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    Ricamo con punti base: il fascino dei giardini millefiori (seconda parte)

    25 febbraio, 2018

    Dopo l’idea e il progetto: vi racconto come ho realizzato questo ricamo che rappresenta il giardino dei desideri di una “cittadina” per caso.

    Dunque, nel precedente post vi ho raccontato come è nata l’idea. Oggi vi racconto invece come l’ho realizzata. Vi avevo accennato che ero partita dall’autunno, principalmente perché è la stagione che mi ispira di più, quella che amo.

    I colori dell’autunno nei boschi di larici, abeti e castagni sono i miei preferiti e quando mi trovo a respirare aria pura tra sfumature di rosso-verde-arancio-giallo che si compenetrano l’una con l’altra, ve lo svelo, vivo la pace dei sensi. Il bosco e il giardino d’autunno sono il mio luogo del cuore e, vi avevo già accennato della mia anima nomade, si trova in tutti i paesi del mondo. L’autunno colora ovunque di una luce tutta sua: è la luce del nuovo inizio, del “ricomincio” consapevole.

    Ho deciso che avrei iniziato coprendo tutto il lavoro con il punto erba dove necessario. Avrei ricamato tutti gli steli e mi sarei concentrata sulla distribuzione dei colori. Mi è sembrato necessario procedere in questo modo, senza concentrarmi quindi fiore per fiore. Avrei evitato di continuare a togliere e mettere il telaio correndo il rischio di schiacciare il lavoro già fatto, soprattutto i nodi francesi. Ho lavorato quasi sempre a doppio filo (due dei sei che costituiscono il filato di cotone mouliné DMC). Ho rispettato le regole di base della brava ricamatrice: fili sfilati uno ad uno e della lunghezza di  due volte il mio avambraccio. I due fili poi devono essere ricomposti cima con cima per evitare che la direzione di torsione di uno dei due fili non coincida con quella dell’altro. Se la torsione dei fili non viene tenuta sotto controllo, infatti, i fili generano nodi indesiderati e si attorcigliano in modo improprio costringendoci a inutili nervosismi (accorgimenti fondamentali di precisione che si imparano bene dalle maestre brave e difficilmente dai tutorial…).

    A proposito di telaio, ho iniziato il lavoro con il telaio tondo diametro 20 cm. Terminato il lavoro per l’autunno ho preferito spostarmi sul telaio a stagge che ho imparato a montare al corso di ricamo da Pino Grasso e a Luneville. Ho imbastito le tele per le tre stagioni tutte insieme e le ho “tirate” sulle stagge. Lavorare su un telaio di questo tipo per progetti come il giardino millefiori evidenzia, a mio sommesso avviso, sia vantaggi che svantaggi.

    Montaggio su telaio “a stagge”

    I vantaggi che io riconosco sono fondamentalmente due. Il primo vantaggio, che vale per quasi tutti i tipi di punti del ricamo base, avanza molto più spedito perché il telaio, essendo appoggiato e sostenuto dai cavalletti, lascia le mani completamente libere e quindi agili. Il secondo è quello che l’area del tessuto in tensione è ovviamente maggiore rispetto a quella del singolo telaio circolare, quindi si guadagna tempo evitando di montare e smontare continuamente il lavoro in corso.

    Anche gli svantaggi che ho riconosciuto sono principalmente due. Innanzi tutto con il telaio a stagge passare sul retro del lavoro per affrancare i fili necessita di un maggior dispendio di energia. Data quindi la mia proverbiale pigrizia, mi sono ritrovata diverse volte a chiedermi se valeva la pena puntare al “retro perfetto” interrompendo il lavoro al momento giusto oppure fare finta di niente e tirare il filo sul retro un po’ più di quanto consentito ad un lavoro “fatto a regola d’arte”. Insomma, ve lo confesso: ogni tanto ho un po’ imbrogliato raccontandola a me stessa e dicendomi che avrei poi completato un manufatto a retro nascosto. Il secondo svantaggio consiste nel fatto che, per sprecare meno filati e tempo, spesso conviene lavorare su tessuto teso alcuni punti che notoriamente verrebbero meglio con tessuto libero. Il punto erba viene fatto a due tempi, così come il punto catenella e il punto margherita. Ed è qui che i problemi di torsione sono emersi tutti nella loro potenza.

    E così ho continuato il mio esercizio di pazienza e di creatività. Non ho progettato i punti mentre disegnavo. Ho disegnato e dato forma al tutto e poi, fiore per fiore, ramo per ramo, ho deciso quali punti e quali colori avrei impiegato tenuto conto del gusto, della necessità di esercitare alcuni punti piuttosto che altri, del tipo di tratto o area da coprire o riempire. Ricamando tanti soggetti, tutti diversi nella forma, nella dimensione e nella complessità del tratto, si esercita anche l’apertura mentale alla sperimentazione e la predisposizione a prevenire il disastro o il lavoro fatto male; si impara a privilegiare l’utilizzo di un punto piuttosto che di un altro imparando la resa del filato che si utilizza in funzione della dimensione del disegno. I punti che ho impiegato sono quelli tipici del ricamo base, dei quali vi ho parlato in un precedente post.

    Per imparare a lavorare per bene non bisogna esitare a fare e disfare e di questa rima ne ho fatto il mio mantra, Dino Campana insegna. Un lavoro fatto male va disfatto più e più volte finché è fatto bene, perché sono la precisione e la bellezza che devono rimanere. Ed è solo grazie all’esercizio quotidiano del proprio talento che si affina la percezione della precisione e della bellezza, in ogni agire, non solo nel ricamo.

    Ciò che non ho disfatto sono stati invece gli errori cromatici o le palesi discromie. Le armonie cromatiche si imparano, secondo me, ogni volta che l’occhio viene interpellato a riconoscere ciò che armonia cromatica (o evocazione) non è.

    Ed è ecco qui il lavoro finito. L’autunno e l’estate mi hanno regalato vere grandi soddisfazioni. Il giardino d’inverno, proprio perché è il più difficile da gestire anche in natura, si è rivelato il meno riuscito e il meno creativo. Il giardino di primavera mi verrebbe voglia di rifarlo da capo: a primavera per me è la stagione più difficile in ogni senso…

    E poi un grazie speciale alla mia amica Anna Lisa D’Antonio per le fotografie realizzate in una mattina d’inverno in trasferta a Milano…

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