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    Prove su Hispellum: laboratorio di ricamo contemporaneo per apprendere una tecnica “vintage”

    28 marzo, 2019

    La tecnica Hispellum, brevettata dall’artista Leandra Angelucci Cominaccini, artista futurista di Foligno attiva nella prima metà del ‘900, consiste nella preparazione di rotolini di tessuto e nella loro applicazione su un fabric di base.

    Ho svolto questo workshop lo scorso settembre, nel corso dell’esperienza a Valtopina, della quale vi ho parlato estesamente in questo post. Un’esperienza molto interessante, una tecnica per la quale, come vi accennavo, intravedo grandi potenzialità espressive.

    Il workshop è stato ideato e condotto da Rosalba Pepi, del Laboratorio Tessile Alice, maestra di ricamo con grandi competenze nelle tecniche antiche, specialmente medioevali. Questa ricamatrice ha lavorato al recupero di questa tecnica, utilizzata nel Laboratorio d’Arte Hispellum di Foligno per la produzione di arazzi negli anni ’30 del ‘900 di proprietà dell’artista Leandra Angelucci Cominaccini, cercandone una interpretazione contemporanea.

    La tecnica in apparenza sembra piuttosto semplice: si tratta di produrre rotolini di tessuto e di fissarli su una tela di appoggio con un punto posato doppio seguendo la traccia di un disegno precedentemente concepito. Nel corso di questo workshop abbiamo “ricamato” una piccola foglia su disegno di Emanuela Micucci (La Congrega).

    Ecco un piccolo racconto, in parole e immagini, di quelle due bellissime ore dello scorso settembre: il ricordo è ancora vivissimo nonostante il numero di mesi trascorsi.

    Rosalba ci ha innanzi tutto fornito un kit, preparato con cura, nella grafica come nella qualità dei materiali. Abbiamo lavorato con piccoli lembi di tela di cotone piuttosto densa. Bellissima e delicata la scelta dei colori dei tessuti. Anche la piccola dispensa, sobria e chiara, conteneva tutte le indicazioni per eseguire il lavoro passo a passo, anche se la guida di un maestro, rimane per me un elemento imprescindibile nell’apprendimento qualsiasi tecnica di ricamo. Ma sull’importanza dei maestri e, in particolare su quella delle “mie” maestre, vi parlerò in modo approfondito in un post a venire.

    Noi “allieve” abbiamo avuto la possibilità di “ricamare” delle bellissime foglioline avendo a disposizione anche una serie di piccole opere già completate per il confronto in continuo dei passi di lavorazione. La mia foglia si esprimeva principalmente nelle tonalità del verde chiaro.

    Stabiliti colori e forme da seguire secondo il disegno di riferimento, ho cominciato a produrre i rotolini di tessuto. Nessuna difficoltà particolare nella tecnica ma occorre davvero una discreta manualità, abituata a lavorare con le piccole cose e con la pazienza e la cura del dettaglio tipiche delle attività di ricamo. Ogni rotolino è stato poi “fissato” sul bordo esterno con una serie di piccoli punti, il più possibile fitti e nascosti, in maniera tale da bloccarne lo scioglimento, la “srotolatura”.

    Dopodiché ho dato inizio alla fase di “posa” dei rotolini sul fabric di base, sempre seguendo il disegno tracciato a matita.

    Ho compreso che per la produzione dei propri manufatti è necessario progettare il disegno e ritagliare dei pezzettini di stoffa di lunghezze coerenti con il tipo di disegno da realizzare. Tagliare in corso d’opera è piuttosto rischioso e occorre avere un buon occhio, oltre che a una manualità agile.

    Ovviamente due ore non mi sono state sufficienti per realizzare una fogliolina delle dimensioni del palmo della mia mano. Ho concentrato la mia attenzione nell’imparare qualche segreto relativo alla sequenza di posa dei rotolini finalizzata a nascondere il più possibile le estremità e ho avanzato molto lentamente, come mi è consueto.

    Non ho nemmeno fatto in tempo a infilare il piccolo filo metallico nel picciolo della foglia (si dice così?) per consentirgli una “rigida” tridimensionalità. E nei saluti finali mi sono accorta che… ero quella più indietro!

    Comunque ho completato il lavoro una volta rientrata a Milano, unendo anche qualche punto di ricamo classico.

    Come già accennavo nel post di Valtopina dello scorso settembre, nonostante l’apparente “taglio” grossolano, questa tecnica può rappresentare davvero qualsiasi tipo di immagine e, se si riesce a giocare con i diversi effetti che si possono ottenere dai diversi tipi di stoffa e da accostamenti cromatici intelligenti, si possono davvero creare opere di alto valore estetico, come ci ha insegnato Leandra Angelucci Cominaccini.

    Questa tecnica ci insegna inoltre molto sull’arte del riciclo poiché è davvero possibile utilizzare qualsiasi tipo di “avanzo” tessile; l’estro artistico e il gusto per la bellezza faranno il resto. Chissà mai che il mondo del “sustainability fashion” qualche designer illuminato riesca a recuperare questa tecnica per farne davvero qualcosa di interessante…

    Ad ogni modo in questi mesi si sono succeduti, sempre a cura del Laboratorio Tessile Alice, una serie di workshop relativi a questa tecnica: date un’occhiata alla loro pagina Facebook. Per ora si sono svolti prevalentemente nel centro Italia. Se siete curiosi e vi interessa questa tecnica vi consiglio spassionatamente di partecipare ad uno di questi workshop: imparerete un sacco di piccoli segreti di una tecnica che, all’apparenza facile, potrà regalarvi grandi soddisfazioni.

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