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	<title>Progetti Archivi &#183; Miriam Cozzi</title>
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	<description>Atelier di Broderie d’Art</description>
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	<title>Progetti Archivi &#183; Miriam Cozzi</title>
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		<title>Il mio vestito dell&#8217;anima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Sep 2021 17:38:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[abito da sposa ricamato]]></category>
		<category><![CDATA[broderie d'art]]></category>
		<category><![CDATA[perline]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vi racconto di come ho progettato e realizzato il mio abito da sposa, ricamato ad ago e a crochet de luneville.</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/il-mio-vestito-dellanima/">Il mio vestito dell&#8217;anima</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading">Ovvero di come il ricamo (oltre al vestito) possa raccontare ciò che sei e ciò che per te è importante comunicare.</h4>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1445.jpeg" alt="" class="wp-image-2936" width="605" height="806" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1445.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1445-225x300.jpeg 225w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1445-768x1024.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1445-1152x1536.jpeg 1152w" sizes="(max-width: 605px) 100vw, 605px" /></figure></div>



<p>Lo scorso giugno mi sono sposata. Confesso che già da qualche tempo mi balenava in testa l&#8217;idea che avrei voluto ricamare il mio vestito da sposa. Dopo molto pensare, all&#8217;improvviso, tutto mi si è chiarito all&#8217;orizzonte e a questo nuovo-nato progetto ho dedicato ogni mio momento libero per alcuni mesi. </p>



<h5 class="wp-block-heading">Il progetto</h5>



<p>Sposarsi dopo tanti anni di convivenza per noi è significato &#8220;scegliersi&#8221; profondamente. Per quel giorno desideravo portare con me tutta me stessa e anche l&#8217;abito ne doveva essere parte fondamentale. Chi sono? Cosa porto? L&#8217;ho rappresentato con il ricamo della gonna: ho pensato alle dodici donne che hanno plasmato, costituito e sostenuto la mia femminilità in questi cinquant&#8217;anni di vita. </p>



<p>Di ciascuna di loro ho disegnato il volto e scelto un aforisma che avesse, in modo più o meno esplicito, formato o custodito il mio pensiero, la mia visione del mondo, i miei valori e la mia formazione alla vita. A ciascuna di loro, poi, ho dedicato un fiore.</p>



<p>Ora provo a spiegarvi come questo progetto è diventato realtà.</p>



<h5 class="wp-block-heading">La realizzazione</h5>



<p>La scelta del modello dell&#8217;abito è stata facile. Da quando sono adolescente prediligo uno stile essenziale che mi piace definire alla &#8220;Holly Hobby con dignità&#8221;. Mi vesto così da sempre: linee semplici ed essenziali, taglio sotto il seno o abbassato sulla vita e gonna morbida. Per me comodo ed efficace. Ne ho realizzati tantissimi nel tempo con stoffe prese dai cesti delle rimanenze e con sete sopraffini. Questo stile mi fa sentire semplicemente me stessa. Per il giorno del matrimonio non poteva essere diverso e così ho deciso che di quest&#8217;abito avrei ricamato solo la sopragonna in organza di seta. Quest&#8217;ultima, poi, sarebbe stata un rettangolo, senza cuciture nè tagli in forma. Chissà mai che un giorno possa diventare qualcosa di diverso che resti per (il mio) sempre.</p>



<p>Le donne che mi hanno aiutato con il loro pensiero, il loro agire o il loro amare ad essere quella che sono, come accennato, sono dodici. Ho scelto Emily Dickinson, la Stefy, Thérése Martin, Frida Kahlo, Etty Hillesum, Noa, Thérèse de Dillmont, la moglie di Barbablù, Ilaria Alpi, Martha Nussbaum, Simone de Beauvoir, Hannah Harendt. Sul perchè ho scelto loro vi racconterò tra qualche post quando vi spiegherò alcuni dettagli del ricamo. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1441.jpeg" alt="" class="wp-image-2932" width="611" height="458" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1441.jpeg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1441-300x225.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1441-1024x768.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1441-768x576.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1441-1536x1152.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 611px) 100vw, 611px" /></figure></div>



<p>Una volta fatta la scelta dei contenuti ho realizzato i disegni stilizzati dei volti e ho scelto un font per stampare gli aforismi. Ho fatto un pò di prove per trovare la scala giusta alla quale riportare il tutto. Poi ho lasciato sedimentare e mi sono concentrata sul ricamo.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Scelta dei materiali</h5>



<p>Per il vestito ho scelto un cady di seta bianca, la sopragonna invece, la tavolozza del ricamo, ho desiderato che fosse in organza di seta, sempre bianca. Ho procurato dell&#8217;organza di produzione italiana da un negozio di materiale per modisteria. La scelta è ricaduta su questo tipo di seta perchè mi sembrava più corposa e meglio sostenuta delle normali sete da abbigliamento. Questa scelta si è rivelata un successo per quanto riguarda la &#8220;resa&#8221; del volume che desideravo, tuttavia non la consiglierei e non credo la sceglierei di nuovo. Si è rivelata infatti piuttosto difficile da ricamare ma, soprattutto, difficile da predisporre al telaio e nella gestione delle tensioni.</p>



<p>Il nero è invece il colore che ho privilegiato per il ricamo dei volti e degli aforismi. L&#8217;ho desiderato come elemento a contrasto con l&#8217;organza bianca, come a ricordarmi quanto gli opposti siano sempre la vera essenza della realtà. Per i fiori da associare ad ognuna delle donne rappresentate mi sono invece lasciata condurre dai colori. Con un pizzico di oro, naturalmente.</p>



<p>A partire da alcuni colori in svariate tonalità di perline Miyuki 15/0, ho cominciato a cercare filati di varia natura, consistenza e pregio tra i miei cassetti. Ho scelto a gusto personale senza fare troppa attenzione alla teoria dei colori e ciò che ne è risultato è stata questa tavolozza.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1443.jpeg" alt="" class="wp-image-2934" width="610" height="398" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1443.jpeg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1443-300x196.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1443-1024x669.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1443-768x502.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1443-1536x1004.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 610px) 100vw, 610px" /></figure></div>



<p>Ho scelto di lavorare solo con le perline 15/0 perchè sono le mie preferite. E visto che sono da infilare tutte a mano, ho pensato che questo progetto meritasse il meglio del mio impegno. A proposito: ho contattato <a href="https://www.perlesandco.it/">Perles&amp;co</a> implorando che riuscissero prima o poi a fornire queste perline già infilate&#8230; Ricamatori e ricamatrici: fate lo stesso! Dobbiamo convincerli assolutamente che potrebbero avere un mercato.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Preparazione del campione</h5>



<p>I disegni dei fiori da ricamare sono nati spontaneamente. Mi sono lasciata guidare solo dal desiderio che fossero piccoli, semplici e delicati. Una volta disegnati su carta e riportati a caso sulla seta da campione ho cominciato a &#8220;colorarli&#8221; coi materiali che avevo scelto. Sono andata un pò al contrario questa volta: scelti i materiali che amavo ho cercato il modo di riportarli sulla seta al meglio del mio gusto. E non ho dato retta a nessuno, perchè questo ricamo sono io. Errori inclusi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1077.jpeg" alt="" class="wp-image-2931" width="608" height="400" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1077.jpeg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1077-300x197.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1077-1024x674.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1077-768x506.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1077-1536x1011.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 608px) 100vw, 608px" /></figure></div>



<h5 class="wp-block-heading">La realizzazione del ricamo</h5>



<p>Per riportare il disegno definitivo sulla gonna ho liberato il pavimento del salotto e ho steso la carta sulla quale ho creato il mio collage dei disegni dei volti, dei fiori e degli aforismi cercando a colpo d&#8217;occhio l&#8217;armonia dell&#8217;ingombro generale. Non ho mai ricamato qualcosa di così grande per cui è stato tutto una scoperta e una sperimentazione. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1442.jpeg" alt="" class="wp-image-2933" width="613" height="460" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1442.jpeg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1442-300x225.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1442-1024x768.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1442-768x576.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1442-1536x1152.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 613px) 100vw, 613px" /></figure></div>



<p>Composto il collage ho messo la seta a telaio e, appoggiando man mano il disegno da sotto fissandolo con degli spilli, ho ricalcato con la mitica penna termocancellabile. Lo so, un atelier d&#8217;alta moda si scandalizzerebbe di tutto questo. Ma come fare se non si possiedono spazi e attrezzature adeguate? Ci si arrangia come si può. Nonostante la fatica e qualche inevitabile imprecisione dovuta alla  difficoltà di mantenere sempre coerenti disegno e stoffa, direi che è andata piuttosto bene.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1446.jpeg" alt="" class="wp-image-2937" width="612" height="459" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1446.jpeg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1446-300x225.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1446-1024x768.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1446-768x576.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1446-1536x1152.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></figure></div>



<p>E poi ho iniziato a ricamare. Srotolando man mano la stoffa da una delle due stagge e arrotolandola progressivamente sull&#8217;altra, ho proceduto ricamando 50 cm alla volta secondo la direzione della unghezza della gonna.</p>



<p>Ricamare è stato intenso e prezioso. E&#8217; stato un tempo di meditazione autentico perchè mi sono concentrata sui ricordi. Ricamando ognuna delle donne prescelte, ho ricordato le tappe fondamentali della mia vita: gli avvenimenti e i pensieri, le gioie e le sofferenze, l&#8217;intraprendenza e l&#8217;inerzia coi quali ho nutrito ogni mio agire, pensare, amare. Ho riletto libri (audiolibri per essere precisa), ascoltato musiche e conferenze e mi sono nuovamente nutrita di quanto queste donne mi hanno lasciato nei miei anni di ricerca consapevole o inconsapevole che fosse.</p>



<h5 class="wp-block-heading">La cucitura dell&#8217;abito</h5>



<p>Una volta terminato il ricamo ho portato tutto dalla mia amica Laura, la mia sarta e maestra di sartoria con la quale ho condiviso un anno davvero importante della mia vita:  quello nel quale ho scelto di cambiare professione. Lei sa dei dubbi e delle domande che mi permeavano fin nel profondo in quegli anni difficili ma al contempo ricolmi di speranza e aspettative.</p>



<p>E&#8217; stata lei che mi ha detto le parole più importanti: &#8220;questo vestito sei tu&#8221;.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1444.jpeg" alt="" class="wp-image-2935" width="611" height="458" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1444.jpeg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1444-300x225.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1444-1024x768.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1444-768x576.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_1444-1536x1152.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 611px) 100vw, 611px" /></figure></div>



<p>In fondo credo che il senso dell&#8217;abito, come tutte le culture consapevoli ci insegnano, sia quello di rappresentare ciò che siamo al mondo. Per questo l&#8217;atto del vestire è molto più che coprirsi per freddo o per pudore. Il vestito che scegli di metterti sempre racconta ciò che sei e ciò verso il quale tendi, nella purezza dell&#8217;intento e nella mancata consapevolezza. Perchè da un punto di vista culturale la moda è davvero un concetto complesso&#8230; E nel giorno del mio matrimonio non avrebbe potuto essere diversamente.</p>



<p>Mi auguro che questo post vi aiuti ad agire con intraprendenza, perchè ricamare è un&#8217;occasione, tra le altre, per oltrepassare i propri (veri o presunti) limiti. </p>



<p>Se volete curiorsare ulteriormente tra i piccoli grandi progetti che ho condiviso in questo blog vi suggerisco il seguente <a href="https://miriamcozzi.it/category/progetti/">link</a>.</p>



<p>Auguro buoni progetti a tutti voi. A presto!</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/il-mio-vestito-dellanima/">Il mio vestito dell&#8217;anima</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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		<title>Un workshop tematico di ricamo ad percorso formativo sartoriale</title>
		<link>https://miriamcozzi.it/un-workshop-tematico-di-ricamo-ad-un-corso-di-sartoria-creativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jun 2021 07:33:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Impara con me]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[corso di ricamo]]></category>
		<category><![CDATA[formazione sartoria]]></category>
		<category><![CDATA[percorso formativo]]></category>
		<category><![CDATA[ricamo libero ad ago]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono stata insegnante di un corso di ricamo in un percorso formativo di sartoria creativa: vi racconto di questa interessantissima esperienza</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/un-workshop-tematico-di-ricamo-ad-un-corso-di-sartoria-creativa/">Un workshop tematico di ricamo ad percorso formativo sartoriale</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h5 class="wp-block-heading">Sono stata invitata in qualità di insegnante ad ideare e organizzare un corso di ricamo all&#8217;interno di un percorso formativo sartoriale davvero originale. In questo post vi racconto di questa interessantissima esperienza.</h5>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaaf-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-2906" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaaf-1024x768.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaaf-300x225.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaaf-768x576.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaaf-1536x1152.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaaf.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Lo scorso febbraio ho vissuto un&#8217;esperienza davvero entusiasmante: ho tenuto un workshop di ricamo di due giorni, nell&#8217;ambito di un percorso formativo sartoriale organizzato dall&#8217;associazione <a href="https://www.telamundi.it/">Spazio Telamundi</a> di  Mondovi.</p>



<p>Riuscire a realizzare questo corso di ricamo è stato difficile, a causa dei mesi in <em>lock down</em> e del blocco delle attività formative. Abbiamo rimandato più volte, fino a riuscire a ritrovarci in un freddo e bellissimo week end di fine febbraio.</p>



<h5 class="wp-block-heading">La sorpresa della proposta</h5>



<p>Ho fatto la conoscenza di <a href="http://www.colombaferraris.it/index.htm">Colomba Ferraris</a> un paio di anni fa, quando ha partecipato ad un mio corso sulle tecniche a ricamo di Luneville. Abita in un piccolo paesino nella campagna di Mondovì, dove da diversi anni realizza costumi di scena.</p>



<p>Una mattina di primavera, Colomba Ferraris mi chiede se io voglia partecipare ad una impresa davvero interessante: stava organizzando un progetto con Lidia Maffiodo e l&#8217;associazione <a href="https://www.telamundi.it/">Spazio Telamundi</a>.  Il progetto, rivolto a curiosi e appassionati delle arti sartoriali, era finalizzato  alla progettazione di una linea collettiva di capi di abbigliamento, con l&#8217;intento di sperimentare ed esplorare le potenzialità del lavoro di un gruppo &#8220;differenziato per cultura, provenienza e abilità&#8221;.</p>



<p>Questo progetto, denominato <a href="https://www.telamundi.it/formazione_sartoriale_telamundi/">Percorso Formativo Sartoriale</a>, comprendeva diversi moduli teorici (modellistica, merceologia tessile, etica della moda, storia della moda) e di pratica (nozioni base di confezione del capo, restyling e riciclo di capi vintage) arricchiti da alcuni workshop a tema (disegno, ricamo, feltro, stampa a ruggine).</p>



<p>La proposta prevedeva il mio coinvolgimento per realizzare un workshop tematico, con l&#8217;obiettivo di trasferire i rudimenti del <strong>ricamo in sartoria</strong>. E allora come potevo &#8220;costruirlo&#8221; a loro misura e centrare l&#8217;obiettivo?</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaae-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-2905" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaae-768x1024.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaae-225x300.jpeg 225w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaae-1152x1536.jpeg 1152w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaae.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<h5 class="wp-block-heading">La progettazione del workshop </h5>



<p>La costruzione di questo workshop ha richiesto una piccola e interessante riflessione iniziale perché dovevo tener conto, oltre al principale obiettivo del corso, della necessità di condensare un tema così ampio in un programma realizzabile in poche ore.</p>



<p>Mi è sembrato importante, prima di tutto, far intendere ai partecipanti l&#8217;<strong>importanza della progettazione</strong> nella fase di realizzazione del proprio lavoro. Solo con una accurata progettazione, infatti, è possibile scegliere le tecniche adeguate alla rappresentazione della propria idea da ricamare.</p>



<p>Ricamare un abito non è come ricamare una tela qualsiasi. E&#8217; necessario scegliere la tecnica giusta seguendo tempistiche adeguate. Ma per fare questo bisogna &#8220;conoscere&#8221; e sapere entro quali orizzonti ci si muove.</p>



<h5 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza della teoria </h5>



<p>Ho condensato le mie <strong>riflessioni teoriche</strong> in un <strong>documento</strong> che ho consegnato a Colomba qualche giorno prima di realizzare il workshop, in modo che i partecipanti avessero la possibilità di &#8220;entrare nel tema&#8221; prima di sentire ago e filo tra le dita.</p>



<p>Ho spiegato cosa si intenda per ricamo, delineando i due ambiti fondamentali entro i quali si sviluppa il concetto e la pratica del ricamo in sartoria. Si tratta del <strong>ricamo direttamente su tessuto</strong> e del <strong>ricamo in applicazione</strong>. Questa prima fondamentale classificazione permette la corretta organizzazione della sequenza delle operazioni da realizzare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="792" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaac-1024x792.jpeg" alt="" class="wp-image-2903" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaac-1024x792.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaac-300x232.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaac-768x594.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaac-1536x1188.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaac.jpeg 2033w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Successivamente, delineo le caratteristiche principali  delle <strong>tecniche utilizzate</strong> per l&#8217;ornamento degli abiti, che consistono nel ricamo libero ad ago, nel ricamo a crochet e nel ricamo in oro. Aggiungo una postilla in merito al fatto che oggi, in verità, si sperimentano tecniche davvero innovative che difficilmente riescono a rientrare in una categorizzazione così ristretta. Ma questa è materia per quei pochi che vogliono approfondire e diventare esperti&#8230;</p>



<p>Di ciascuna di queste tre tecniche, sarebbe meglio dire gruppi di tecniche, ho provveduto a caratterizzare gli aspetti puramente teorici, completando il discorso con proposte di approfondimento tramite libri di testo, siti web o tutorial che reputo importanti e seri.</p>



<p>A completamento, credo importante proporre a chi oggi sviluppa il ricamo in sartoria a diversi livelli, l&#8217;osservazione e l&#8217;analisi delle opere opere non solo di semplici e genuini artigiani (italiani e stranieri), ma anche dei più importanti stilisti di haute couture. Sono convinta, infatti, che studiare il lavoro di altri sia, per i creativi, il più importante strumento di <strong>ricerca</strong> per delineare il proprio stile personale.</p>



<h5 class="wp-block-heading">il trasferimento del sapere </h5>



<p>Il workshop pratico l&#8217;abbiamo realizzato in una intensiva giornata di venerdì, seguita da una mezza giornata di sabato. Nella prima giornata ci siamo dedicati allo studio del <strong>programma teorico</strong>, nella seconda ci siamo invece dedicati a completare le opere ricamate, lasciando spazio alla risoluzione degli eventuali dubbi, risposte alle curiosità e ad eventuali approfondimenti.</p>



<p>Per imparare a ricamare abbiamo utilizzato telai rotondi di medio diametro, aghi fini e grossolani, per comprenderne le differenti possibilità, e una montagna di fili mouliné colorati, tra i quali scegliere in base al proprio gusto cromatico.</p>



<p>Il lavoro si è concentrato sulla tecnica del <strong>ricamo libero ad ago</strong>, imparando i punti base (nel gruppo dei punti in linea, punti piatti e punti a cappio) ed esplorando le loro potenzialità lavorando su tela e su tulle. Nella pratica, la <strong>tela</strong> avrebbe simulato il potenziale abito (ricamo direttamente su tessuto) ed il <strong>tulle</strong> il supporto per una potenziale applicazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaa-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-2902" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaa-768x1024.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaa-225x300.jpeg 225w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaa-1152x1536.jpeg 1152w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaa.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>Sul tulle abbiamo esplorato la resa di alcuni punti imparati, dato che tale tessuto obbliga ad uscire dagli schemi di realizzazione prefissati. Ho proposto il ricamo di una farfalla, utilizzando un diverso metodo di riporto del disegno sul tessuto, stimolando la creatività e concedendo a ciascuno la libertà di osare secondo il proprio gusto e di adattarsi alla propri abilità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaad-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-2904" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaad-1024x768.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaad-300x225.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaad-768x576.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaad-1536x1152.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2021/06/aaad.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Ci sono molti modi oggi di apprendere i primi rudimenti nell’arte del ricamo. In particolare si sa che i tutorial per imparare a ricamare impazzano su internet e sono di immediata disponibilità. A mio sommesso avviso, tuttavia, se si vuole intraprendere un percorso serio e ragionato non si può prescindere dal <strong>condividere il sapere</strong> a tu per tu. I piccoli segreti delle competenze artigiane o artistiche possono essere trasmessi solo tramite un corso in presenza. Me lo hanno insegnato le mie maestre ed è per questo che credo fermamente nel senso del mio lavoro.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Spiccare il volo</h5>



<p>La realizzazione di corsi di ricamo intensivi di questo tipo può sembrare per alcuni una vera sfida, tenuto conto del fatto che il ricamo è di per sé un&#8217;<strong>arte lenta</strong>, che richiede tempo, soprattutto nelle prime fasi di apprendimento.</p>



<p>Tuttavia, a rendere tutto questo un&#8217;esperienza positiva ci hanno pensato Lidia e Colomba, che hanno proposto un percorso formativo progettato con originalità, freschezza, determinazione e lungimiranza. In questo percorso, il ricamo si è ritagliato un piccolo e significativo spazio che è stato vissuto come cameo, prima di tutto dagli allievi.</p>



<p>E&#8217; infatti grazie a tutti loro che questo workshop è stato un piccolo grande successo.  Nonostante tutti fossero alle prime armi e considerata la differente sensibilità e predisposizione al tema, ho riscontrato un fortissimo interesse, una coinvolgente curiosità e una intensa dedizione da parte di tutti gli allievi, tipici di chi sta sperimentando una tappa importante della propria crescita personale e attitudinale.</p>



<p>Il nostro corso di ricamo è stato utile a <strong>render ciascun allievo consapevole</strong> delle potenzialità di questo strumento creativo nella composizione di un capo di abbigliamento realizzato in modo sartoriale.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Il termine del percorso: ma è davvero così?</h5>



<p>Lo scorso mese di maggio, il percorso di questo intraprendente gruppo di creativi si è concluso con l&#8217;esposizione pubblica dei capi da loro realizzati. Per una decina di giorni, lo spazio <a href="https://www.telamundi.it/">Telamundi</a> di Mondovì si è trasformato in luogo di festa, condivisione del sapere e spazio narrativo di una originalissima collezione, risultato concreto del percorso formativo del quale io vi ho solo accennato.</p>



<p>&#8220;Rivoltosa&#8221;, è il nome di questa collezione di capi, un nome di profondo significato come hanno spiegato gli stessi allievi del progetto in <a href="https://www.gazzettadalba.it/2021/05/le-allieve-di-telamundi-espongono-rivoltosa-per-dieci-giorni-a-mondovi-piazza/">questa</a> intervista. Da parte mia, auguro a questo gruppo di intraprendenti creativi l&#8217;occasione e la possibilità  di continuare con esperienze di simile coinvolgimento e crescente impegno professionale.</p>



<p>Spero che l&#8217;eco di esperienze come questa sia di stimolo alla creazione di altri e numerosi eventi di questo tipo. Tutti gli appassionati hanno bisogno di condividere e proporre creatività e cultura anche e soprattutto fuori dalle grandi città favorendo il fiorire di nuovi e originali spazi creativi.</p>



<p>Ed infine non posso che ringraziare Lidia e Colomba per aver concepito e realizzato tutto questo, con il sincero augurio che possano essere nuovamente le abili artefici di altrettanti e mirabilanti eventi di questo tipo. </p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/un-workshop-tematico-di-ricamo-ad-un-corso-di-sartoria-creativa/">Un workshop tematico di ricamo ad percorso formativo sartoriale</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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		<title>Le gazze di Elisa: il ricamo per una stola</title>
		<link>https://miriamcozzi.it/le-gazze-di-elisa-il-ricamo-per-una-stola/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 May 2019 18:44:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[broderie d'art]]></category>
		<category><![CDATA[crochet de Luneville]]></category>
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		<category><![CDATA[esercizi di lentezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;Elisa è un&#8217;amica che prima di ogni cosa ha creduto al mio progetto. E per dimostrarlo, oltre alle parole, mi ha chiesto di ricamarle una stola. L&#8217;ho fatto con gioia, riconoscenza e gratitudine: questo è il risultato. Le gazze sono un elemento simbolico importante per Elisa e quando mi ha chiesto di ricamarle non le [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/le-gazze-di-elisa-il-ricamo-per-una-stola/">Le gazze di Elisa: il ricamo per una stola</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1745" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_20190425_191257427.jpg" alt="" width="4608" height="3456" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_20190425_191257427.jpg 4608w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_20190425_191257427-300x225.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_20190425_191257427-768x576.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_20190425_191257427-1024x768.jpg 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /> &nbsp;Elisa è un&#8217;amica che prima di ogni cosa ha creduto al mio progetto. E per dimostrarlo, oltre alle parole, mi ha chiesto di ricamarle una stola. L&#8217;ho fatto con gioia, riconoscenza e gratitudine: questo è il risultato.</h5>
<p>Le gazze sono un <strong>elemento simbolico</strong> importante per Elisa e quando mi ha chiesto di ricamarle non le ho chiesto di svelarmi quello che intendeva custodire, a patto che mi aiutasse a disegnarle e che mi trovasse le parole adeguate per accompagnarle.</p>
<p>Le <strong>parole</strong> le sono venute subito; Elisa ama molto questa filastrocca inglese. Anche in questo caso non mi ha svelato ciò che per lei rappresentano queste parole ma, conoscendola un pò, mi sono fatta la mia idea. Più immaginavo di ricamarle e più mi rendevo conto che questa stola era in potenza proprio la &#8220;stola di Elisa&#8221;.</p>
<h6 style="text-align: center;"><em>One for sorrow</em></h6>
<h6 style="text-align: center;"><em>Two for joy</em></h6>
<h6 style="text-align: center;"><em>Three for a girl</em></h6>
<h6 style="text-align: center;"><em>Four for a boy</em></h6>
<h6 style="text-align: center;"><em>Five for silver</em></h6>
<h6 style="text-align: center;"><em>Six for gold</em></h6>
<h6 style="text-align: center;"><em>Seven for a secret, never to be told</em></h6>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1746" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_20190425_191428183.jpg" alt="" width="4608" height="3456" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_20190425_191428183.jpg 4608w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_20190425_191428183-300x225.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_20190425_191428183-768x576.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_20190425_191428183-1024x768.jpg 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></p>
<p>Prima di stendere il progetto su carta Elisa mi ha dato qualche bozza di disegno che aveva elaborato. Si trattava di gazze in differenti momenti: a riposo, in volo, in osservazione e in amore. Io ci ho messo del mio: le ho tutte riprodotte definendo le aree &#8220;chiuse&#8221; in modo da definire i punti e i materiali da impiegare per dare forma e consistenza a ciascun elemento.</p>
<p>Per la <strong>progettazione</strong> del disegno ho lavorato in quattro fasi: ho identificato bene i tratti e ho rielaborato le diverse&nbsp;bozze delle gazze, ho ricalcato ciascuna di esse su carta oleata e ne ho definito le aree cromatiche, le ho disposte seguendo la mia personale intenzione armonica su un foglio di carta da disegno delle dimensioni 120 x 50 ed, infine, ho disegnato le parole della filastrocca in una definitiva riorganizzazione degli spazi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1749" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_20190425_191502188.jpg" alt="" width="4608" height="3456" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_20190425_191502188.jpg 4608w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_20190425_191502188-300x225.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_20190425_191502188-768x576.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_20190425_191502188-1024x768.jpg 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></p>
<p>Elisa mi aveva raccomandato di mantenere tutto sul bianco e nero quando mi ha portato l&#8217;organza di seta grigio chiarissimo sulla quale lavorare. Ma non ho resistito alla necessità di aggiungere qualche piccola <strong>nota di colore</strong> che, a mio avviso, ha aggiunto una giusta dose di luce e gaiezza necessari.</p>
<p>Alle gazze ho riconosciuto una piccola sfumatura blu notte nella coda (applicate in linea) e in parte della pancia (applicate <em>en vermicelle</em>) che ho enfatizzato con delle perline ceche in vetro trasparente (taglio a tre faccette, 12/0). Ho aggiunto una sfumatura di giallo/arancio a punto catenella in cotone (<em>Fil dentelle, Fil au Chinois</em>) al becco che, anche se poco realistico per delle gazze, mi è sembrato necessario per far trasparire la loro naturale simpatia. Il capo e parte del petto li ho riempiti con punti concentrici a catenella in cotone nero&nbsp;(<em>Fil dentelle, Fil au Chinois</em>), mentre il resto del petto e del corpo li ho colorati con rocailles nere opache (12/0) applicandole <em>en vermicelle</em>. Le stesse perline le ho applicate anche sulla coda in linea. La pancia e la parte superiore delle ali le ho invece ricamate con la mia seta del cuore, quella giapponese di carme espriu nel colore bianco. Per le zampe ho utilizzato per la prima volta un cotone arricchito di un lamé oro (Brillo di Aurifill) che avevo trovato per caso in una merceria qualche tempo fa e che mi aveva affascinato moltissimo.</p>
<p>Questo filato è davvero bello da utilizzare con il crochet perché non si sfilaccia ed è veramente morbido. Lo consiglio con passione. E&#8217; solo piuttosto difficoltoso da trovare al dettaglio: pensate che è prodotto a meno di cinque chilometri da casa mia e mi tocca farlo arrivare dalla Toscana&#8230;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1747" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_20190425_191453664-1.jpg" alt="" width="4608" height="3456" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_20190425_191453664-1.jpg 4608w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_20190425_191453664-1-300x225.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_20190425_191453664-1-768x576.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/05/IMG_20190425_191453664-1-1024x768.jpg 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></p>
<p>Le parole della filastrocca le ho invece ricamate con un poliestere senza nome che ho trovato qualche tempo fa in internet. Morbidissimo e lucidissimo, fa parte di una &#8220;scorta&#8221; di 100 colori che ho trovato quasi per caso e che ho voluto provare per verificare l&#8217;effetto poliestere nel ricamo al posto della seta.</p>
<p>Ora questa organza ricamata è in sartoria dalla mia amica e maestra Laura nell&#8217;attesa di essere montato per poter diventare a tutti gli effetti la <strong>&#8220;stola di Elisa&#8221;</strong>. E proprio qui, in questo mio personale quanto amato spazio di condivisione, desidero ringraziare Elisa per avermi dato la sua fiducia e, soprattutto, per avermi dato il tempo di progettare, ricamare e realizzare senza fretta.</p>
<p>Questa stola è il frutto del lavoro di un intero anno di piccoli spazi rubati ad un quotidiano in divenire che ha richiesto tutta la mia concentrazione e il mio impegno. Ricamando la &#8220;stola diElisa&#8221; ho immaginato corsi, progettato lavori, impostato e realizzato percorsi formativi per allievi di scuole di moda e autodidatti, ho sviluppato idee e realizzato fiere ed eventi, ho partecipato ad una ristrutturazione di un gruppo di lavoro di una società di consulenza informatica e ho insegnato sartoria e ricamo in una cooperativa di riabilitazione psichiatrica.</p>
<p>Questo solo per ricordare che i ricami sono veri <strong>#esercizidilentezza</strong> oltre che essere autentici <strong>#esercizidibellezza</strong>. Ma di tutto questo vi parlerò poco a poco.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il mio ricamo per il XVII concorso di Valtopina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Sep 2018 11:05:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sull&#8217;onda dell&#8217;esperienza di Valtopina vi racconto del ricamo che ho realizzato per partecipare al Concorso “Il filo della speranza” dedicato al tema delle migrazioni. Come vi accennavo nel mio post precedente, vi racconto del ricamo che ho realizzato per partecipare al XVII Concorso “Ricamare l&#8217;Umbria”, “Il filo della speranza”. Il concorso verteva sul tema delle migrazioni e per partecipare era [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/il-mio-ricamo-per-il-xvii-concorso-di-valtopina/">Il mio ricamo per il XVII concorso di Valtopina</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1421" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_113248515.jpg" alt="" width="4608" height="3072" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_113248515.jpg 4608w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_113248515-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_113248515-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_113248515-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_113248515-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></p>
<h5>Sull&#8217;onda dell&#8217;esperienza di Valtopina vi racconto del ricamo che ho realizzato per partecipare al Concorso “Il filo della speranza” dedicato al tema delle migrazioni.</h5>
<p>Come vi accennavo nel mio <a href="https://miriamcozzi.it/la-xviii-edizione-della-mostra-del-ricamo-a-mano-e-del-tessuto-artigianale-di-valtopina/">post</a> precedente, vi racconto del ricamo che ho realizzato per partecipare al XVII <strong><a href="http://www.mostravaltopina.it/concorso-2018/">Concorso “Ricamare l&#8217;Umbria”</a>,</strong> “<em>Il</em><em> filo della speranza</em>”.</p>
<p>Il concorso verteva sul tema delle <strong>migrazioni</strong> e per partecipare era necessario produrre un manufatto ricamato che doveva rispettare precisi requisiti tecnici accompagnato dallo schema di realizzazione e dalla scheda tecnica dei punti e delle tecniche di ricamo utilizzato.</p>
<p>Il ricamo doveva essere realizzato interpretando un testo poetico sul tema, un testo che doveva essere riportato nel ricamo stesso, raccontando di accoglienza, ascolto profondo e dialogo fra le culture. Un testo che esprimesse apertura all'&#8221;<strong>altro</strong>&#8220;, in evidente &#8220;<em>direzione ostinata e contraria</em>&#8221; alla più  comune tendenza attuale.</p>
<p>Tutti i manufatti presentati per la partecipazione al concorso costituiranno in un prossimo futuro un &#8220;libro tessile&#8221;, che verrà assemblato dalla Scuola di Ricamo di Valtopina, per raccontare in una forma nuova uno dei fenomeni più complessi, controversi e destabilizzanti della nostra contemporaneità.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1431 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/20180702_161120.jpg" alt="" width="2039" height="1359" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/20180702_161120.jpg 2039w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/20180702_161120-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/20180702_161120-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/20180702_161120-1024x682.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/20180702_161120-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 2039px) 100vw, 2039px" /></p>
<p>Ci ho messo molti mesi a decidere se partecipare o meno a questo concorso.</p>
<p>Cercare, amare e interpretare un testo sull&#8217;argomento che ispirasse &#8220;apertura&#8221; non è stato facile; la maggior parte dei testi che ho affrontato, da quelli classici dei poeti italiani del XX secolo a quelli dei migranti che hanno vissuto recentemente la terribile esperienza dell&#8217;attraversamento del Mediterraneo, mi coinvolgevano ed emozionavano profondamente, ma ciò che risuonava in me era sempre una profonda empatia per la sofferenza vissuta prima, durante e dopo l&#8217;esodo dalla propria terra. Provavo &#8220;dolore&#8221; e raramente &#8220;speranza&#8221;.</p>
<p>Ma non mi sono mai arresa e ho continuato a cercare finché sono finita come per sbaglio sulla canzone &#8220;<strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=fck6UbkMGzA">Per uno come me</a></strong>&#8221; dei Negramaro. Il <a href="http://www.testimania.com/testi/testi_negramaro_1958/testi_amore_che_torni_266364/testo_per_uno_come_me_2232146.html">testo</a> della canzone è per me bellissimo: l&#8217;emozione più significativa che provo è la percezione che c&#8217;è un &#8220;di qua&#8221; e un &#8220;di là&#8221; del mare per ognuno di noi; questo testo poetico ci fa sentire protagonisti sia se siamo chi parte sia se siamo chi accoglie, perché nella vita ciascuno di noi è prima o poi l&#8217;uno o l&#8217;altro.</p>
<p>C&#8217;è un mare che ciascuno di noi deve attraversare per essere libero e questa azione richiede sì coraggio, ma si fonda anche sulla speranza che ci sia qualcuno ad accoglierti al termine del tuo difficile cammino.</p>
<p>Questo viaggio al di là del mare io l&#8217;ho compiuto qualche anno fa: non è stato un viaggio solo metaforico, è stato un andare &#8220;fisico&#8221;, reale, concreto. E al di là del mare, persone con culture sconosciute e profondamente diverse dalla mia mi hanno accolto con semplice curiosità e genuina generosità.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-1245 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/20180710_122336.jpg" alt="" width="2048" height="1365" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/20180710_122336.jpg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/20180710_122336-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/20180710_122336-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/20180710_122336-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/20180710_122336-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>E allora ho scelto gli <strong>elementi</strong> per rappresentare questa emozione.</p>
<p>Ho disegnato un cuore sacro laico, come a ricordare che non c&#8217;è religione prioritaria all&#8217;essere uomo, un cuore che se ne va, liberato da una mano che rappresenta la concretezza. Il partire a volte appare come un paradosso, ma quando la libertà chiama non ci sono radici, terra o tradizioni che ci possono trattenere.</p>
<p>C&#8217;è una gazza in volo, come a ricordare che la presa in carico della nostra libertà richiede coraggio per superare le nostre paure e riuscire a guardarle dall&#8217;alto, in viaggio verso orizzonti lontani dalle proprie ordinarie certezze e consuetudini.</p>
<p>C&#8217;è un mare da attraversare grazie a una barchetta d&#8217;oro, come a rappresentare la preziosità di questa occasione di libertà che viene abbracciata nonostante il pericolo ancestrale e terribile di poter perdere la propria vita per il proprio sogno.</p>
<p>C&#8217;è una pianta con le radici nella propria terrà ma che solo al di là del mare produce fiori meravigliosi con la luce di un sole pacifico e tranquillo che ci accoglie con la sua luce calda e fraterna.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-1246 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/20180710_122455.jpg" alt="" width="2014" height="1343" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/20180710_122455.jpg 2014w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/20180710_122455-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/20180710_122455-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/20180710_122455-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/20180710_122455-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 2014px) 100vw, 2014px" /></p>
<p>E vabbè &#8230; nel realizzare prima di tutto il disegno mi sono resa conto che come sempre sono piena di idee e cose da dire ma è necessario che migliori significativamente lo stile dei miei &#8220;<strong>racconti ricamati</strong>&#8220;.</p>
<p>Nel mio disegno non c&#8217;è abbastanza coerenza nella struttura, nella composizione e nelle proporzioni. Gli elementi che ho introdotto sono fortemente simbolici ma non sufficientemente in linea con lo sviluppo del testo che ho riportato. Il lavoro, nel suo insieme, evoca con difficoltà un racconto; è più un ricco raggruppamento di parole e simboli che richiedono un consistente sforzo per essere decifrati e caricati di significato.</p>
<p>Questo disegno, quindi, richiama una mappa<strong>, </strong>ma non lo è ancora; rimanda a significati profondi ma poco capaci di condurre direttamente a un pensiero, un racconto, una storia.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-1247 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/20180710_122504.jpg" alt="" width="2048" height="1365" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/20180710_122504.jpg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/20180710_122504-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/20180710_122504-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/20180710_122504-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/20180710_122504-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Tecnicamente questo esperimento mi è servito per rendermi conto che amo il racconto per immagini e amo la mappa come struttura espressiva. La ricerca del mio <strong>stile</strong> passa sicuramente da qui: il <strong>racconto</strong> e la <strong>mappa</strong>. Bisogna allora continuare a studiare e fare ricerca per trovare la mia personale forma espressiva secondo questi due per me fondamentali elementi.</p>
<p>Ho quindi ricamato il mio disegno con il <em>crochet de Luneville</em>. Ho utilizzato tecniche semplici che hanno spaziato dal catenella, all&#8217;applicazione di perline <em>en ligne</em> regolari e irregolari,  ai riempimenti <em>en vermicelle</em> per paillettes e perline, al <em>point tiré</em> con la seta.</p>
<p>I filati che ho utilizzato sono stati il classico cotone Fil à Gant per le applicazioni e per le parole, cotone <em>dentelle</em> e filati metallici Fil au Chinois, seta Carme Espriu, paillettes di Langlois Martin, perline Miyuki 15/0 e jais ceche in vetro 12/0.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1440" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/20180710_122548.jpg" alt="" width="1910" height="1273" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/20180710_122548.jpg 1910w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/20180710_122548-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/20180710_122548-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/20180710_122548-1024x682.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/20180710_122548-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1910px) 100vw, 1910px" /></p>
<p>Partecipare a questo concorso è stato un esperimento preziosissimo e bellissimo. Nonostante non abbia meritato alcun <a href="http://www.mostravaltopina.it/eventi-news/premiazioni-maestre-di-filo-e-concorso-ricamare-lumbria-2018/">premio o menzione</a> particolare, sono felice perché:</p>
<ul>
<li>per la prima volta ho presentato un mio lavoro ad un pubblico anche con l’intento di vincere la mia timidezza e la mia naturale tendenza all’introversione. Mi sono sbilanciata e mi sono esposta: il partecipare a questo concorso ha rappresentato per me sia un <strong>traguardo</strong> sia un significativo <strong>punto di partenza</strong> in questa seconda fase della mia vita professionale;</li>
<li>sono stata l&#8217;unica a presentarsi al concorso con un lavoro eseguito al <strong><em>crochet de Luneville</em></strong>. Le tecniche possibili con questo attrezzo meritano certamente la medesima dignità riservata a quelle tradizionali, perché nate nei primi dell&#8217;800 da contaminazioni asiatiche proprio come molte delle tecniche italiane più classiche. Sono molto fiera di questo umile primato;</li>
<li>il ricamo come forma di artigianato artistico potrà tendere alla <strong>modernità</strong> e sfuggire all&#8217;oblio se, esattamente come la cultura, troverà artigiani e artisti coraggiosi e capaci di lasciarsi contaminare. Esattamene come fu nei secoli d&#8217;oro del rinascimento, quando le tecniche italiane, in parte già frutto di rielaborazioni di tecniche orientali, venivano interpretate dai francesi che a loro volta venivano reinterpretate dagli inglesi e &#8230; ritorno, in un continuo ciclo evolutivo di trasformazione. Nel mio piccolo sono contenta di aver ri-portato in Italia un pizzico di Francia e sono curiosa di sapere dove mi porterà questa, e mi auguro fruttuosa, &#8220;<strong>contaminazione</strong>&#8220;;</li>
<li>per concludere, aggiungo con orgoglio di aver ricevuto qualche piccolo ma particolarmente significativo <strong>complimento</strong> da  “Maestre di filo”, riconoscimento di merito assegnato a ricamatrici e merlettaie distintesi per la loro capacità tecnica e creativa proprio qui a Valtopina. Lo voglio intendere come un segno: è ora che anche in Italia ci sia spazio per la <em>Broderie d&#8217;art</em>.</li>
</ul>
<p>Alla prossima!</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/il-mio-ricamo-per-il-xvii-concorso-di-valtopina/">Il mio ricamo per il XVII concorso di Valtopina</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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		<title>Una lampada millerighe ricamata con il crochet de Luneville</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jun 2018 12:45:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[artigiani]]></category>
		<category><![CDATA[broderie d'art]]></category>
		<category><![CDATA[crochet de Luneville]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Essere agili e veloci nel maneggiare il crochet de Luneville non è cosa da poco prima o poi è necessario un esercizio paziente di rigore assoluto. Sono tornata da Luneville con un discreto bottino per una ricamatrice in erba: un telaio a stagge bello e robusto, mezzo metro di tulle ecrù in cotone di primissima [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/una-lampada-millerighe-ricamata-con-il-crochet-de-luneville/">Una lampada millerighe ricamata con il crochet de Luneville</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-321" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8897.jpg" alt="" width="4000" height="2130" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8897.jpg 4000w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8897-300x160.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8897-768x409.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8897-1024x545.jpg 1024w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></h5>
<h5>Essere agili e veloci nel maneggiare il crochet de Luneville non è cosa da poco prima o poi è necessario un esercizio paziente di rigore assoluto.</h5>
<p>Sono tornata da Luneville con un discreto bottino per una ricamatrice in erba: un telaio a stagge bello e robusto, mezzo metro di tulle ecrù in cotone di primissima qualità, un crochet per le punte fini e uno per le punte grandi più tutte le punte (dalla 70 alla 120), fil pour dentelle classici (filato di cotone per merletto) titolo 36 e 100, sia bianco sia ecrù, marca Fil Au Chinois e Brok. Ma come vi avevo accennato a Parigi avevo fatto un salto anche alla <a href="https://sajou.fr/fr/">merceria Sajou</a>… E da lì mi ero portata a casa il mio regalo di compleanno: la collezione completa dei <strong>“bozzoli” dei fils dentelle marca Fil au Chinois </strong>in 72 splendidi colori in gradazione, titolo equivalente a un 80 DMC.</p>
<p>Beh, avevo tutto: ho deciso che mi sarei semplicemente esercitata nella manipolazione dell’uncinetto perché, come ci è stato insegnato, una brava ricamatrice oltre a essere precisa deve anche essere veloce. Non mi sembrava il caso di cimentarmi in disegni complessi, avevo voglia di uno scacciapensieri senza infamia e senza gloria. Un semplice esercizio di precisione e velocità esplorando colori e accostamenti.</p>
<p>E così ho deciso che avrei semplicemente utilizzato uno dopo l’altro tutti i bozzoli, tranne quelli con i colori sfumati, ricamando avanti e indietro, abituando la mia mano alla costante rotazione del polso e delle dita in due direzioni uguali e contrarie, e il mio occhio all’accostamento cromatico. Niente di più, ma niente di meno. Bisognava imparare a tenere in mano il lavoro e a dominarlo, se così si può dire.</p>
<p>Ho lavorato per più di una settimana, ripetendo un gesto antico e costante con il <strong>crochet de Luneville</strong>: e così piano piano la mia mano destra si è abituata a roteare con destrezza su sé stessa mentre quella sinistra ad agganciare il filato con sufficiente maestria. E’ necessario specificare che mi ci sono voluti giorni prima che l’uncino smettesse di agganciare, non autorizzato, rispettivamente: il filato sotto il lavoro, il tulle sotto il lavoro, la catenella sopra il lavoro. E non vi racconto nemmeno dei milioni di punti che ho perso semplicemente ogni volta che mi si sfilava improvvisamente la catenella dall’uncino…</p>
<p>Vabbè è un esercizio di pazienza che prima o poi va fatto. Esercitarsi per il gusto di esercitarsi. Portare pazienza per il gusto di portarla. Il primo giorno per fare una linea di punti di 20 centimetri mi ci è voluta un’ora, dopo una settimana qualche minuto mi è bastato. Non è stato banale nemmeno utilizzare un filato titolo 80 dato che al corso mi ero formata con il 100, il filato più è fine e meglio si manipola tra un foro e l’altro del tulle. Ma come in tutte le cose, la costanza prima o poi paga.</p>
<p>Iniziato come un semplice esercizio, non avevo mai pensato di produrre qualcosa di utile o di carino. Man mano che le righe colorate si materializzavano sotto i miei occhi mi rendevo conto della potenza del colore. Al termine dello spazio preventivato sul tulle mi sono ritrovata con un “sorbetto” di cotone tra le mani e ho cominciato a pensare cosa potevo farne.</p>
<p><div id="attachment_322" style="width: 1623px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-322" class="size-full wp-image-322" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170915_140903-1.jpg" alt="" width="1613" height="1075" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170915_140903-1.jpg 1613w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170915_140903-1-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170915_140903-1-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170915_140903-1-1024x682.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170915_140903-1-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1613px) 100vw, 1613px" /><p id="caption-attachment-322" class="wp-caption-text">Dettaglio del lavoro, fil dentelle su tulle a point de Beauvais (con errore&#8230;)</p></div></p>
<p>Mi sentivo come una scolaretta che al primo giorno di scuola presenta con orgoglio alla maestra la sua prima pagina tutta di barre storte e tremolanti. A me quel pezzo di stoffa a “barre” piaceva molto e amavo ancora di più il simbolo che rappresentava: un piccolo traguardo nella progettazione del mio futuro, un paletto. Io e il crochet de Luneville cominciavamo a diventare complici. Già, perché per me il valore simbolico delle cose è intrinseco dappertutto; dove non c’è me lo invento… e poi lo sussurro.</p>
<p>Il <strong>tulle</strong> non è facile da gestire per la sua trasparenza. In più la forma era inequivocabilmente fine a sé stessa, un rettangolo di 12 x 70 centimetri. Le ho pensate un po&#8217; tutte anche se dovevo ammettere che la mia fantasia era un po&#8217; arrugginita dagli eventi degli ultimi anni. Però mi sembrava non potesse essere nient’altro che una lampada. Non avevo mai realizzato un <strong>paralume</strong> da zero, quindi non avevo la minima idea di quale sarebbe stata la resa dei materiali utilizzati. Per questo era necessario affidarsi ad un “professionista della lampada”.</p>
<p>Le mie peregrinazioni per la città alla scoperta di microcosmi di <strong>artigianato</strong> locale non mi avevano mai fatto imbattere in un “paralumaio”. Ho chiesto a mia suocera se ne conosceva uno in zona ma nemmeno lei, che vive qui da sempre, ricordava l’esistenza di un artigiano con queste abilità. Per cui era necessario partire da internet. Ovviamente mi sono lasciata interpellare solo da coloro che avevano una storia da raccontare e ho scelto la “paralumaia” con la storia più interessante:<strong> <a href="https://www.paralumi.org">Clood</a></strong>. Vi esorto a curiosare sul sito della sua attività per farvi raccontare direttamente da lei come ha scelto questo mestiere e di come questo mestiere, in fondo, abbia un po&#8217; scelto lei.</p>
<p>Le ho portato il mio pezzo di tulle ricamato il pomeriggio di un sabato qualunque. Clood è molto appassionata del suo lavoro ed estremamente paziente con chi come me, non capendoci nulla di ciò che sta dietro la costruzione artigianale di un paralume, si è fatta spiegare praticamente tutto di dimensioni, materiali e prezzi. Ma anche dopo tutte le sue spiegazioni, come praticamente sempre accade, lascio a chi di competenza, nel senso vero e simpatico del termine. Le ho chiesto di scegliere quello che le sembrava opportuno per valorizzare il più possibile questo innocuo pezzo di stoffa ricoperto di banali esercizi colorati.</p>
<p>Dopo un paio di settimane Clood mi ha chiamato per ritirare il lavoro: oggi sulla panca fatta da mio nonno negli anni 30 di fianco al letto spicca una semplice e coloratissima lampada stile hygge che porta con sé il racconto di un inizio e di diversi incontri. Uno tra questi è l’incontro con un <strong>crochet</strong>, sì. E questo incontro penso proprio sia stato il preludio della felice collaborazione che abbiamo oggi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1041" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/CHA_8996.jpg" alt="" width="4000" height="2744" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/CHA_8996.jpg 4000w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/CHA_8996-300x206.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/CHA_8996-768x527.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/CHA_8996-1024x702.jpg 1024w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
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		<title>Esplorando il trapunto fiorentino, un ricamo medioevale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jun 2018 07:55:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esplorazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[filato di cotone]]></category>
		<category><![CDATA[lana]]></category>
		<category><![CDATA[punti base]]></category>
		<category><![CDATA[supporto di lino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo qualche anno di studio ed esercizio di varie tecniche di ricamo&#160;sta nascendo in me la necessità di approfondire ed evolvere secondo un approccio &#8230; più squisitamente storico: comincio con il trapunto fiorentino. Fino ad ora il mio filo conduttore nella scoperta delle tecniche di ricamo è stata la loro potenziale applicabilità nelle arti sartoriali. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/esplorando-il-trapunto-fiorentino-un-ricamo-medioevale/">Esplorando il trapunto fiorentino, un ricamo medioevale</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-395" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8942-1.jpg" alt="" width="3561" height="2374" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8942-1.jpg 3561w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8942-1-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8942-1-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8942-1-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8942-1-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 3561px) 100vw, 3561px" /></h5>
<h5>Dopo qualche anno di studio ed esercizio di varie tecniche di ricamo&nbsp;sta nascendo in me la necessità di approfondire ed evolvere secondo un approccio &#8230; più squisitamente storico: comincio con il trapunto fiorentino.</h5>
<p>Fino ad ora il mio filo conduttore nella scoperta delle tecniche di ricamo è stata la loro potenziale applicabilità nelle arti sartoriali. Incalzare letture sulla storia del ricamo e l’aver partecipato al corso di “<em>Riconoscimento dei punti e delle tecniche di ricamo</em>” nella primavera del 2017 alla <a href="https://www.fondazionelisio.org/it/">Fondazione Arte della Seta Lisio</a>&nbsp;di Firenze con <a href="https://www.linkedin.com/in/thessy-schoenholzer-nichols-38a77378/">Thessy Shoenholzer-Nichols</a>, mi ha molto stuzzicato sull’eventualità di ampliare le prospettive. Ho una curiosità crescente nel cercare di comprendere quali fattori prevalenti hanno influenzato l’evoluzione delle abilità al ricamo per questo ho deciso, parallelamente all&#8217;esercizio della <em>broderie d&#8217;art</em>, di esercitarmi con le tecniche classiche partendo da quelle più antiche.</p>
<p>Ancora non ho sviluppato un percorso di apprendimento specifico: ho scelto di cominciare dal&nbsp;<strong>trapunto fiorentino&nbsp;</strong>sia perché mi piace tantissimo sia perché è di origine medioevale. Ho scelto uno dei disegni del manuale “Trapunto fiorentino” di <a href="http://www.laboratoriotessilealice.it/index.php/rosalba">Rosalba Pepi</a> (edizioni Giunti Demetra): per questo tipo di ricamo sono necessari disegni stilizzati.</p>
<p>Ho scelto un pezzo di misto lino Garda che avevo in casa, non tanto grande, il mio disegno misura più o meno 20&#215;30 cm. <a href="http://www.ricamiamo-insieme.com/index.php?page=presentazione.html">Laura</a> mi ha dato un pezzo di “cencio della nonna” da utilizzare sul retro. In pratica la tecnica prevede l’utilizzo del solo <strong>punto filza</strong>, uno tra i punti più antichi, un punto ancestrale data la sua semplicità. Ho letto che il bordo di una tunica ritrovata in Danimarca datata tarda età del bronzo (quindi del periodo 1200 a.c. circa) risultava ricamato a punto festone (C. Faque; La Broderie; Aubenel 2007). Mi è quindi facile pensare che il punto filza, molto più semplice rispetto al punto festone nella sua concezione e realizzazione, fosse utilizzato già a quel tempo e ben prima.</p>
<p>Nella tecnica del trapunto fiorentino di fatto si devono cucire insieme due pezzi di stoffa sovrapposti con il punto filza. Questo punto viene realizzato a definire i contorni di un disegno che verrà messo in rilievo attraverso l’inserimento di una <strong>imbottitura</strong> in lana interposta tra i due lembi di stoffa. Quindi il disegno dovrà essere scelto tenendo conto di un fondamentale criterio: dovrà prevedere superfici geometricamente chiuse, altrimenti non sarà possibile realizzare l’imbottitura. Al tempo stesso sarà necessario prestare attenzione alle aree che desideriamo siano caratterizzate dalla medesima imbottitura: bisognerà evitare che vengano “interrotte” da punti mal posizionati che renderanno impossibile imbottire secondo le aspettative.</p>
<p><div id="attachment_353" style="width: 1818px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-353" class="wp-image-353 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_152426-1.jpg" alt="" width="1808" height="1205" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_152426-1.jpg 1808w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_152426-1-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_152426-1-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_152426-1-1024x682.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_152426-1-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1808px) 100vw, 1808px" /><p id="caption-attachment-353" class="wp-caption-text">Il manufatto che ho realizzato per imparare la tecnica del trapunto fiorentino</p></div></p>
<p>Tecnicamente la realizzazione di un manufatto a punto filza non è difficile. Quindi ciò che rende un manufatto ricamato a trapunto fiorentino esteticamente apprezzabile dipende da quanto si è capaci di gestire magistralmente questo punto, In apparenza così semplice, il punto filza richiede comunque una discreta abilità: eseguirlo con regolarità o tenere sotto controllo l’irregolarità non è lavoro banale e nemmeno da principianti.</p>
<p>E vi assicuro che al termine del lavoro la differenza tra una mano esperta e una che lo è di meno è francamente evidente.&nbsp;Io mi auto-giudico una sana via di mezzo: qualche mese fa quando ero immobilizzata a letto ho realizzato qualche chilometro di punto filza per il semplice gusto di esercitarmi al controllo dell’ago. Ne sono usciti emeriti pasticci e un carinissimo cuscino colorato dove, se guardato da vicino, si materializzano, come per incanto, sia i momenti di mancata concentrazione sia quelli di solida presenza sul pezzo.</p>
<p>I dettagli della realizzazione sono spiegati bene nel manuale, non c’è niente di interessante che posso aggiungere. Posso solo dire che io ho scelto di realizzare il disegno, che ho ripreso dal manuale di Rosalba Pepi, su un telo neutro con disegno a contrasto in blu: davvero poco medievale, ma secondo me tanto carino, anche se Laura all’inizio è inorridita, come sempre del resto di fronte alle mie inusuali deviazioni dal “classico”.</p>
<p>La tecnica italiana prevede che oltre alla “filzatura” del disegno si esegua una vera e propria “<strong>trapuntatura</strong>&#8221; all’esterno del disegno. E questa è forse la parte più noiosa. Un po&#8217; perché la tecnica prevede l’utilizzo di un cotone della stessa tonalità della tela e quindi si fa fatica a vedere l’avanzamento del lavoro. Un po&#8217; perché bisogna seguire dei contorni immaginari non tracciati e quindi, tutto sommato, nonostante la facilità è necessario un po&#8217; di concentrazione in più. Nel mio caso poi è risultata la parte più lunga rispetto all’estensione del disegno.</p>
<p>La realizzazione dell’imbottitura con fili di lana è invece risultata la parte più divertente: bisogna semplicemente provare, seguire le linee immaginarie di sviluppo del disegno riempiendo di lana tutte le superfici chiuse. La <strong>lana</strong> viene inserita tramite ago, in pratica si inseriscono fili di lana allungati affiancandoli uno ad uno fino a che sul davanti del lavoro la superficie risulta in rilievo rispetto alle porzioni nell’intorno. Padroneggiare questa tecnica penso significhi soprattutto prevedere un disegno che consenta di sviluppare un’eleganza nel riempimento che garantisca coerenza e bellezza a tutto l’insieme.</p>
<p><div id="attachment_354" style="width: 1929px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-354" class="wp-image-354 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_160708.jpg" alt="" width="1919" height="1279" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_160708.jpg 1919w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_160708-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_160708-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_160708-1024x682.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_160708-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1919px) 100vw, 1919px" /><p id="caption-attachment-354" class="wp-caption-text">La realizzazione dell&#8217;imbottitura del manufatto</p></div></p>
<p>E comunque il trapunto fiorentino ha sollecitato l’appetito alla tecnica e alle sue variazioni storico-geografiche: è nato prima il “trapunto fiorentino” o la “piqure de Marseille”? E’ l’Italia che ha esportato la tecnica in Francia o viceversa? Quali sono le differenze tra le due tecniche? Come si è evoluti verso il “boutis”? Possibile che in Inghilterra questa tecnica non abbia preso piede in alcun modo? Ma questa tecnica dove nasce veramente? Possibile che l’Oriente, l’area Bizantina o il mondo Arabo non abbiano voce in capitolo? Insomma, c’è ancora molto da studiare e da ricercare, ancora una volta. Mi sa che è necessario rispolverare la bibliografia disponibile o pensare di allargare la biblioteca&#8230;</p>
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		<title>Esperimenti d&#8217;atelier: ricamare un cuore sacro</title>
		<link>https://miriamcozzi.it/esperimenti-datelier-ricamare-un-cuore-sacro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jun 2018 08:52:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[crochet de Luneville]]></category>
		<category><![CDATA[cuoresacro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Girovagando in rete si trovano ispirazione e suggestioni inaspettati: il progetto di Enrica Mannari  #piccoligesti2017 ha aperto uno squarcio sulla mia memoria di infanzia e sul desiderio di elaborare nuove armonie di colori e materiali su un simbolo che amo moltissimo. L&#8217;idea di ricamare un cuore sacro è nata scoprendo i lavori di Enrica Mannari, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-988" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180609_182432.jpg" alt="" width="2048" height="1365" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180609_182432.jpg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180609_182432-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180609_182432-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180609_182432-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180609_182432-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<h5>Girovagando in rete si trovano ispirazione e suggestioni inaspettati: il progetto di Enrica Mannari  #piccoligesti2017 ha aperto uno squarcio sulla mia memoria di infanzia e sul desiderio di elaborare nuove armonie di colori e materiali su un simbolo che amo moltissimo.</h5>
<p>L&#8217;idea di ricamare un cuore sacro è nata scoprendo i lavori di <strong><a href="http://enricamannari.com">Enrica Mannari</a></strong>, una eclettica e simpatica illustratrice che viene dal mare. Amo moltissimo i suoi lavori e soprattutto la sua capacità di coinvolgere il pubblico nella realizzazione dei suoi fantasiosi progetti. In particolare lo scorso anno ha donato le sue illustrazioni, una ogni mese, chiedendo di colorarle a piacimento e di condividere in rete risultati e pensieri con l&#8217;ashtag <a href="https://www.instagram.com/explore/tags/piccoligesti2017/"><strong>#piccoligesti2017</strong></a>.  Io ovviamente non sono arrivata in tempo e ho scoperto il cuore sacro, proposto al mese di gennaio 2017, giusto a giugno 2018, un anno e mezzo dopo&#8230; Ma chisseneimporta: sono stata travolta da pensieri e ricordi potentissimi e tutto ciò che questa immagine evoca per me si è tradotta in un istinto immediato ad aprire i cassetti e a scegliere i materiali che mi permettono di &#8220;colorare&#8221; come sono capace.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><div id="attachment_991" style="width: 1089px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-991" class="wp-image-991 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/Schermata-2018-06-11-alle-07.10.02.jpg" alt="" width="1079" height="719" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/Schermata-2018-06-11-alle-07.10.02.jpg 1079w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/Schermata-2018-06-11-alle-07.10.02-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/Schermata-2018-06-11-alle-07.10.02-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/Schermata-2018-06-11-alle-07.10.02-1024x682.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/Schermata-2018-06-11-alle-07.10.02-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1079px) 100vw, 1079px" /><p id="caption-attachment-991" class="wp-caption-text">http://enricamannari.com/printables-archive/al-centro-del-mio-cuore/</p></div></p>
<p>Il cuore sacro è per me memoria e simbolo.</p>
<p>La <strong>memoria</strong> mi riporta alle mie emozioni di bambina, quando avevo poco meno di otto anni e mi trovavo ricoverata per questioni di scoliosi al padiglione 19 dell&#8217;Ospedale di Santa Corona a Pietra Ligure. Erano gli anni settanta e questo ospedale era uno dei luoghi più prestigiosi in Italia per quanto riguardava gli interventi ortopedici, in particolare alla spina dorsale. Nell&#8217;ospedale c&#8217;era una chiesa dove io e le mie compagne di sventura venivamo accompagnate con regolarità: l&#8217;intero edificio era tappezzato di cuori votivi e di quadretti dipinti di &#8220;grazia ricevuta&#8221;. Tutte le pareti erano completamente ricoperte, come un mosaico fatato, fino al soffitto, dove nemmeno allungando il collo o salendo in piedi su una sedia riuscivo a vedere tutto quello che c&#8217;era scritto o disegnato. E il mio cuore di bambina curiosa si meravigliava di fronte a tanta potenza e tanto scintillio d&#8217;oro e d&#8217;argento, rimanendo incantata per ore a leggere di sventure capitate agli altri e del loro lieto fine. Proprio in quegli anni sono consapevole di aver sviluppato la mia natura empatica, uno degli elementi caratterizzanti la mia personalità. Farne oggi memoria è semplicemente bello.</p>
<p>Il cuore sacro per me ora è anche <strong>simbolo</strong> potentissimo. E&#8217; una immagine che evoca gli opposti, unendoli: il sacro con il profano, il naturale con lo spirituale, l&#8217;umanità con il divino: la dualità come legge per interpretare il nostro vivere quotidiano in un percorso di continua scoperta, approfondimento e crescita. Un simbolo per dare un titolo al mio infinito percorso di ricerca che per me è prezioso percorrere in modo consapevole.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-986" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180607_143916.jpg" alt="" width="2048" height="1365" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180607_143916.jpg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180607_143916-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180607_143916-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180607_143916-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180607_143916-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>E così mi sono lasciata andare: seguendo l&#8217;istinto ho scelto i materiali e i colori che amo di più e ho deciso di utilizzare solo il <em>crochet de Luneville</em>, niente ago.</p>
<p>Il <strong>cuore</strong> <strong>centrale</strong> è stato ricamato con paillettes irisé azzurre con riflessi violacei <em>à vermicelles</em>, ricoperto da organza bianca a smorzare la potenza dei contrasti di luce. Lo stesso è stato contornato da una fila di couvettes irisé metallizzate <em>en rivière</em>, sempre nei toni dell&#8217;azzurro, una fila di paillettes nacrolaque rosa molto chiaro <em>en rivière</em> e una fila di rocailles in vetro rosso opache, ceche, di 13/0 posate in linea.</p>
<p>Nella <strong>prima corona</strong> ho lasciato un po&#8217; di leggerezza ricamando solo le linee e lasciando libere le superfici. Le linee sono una alternanza regolare di filet oro chiaro, rocaille oro in vetro Miyuki 15/0 e jais azzurre in vetro ceche 10/0. Il filet è a punto catenella semplice e le perline sono applicate in linea.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-987" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180609_110419-1.jpg" alt="" width="2048" height="1365" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180609_110419-1.jpg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180609_110419-1-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180609_110419-1-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180609_110419-1-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180609_110419-1-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>La <strong>seconda corona</strong> è un <em>point tiré</em> di una seta giapponese di <em>Carme Espriu</em> color oro chiaro opaco. E&#8217; la prima volta che la lavoro e ne è evidente la difficoltà a mantenere regolare i bordi. E&#8217; talmente morbida che si presenta piuttosto difficile da condurre ed essendo ritorta, oltre che estremamente fine, non è stato per niente facile creare un effetto di pieno regolare.</p>
<p>La <strong>terza corona</strong>, volutamente senza bordo esterno, mi è servita per esercitare&#8230; l'&#8221;evanescenza&#8221;. Con un semplice <em>en vermicelle</em> di rocaille Miyuki 15/0 perlate sono passata dalla parte più interna da una posa in continuo a, progressivamente e in modo irregolare, una posa 1+1, 1+2 e 1+3. Per completare ho aggiunto qualche rocaille Miyuki dorata della prima corona <em>en cassé</em>.</p>
<p>I due <strong>piccoli cuori</strong> rossi sono ricamati a catenella di filato in cotone Fil Dentelle Fil Au Chinois rosso scuro.</p>
<p>Le <strong>fiamme</strong> invece sono ricamate, ciascuna, per metà in <em>point tiré</em> di filato Fil Dentelle Fil Au Chinois rosso sfumato e per l&#8217;altra metà in <em>point tiré</em> di rocailles in vetro rosso opaco ceche di 13/0. Per sottolineare la linea nel mezzo ho ricamato una fila di rocailles Miyuki rosso scuro 15/0 posate in linea 1+1 con qualche tocco di irregolarità per conferire un senso di maggior leggerezza. All&#8217;apice di ogni fiamma ho messo, ad ago, una perlina in vetro sfaccettato Swarovski rosa chiaro con una Miyuki dorata. Le stesse Miyuki le ho posate in linea sulle tre linee della parte superiore.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-989" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180609_182753.jpg" alt="" width="1448" height="965" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180609_182753.jpg 1448w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180609_182753-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180609_182753-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180609_182753-1024x682.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/20180609_182753-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1448px) 100vw, 1448px" />Cosa ho imparato lanciandomi in questo piccolo esperimento? Sicuramente queste quattro cose:</p>
<ul>
<li>ad esercitare l&#8217;istinto creativo che di solito mi riesce particolarmente difficile. Sono molto brava a seguire un tracciato ma sono insicura quando si tratta di tracciare da me. Mi sono sbloccata lanciandomi e prevaricando la paura del giudizio sul risultato. Per come sono fatta è davvero un traguardo non indifferente;</li>
<li>ad infilare le Miyuki 15/0 che né in Europa né in Giappone sono riuscita a trovare già infilate. Ho compreso tempi, difficoltà e fatica nella gestione di rocailles così fini ma così prepotentemente meravigliose nella resa e nella disponibilità di colori e finiture;</li>
<li>a rendermi conto che il <em>point tiré</em> con le sete non si improvvisa. Bisogna conoscere il materiale per manipolarlo con precisione e con le sete di Carme Espriu che ho scelto mi dovrò esercitare ancora molto perché mi piacciono davvero moltissimo la resa, la sensazione di morbidezza estrema durante la lavorazione e i colori disponibili;</li>
<li>ad elaborare un progetto di massima dello schema e del contenuto del corso di livello quattro in <em>broderie d&#8217;art</em> che sto preparando. Credo che avrà il titolo &#8220;Rilievi&#8221; e avrà i cuori sacri a soggetto. Ma le tecniche di ricamo che si apprenderanno saranno più complicate di quelle che ho applicato in questo progetto&#8230;  Se imparare queste tecniche è il vostro desiderio non perdetevi i prossimi aggiornamenti. I corsi saranno disponibili dall&#8217;autunno e sono certa incontreranno il vostro gusto e le vostre aspettative.</li>
</ul>
<p>E allora: a presto!</p>
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		<title>Ricamo con punti base: il fascino dei giardini millefiori (seconda parte)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Feb 2018 09:20:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo l’idea e il progetto: vi racconto come ho realizzato questo ricamo che rappresenta il giardino dei desideri di una “cittadina” per caso. Dunque, nel precedente post vi ho raccontato come è nata l’idea. Oggi vi racconto invece come l’ho realizzata. Vi avevo accennato che ero partita dall’autunno, principalmente perché è la stagione che mi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/ricamo-con-punti-base-il-fascino-dei-giardini-millefiori-seconda-parte/">Ricamo con punti base: il fascino dei giardini millefiori (seconda parte)</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-423" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/016-1.jpg" alt="" width="2816" height="1877" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/016-1.jpg 2816w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/016-1-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/016-1-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/016-1-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/016-1-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 2816px) 100vw, 2816px" /></h5>
<h5>Dopo l’idea e il progetto: vi racconto come ho realizzato questo ricamo che rappresenta il giardino dei desideri di una “cittadina” per caso.</h5>
<p>Dunque, nel precedente <a href="https://miriamcozzi.it/ricamo-con-punti-base-il-fascino-dei-giardini-millefiori-prima-parte/">post</a> vi ho raccontato come è nata l’idea. Oggi vi racconto invece come l’ho realizzata. Vi avevo accennato che ero partita dall’autunno, principalmente perché è la stagione che mi ispira di più, quella che amo.</p>
<p>I colori dell’autunno nei boschi di larici, abeti e castagni sono i miei preferiti e quando mi trovo a respirare aria pura tra sfumature di rosso-verde-arancio-giallo che si compenetrano l’una con l’altra, ve lo svelo, vivo la pace dei sensi. Il <strong>bosco</strong> e il <strong>giardino d’autunno</strong> sono il mio <strong>luogo del cuore</strong> e, vi avevo già accennato della mia anima nomade, si trova in tutti i paesi del mondo. L’autunno colora ovunque di una luce tutta sua: è la luce del nuovo inizio, del “ricomincio” consapevole.</p>
<p>Ho deciso che avrei iniziato coprendo tutto il lavoro con il punto erba dove necessario. Avrei ricamato tutti gli steli e mi sarei concentrata sulla distribuzione dei colori. Mi è sembrato necessario procedere in questo modo, senza concentrarmi quindi fiore per fiore. Avrei evitato di continuare a togliere e mettere il telaio correndo il rischio di schiacciare il lavoro già fatto, soprattutto i nodi francesi. Ho lavorato quasi sempre a doppio filo (due dei sei che costituiscono il filato di cotone mouliné DMC). Ho rispettato le regole di base della brava ricamatrice: fili sfilati uno ad uno e della lunghezza di  due volte il mio avambraccio. I due fili poi devono essere ricomposti cima con cima per evitare che la direzione di torsione di uno dei due fili non coincida con quella dell’altro. Se la torsione dei fili non viene tenuta sotto controllo, infatti, i fili generano nodi indesiderati e si attorcigliano in modo improprio costringendoci a inutili nervosismi (accorgimenti fondamentali di precisione che si imparano bene dalle maestre brave e difficilmente dai tutorial…).</p>
<p>A proposito di telaio, ho iniziato il lavoro con il <strong>telaio tondo</strong> diametro 20 cm. Terminato il lavoro per l’autunno ho preferito spostarmi sul <strong>telaio a stagge</strong> che ho imparato a montare al corso di ricamo da <a href="http://www.scuoladiricamopinograsso.it">Pino Grasso</a> e a <a href="http://www.broderie-luneville.com">Luneville</a>. Ho imbastito le tele per le tre stagioni tutte insieme e le ho “tirate” sulle stagge. Lavorare su un telaio di questo tipo per progetti come il giardino millefiori evidenzia, a mio sommesso avviso, sia vantaggi che svantaggi.</p>
<p><div id="attachment_296" style="width: 1697px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-296" class="wp-image-296 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170822_192144.jpg" alt="" width="1687" height="1125" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170822_192144.jpg 1687w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170822_192144-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170822_192144-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170822_192144-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170822_192144-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1687px) 100vw, 1687px" /><p id="caption-attachment-296" class="wp-caption-text">Montaggio su telaio &#8220;a stagge&#8221;</p></div></p>
<p>I <strong>vantaggi</strong> che io riconosco sono fondamentalmente due. Il primo vantaggio, che vale per quasi tutti i tipi di punti del ricamo base, avanza molto più spedito perché il telaio, essendo appoggiato e sostenuto dai cavalletti, lascia le mani completamente libere e quindi agili. Il secondo è quello che l’area del tessuto in tensione è ovviamente maggiore rispetto a quella del singolo telaio circolare, quindi si guadagna tempo evitando di montare e smontare continuamente il lavoro in corso.</p>
<p>Anche gli <strong>svantaggi</strong> che ho riconosciuto sono principalmente due. Innanzi tutto con il telaio a stagge passare sul retro del lavoro per affrancare i fili necessita di un maggior dispendio di energia. Data quindi la mia proverbiale pigrizia, mi sono ritrovata diverse volte a chiedermi se valeva la pena puntare al “retro perfetto” interrompendo il lavoro al momento giusto oppure fare finta di niente e tirare il filo sul retro un po&#8217; più di quanto consentito ad un lavoro “fatto a regola d’arte”. Insomma, ve lo confesso: ogni tanto ho un po&#8217; imbrogliato raccontandola a me stessa e dicendomi che avrei poi completato un manufatto a retro nascosto. Il secondo svantaggio consiste nel fatto che, per sprecare meno filati e tempo, spesso conviene lavorare su tessuto teso alcuni punti che notoriamente verrebbero meglio con tessuto libero. Il punto erba viene fatto a due tempi, così come il punto catenella e il punto margherita. Ed è qui che i problemi di torsione sono emersi tutti nella loro potenza.</p>
<p>E così ho continuato il mio esercizio di pazienza e di creatività. Non ho progettato i punti mentre disegnavo. Ho disegnato e dato forma al tutto e poi, fiore per fiore, ramo per ramo, ho deciso quali punti e quali colori avrei impiegato tenuto conto del gusto, della necessità di esercitare alcuni punti piuttosto che altri, del tipo di tratto o area da coprire o riempire. Ricamando tanti soggetti, tutti diversi nella forma, nella dimensione e nella complessità del tratto, si esercita anche l’apertura mentale alla sperimentazione e la predisposizione a prevenire il disastro o il lavoro fatto male; si impara a privilegiare l’utilizzo di un punto piuttosto che di un altro imparando la resa del filato che si utilizza in funzione della dimensione del disegno. I punti che ho impiegato sono quelli tipici del <strong>ricamo base</strong>, dei quali vi ho parlato in un precedente <a href="https://miriamcozzi.it/ricamo-con-punti-base-i-miei-primi-esercizi/">post</a>.</p>
<p>Per imparare a lavorare per bene non bisogna esitare a fare e disfare e di questa rima ne ho fatto il mio mantra, Dino Campana insegna. Un lavoro fatto male va disfatto più e più volte finché è fatto bene, perché sono la precisione e la bellezza che devono rimanere. Ed è solo grazie all’esercizio quotidiano del proprio talento che si affina la percezione della precisione e della bellezza, in ogni agire, non solo nel ricamo.</p>
<p>Ciò che non ho disfatto sono stati invece gli errori cromatici o le palesi discromie. Le armonie cromatiche si imparano, secondo me, ogni volta che l’occhio viene interpellato a riconoscere ciò che armonia cromatica (o evocazione) non è.</p>
<p>Ed è ecco qui il lavoro finito. L’autunno e l’estate mi hanno regalato vere grandi soddisfazioni. Il giardino d’inverno, proprio perché è il più difficile da gestire anche in natura, si è rivelato il meno riuscito e il meno creativo. Il giardino di primavera mi verrebbe voglia di rifarlo da capo: a primavera per me è la stagione più difficile in ogni senso&#8230;</p>
<p>E poi un grazie speciale alla mia amica Anna Lisa D&#8217;Antonio per le fotografie realizzate in una mattina d&#8217;inverno in trasferta a Milano&#8230;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-520" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/DSCF2864.jpg" alt="" width="2816" height="2112" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/DSCF2864.jpg 2816w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/DSCF2864-300x225.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/DSCF2864-768x576.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/DSCF2864-1024x768.jpg 1024w" sizes="(max-width: 2816px) 100vw, 2816px" /></p>
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		<title>Ricamo con punti base: il fascino dei giardini millefiori (prima parte)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Feb 2018 09:06:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[colori]]></category>
		<category><![CDATA[filato di cotone]]></category>
		<category><![CDATA[giardino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il giardino millefiori… ma abito a Milano e per il momento posso solo ricamare il giardino dei desideri. Ora vi racconto come sono nate l’idea e il progetto. Ho abitato tante case e sono stata nomade per molti anni anche se, in fondo al mio cuore, penso di esserlo ancora. In tutti i luoghi e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-383" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170905_133257.jpg" alt="" width="2048" height="1365" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170905_133257.jpg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170905_133257-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170905_133257-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170905_133257-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170905_133257-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></h5>
<h5>Il giardino millefiori… ma abito a Milano e per il momento posso solo ricamare il giardino dei desideri. Ora vi racconto come sono nate l’idea e il progetto.</h5>
<p>Ho abitato tante case e sono stata nomade per molti anni anche se, in fondo al mio cuore, penso di esserlo ancora. In tutti i luoghi e le case che ho abitato prima di fermarmi a Milano ho avuto un giardino.</p>
<p>Nel mio giardino di bambina c’erano rose, piante da frutto, betulle e un orto. E ampi spazi per andare in bicicletta e giocare a palla. Quando sono andata a vivere da sola c’erano edere e palme e fichi a nascondere antichi muri di una corte di provincia. Nei <em>compound</em> in Afghanistan, Sud Sudan e in Etiopia somala c’erano spazi per contemplare il cielo e far asciugare al sole capelli e lenzuola, mentre le piante crescevano rade, sconosciute, timide e meravigliose. In Francia abitavo un piccolo mondo dove le fioriture si dispiegavano all’alternarsi delle stagioni e ho imparato a dare nomi ai fiori azzurri di primavera, a quelli bianchi e gialli dell’estate, a quelli viola dell’autunno e agli arbusti d&#8217;inverno.</p>
<p>Poi sono approdata in città e non c’è stato più spazio per il giardino. Così ho cominciato cercare i fiori in un giardino immaginario e mi sono ritrovata nei colori dei giardini ricamati.</p>
<p>I primi che mi hanno incantato sono stati quelli di <a href="https://www.amazon.it/Embroidered-Garden-Stitching-Through-Seasons/dp/1611802660/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;qid=1517826358&amp;sr=8-1&amp;keywords=kazuko+aoki">Kazuko Aoki</a>. Giardini immaginifici di fiori spontanei piccoli, sottili e colorati. Raccontano le stagioni, la delicatezza, il silenzio dei giardini segreti. Dispiegano profumo di casa e invitano a stendere una coperta tra l’erba e assopirsi all’ombra di un salice con un libro sul naso.</p>
<p><a href="http://yumikohiguchi.com">Yumiko Higuci</a> mi ha invece raccontato di giardini festosi e simbolici, giardini in cui il colore e la forma dischiudono significati da esplorare e condividere e nel quale abitano creature misteriose. Mi fanno venire voglia di pioggia e sole, fuoco e neve, silenzio e festa. Mi fanno sembrare il ricamo semplice ma è un’illusione: l’armonia che deriva dai lavori di questa ricamatrice è un capolavoro di ricerca cromatica, design e stile. E io che non sono un’artista faccio persino fatica a descriverla…</p>
<p>Poi è stata la volta delle lettere fiorite di <a href="http://elisabettaricami.blogspot.it/search/label/Lettere%20fiorite">Elisabetta Sforza</a> che sono, a mio modestissimo parere, la delicata rappresentazione della bellezza dei fiori. Per quello che i fiori semplicemente sono: bellezza manifesta.</p>
<p>Ma quando ho trovato <a href="http://Thousand and one flowers di Canevas Folies">Thousand and one flowers</a> di Canevas Folies ho trovato la mia vera e potente ispirazione: la progettazione del mio giardino immaginifico sarebbe partita da qui. Il mio giardino dei desideri sarebbe stato colorato, stilizzato e simbolico. E mi avrebbe consentito uno studio approfondito sulla resa dei punti base che avevo imparato, oltre che un significativo esercizio di tecnica.</p>
<p><div id="attachment_289" style="width: 2058px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-289" class="wp-image-289 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170911_111751-copia.jpg" alt="" width="2048" height="1365" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170911_111751-copia.jpg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170911_111751-copia-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170911_111751-copia-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170911_111751-copia-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170911_111751-copia-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /><p id="caption-attachment-289" class="wp-caption-text">disegno per ricalco su lino del giardino millefiori (&#8220;inverno&#8221;)</p></div></p>
<p>E così mi sono cimentata nell’analizzare la rappresentazione stagionale dei fiori attraverso il disegno che non esercitavo da quando ero bambina e nella ricerca delle armonie cromatiche, scoprendo che non sono regolate dal solo istinto ma anche da norme fisiche e psicologiche. E dopo essere stata folgorata dalla ruota cromatica di Goethe mi sono ripromessa che avrei approfondito la questione con il tempo. Ma non ora.</p>
<p>“Ora” era il tempo di immaginare e progettare il mio giardino con l’istinto. E giardino è stato.</p>
<p>Per prima cosa è stato necessario aumentare la capacità di scelta dei colori in filati di cotone mouliné DMC, le “matassine”. Tra quelli recuperati da esperimenti realizzati 25 anni fa e quelli di comune utilizzo arrivavo al massimo ad una trentina di “esemplari”. Messo in conto l’investimento, ho scelto 120 nuovi colori.</p>
<p><div id="attachment_290" style="width: 1530px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-290" class="wp-image-290 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170720_160722.jpg" alt="" width="1520" height="1013" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170720_160722.jpg 1520w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170720_160722-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170720_160722-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170720_160722-1024x682.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170720_160722-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1520px) 100vw, 1520px" /><p id="caption-attachment-290" class="wp-caption-text">Colori di &#8220;primavera&#8221; per il giardino millefiori</p></div></p>
<p>Il passo successivo è stato quello di lasciarmi ispirare “<a href="https://www.amazon.it/Ruba-come-artista-Austin-Kleon/dp/886731033X/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;qid=1517826694&amp;sr=8-1&amp;keywords=ruba+come+un%27artista">rubando come un’artista</a>”, così ho costituito una bacheca su pinterest per questo progetto scovando palette con protagonisti colori diversi per ogni stagione e fiori diversi per forme, dimensioni e colori, sempre raggruppati per stagioni. Perché il mio giardino non è pieno di piante a fioritura casuale, in ogni angolo è prevista una fioritura diversa, perché ogni stagione regala emozioni diverse, io lo so, e lo voglio sentire fino in fondo.</p>
<p>E così ho cominciato a disegnare, sentendo tutta la fatica di una creatività custodita inespressa per tanti anni. Ho sentito le mani pesanti, incapaci di seguire la mente, bloccate da apparente irreversibile inerzia. Ho forzato la mano, niente è uscito fluido dalle mie dita. Ma mi sono detta che era solo l’inizio e che anche per questo era necessario allenamento quotidiano, come per le parole, come per lo sguardo, come per i punti di ricamo. Era necessaria una rieducazione a riconoscere l’istinto attraverso esercizi di disciplina quotidiana e l’importante era cominciare. Il percorso, ne ero certa, mi si sarebbe dispiegato poco alla volta. E così l’estate, poi l’autunno, l’inverno e la primavera.</p>
<p>Poi ho cercato il tessuto. Un pezzo unico o quattro pezzi separati? Meglio pezzi separati: con un pezzo intero le possibilità di cucirci intorno qualcosa di utile sarebbero diminuite drasticamente. Ho ricopiato con la carta carbone su un misto lino grigio scuro con un po&#8217; di fatica, per la verità, dato che il blu scuro del ricalco non contrastava bene con il grigio del misto lino. Avevo prima provato anche con una carta carbone gallino chiaro, di quelle specifiche per il ricalco da ricamo, ma il risultato è stato un disastro: contrasto pressoché nullo e tratto irregolare e ruvido. Quindi o la carta l’ho acquistata già “esausta”, oppure la marca non mi ha garantito la qualità necessaria…</p>
<p>Il misto lino grigio scuro si è rivelata una scelta a mio gusto molto azzeccata: i fiori chiari e luminosi di estate e primavera avrebbero risaltato perfettamente e le ombre calde e cupe dei rami e dei fiori di autunno e inverno si sarebbero appoggiate con la necessaria disinvoltura. Si è trattato di un misto lino Sotema Garda, di circa 15 fili per cm di medio peso, con trama in lino e ordito di cotone ritorto, acquistato tempo prima dalla maestra <a href="https://www.ricamiamo-insieme.com/chi-sono/">Laura</a> per il semplice fatto che mi piaceva tanto il colore. E’ un tessuto perfetto per chi comincia e si deve allenare ad addomesticare ago e filati, insomma: un grande classico di ottima qualità.</p>
<p>Poi, a partire dalle palette raccolte ho cominciato la scelta dei colori dei filati di cotone da ricamo. Lo spettro cromatico delle matassine DMC consente di spaziare tra più di 400 colori; io ne disponevo di meno della metà. Mi ero detta che sarebbero stati più che sufficienti, ero arrivata addirittura a raccontare a me stessa che tutti i colori disponibili nella cartella colori DMC non erano necessari. Ma non è affatto vero: per riprodurre luminosità, contrasti e sfumature esattamente come ti pare di averle elaborate nella testa mi sono resa conto che servivano tutti… E così mi sono “accontentata” promettendo tra me e me che avrei dovuto approfondire la questione dei colori il prima possibile e aumentare l’investimento…</p>
<p>Raggruppati i colori per stagione ho cominciato a ricamare. Prima l’autunno, la mia stagione, quella con i miei colori preferiti…</p>
<p><div id="attachment_292" style="width: 1835px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-292" class="wp-image-292 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170629_124503.jpg" alt="" width="1825" height="1217" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170629_124503.jpg 1825w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170629_124503-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170629_124503-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170629_124503-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20170629_124503-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1825px) 100vw, 1825px" /><p id="caption-attachment-292" class="wp-caption-text">Inizio del lavoro d'&#8221;autunno&#8221; per il giardino millefiori</p></div></p>
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