serio, ho percepito l&#8217;intensità delle sfide della geometria piana, sono ritornata ad accarezzare tessuti e a riscoprire il gusto della ricerca e dell&#8217;immaginazione, ho cominciato ad osservare le forme e i colori con rinnovato entusiasmo e ho assaporato fin nel profondo la pace della ritmica dell&#8217;ago.</p>
<p>Ho lasciato il lavoro perché il mio quotidiano chiedeva con insistenza di essere altro. Era la primavera del 2015 e non avevo affatto chiaro quali fossero i connotati di questo desiderio. L&#8217;unica cosa che sapevo era che nel mio futuro ci sarebbe stato l&#8217;ago. Non più rocce, carte geologiche, pozzi o sistemi di gestione, ma un ago. Tutto ciò che mi aveva reso quello che ero andava messo da parte per una nuova partenza, senza bagaglio, almeno per il momento. Per delineare i contorni di questo nuovo futuro era necessario rischiare, investire da capo in un percorso di apprendimento che richiedeva studio, dedizione ed esercizio costante e tenace del proprio talento, partendo praticamente da zero.</p>
<p>Sono ri-partita rinunciando a molto: la liquidazione e molti risparmi, la stabilità e uno stipendio certo. Mi sono dovuta esporre fino ad essere senza pelle, sul serio. Ma lo sapevo che era necessario: me lo avevano insegnato i miei genitori e molte  persone che ho incontrato in giro per il mondo e che hanno attraversato ciascuno il loro personale deserto, vero o figurato, per trovare il loro senso o il loro nuovo inizio. Ho cominciato con lo studiare intensamente e, per fortuna, non sono stata mai sola.</p>
<p>In una notte insonne (perché tra le conseguenze delle rinunce alla stabilità c&#8217;è anche questo) ho visto il film <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Od4Es-7hAKM">&#8220;Le ricamatrici&#8221;</a>. Erano le tre di notte e in quel momento ogni cosa si è illuminata! Ho cominciato a muovere le mani all&#8217;unisono con le attrici e ho capito che la gestualità di quel &#8220;ricamare&#8221; poteva essere la mia, poteva essere il mio modo di esprimermi. Desideravo quel quotidiano, quelle emozioni, desideravo toccare quei materiali e ricevere quegli stimoli, inondarmi di quella creatività e di quel tipo di fantasia. Finalmente la strada da percorrere si delineava. O almeno comprendevo la direzione da intraprendere perché il traguardo, quello, era davvero ancora troppo lontano.</p>
<p>Ho cominciato a cercare dove poter imparare a ricamare con quelle tecniche e da lì tutto è cominciato davvero: ho delineato il mio percorso formativo man mano che mi formavo. Apprendendo mi rendevo conto di quello che era ancora necessario apprendere. E ho inanellato una esperienza formativa dopo l&#8217;altra, intervallando intensi periodi di esercizio in autonomia, che mi hanno permesso di esercitare esattamente la manualità della quale volevo diventare maestra. Ho cominciato da <a href="https://miriamcozzi.it/il-corso-di-ricamo-alta-moda-alla-scuola-di-ricamo-pino-grasso-a-milano/">Pino Grasso</a> a Milano e sono approdata all&#8217;<a href="https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-la-mia-prima-settimana/">Ecole Lesage</a> di Parigi e, esercitandomi al contempo con le tecniche antiche, ho appreso la <em>Broderie d&#8217;Art</em>.</p>
<p>Mia madre pontificava già ai tempi dell&#8217;università che io dovessi fare l&#8217;avvocato o l&#8217;insegnante. Posto che non ho mai compreso il nesso tra i due, crescendo mi sono resa conto che forse ha sempre avuto ragione. Oggi che il mio percorso di formazione si è compiuto nei sui connotati essenziali, desidero insegnare. Ma non le scienze o la matematica; vorrei insegnare la <em>Broderie d&#8217;Art</em>. Mi piacerebbe insegnare quanto ho imparato in questi anni perché è nell&#8217;esercizio e nella condivisione quotidiana di quest&#8217;arte che sperimento la gioia pura del fare.</p>
<p>Avevo il desiderio di fare memoria di questo inizio, di raccontarvi di come il filo rosso che mi lega alla parte più profonda di me si fosse dipanato man mano e di come poco alla volta tutto stia diventando più chiaro. La matassa di dipana di giorno in giorno ed io scopro che il senso è il semplice dipanarsi, e il traguardo non è più tanto importante.</p>
<p>Ora so che posso fare qualsiasi lavoro, perché ora ho imparato a ricamare. E questo è già un &#8220;tutto&#8221;.</p>
<p>Questo post è prima di ogni altra cosa un regalo per Teresa, lei sa perché.</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/quando-il-filo-rosso-si-dipana-e-larte-del-ricamo-si-ri-prende-il-suo-posto/">Quando il filo rosso si dipana e l&#8217;arte del ricamo si ri-prende il suo posto</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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		<title>Il ricamo: tecnica, simbolismo, geografia e arte. Tutto insieme. Tutto perfettamente sinergico.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Mar 2018 21:54:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In “materia” di ricamo sembra di avventurarsi in una dimensione senza confini. Ma questa arte minore non è che un insieme. E quando si comincia ad affrontarla come un insieme, semplicemente, il ricamo diventa un racconto da decifrare. All’inizio ho vissuto un profondo senso di spaesamento, tipico di chi si ritrova con il “tutto” intorno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-379" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8981.jpg" alt="" width="4000" height="2670" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8981.jpg 4000w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8981-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8981-768x513.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8981-1024x684.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8981-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></h5>
<h5>In “materia” di ricamo sembra di avventurarsi in una dimensione senza confini. Ma questa arte minore non è che un insieme. E quando si comincia ad affrontarla come un insieme, semplicemente, il ricamo diventa un racconto da decifrare.</h5>
<p>All’inizio ho vissuto un profondo senso di spaesamento, tipico di chi si ritrova con il “tutto” intorno ed è senza mappa. Parlare di “ricamo” mi è parso da subito come titolare un universo troppo grande, come quello che si intende quando si dice “matematica” o “geologia”.</p>
<p>Come potevo capirci di più? E’ triste ammetterlo ma, per la maggior parte delle intelligenze, anche oggi, parlare di ricamo significa solo evocare corredi della nonna finiti in fondo ad un cassetto in sofferenza per sindrome da rarità, quadri improbabili a mezzopunto dimenticati in cantina, pannelli da cucina a punto croce con colorate amenità.</p>
<p>Non molto tempo fa quando ho cercato di parlare ad un amico del percorso che stavo impostando, alla parola “ricamo” se ne è uscito con un sonoro “ah!” che, traducendo in parole non dette, intendeva dire: “ma sei folle? ti metti a fare la calzetta?”. La mia naturale tendenza a comunicare con persone dai linguaggi sconosciuti, sviluppata in giro per il mondo, mi ha abituato a riconoscere e decifrare molti tipi di linguaggio, spesso anche più eloquenti di quello delle parole…</p>
<p>Lo so che sembro parlare di tutto questo con un sentore di disprezzo, che di solito non mi caratterizza, ma dire “ricamo” è spesso evocare significanti desueti, stantii o comunque lontani dalla ricerca contemporanea del “bello e creativo”, cui la cultura che abitiamo ci ha abituati. Eppure, vi assicuro, che questo tipo di ricerca oggi la fanno anche tante nonne “illuminate”. Procediamo dunque con ordine.</p>
<p>Mi sono messa in ricerca per comprendere cosa voglia dire “fare ricamo” ora, in questo tempo, perché una concezione così ristretta mi lasciava insoddisfatta. C’era in me una spinta creativa che non riuscivo a decifrare, che si serviva di colori, tele, simboli, significati … e fili. E aghi. Questa era la vera scoperta che avevo fatto di recente: tenere in mano un ago mi permetteva emozioni particolari, sconosciute e curiosamente interessanti. Da esplorare, insomma.</p>
<p>Volevo trovare gli elementi di connessione tra i cosiddetti “ricami della nonna”, le evoluzioni tridimensionali col filo della textile art, i capolavori sugli abiti di Dior di Maria Grazia Chiuri, i ricami simbolici sui tessili afghani che posso accarezzare con le mie dita ogni giorno e quelli sugli antichi feltri siberiani che ho solo potuto contemplare da lontano. Tutto questo è ricamo. Come interpretare questa apparente, oceanica, diversità? Se esisteva una connessione, come potevo individuarla?</p>
<p>Ho cominciato ad osservare. Ho osservato tutto quello che il mio occhio era in grado di cogliere nella realtà concreta fatta di esperienze, immagini, storie. Ho assorbito esperienze e racconti, mi sono fidata di insegnanti passionali e capaci, ho recuperato libri ovunque ed ho cominciato a leggerli prima avidamente, poi con un criterio e un ordine che andava delineandosi nella mia testa con il procedere dello studio. Ho ricominciato a disegnare ed ho scelto di imparare ad usare i pennarelli per tracciare nuovi racconti. Ho imparato a montare un telaio e a tendere sete, cotoni, lini e canapa. Ho esplorato i filati, il vetro e anche l’odiata plastica.</p>
<p>Non ho trovato un filo conduttore, un significato, una teoria. Ho trovato un “insieme” in cui abitano tecnica, simbolismo, geografia e arte, compenetrandosi. Penso di aver capito una cosa importante: esplorare questo insieme è un percorso infinito, dove la comprensione non si arresta mai.</p>
<p>E non parlo dell’esplorazione del ricamo per quello che ancora non è. Non ho velleità artistiche né intraprendenza di questo tipo. La mia è un’anima artigiana, non artistica. Parlo invece di ciò che il ricamo è già stato o che è ora. Cogliere la sua rappresentazione “oggi” e “qui” è un lavoro infinito che si struttura su ciò che il ricamo è stato ieri e su ciò su cui si proietta domani. E quindi c’è storia, tradizione, cultura, significato, capacità, percezione, comunicazione, abilità ed esercizio di pazienza. Il ricamo è almeno tutto questo. Se si riconosce la coesistenza e la compenetrazione di tutto questo, si può osservare una tovaglia del settecento o un pannello da cucina a punto croce, un vestito di Valentino o il bordo del drappo in lana del guerriero Dauno del primo quarto del IV secolo a.C. con lo stesso stupore e rispetto, nella piena consapevolezza che in ciascun manufatto c’è un racconto da ascoltare.</p>
<p>E tutti noi sappiamo, consapevolmente o meno, quanto possa essere prezioso un racconto, quando riusciamo ad ascoltarlo. E a comprenderlo.</p>
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		<title>Un blog di ricamo: niente di nuovo o di particolarmente curioso. Ma forse…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2018 10:01:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché mi sono messa a scrivere di pensieri, riflessioni ed esperienze di ricamo proprio ora e proprio così. Scrivere significa fare ordine nella testa quando pensieri, aspettative, ansie, realtà e desideri cominciano a litigare tra loro e a lasciare un po&#8217; di terra bruciata intorno. Ho scritto su quaderni, su diari raffazzonati o scelti con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-500 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180128_164658.jpg" alt="" width="1972" height="1317" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180128_164658.jpg 1972w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180128_164658-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180128_164658-768x513.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180128_164658-1024x684.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180128_164658-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1972px) 100vw, 1972px" /></p>
<h5>Perché mi sono messa a scrivere di pensieri, riflessioni ed esperienze di ricamo proprio ora e proprio così.</h5>
<p>Scrivere significa fare ordine nella testa quando pensieri, aspettative, ansie, realtà e desideri cominciano a litigare tra loro e a lasciare un po&#8217; di terra bruciata intorno.</p>
<p>Ho scritto su quaderni, su diari raffazzonati o scelti con cura e su fogli volanti rilegati senza arte né parte righe fittissime di pensieri, a penna bic fine o tratto-pen azzurro o stilografica di Snoopy da quattro soldi. Per un certo periodo ho anche scritto al computer.</p>
<p>Ho sempre scritto per me, per fare ordine, per cercare di rendere più chiaro ai miei occhi e ai miei pensieri il senso dell’avvicendarsi delle esperienze che vivevo, mentre le vivevo.</p>
<p>Ho cominciato a scrivere da adolescente e non ho mai veramente smesso. Ho attraversato lunghi periodi di grande produzione ad altrettanto lunghi periodi di inattività. Ciò che ha regolato il tutto, come dicevo, è sempre stato il livello di confusione nella testa. Le parole hanno per me un grande valore, più o meno come le pietre. Per questo tutti i miei diari sono sempre stati con me e hanno affrontato quattro traslochi, più o meno come la mia collezione di pietre.</p>
<p>Oggi ho semplicemente deciso di condividere la confusione che ho in testa. In questo momento di importanti cambiamenti professionali e personali mi è sembrato necessario trovare un modo nuovo di “fare ordine”, un modo che, comunque, tenesse conto degli altri. Una sfida al giudizio degli altri. Specialmente di alcuni…</p>
<p>Per questa ragione desidero condividere il mio <strong>percorso</strong> con chiunque abbia un po&#8217; di curiosità per ciò di cui mi occupo: il ricamo.</p>
<p>Oggi ricamo con grande passione, come per ogni scelta che ho compiuto nella vita. Sono in formazione ma sto cercando di delineare una strada professionale da percorrere e sono consapevole, per esperienza, di quanto sia necessario <strong>sperimentare,</strong> <strong>condividere</strong>, <strong>esplorare</strong>, <strong>confrontarsi</strong>. Il mio desiderio è creare un contesto, un luogo, nel quale questa ricerca possa strutturarsi passo dopo passo seguendo, al ritmo del punto dopo punto, il proprio filo rosso.</p>
<p>Ricamare non è solo eseguire un punto dopo l’altro seguendo le regole di una determinata tecnica. Il ricamo è un’arte minore, e un’esperienza quasi estrema, una filosofia, un percorso.</p>
<p>E’ questo che ho compreso in questi primi tre anni di intenso <strong>studio e ricerca</strong>. Ho letto, sperimentato, osservato, mi sono lasciata condurre da maestre bravissime e da intellettuali stimolanti, ho imparato tecniche e ricamato tanto. Punto dopo punto, migliaia di punti, punto dopo punto, decine di migliaia di punti.</p>
<p>Questo blog sarà il racconto di questo mio “andare”, in una dimensione sicuramente emozionale ma anche, se ne sarò capace e se avrete voglia di venire con me, di scambio di cultura ed <strong>esperienza</strong>. Questo in fondo fa una ricamatrice: punto dopo punto traccia un percorso, delinea una immagine, recupera una trama, disegna un altrove. E condivide.</p>
<p>Questo blog, per ora, è lo strumento di condivisione che ho scelto. Nonostante non abbia nessun talento per la scrittura.</p>
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