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    La mia prima esperienza di rammendo creativo

    08 Gennaio, 2021

    Rammendare i propri capi di abbigliamento è di tendenza, specialmente se lo si fa in modo creativo. Ma che cos’è il rammendo creativo? Cosa e come si rammenda? Dove si impara a rammendare? Qualche suggerimento e un piccolo racconto della mia prima esperienza da autodidatta.

    Durante il primo lock-down sui social si è molto discusso di quanto, soprattutto in tempi di crisi, diventino necessarie e vitali scelte etiche consapevoli per costruire un mondo migliore. Con un vero e proprio processo al fast-fashion, nel dibattito si è spesso affermato quanto sia più che mai necessario modificare le abitudini di acquisto privilegiando un guardaroba costituito da pochi capi ma di alta qualità.

    Una scelta in contrapposizione alla consolidata logica de “l’usa e getta” che prevede l’acquisto di molti capi di scarsa qualità e di basso valore economico, che frequentemente sottendono altissimi costi in termini di aumento del volume dei rifiuti e di mancato rispetto dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori.

    Comprare pochi capi di qualità significa quindi scegliere di investire eticamente, economicamente e consapevolmente per qualcosa che ci piace davvero, che ci rappresenta e col quale finiamo per avere un legame quasi affettivo. Così diventa naturale sperare che questi capi durino per sempre. Ma si sa, i manufatti tessili sono comunque effimeri e col tempo si danneggiano, si usurano o si rompono. Ed è in questa logica che diventa definitivamente importante imparare l’antica arte del rammendo, per dare ai nostri capi più amati l’occasione di “durare per sempre”.

    Cosa possiamo rammendare

    Rammendare significa sostanzialmente ricostituire la struttura del tessuto originario danneggiato. Quindi, in teoria, è possibile rammendare ogni cosa. E’ però fondamentale avere sempre ben chiaro il nostro obiettivo.

    Provo a spiegarmi meglio: il risultato di un rammendo dipende dalla tecnica utilizzata, dal tessuto di partenza e dal materiale che si utilizza per rammendare (filato o tessuto). E’ il perfetto equilibrio tra questi tre fattori tenuti insieme dalle abilità di chi esercita il rammendo a generare un risultato linea con le nostre aspettative.

    Quindi dobbiamo sapere bene cosa vogliamo; se il nostro intento è nascondere un buco di tarma nel calzino da sci agiremo con un intento diverso da quello che ci spingerebbe a rammendare un buco di tarma in un blazer di un completo Chanel. A livello estetico devo sapere cosa voglio ottenere per decidere come procedere.

    Come si rammenda?

    Se dovessi rammendare un completo di Chanel credo che mi rivolgerei ad un professionista. Rammendare è una antica arte artigiana e la prima volta che ne ho sentito parlare è stato leggendo un articolo del Corriere della Sera di qualche anno fa. Raccontava della storia quasi centenaria del laboratorio di Madame Viviani a Milano e della sua arte dei rammendi invisibili. Su un certo tipo di abiti di riconosciuto valore (economico, artistico o perché no affettivo), il rammendo si può considerare come un vero e proprio restauro tessile, dove si ricostruisce la struttura del tessuto originario in una forma talmente simile da risultare praticamente invisibile. Per eseguire un lavoro di questo tipo sono necessarie grandi capacità ed esperienza.

    Per tutto il resto, invece, mi cimenterei perché le tecniche di rammendo si possono imparare e ottenere un risultato… davvero creativo! In pratica il rammendo creativo, oltre ovviamente a riparare il capo, semplicemente “si vede” ed è proprio questa la sua essenza: conferire al capo rinnovato una sua originalissima unicità.

    Studiare le tecniche di rammendo creativo

    Se il rammendo creativo, quindi, “si vede” si può considerare un ornamento. Per cui occorre capire come fare, con quali materiali e con quali strumenti realizzare quello che, a tutti gli effetti, si può considerare un ricamo . Ma come cominciare?

    Da qualche tempo seguo il progetto di Giulia Boari che ha aperto un negozio a Bologna per knitters: Wool Done. E siccome di ogni sito la prima cosa che guardo è la bibliografia che viene sponsorizzata / venduta, sono incappata in questo libro che è stata per me una rivelazione.

    Questo testo è perfetto perché coniuga in modo impeccabile l’attitudine inglese e la creatività giapponese dell’autrice in uno stile che personalmente apprezzo molto. Le tecniche descritte sono molte, bene spiegate e illustrate mettendo i neofiti in grado di “scegliere” tra le tecniche quella più adatta al tipo di tessuto da riparare e all’effetto finale che si desidera ottenere.

    Dopo una iniziale panoramica sul materiale e sulle principali tecniche disponibili, il testo si struttura in capitoli dedicati a diverse tipologie di capi: calze, jeans, camicie, maglioni, vestiti, T-shirt, accessori… Man mano che si procede, il volume propone tecniche sempre più complesse e vengono inoltre proposti progetti realizzati dall’autrice ai quali ispirarsi.

    Conclude il volume un campionario di sintesi che illustra, a opinione dell’autrice, le migliori combinazioni possibili tra tessuti di partenza, filati da utilizzare e tecniche disponibili. E’ studiando queste pagine che mi sono definitivamente convinta che il rammendo creativo è una forma di ricamo a tutti gli effetti.

    Proviamo a rammendare…

    Ho preso uno dei miei capi ai quali sono più affezionata: un poncho in pura lana regalo di mia mamma in un Natale degli anni ’80, un “tessuto” a maglia jersey. E’ la coperta di Linus dei miei inverni ed è uno dei capi che mi ha seguito in tutti i miei molteplici traslochi in giro per il mondo. Beh, lo confesso, in Africa non l’ho portato, ma nonostante questo da diversi anni la lana del mio poncho si è lasciata andare e strappata in diversi punti.

    Per il rammendo ho scelto un cotone lanato. Si tratta di un filato piuttosto grossolano, non separabile e molto ritorto, utilizzato in genere per il mezzo punto, di marca Oltes, prodotto in Italia e di discreta qualità. Desideravo un contrasto per colore e per spessore ma non per materiale con lo scopo di produrre un effetto tattile molto simile a quello del poncho e un evidente contrasto di colori.

    Dal libro di cui ho parlato più sopra ho selezionato una delle tecniche più facili: la tecnica del quadrato. In pratica si è trattato di ricostruire una armatura a tela a contrasto con la struttura a maglia jersey del poncho, in grado di bloccare le smagliature che si stavano generando da ogni buco.

    In pratica ho messo tre piccole “pezze”. Sono piuttosto soddisfatta del risultato nonostante qualche piccolo errore, anche se evidente, che come di consueto preferisco lasciare. L’imperfezione mi affascina.

    Imparare a rammendare

    Io ho scelto di provare da sola ma non è detto che sia la scelta più naturale o logica per tutti. Se si desidera imparare per bene, sapete bene che io suggerisco sempre di avere un contatto con una “maestra” perché quello che vi può trasmettere è ben più di una semplice conoscenza di una tecnica.

    Ho anche provato ad approfondire l’argomento con un corso on line sulla famosa piattaforma sudamericana Domestika, della quale apprezzo molto sia l’offerta formativa sia la serietà nella strutturazione dei contenuti. Nello specifico vi consiglio il corso Embroidery: clothing repair di Gabriela Martínez di Ofelia & Antelmo che, oltre a illustrare diverse tecniche che di fatto potete trovare anche nel libro di Hikaru Noguchi, vi insegna un interessante approccio creativo alla materia. Un approccio “ornamentale”, insomma, dove con la scusa di riparare un capo ci si inventa l’occasione di esprimere la propria vena creativa come se fosse un ricamo.

    Un’altra possibilità è quella di seguire un corso in presenza. Al momento conosco solo il lavoro di Paola Pellino, alias La Guardarobiera. Di Torino ma disposta a organizzare corsi in varie città, mi parlò di lei una mia allieva diversi mesi fa. Trovo molto interessante il suo lavoro e avevo deciso di seguire uno dei suoi corsi prima che il lock-down bloccasse tutto. So anche che tiene anche dei corsi on-line ma preferisco aspettare che ritorni la possibilità di formarsi in presenza con una maestra. Vi consiglio di leggere questa interessante intervista nella quale Paola Pellino parla con molta passione del suo lavoro, della sua evoluzione professionale e personale, della sua arte.

    Qualunque strada decidiate di intraprendere credo proprio che il rammendo creativo sia una forma di ricamo formidabile che induce alla riflessione teorica e alimenta lo spirito creativo e l’originalità. Perché non c’è da nulla da riprodurre tout-court ma molto da sperimentare. Da parte mia sono solo all’inizio.

    Insomma, a mio avviso, il rammendo creativo è per ricamatrici intraprendenti.

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    4 comments
    La mia prima esperienza di rammendo creativo

    • maria teresa ha detto:

      Sempre piacevoli i tuoi post, grazie Miriam! Anch’io rammendo i miei abiti e ti segnalo un sito dove insegnano a rammendare i capi di maglia in modo davvero interessante e semplice. Ho acquistato il loro kit parecchi anni fa per una modica cifra e ho riparato e/o decorato varie maglie.
      https://www.woolfiller.com/index.php?lg=en

      • miriam ha detto:

        ciao maria teresa, ben ritrovata. ho dato un’occhiata al sito ed è davvero fantastico: rammendano con la tecnica del feltro ad ago! bellissimo, io amo molto il feltro e ho molto apprezzato i rammendi che hanno fatto sui tappeti a nodo. credo che mi cimenterò presto. Grazie moltissimo per la condivisione. un grande abbraccio (virtuale, eh!)

    • Paola ha detto:

      Ti ringrazio molto per avermi citata.
      Il libro di Hikaru Noguchi l’ho portato con me a Bologna in occasione di un workshop da Giulia Boari e lei entusiasta ha iniziato a proporlo sul suo sito.
      Sempre sul suo sito puoi trovare il fungo di legno da rammendo che ho progettato come supporto per rammendare e presto ci saranno altre novità.
      Un caro saluto.
      Paola