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    Il mio ricamo per il XVII concorso di Valtopina

    16 settembre, 2018

    Sull’onda dell’esperienza di Valtopina vi racconto del ricamo che ho realizzato per partecipare al Concorso “Il filo della speranza” dedicato al tema delle migrazioni.

    Come vi accennavo nel mio post precedente, vi racconto del ricamo che ho realizzato per partecipare al XVII Concorso “Ricamare l’Umbria”,Il filo della speranza”.

    Il concorso verteva sul tema delle migrazioni e per partecipare era necessario produrre un manufatto ricamato che doveva rispettare precisi requisiti tecnici accompagnato dallo schema di realizzazione e dalla scheda tecnica dei punti e delle tecniche di ricamo utilizzato.

    Il ricamo doveva essere realizzato interpretando un testo poetico sul tema, un testo che doveva essere riportato nel ricamo stesso, raccontando di accoglienza, ascolto profondo e dialogo fra le culture. Un testo che esprimesse apertura all'”altro“, in evidente “direzione ostinata e contraria” alla più  comune tendenza attuale.

    Tutti i manufatti presentati per la partecipazione al concorso costituiranno in un prossimo futuro un “libro tessile”, che verrà assemblato dalla Scuola di Ricamo di Valtopina, per raccontare in una forma nuova uno dei fenomeni più complessi, controversi e destabilizzanti della nostra contemporaneità.

    Ci ho messo molti mesi a decidere se partecipare o meno a questo concorso.

    Cercare, amare e interpretare un testo sull’argomento che ispirasse “apertura” non è stato facile; la maggior parte dei testi che ho affrontato, da quelli classici dei poeti italiani del XX secolo a quelli dei migranti che hanno vissuto recentemente la terribile esperienza dell’attraversamento del Mediterraneo, mi coinvolgevano ed emozionavano profondamente, ma ciò che risuonava in me era sempre una profonda empatia per la sofferenza vissuta prima, durante e dopo l’esodo dalla propria terra. Provavo “dolore” e raramente “speranza”.

    Ma non mi sono mai arresa e ho continuato a cercare finché sono finita come per sbaglio sulla canzone “Per uno come me” dei Negramaro. Il testo della canzone è per me bellissimo: l’emozione più significativa che provo è la percezione che c’è un “di qua” e un “di là” del mare per ognuno di noi; questo testo poetico ci fa sentire protagonisti sia se siamo chi parte sia se siamo chi accoglie, perché nella vita ciascuno di noi è prima o poi l’uno o l’altro.

    C’è un mare che ciascuno di noi deve attraversare per essere libero e questa azione richiede sì coraggio, ma si fonda anche sulla speranza che ci sia qualcuno ad accoglierti al termine del tuo difficile cammino.

    Questo viaggio al di là del mare io l’ho compiuto qualche anno fa: non è stato un viaggio solo metaforico, è stato un andare “fisico”, reale, concreto. E al di là del mare, persone con culture sconosciute e profondamente diverse dalla mia mi hanno accolto con semplice curiosità e genuina generosità.

    E allora ho scelto gli elementi per rappresentare questa emozione.

    Ho disegnato un cuore sacro laico, come a ricordare che non c’è religione prioritaria all’essere uomo, un cuore che se ne va, liberato da una mano che rappresenta la concretezza. Il partire a volte appare come un paradosso, ma quando la libertà chiama non ci sono radici, terra o tradizioni che ci possono trattenere.

    C’è una gazza in volo, come a ricordare che la presa in carico della nostra libertà richiede coraggio per superare le nostre paure e riuscire a guardarle dall’alto, in viaggio verso orizzonti lontani dalle proprie ordinarie certezze e consuetudini.

    C’è un mare da attraversare grazie a una barchetta d’oro, come a rappresentare la preziosità di questa occasione di libertà che viene abbracciata nonostante il pericolo ancestrale e terribile di poter perdere la propria vita per il proprio sogno.

    C’è una pianta con le radici nella propria terrà ma che solo al di là del mare produce fiori meravigliosi con la luce di un sole pacifico e tranquillo che ci accoglie con la sua luce calda e fraterna.

    E vabbè … nel realizzare prima di tutto il disegno mi sono resa conto che come sempre sono piena di idee e cose da dire ma è necessario che migliori significativamente lo stile dei miei “racconti ricamati“.

    Nel mio disegno non c’è abbastanza coerenza nella struttura, nella composizione e nelle proporzioni. Gli elementi che ho introdotto sono fortemente simbolici ma non sufficientemente in linea con lo sviluppo del testo che ho riportato. Il lavoro, nel suo insieme, evoca con difficoltà un racconto; è più un ricco raggruppamento di parole e simboli che richiedono un consistente sforzo per essere decifrati e caricati di significato.

    Questo disegno, quindi, richiama una mappa, ma non lo è ancora; rimanda a significati profondi ma poco capaci di condurre direttamente a un pensiero, un racconto, una storia.

    Tecnicamente questo esperimento mi è servito per rendermi conto che amo il racconto per immagini e amo la mappa come struttura espressiva. La ricerca del mio stile passa sicuramente da qui: il racconto e la mappa. Bisogna allora continuare a studiare e fare ricerca per trovare la mia personale forma espressiva secondo questi due per me fondamentali elementi.

    Ho quindi ricamato il mio disegno con il crochet de Luneville. Ho utilizzato tecniche semplici che hanno spaziato dal catenella, all’applicazione di perline en ligne regolari e irregolari,  ai riempimenti en vermicelle per paillettes e perline, al point tiré con la seta.

    I filati che ho utilizzato sono stati il classico cotone Fil à Gant per le applicazioni e per le parole, cotone dentelle e filati metallici Fil au Chinois, seta Carme Espriu, paillettes di Langlois Martin, perline Miyuki 15/0 e jais ceche in vetro 12/0.

    Partecipare a questo concorso è stato un esperimento preziosissimo e bellissimo. Nonostante non abbia meritato alcun premio o menzione particolare, sono felice perché:

    • per la prima volta ho presentato un mio lavoro ad un pubblico anche con l’intento di vincere la mia timidezza e la mia naturale tendenza all’introversione. Mi sono sbilanciata e mi sono esposta: il partecipare a questo concorso ha rappresentato per me sia un traguardo sia un significativo punto di partenza in questa seconda fase della mia vita professionale;
    • sono stata l’unica a presentarsi al concorso con un lavoro eseguito al crochet de Luneville. Le tecniche possibili con questo attrezzo meritano certamente la medesima dignità riservata a quelle tradizionali, perché nate nei primi dell’800 da contaminazioni asiatiche proprio come molte delle tecniche italiane più classiche. Sono molto fiera di questo umile primato;
    • il ricamo come forma di artigianato artistico potrà tendere alla modernità e sfuggire all’oblio se, esattamente come la cultura, troverà artigiani e artisti coraggiosi e capaci di lasciarsi contaminare. Esattamene come fu nei secoli d’oro del rinascimento, quando le tecniche italiane, in parte già frutto di rielaborazioni di tecniche orientali, venivano interpretate dai francesi che a loro volta venivano reinterpretate dagli inglesi e … ritorno, in un continuo ciclo evolutivo di trasformazione. Nel mio piccolo sono contenta di aver ri-portato in Italia un pizzico di Francia e sono curiosa di sapere dove mi porterà questa, e mi auguro fruttuosa, “contaminazione“;
    • per concludere, aggiungo con orgoglio di aver ricevuto qualche piccolo ma particolarmente significativo complimento da  “Maestre di filo”, riconoscimento di merito assegnato a ricamatrici e merlettaie distintesi per la loro capacità tecnica e creativa proprio qui a Valtopina. Lo voglio intendere come un segno: è ora che anche in Italia ci sia spazio per la Broderie d’art.

    Alla prossima!

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    4 comments
    Il mio ricamo per il XVII concorso di Valtopina

    • Catalina ha detto:

      Dear Miriam,
      It is always a real pleasure to read your words, full of depth and poetry.
      I have to say I love your composition and the strength of the symbols you chose. Being a daughter of immigrants (although not of those who crossed the sea) and migrant myself, your embroidery really speaks to my heart.
      Best regards,
      Catalina

      • miriam ha detto:

        Thanks Catalina,
        your words also deeply touch my heart and move me so much… And they give me a lot of energy to keep on going this way: I’m very happy to share with you. Thank you very much, once more.
        Thank you also for the email you sent me: you’re right, I have some problems with my website and, in fact, I did not even succeed to answer you privately from @contact. But I plan to solve everything very, very soon. See you soon!

    • Payrizia ha detto:

      Complimenti per il manufatto esposto a Valtopina:ero lì e ho avuto modo di apprezzare il prezioso ricamo. Complimenti per il coraggio e l’audacia “francese”!

      • miriam ha detto:

        Grazie mille Payrizia, spero di conoscerti e di fare quattro chiacchiere: mi sa che abbiamo qualche affinità relativamente alla concezione del ricamo … Grazie ancora.