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    Il corso di ricamo alta moda alla Scuola di Ricamo Pino Grasso a Milano

    28 febbraio, 2018

    Dopo aver visto il film “Le ricamatrici” ho avuto una illuminazione: dovevo permettere alle mie mani di imparare a ricamare affinché potessero trovare il loro pieno compimento.

    Ho letto su internet di non essere stata la sola ad essere stata folgorata dalla storia e dalle scenografie immaginifiche del film “Le ricamatrici“. Non ero la prima, ma nemmeno l’ultima spero, ad intuire la potenza del mestiere del ricamatore, mestiere così particolare e così sconosciuto. In questo film si narra la vicenda umana di due donne appartenenti a due generazioni differenti con le spalle al muro, una madre che ha appena perso la speranza dopo la perdita del figlio e una giovane madre che non sa dove trovare la propria speranza prima che nasca suo figlio. Entrambe ri-trovano il loro senso, e la loro speranza, intorno ad una passione lavorativa comune: il ricamo. Due generazioni a confronto dove l’una insegna e l’altra apprende, scambiandosi sovente ruoli, emozioni, valori, abilità e … perline.

    Ma di questo film e di tutto quello che ha suscitato fino nel profondo vi racconterò a suo tempo: per ora mi soffermo sugli aspetti pratici che hanno caratterizzato scelte precise e concrete a partire dalla primavera del 2016. Nonostante la folgorazione, infatti, non avevo per niente le idee chiare, né sulla portata di quello che mi sembrava di aver intuito né su quanto era necessario fare a partire da lì.

    In cosa consistevano i meravigliosi ricami che avevo visto nel film? Di quali materiali erano fatti? Esistevano delle tecniche di riferimento? Dove potevo impararlo? Una volta deciso di cercare delle risposte a queste domande nemmeno immaginavo la portata di quanto mi si apriva davanti in termini di conoscenze, possibilità, abilità e difficoltà… Ero fermamente intenzionata ad imparare anche se in realtà ancora non sapevo cosa.

    E così ho scoperto che i ricami degli abiti della haute-couture sono fatti a mano di materiali vari come perline, paillettes e sete varie, da noi vengono definiti “ricami alta moda”. Ecco qui: sembra facile ma in realtà il mondo del ricamo per la moda è davvero poco divulgato, quindi molto poco conosciuto, e mi sono subito resa conto che la mia ricerca era solo all’inizio.

    Ma per prima cosa bisognava imparare a ricamare … “così”. La ricerca su internet mi ha portato a selezionare la Scuola di Ricamo Pino Grasso che si trova proprio all’interno del suo laboratorio a Milano. Pino Grasso, “il ricamatore”, ha rappresentato e rappresenta oggi una vera istituzione nel mondo del ricamo per l’alta moda e per il prêt-à-porter di lusso in Italia. Ha aperto il suo laboratorio alla fine degli anni ’50 ed oggi continua la sua incessante attività con il supporto della figlia Raffaella. Pino Grasso è stato insignito del titolo di “Maestro d’Arte e Mestieri” da parte della Fondazione Cologni nel 2016, unico ricamatore tra i professionisti premiati che si distinguono per la loro abilità artigiana, professionalità e arte. Sul sito della Fondazione Cologni potete trovare una interessantissima intervista proprio a Pino Grasso nella quale egli stesso racconta la sua esperienza professionale sin dalle origini.

    Quindi ho deciso che mi sarei formata proprio da Pino Grasso: un sito internet specifico per le attività di formazione che propone è a disposizione di tutti e quindi a questo vi rimando. Io ho scelto di cominciare con il corso base che prevede l’apprendimento delle tecniche per l’applicazione di materiali vari prevalentemente attraverso l’utilizzo dell’uncinetto, il “crochet”, su un tessuto teso su un telaio a stagge. Pacchetto di 30 ore, tre ore a lezione, due lezioni a settimana. Preciso che il crochet utilizzato nel laboratorio di Pino Grasso, e di quanto ho capito nella tradizione più squisitamente italiana, è un crochet così come lo conosciamo, l’uncinetto classico, solo con punta molto, molto piccola. La più piccola sul mercato: la 0,5.

    Il mio percorso l’ho compiuto insieme a Delia, una giovanissima e intraprendente amante della moda, simpaticissima, sempre entusiasta, abile ed empatica. E’ stato un vero piacere condividere con lei piccoli successi e improbabili disastri sotto la guida della maestra Assunta. Ed eccoci a lei, Assunta, il vero pilastro della nostra formazione: più di trent’anni di ricamo a mano alle spalle, di cui la maggior parte nell’atelier di Pino Grasso. Assunta ci ha trasmesso la sua abilità e la sua cura, abituandoci fin da subito a percepire e a fare nostra la principale caratteristica di questa arte: la pazienza. E’ attraverso la pazienza che si esercita una manualità consapevole e veloce con il crochet, specialmente se le nostre mani sono avvezze a movimenti altrimenti consueti. La manualità per questo tipo di ricamo ha poco a che vedere con la manualità necessaria per ricamare con l’ago o per quella necessaria a lavorare all’uncinetto classico. Ed è sempre attraverso la pazienza che si abitua l’occhio a riconoscere la precisione e l’armonia derivanti da una manualità allenata.

    Il primo giorno di corso Raffaella Grasso ci ha mostrato i luoghi e l’organizzazione del laboratorio, ci ha presentato le persone descrivendoci i ruoli e le responsabilità di ciascuno, ci ha illustrato le varie fasi di realizzazione di un ricamo:

    • la concezione e poi la realizzazione del disegno
    • la riproduzione del disegno sul tessuto da decorare
    • la scelta e la preparazione dei materiali da applicare

    E ci ha presentato suo padre: devo dirlo, un vero privilegio.

    Abbiamo scelto il disegno e la palette di colori che desideravamo e poi abbiamo saccheggiato la stanza delle meraviglie: il magazzino dei materiali. Ci è stato fornita, sulla base del colore prescelto, una selezione di materiali specifica sulla quale dovevamo cominciare l’allenamento: jais (o perline di vetro), paillettes, cuvettes, tubi, cristalli svarowsky e perle di varia natura, insieme a tutti i filati necessari. Tutto ci è stato fornito su un piccolo vassoio dalla responsabile del magazzino e poi Assunta ci ha insegnato a montare il tessuto, con il disegno già riprodotto, sul telaio a stagge.

    Una volta ben teso il tessuto, abbiamo cominciato a ricamare. Da subito ho avuto la percezione che quel tipo di manualità mi apparteneva, nonostante la discutibile qualità del lavoro che andavo via via producendo. Ogni tanto qualche ricamatrice del laboratorio veniva a dare un’occhiata: ringrazio ancora chi tra loro ha avuto la cura di non lasciar trapelare l’orrore nel vedere il mio fiore blu che si materializzava pian piano sotto occhi già abili e capaci. Ma come accennavo più sopra per un lavoro ben fatto ci vuole pazienza … ed io ne ho in abbondanza, oltre ad una grande volontà.

    Il “fiore blu” che ho realizzato durante il corso da Pino Grasso

    Si impara ad utilizzare il crochet realizzando un semplice punto catenella. Il crochet lavora grazie alla mano destra sull’alto del lavoro che pesca, annodandolo, il filato che scorre sul rovescio del lavoro, tenuto in tensione dalla mano sinistra. Con il punto catenella si tracciano linee o si riempiono aree; in pratica si colora la traccia del disegno con il filato.

    Se invece le perline sono infilate… sul filato (!), tra un punto e l’altro si appoggia una perlina sul tessuto da sotto che, con il filo in tensione, viene appunto agganciata allo stesso. In questo caso si lavora sul retro del tessuto, cosa di per sé non particolarmente significativa se si lavora su organza, come nel nostro caso. Questo tessuto, data la trasparenza, permette di vedere comunque cosa succede “sotto”, sul dritto del lavoro, quindi l’incedere è abbastanza semplice. La questione si complicherebbe qualora si lavorasse su tessuti non trasparenti: in questo caso è solo grazie ad una manualità esercitata e una abilità acquisita che diventa possibile un lavoro fatto bene. Ma questa è un’altra storia…

    Questo percorso non può essere a mio avviso propriamente chiamato “scuola”. Questo corso è soprattutto la straordinaria possibilità di fare esperienza di una manualità non consueta, di una abilità pressoché sconosciuta. Che riesce a generare artigianato e, a volte, arte. Perché questo è il vero valore aggiunto dell’esperienza da Pino Grasso: l’essere accolti nei luoghi e dalle competenze che “fanno” il mestiere del ricamatore oggi, così come ieri. Questo percorso mi ha permesso di intuire meglio il concetto di “bottega” che tanto mi affascina e il cui significato più vero rincorro da tempo.

    Io e Delia abbiamo compreso con chiarezza che questa esperienza non era che un inizio, che avevamo appena cominciato ad imparare e che il mondo che ci si apriva davanti era veramente privo di limiti e orientato all’infinito. Nonostante avessimo deciso di proseguire l’esperienza fino al livello intermedio (45 ore).

    Ricamare è una cura per l’anima e in queste 45 ore ho appreso un nuovo modo di prendermi cura di me.

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