<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Esplorazioni Archivi &#183; Miriam Cozzi</title>
	<atom:link href="https://miriamcozzi.it/category/formazione-nelle-tecniche-del-ricamo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://miriamcozzi.it/category/formazione-nelle-tecniche-del-ricamo/</link>
	<description>Atelier di Broderie d’Art</description>
	<lastBuildDate>Sun, 03 May 2026 08:53:26 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.5.8</generator>

<image>
	<url>https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/01/favicon_web.png</url>
	<title>Esplorazioni Archivi &#183; Miriam Cozzi</title>
	<link>https://miriamcozzi.it/category/formazione-nelle-tecniche-del-ricamo/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>La mia prima esperienza di rammendo creativo</title>
		<link>https://miriamcozzi.it/la-mia-prima-esperienza-di-rammendo-creativo/</link>
					<comments>https://miriamcozzi.it/la-mia-prima-esperienza-di-rammendo-creativo/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2021 18:16:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esplorazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[cotone lanato]]></category>
		<category><![CDATA[La Guardarobiera]]></category>
		<category><![CDATA[Ofelia & Antelmo]]></category>
		<category><![CDATA[rammendo]]></category>
		<category><![CDATA[rammendo creativo]]></category>
		<category><![CDATA[ricamo libero]]></category>
		<category><![CDATA[Wool Done]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://miriamcozzi.it/?p=2635</guid>

					<description><![CDATA[<p>Questo articolo descrive cosa significa rammendare. Vi parlo di come ho imparato e vi suggerisco percorso possibili, perché il rammendo è anche una forma di ricamo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/la-mia-prima-esperienza-di-rammendo-creativo/">La mia prima esperienza di rammendo creativo</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h5 class="wp-block-heading">Rammendare i propri capi di abbigliamento è di tendenza, specialmente se lo si fa in modo creativo. Ma che cos&#8217;è il rammendo creativo? Cosa e come si rammenda? Dove si impara a rammendare?  Qualche suggerimento e un piccolo racconto della mia prima esperienza da autodidatta.</h5>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="2560" height="1920" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_142813-scaled.jpeg" alt="" class="wp-image-2639" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_142813-scaled.jpeg 2560w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_142813-300x225.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_142813-1024x768.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_142813-768x576.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_142813-1536x1152.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_142813-2048x1536.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></figure>



<p>Durante il primo <em>lock-down</em> sui social si è molto discusso di quanto, soprattutto in tempi di crisi, diventino necessarie e vitali scelte etiche consapevoli per costruire un mondo migliore. Con un vero e proprio processo al <em>fast-fashion</em>, nel dibattito si è spesso affermato quanto sia più che mai necessario modificare le abitudini di acquisto privilegiando un guardaroba costituito da pochi capi ma di alta qualità.</p>



<p>Una scelta in contrapposizione alla consolidata logica de &#8220;l&#8217;usa e getta&#8221; che prevede l&#8217;acquisto di molti capi di scarsa qualità e di basso valore economico, che frequentemente sottendono altissimi costi in termini di aumento del volume dei rifiuti e di mancato rispetto dell&#8217;ambiente e dei diritti dei lavoratori.</p>



<p>Comprare pochi capi di qualità significa quindi scegliere di investire eticamente, economicamente e consapevolmente per qualcosa che ci piace davvero, che ci rappresenta e col quale finiamo per avere un legame quasi affettivo. Così diventa naturale sperare che questi capi durino per sempre. Ma si sa, i manufatti tessili sono comunque effimeri e col tempo si danneggiano, si usurano o si rompono. Ed è in questa logica che diventa definitivamente importante imparare l&#8217;antica arte del rammendo, per dare ai nostri capi più amati l&#8217;occasione di &#8220;durare per sempre&#8221;.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Cosa possiamo rammendare</h5>



<p>Rammendare significa sostanzialmente ricostituire la struttura del tessuto originario danneggiato. Quindi, in teoria, è possibile rammendare ogni cosa. E&#8217; però fondamentale avere sempre ben chiaro il nostro obiettivo. </p>



<p>Provo a spiegarmi meglio: il risultato di un rammendo dipende dalla tecnica utilizzata, dal tessuto di partenza e dal materiale che si utilizza per rammendare (filato o tessuto). E&#8217; il perfetto equilibrio tra questi tre fattori tenuti insieme dalle abilità di chi esercita il rammendo a generare un risultato linea con le nostre aspettative.</p>



<p>Quindi dobbiamo sapere bene cosa vogliamo; se il nostro intento è nascondere un buco di tarma nel calzino da sci agiremo con un intento diverso da quello che ci spingerebbe a rammendare un buco di tarma in un blazer di un completo Chanel. A livello estetico devo sapere cosa voglio ottenere per decidere come procedere.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Come si rammenda?</h5>



<p>Se dovessi rammendare un completo di Chanel credo che mi rivolgerei ad un professionista. Rammendare è una antica arte artigiana e la prima volta che ne ho sentito parlare è stato leggendo un articolo del Corriere della Sera di qualche anno fa. Raccontava della storia quasi centenaria del laboratorio di <a href="https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_marzo_10/dinastia-madame-viviani-66dd637a-0568-11e7-882a-48a6b14b49a6.shtml">Madame Viviani</a> a Milano e della sua arte dei <strong>rammendi invisibili</strong>. Su un certo tipo di abiti di riconosciuto valore (economico, artistico o perché no affettivo), il rammendo si può considerare come un vero e proprio restauro tessile, dove si ricostruisce la struttura del tessuto originario in una forma talmente simile da risultare praticamente invisibile. Per eseguire un lavoro di questo tipo sono necessarie grandi capacità ed esperienza.</p>



<p>Per tutto il resto, invece, mi cimenterei perché le tecniche di rammendo si possono imparare e ottenere un risultato&#8230; davvero creativo! In pratica il rammendo creativo, oltre ovviamente a riparare il capo, semplicemente &#8220;si vede&#8221; ed è proprio questa la sua essenza: conferire al capo rinnovato una sua originalissima unicità.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Studiare le tecniche di rammendo creativo</h5>



<p>Se il rammendo creativo, quindi, &#8220;si vede&#8221; si può considerare un ornamento. Per cui occorre capire come fare, con quali materiali e con quali strumenti realizzare quello che, a tutti gli effetti, si può considerare un ricamo . Ma come cominciare?</p>



<p>Da qualche tempo seguo il progetto di <a href="https://www.instagram.com/wool.done/">Giulia Boari</a> che ha aperto un negozio a Bologna per knitters: <a href="https://www.wooldone.com/">Wool Done</a>.  E siccome di ogni sito la prima cosa che guardo è la bibliografia che viene sponsorizzata / venduta, sono incappata in questo <a href="https://www.wooldone.com/magazines/darning-repair-make-mend-di-hikaru-noguchi">libro</a> che è stata per me una rivelazione.  </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="2125" height="2560" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_0769-scaled.jpeg" alt="" class="wp-image-2636" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_0769-scaled.jpeg 2125w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_0769-249x300.jpeg 249w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_0769-850x1024.jpeg 850w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_0769-768x925.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_0769-1275x1536.jpeg 1275w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_0769-1700x2048.jpeg 1700w" sizes="(max-width: 2125px) 100vw, 2125px" /></figure>



<p>Questo testo è perfetto perché coniuga in modo impeccabile l&#8217;attitudine inglese e la creatività giapponese dell&#8217;autrice in uno stile che personalmente apprezzo molto. Le <strong>tecniche</strong> descritte sono molte, bene spiegate e illustrate mettendo i neofiti in grado di &#8220;scegliere&#8221; tra le tecniche quella più adatta al tipo di tessuto da riparare e all&#8217;effetto finale che si desidera ottenere.</p>



<p>Dopo una iniziale panoramica sul materiale e sulle principali tecniche disponibili, il testo si struttura in capitoli dedicati a diverse tipologie di capi: calze, jeans, camicie, maglioni, vestiti, T-shirt, accessori&#8230; Man mano che si procede, il volume propone tecniche sempre più complesse e vengono inoltre proposti progetti realizzati dall&#8217;autrice ai quali ispirarsi. </p>



<p>Conclude il volume un <strong>campionario di sintesi </strong>che illustra, a opinione dell&#8217;autrice, le migliori combinazioni possibili tra tessuti di partenza, filati da utilizzare e tecniche disponibili. E&#8217; studiando queste pagine che mi sono definitivamente convinta che il rammendo creativo è una forma di ricamo a tutti gli effetti. </p>



<h5 class="wp-block-heading">Proviamo a rammendare&#8230;</h5>



<p>Ho preso uno dei miei capi ai quali sono più affezionata: un <em>poncho</em> in pura lana regalo di mia mamma in un Natale degli anni &#8217;80, un &#8220;tessuto&#8221; a maglia jersey. E&#8217; la coperta di Linus dei miei inverni ed è uno dei capi che mi ha seguito in tutti i miei molteplici traslochi in giro per il mondo. Beh, lo confesso, in Africa non l&#8217;ho portato, ma nonostante questo da diversi anni la lana del mio <em>poncho</em> si è lasciata andare e strappata in diversi punti.</p>



<p>Per il rammendo ho scelto un cotone lanato. Si tratta di un filato piuttosto grossolano, non separabile e molto ritorto, utilizzato in genere per il mezzo punto, di marca <a href="https://www.casacenina.it/fili-e-filati/oltes/oltes-cotone-lanato.html">Oltes</a>, prodotto in Italia e di discreta qualità. Desideravo un contrasto per colore e per spessore ma non per materiale con lo scopo di produrre un effetto tattile molto simile a quello del poncho e un evidente contrasto di colori.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="2560" height="1920" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_125824-scaled.jpeg" alt="" class="wp-image-2638" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_125824-scaled.jpeg 2560w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_125824-300x225.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_125824-1024x768.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_125824-768x576.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_125824-1536x1152.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_125824-2048x1536.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></figure>



<p>Dal libro di cui ho parlato più sopra ho selezionato una delle tecniche più facili: la <strong>tecnica del quadrato</strong>. In pratica si è trattato di ricostruire una armatura a tela a contrasto con la struttura a maglia jersey del <em>poncho</em>, in grado di bloccare le smagliature che si stavano generando da ogni buco. </p>



<p>In pratica ho messo tre piccole &#8220;pezze&#8221;. Sono piuttosto soddisfatta del risultato nonostante qualche piccolo errore, anche se evidente, che come di consueto preferisco lasciare. L&#8217;imperfezione mi affascina.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="2560" height="1920" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_155255-scaled.jpeg" alt="" class="wp-image-2641" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_155255-scaled.jpeg 2560w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_155255-300x225.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_155255-1024x768.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_155255-768x576.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_155255-1536x1152.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_155255-2048x1536.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="2560" height="1920" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_155222-scaled.jpeg" alt="" class="wp-image-2640" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_155222-scaled.jpeg 2560w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_155222-300x225.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_155222-1024x768.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_155222-768x576.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_155222-1536x1152.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_155222-2048x1536.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></figure>



<h5 class="wp-block-heading">Imparare a rammendare</h5>



<p>Io ho scelto di provare <strong>da sola</strong> ma non è detto che sia la scelta più naturale o logica per tutti. Se si desidera imparare per bene, sapete bene che io suggerisco sempre di avere un contatto con una &#8220;maestra&#8221; perché quello che vi può trasmettere è ben più di una semplice conoscenza di una tecnica.</p>



<p>Ho anche provato ad approfondire l&#8217;argomento con un <strong>corso on line</strong> sulla famosa piattaforma sudamericana <a href="https://www.domestika.org/en/courses">Domestika</a>, della quale apprezzo molto sia l&#8217;offerta formativa sia la serietà nella strutturazione dei contenuti. Nello specifico vi consiglio il corso <a href="https://www.domestika.org/en/courses/1165-embroidery-clothing-repair">Embroidery: clothing repair</a> di Gabriela Martínez di <a href="https://www.instagram.com/ofeliayantelmo/?hl=it">Ofelia &amp; Antelmo</a> che, oltre a illustrare diverse tecniche che di fatto potete trovare anche nel libro di Hikaru Noguchi, vi insegna un interessante approccio creativo alla materia. Un approccio &#8220;ornamentale&#8221;, insomma, dove con la scusa di riparare un capo ci si inventa l&#8217;occasione di esprimere la propria vena creativa come se fosse un ricamo.</p>



<p>Un&#8217;altra possibilità è quella di seguire un <strong>corso in presenza</strong>. Al momento conosco solo il lavoro di Paola Pellino, alias <a href="https://www.instagram.com/la_guardarobiera/?hl=it">La Guardarobiera</a>. Di Torino ma disposta a organizzare corsi in varie città, mi parlò di lei una mia allieva diversi mesi fa. Trovo molto interessante il suo lavoro e avevo deciso di seguire uno dei suoi corsi prima che il <em>lock-down</em> bloccasse tutto. So anche che tiene anche dei corsi on-line ma preferisco aspettare che ritorni la possibilità di formarsi in presenza con una maestra. Vi consiglio di leggere <a href="https://www.fashionnewsmagazine.com/2020/05/28/larte-delle-seconde-possibilita-il-rammendo-creativo-secondo-la-guardarobiera/#:~:text=Il%20rammendo%20creativo%20insegna%20a%20ricreare%20da%20ci%C3%B2%20che%20gi%C3%A0%20esiste.">questa interessante intervista</a> nella quale Paola Pellino parla con molta passione del suo lavoro, della sua evoluzione professionale e personale, della sua arte.</p>



<p>Qualunque strada decidiate di intraprendere credo proprio che il rammendo creativo sia una forma di ricamo formidabile che induce alla riflessione teorica e alimenta lo spirito creativo e l&#8217;originalità. Perché non c&#8217;è da nulla da riprodurre <em>tout-court</em> ma molto da sperimentare. Da parte mia sono solo all&#8217;inizio.</p>



<p>Insomma, a mio avviso, il rammendo creativo è per ricamatrici intraprendenti.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="2560" height="1920" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_155416-scaled.jpeg" alt="" class="wp-image-2643" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_155416-scaled.jpeg 2560w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_155416-300x225.jpeg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_155416-1024x768.jpeg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_155416-768x576.jpeg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_155416-1536x1152.jpeg 1536w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201227_155416-2048x1536.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/la-mia-prima-esperienza-di-rammendo-creativo/">La mia prima esperienza di rammendo creativo</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://miriamcozzi.it/la-mia-prima-esperienza-di-rammendo-creativo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Prove su Hispellum: laboratorio di ricamo contemporaneo per apprendere una tecnica &#8220;vintage&#8221;</title>
		<link>https://miriamcozzi.it/prove-su-hispellum-laboratorio-di-ricamo-contemporaneo-per-apprendere-una-tecnica-vintage/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Mar 2019 18:46:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esplorazioni]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[geografia]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio culturale]]></category>
		<category><![CDATA[tecniche]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://miriamcozzi.it/?p=1364</guid>

					<description><![CDATA[<p>La tecnica Hispellum, brevettata dall’artista Leandra Angelucci Cominaccini, artista futurista di Foligno attiva nella prima metà del &#8216;900, consiste nella&#160;preparazione di rotolini di tessuto e nella loro applicazione su un fabric di base. Ho svolto questo workshop lo scorso settembre, nel corso dell’esperienza a Valtopina, della quale vi ho parlato estesamente in questo post.&#160;Un’esperienza molto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/prove-su-hispellum-laboratorio-di-ricamo-contemporaneo-per-apprendere-una-tecnica-vintage/">Prove su Hispellum: laboratorio di ricamo contemporaneo per apprendere una tecnica &#8220;vintage&#8221;</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1731" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/03/IMG_20190328_191852058.jpg" alt="" width="4608" height="3456" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/03/IMG_20190328_191852058.jpg 4608w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/03/IMG_20190328_191852058-300x225.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/03/IMG_20190328_191852058-768x576.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2019/03/IMG_20190328_191852058-1024x768.jpg 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></h5>
<h5>La tecnica <em>Hispellum</em>, brevettata dall’artista Leandra Angelucci Cominaccini, artista futurista di Foligno attiva nella prima metà del &#8216;900, consiste nella&nbsp;preparazione di rotolini di tessuto e nella loro applicazione su un <em>fabric</em> di base.</h5>
<p>Ho svolto questo workshop lo scorso settembre, nel corso dell’esperienza a Valtopina, della quale vi ho parlato estesamente in questo <a href="https://miriamcozzi.it/la-xviii-edizione-della-mostra-del-ricamo-a-mano-e-del-tessuto-artigianale-di-valtopina/">post</a>.&nbsp;Un’esperienza molto interessante, una tecnica per la quale, come vi accennavo, intravedo grandi potenzialità espressive.</p>
<p>Il workshop è stato ideato e condotto da Rosalba Pepi, del <a href="http://www.laboratoriotessilealice.it">Laboratorio Tessile Alice</a>, maestra di ricamo con grandi competenze nelle tecniche antiche, specialmente medioevali. Questa ricamatrice ha lavorato al recupero di questa tecnica, utilizzata nel <em>Laboratorio d&#8217;Arte Hispellum</em> di Foligno per la produzione di arazzi negli anni &#8217;30 del &#8216;900 di proprietà dell&#8217;artista Leandra Angelucci Cominaccini, cercandone una interpretazione contemporanea.</p>
<p>La tecnica in apparenza sembra piuttosto semplice: si tratta di produrre rotolini di tessuto e di fissarli su una tela di appoggio con un punto posato doppio seguendo la traccia di un disegno precedentemente concepito. Nel corso di questo workshop abbiamo &#8220;ricamato&#8221; una piccola foglia su disegno di&nbsp;Emanuela Micucci (La Congrega).</p>
<p>Ecco un piccolo racconto, in parole e immagini, di quelle due bellissime ore dello scorso settembre: il ricordo è ancora vivissimo nonostante il numero di mesi trascorsi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1646" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_150905335.jpg" alt="" width="4580" height="3053" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_150905335.jpg 4580w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_150905335-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_150905335-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_150905335-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_150905335-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 4580px) 100vw, 4580px" /></p>
<p>Rosalba ci ha innanzi tutto fornito un kit, preparato con cura, nella grafica come nella qualità dei materiali. Abbiamo lavorato con piccoli lembi di tela di cotone piuttosto densa. Bellissima e delicata la scelta dei colori dei tessuti. Anche la piccola dispensa, sobria e chiara, conteneva tutte le indicazioni per eseguire il lavoro passo a passo, anche se la guida di un maestro, rimane per me un elemento imprescindibile nell&#8217;apprendimento qualsiasi tecnica di ricamo. Ma sull&#8217;importanza dei maestri e, in particolare su quella delle &#8220;mie&#8221; maestre, vi parlerò in modo approfondito in un post a venire.</p>
<p>Noi &#8220;allieve&#8221; abbiamo avuto la possibilità di &#8220;ricamare&#8221; delle bellissime foglioline avendo a disposizione anche una serie di piccole opere già completate per il confronto in continuo dei passi di lavorazione. La mia foglia si esprimeva principalmente nelle tonalità del verde chiaro.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1648" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_171501385.jpg" alt="" width="3861" height="2574" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_171501385.jpg 3861w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_171501385-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_171501385-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_171501385-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_171501385-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 3861px) 100vw, 3861px" />Stabiliti colori e forme da seguire secondo il disegno di riferimento, ho cominciato a produrre i rotolini di tessuto. Nessuna difficoltà particolare nella tecnica ma occorre davvero una discreta manualità, abituata a lavorare con le piccole cose e con la pazienza e la cura del dettaglio tipiche delle attività di ricamo.&nbsp;Ogni rotolino è stato poi &#8220;fissato&#8221; sul bordo esterno con una serie di piccoli punti, il più possibile fitti e nascosti, in maniera tale da bloccarne lo scioglimento, la &#8220;srotolatura&#8221;.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1647" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_163521148.jpg" alt="" width="4608" height="3072" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_163521148.jpg 4608w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_163521148-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_163521148-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_163521148-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_163521148-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></p>
<p>Dopodiché ho dato inizio alla fase di &#8220;posa&#8221; dei rotolini sul fabric di base, sempre seguendo il disegno tracciato a matita.</p>
<p>Ho compreso che per la produzione dei propri manufatti è necessario progettare il disegno e ritagliare dei pezzettini di stoffa di lunghezze coerenti con il tipo di disegno da realizzare. Tagliare in corso d&#8217;opera è piuttosto rischioso e occorre avere un buon occhio, oltre che a una manualità agile.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1650" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_175649301.jpg" alt="" width="4608" height="3072" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_175649301.jpg 4608w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_175649301-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_175649301-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_175649301-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_175649301-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" />Ovviamente due ore non mi sono state sufficienti per realizzare una fogliolina delle dimensioni del palmo della mia mano. Ho concentrato la mia attenzione nell&#8217;imparare qualche segreto relativo alla sequenza di posa dei rotolini finalizzata a nascondere il più possibile le estremità e ho avanzato molto lentamente, come mi è consueto.</p>
<p>Non ho nemmeno fatto in tempo a infilare il piccolo filo metallico nel picciolo della foglia (si dice così?) per consentirgli una &#8220;rigida&#8221; tridimensionalità. E nei saluti finali mi sono accorta che&#8230; ero quella più indietro!</p>
<p>Comunque ho completato il lavoro una volta rientrata a Milano, unendo anche qualche punto di ricamo classico.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1649" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_175540699.jpg" alt="" width="3763" height="2509" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_175540699.jpg 3763w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_175540699-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_175540699-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_175540699-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/09/IMG_20180902_175540699-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 3763px) 100vw, 3763px" /></p>
<p>Come già accennavo nel <a href="https://miriamcozzi.it/la-xviii-edizione-della-mostra-del-ricamo-a-mano-e-del-tessuto-artigianale-di-valtopina/">post</a> di Valtopina dello scorso settembre, nonostante l&#8217;apparente “taglio” grossolano, questa tecnica può rappresentare davvero qualsiasi tipo di immagine e, se si riesce a giocare con i diversi effetti che si possono ottenere dai diversi tipi di stoffa e da accostamenti cromatici intelligenti, si possono davvero creare opere di alto valore estetico, come ci ha insegnato Leandra Angelucci Cominaccini.</p>
<p>Questa tecnica ci insegna inoltre molto sull&#8217;arte del riciclo poiché è davvero possibile utilizzare qualsiasi tipo di &#8220;avanzo&#8221; tessile; l&#8217;estro artistico e il gusto per la bellezza faranno il resto. Chissà mai che il mondo del &#8220;<strong><em>sustainability fashion</em></strong>&#8221; qualche designer illuminato riesca a recuperare questa tecnica per farne davvero qualcosa di interessante&#8230;</p>
<p>Ad ogni modo in questi mesi si sono succeduti, sempre a cura del Laboratorio Tessile Alice, una serie di workshop relativi a questa tecnica: date un&#8217;occhiata alla loro pagina <a href="https://www.facebook.com/laboratoriotessilealice/">Facebook</a>. Per ora si sono svolti prevalentemente nel centro Italia. Se siete curiosi e vi interessa questa tecnica vi consiglio spassionatamente di partecipare ad uno di questi workshop: imparerete un sacco di piccoli segreti di una tecnica che, all&#8217;apparenza facile, potrà regalarvi grandi soddisfazioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/prove-su-hispellum-laboratorio-di-ricamo-contemporaneo-per-apprendere-una-tecnica-vintage/">Prove su Hispellum: laboratorio di ricamo contemporaneo per apprendere una tecnica &#8220;vintage&#8221;</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Esplorando il trapunto fiorentino, un ricamo medioevale</title>
		<link>https://miriamcozzi.it/esplorando-il-trapunto-fiorentino-un-ricamo-medioevale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jun 2018 07:55:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esplorazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[filato di cotone]]></category>
		<category><![CDATA[lana]]></category>
		<category><![CDATA[punti base]]></category>
		<category><![CDATA[supporto di lino]]></category>
		<category><![CDATA[tecniche antiche]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://miriamcozzi.it/?p=350</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dopo qualche anno di studio ed esercizio di varie tecniche di ricamo&#160;sta nascendo in me la necessità di approfondire ed evolvere secondo un approccio &#8230; più squisitamente storico: comincio con il trapunto fiorentino. Fino ad ora il mio filo conduttore nella scoperta delle tecniche di ricamo è stata la loro potenziale applicabilità nelle arti sartoriali. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/esplorando-il-trapunto-fiorentino-un-ricamo-medioevale/">Esplorando il trapunto fiorentino, un ricamo medioevale</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-395" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8942-1.jpg" alt="" width="3561" height="2374" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8942-1.jpg 3561w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8942-1-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8942-1-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8942-1-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8942-1-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 3561px) 100vw, 3561px" /></h5>
<h5>Dopo qualche anno di studio ed esercizio di varie tecniche di ricamo&nbsp;sta nascendo in me la necessità di approfondire ed evolvere secondo un approccio &#8230; più squisitamente storico: comincio con il trapunto fiorentino.</h5>
<p>Fino ad ora il mio filo conduttore nella scoperta delle tecniche di ricamo è stata la loro potenziale applicabilità nelle arti sartoriali. Incalzare letture sulla storia del ricamo e l’aver partecipato al corso di “<em>Riconoscimento dei punti e delle tecniche di ricamo</em>” nella primavera del 2017 alla <a href="https://www.fondazionelisio.org/it/">Fondazione Arte della Seta Lisio</a>&nbsp;di Firenze con <a href="https://www.linkedin.com/in/thessy-schoenholzer-nichols-38a77378/">Thessy Shoenholzer-Nichols</a>, mi ha molto stuzzicato sull’eventualità di ampliare le prospettive. Ho una curiosità crescente nel cercare di comprendere quali fattori prevalenti hanno influenzato l’evoluzione delle abilità al ricamo per questo ho deciso, parallelamente all&#8217;esercizio della <em>broderie d&#8217;art</em>, di esercitarmi con le tecniche classiche partendo da quelle più antiche.</p>
<p>Ancora non ho sviluppato un percorso di apprendimento specifico: ho scelto di cominciare dal&nbsp;<strong>trapunto fiorentino&nbsp;</strong>sia perché mi piace tantissimo sia perché è di origine medioevale. Ho scelto uno dei disegni del manuale “Trapunto fiorentino” di <a href="http://www.laboratoriotessilealice.it/index.php/rosalba">Rosalba Pepi</a> (edizioni Giunti Demetra): per questo tipo di ricamo sono necessari disegni stilizzati.</p>
<p>Ho scelto un pezzo di misto lino Garda che avevo in casa, non tanto grande, il mio disegno misura più o meno 20&#215;30 cm. <a href="http://www.ricamiamo-insieme.com/index.php?page=presentazione.html">Laura</a> mi ha dato un pezzo di “cencio della nonna” da utilizzare sul retro. In pratica la tecnica prevede l’utilizzo del solo <strong>punto filza</strong>, uno tra i punti più antichi, un punto ancestrale data la sua semplicità. Ho letto che il bordo di una tunica ritrovata in Danimarca datata tarda età del bronzo (quindi del periodo 1200 a.c. circa) risultava ricamato a punto festone (C. Faque; La Broderie; Aubenel 2007). Mi è quindi facile pensare che il punto filza, molto più semplice rispetto al punto festone nella sua concezione e realizzazione, fosse utilizzato già a quel tempo e ben prima.</p>
<p>Nella tecnica del trapunto fiorentino di fatto si devono cucire insieme due pezzi di stoffa sovrapposti con il punto filza. Questo punto viene realizzato a definire i contorni di un disegno che verrà messo in rilievo attraverso l’inserimento di una <strong>imbottitura</strong> in lana interposta tra i due lembi di stoffa. Quindi il disegno dovrà essere scelto tenendo conto di un fondamentale criterio: dovrà prevedere superfici geometricamente chiuse, altrimenti non sarà possibile realizzare l’imbottitura. Al tempo stesso sarà necessario prestare attenzione alle aree che desideriamo siano caratterizzate dalla medesima imbottitura: bisognerà evitare che vengano “interrotte” da punti mal posizionati che renderanno impossibile imbottire secondo le aspettative.</p>
<p><div id="attachment_353" style="width: 1818px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-353" class="wp-image-353 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_152426-1.jpg" alt="" width="1808" height="1205" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_152426-1.jpg 1808w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_152426-1-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_152426-1-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_152426-1-1024x682.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_152426-1-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1808px) 100vw, 1808px" /><p id="caption-attachment-353" class="wp-caption-text">Il manufatto che ho realizzato per imparare la tecnica del trapunto fiorentino</p></div></p>
<p>Tecnicamente la realizzazione di un manufatto a punto filza non è difficile. Quindi ciò che rende un manufatto ricamato a trapunto fiorentino esteticamente apprezzabile dipende da quanto si è capaci di gestire magistralmente questo punto, In apparenza così semplice, il punto filza richiede comunque una discreta abilità: eseguirlo con regolarità o tenere sotto controllo l’irregolarità non è lavoro banale e nemmeno da principianti.</p>
<p>E vi assicuro che al termine del lavoro la differenza tra una mano esperta e una che lo è di meno è francamente evidente.&nbsp;Io mi auto-giudico una sana via di mezzo: qualche mese fa quando ero immobilizzata a letto ho realizzato qualche chilometro di punto filza per il semplice gusto di esercitarmi al controllo dell’ago. Ne sono usciti emeriti pasticci e un carinissimo cuscino colorato dove, se guardato da vicino, si materializzano, come per incanto, sia i momenti di mancata concentrazione sia quelli di solida presenza sul pezzo.</p>
<p>I dettagli della realizzazione sono spiegati bene nel manuale, non c’è niente di interessante che posso aggiungere. Posso solo dire che io ho scelto di realizzare il disegno, che ho ripreso dal manuale di Rosalba Pepi, su un telo neutro con disegno a contrasto in blu: davvero poco medievale, ma secondo me tanto carino, anche se Laura all’inizio è inorridita, come sempre del resto di fronte alle mie inusuali deviazioni dal “classico”.</p>
<p>La tecnica italiana prevede che oltre alla “filzatura” del disegno si esegua una vera e propria “<strong>trapuntatura</strong>&#8221; all’esterno del disegno. E questa è forse la parte più noiosa. Un po&#8217; perché la tecnica prevede l’utilizzo di un cotone della stessa tonalità della tela e quindi si fa fatica a vedere l’avanzamento del lavoro. Un po&#8217; perché bisogna seguire dei contorni immaginari non tracciati e quindi, tutto sommato, nonostante la facilità è necessario un po&#8217; di concentrazione in più. Nel mio caso poi è risultata la parte più lunga rispetto all’estensione del disegno.</p>
<p>La realizzazione dell’imbottitura con fili di lana è invece risultata la parte più divertente: bisogna semplicemente provare, seguire le linee immaginarie di sviluppo del disegno riempiendo di lana tutte le superfici chiuse. La <strong>lana</strong> viene inserita tramite ago, in pratica si inseriscono fili di lana allungati affiancandoli uno ad uno fino a che sul davanti del lavoro la superficie risulta in rilievo rispetto alle porzioni nell’intorno. Padroneggiare questa tecnica penso significhi soprattutto prevedere un disegno che consenta di sviluppare un’eleganza nel riempimento che garantisca coerenza e bellezza a tutto l’insieme.</p>
<p><div id="attachment_354" style="width: 1929px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-354" class="wp-image-354 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_160708.jpg" alt="" width="1919" height="1279" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_160708.jpg 1919w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_160708-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_160708-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_160708-1024x682.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171107_160708-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1919px) 100vw, 1919px" /><p id="caption-attachment-354" class="wp-caption-text">La realizzazione dell&#8217;imbottitura del manufatto</p></div></p>
<p>E comunque il trapunto fiorentino ha sollecitato l’appetito alla tecnica e alle sue variazioni storico-geografiche: è nato prima il “trapunto fiorentino” o la “piqure de Marseille”? E’ l’Italia che ha esportato la tecnica in Francia o viceversa? Quali sono le differenze tra le due tecniche? Come si è evoluti verso il “boutis”? Possibile che in Inghilterra questa tecnica non abbia preso piede in alcun modo? Ma questa tecnica dove nasce veramente? Possibile che l’Oriente, l’area Bizantina o il mondo Arabo non abbiano voce in capitolo? Insomma, c’è ancora molto da studiare e da ricercare, ancora una volta. Mi sa che è necessario rispolverare la bibliografia disponibile o pensare di allargare la biblioteca&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/esplorando-il-trapunto-fiorentino-un-ricamo-medioevale/">Esplorando il trapunto fiorentino, un ricamo medioevale</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Imparare la Broderie d’Art all&#8217;Ecole Lesage di Parigi: le tre settimane per completare il tableau</title>
		<link>https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-le-tre-settimane-per-completare-il-tableau/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 May 2018 12:09:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esplorazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Reportages]]></category>
		<category><![CDATA[broderie d'art]]></category>
		<category><![CDATA[esercizi di bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[esercizi di lentezza]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lesage]]></category>
		<category><![CDATA[narrazione]]></category>
		<category><![CDATA[tableau]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://miriamcozzi.it/?p=447</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mentre mi accingo a scrivere questo post ho terminato il mio periodo di formazione parigina da più di un mese. E sento già una nostalgia profonda&#8230; Provo a condensare in questo post quanto ho imparato negli ultimi intensi mesi, comprendenti l&#8217;esperienza delle ultime tre settimane trascorse a Parigi, all&#8217;Ecole Lesage, dove ho completato il tableau (vai a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-le-tre-settimane-per-completare-il-tableau/">Imparare la Broderie d’Art all&#8217;Ecole Lesage di Parigi: le tre settimane per completare il tableau</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-628" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095504.jpg" alt="" width="2031" height="1415" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095504.jpg 2031w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095504-300x209.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095504-768x535.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095504-1024x713.jpg 1024w" sizes="(max-width: 2031px) 100vw, 2031px" /></p>
<h5>Mentre mi accingo a scrivere questo post ho terminato il mio periodo di formazione parigina da più di un mese. E sento già una nostalgia profonda&#8230;</h5>
<p>Provo a condensare in questo post quanto ho imparato negli ultimi intensi mesi, comprendenti l&#8217;esperienza delle ultime tre settimane trascorse a Parigi, all&#8217;<a href="http://www.ecolelesage.fr/#lecole">Ecole Lesage</a>, dove ho completato il <strong><em>tableau </em></strong>(vai a <a href="https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-la-seconda-settimana/">questo post</a> per saperne di più).<strong><em> </em></strong>Osservandolo ora che è terminato, non posso fare a meno di riconoscere ogni singolo elemento posato con <strong>concentrazione</strong> e <strong>precisione</strong>. Un impegno immenso, che mi ha donato una grande soddisfazione finale.</p>
<p>Un po&#8217; come una metafora, ricamare questo disegno <em>kitsch</em> dalla prima all&#8217;ultima settimana mi ha fatto riflettere soprattutto su come il ricamo si &#8220;imposta&#8221; sulla mia vita e ne diviene fulcro creativo, grazie al quale posso generare una sovrapposizione continua di immagini, situazioni, emozioni e desideri. Non importa che i segni siano tracciati con una penna, un pennello o un filo. L&#8217;importante è <strong>tracciare il proprio segno</strong>, scrivere la propria storia, narrarsi. In un modo o nell&#8217;altro, il ricamo è il mio strumento di narrazione.</p>
<p>Ricamando, la mente segue i propri pensieri indisturbata. Ho preso coscienza di quanto mi piacerebbe <strong>insegnare</strong> queste tecniche, immaginandomi che ciascuno possa imparare a porre il proprio telaio in un intimo ed inviolabile angolo di casa, nella propria &#8220;stanza tutta per sé&#8221;, come diceva Virginia Wolf, un luogo dove si determini la possibilità e si viva la libertà di esprimere sé stessi. Ma questa è un&#8217;altra storia e ve la racconterò a tempo debito&#8230;</p>
<p><div id="attachment_626" style="width: 2058px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-626" class="wp-image-626 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180316_104729.jpg" alt="" width="2048" height="1536" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180316_104729.jpg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180316_104729-300x225.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180316_104729-768x576.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180316_104729-1024x768.jpg 1024w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /><p id="caption-attachment-626" class="wp-caption-text">Dettaglio del tableau: l&#8217;uccellino in 3D</p></div></p>
<p>E in questo &#8220;pensare&#8221;, le mie mani hanno acquisito abilità e velocità. Le tecniche di ricamo che ho appreso riguardano gli sfondi, i soggetti particolari, le bordure e gli elementi in 3D.</p>
<p>La gestione degli <strong>sfondi</strong> è avvenuta utilizzando tecniche diverse, anche se, di fatto, si è trattato di applicare piccoli elementi come perline e paillettes. Sono stati posati &#8220;in linea&#8221; ed &#8220;<em>en vermicelle</em>&#8220;. In alcuni settori più circoscritti, invece, sono stati utilizzati filati, ricamando ad ago e a <em>crochet</em>, con punti piatti e a catenella, in un ricco esercizio di concatenamento di stili e materiali differenti.</p>
<p>In queste ultime settimane, sono i singoli <strong>soggetti</strong> i protagonisti del lavoro: il piccolo daino, l&#8217;uccellino, i fiori a quattro petali, i rametti, i fiori di paillettes e seta, le greche su <em>bourrage</em>. Ho usato ogni tipo di materiale, incluse pelli, ciniglia e bijou di varie dimensioni, oltre alle classiche perline e paillettes, quasi tutti applicati ad ago. L&#8217;uccellino è stato ricamato interamente con filati e rafia ad ago.</p>
<p><div id="attachment_627" style="width: 2058px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-627" class="wp-image-627 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095730.jpg" alt="" width="2048" height="1536" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095730.jpg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095730-300x225.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095730-768x576.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095730-1024x768.jpg 1024w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /><p id="caption-attachment-627" class="wp-caption-text">Sguardo d&#8217;insieme su tutte le tecniche apprese</p></div></p>
<p>Altro elemento importante sono state le <strong>bordure</strong> che mi hanno permesso di esercitare l&#8217;applicazione, sempre ad ago, di differenti passamanerie, nastri metallici e di seta, filati in seta e perline in &#8220;<em>point tiré</em>&#8220;. Ho esercitato anche l&#8217;applicazione di paillettes &#8220;in piedi&#8221;, la tecnica che, in questi cinque mesi di formazione, mi è risultata la più difficile da attuare.</p>
<p>Ho inoltre imparato a preparare <strong>elementi in 3D</strong>, che vengono ricamati all&#8217;esterno del <em>tableau</em>, poi ritagliati e rinforzati con un materiale speciale (un foglio di tessuto-non tessuto collante) e successivamente riapplicati sul <em>tableau</em> stesso. Utilizzando sia il crochet sia l&#8217;ago, ho ricamato foglie, fiori e l&#8217;ala dell&#8217;uccellino. L&#8217;applicazione di questi elementi è avvenuta ad ago, avendo cura di creare la tridimensionalità della forma. Infine, il corso mi ha consentito di realizzare delle rose in seta.</p>
<p>Il lavoro più lungo e che ha richiesto più pazienza è stato il ricamo della <strong>cornice</strong>, costituita da perline, paillettes, filati metallici e ciniglia, posati a crochet e ago. Un infinito esercizio di pazienza e manualità, indispensabile per acquisire la velocità di posa ed, in fondo, la via per l&#8217;essenza del ricamo.</p>
<p><div id="attachment_630" style="width: 1881px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-630" class="wp-image-630 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095332.jpg" alt="" width="1871" height="1247" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095332.jpg 1871w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095332-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095332-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095332-1024x682.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095332-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1871px) 100vw, 1871px" /><p id="caption-attachment-630" class="wp-caption-text">Prospettiva d&#8217;insieme con dettaglio sulla &#8220;cornice&#8221;</p></div></p>
<p>In tanti mi hanno chiesto se sia valsa la pena investire in questo corso.</p>
<p>Sì, senza indugi, perché è stata, prima di tutto, un&#8217;esperienza di qualità e bellezza in questo tempo dove è difficile si riconosca valore ad un lavoro ben fatto. Circondati dall&#8217;approssimazione, dal &#8220;tanto per fare&#8221; o dal &#8220;tanto va fatto&#8221;, è importante scegliere di fare fatica per costruire il proprio capolavoro. Occorre insegnare alle proprie mani e alla propria testa a &#8220;fare bene&#8221;, perché solo così che ciascuno di noi può raccontare il valore della propria storia.</p>
<p>Su questo <em>tableau</em> ho &#8220;posato&#8221; molto di me. Oltre a perline e filati, oggi, vi ritrovo le mie attese, i miei desideri, le mie paure. Ho seminato molto ma sento che è cominciato il momento del raccolto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-le-tre-settimane-per-completare-il-tableau/">Imparare la Broderie d’Art all&#8217;Ecole Lesage di Parigi: le tre settimane per completare il tableau</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Imparare la broderie d’art all&#8217;Ecole Lesage di Parigi: la seconda settimana</title>
		<link>https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-la-seconda-settimana/</link>
					<comments>https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-la-seconda-settimana/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Apr 2018 17:31:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esplorazioni]]></category>
		<category><![CDATA[broderie d'art]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[imparaticcio]]></category>
		<category><![CDATA[Lesage]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://miriamcozzi.it/?p=445</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cuore della formazione professionale haute-couture è la realizzazione di un&#160;tableau&#160;che prevede tutte le tecniche apprese nella prima settimana di formazione Come previsto dal programma, dopo tre settimane dalla prima, sono in procinto di cominciare la seconda sessione di formazione all&#8217;Ecole Lesage. Come vi raccontavo più in dettaglio in questo post&#160;il corso che seguo è intensivo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-la-seconda-settimana/">Imparare la broderie d’art all&#8217;Ecole Lesage di Parigi: la seconda settimana</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_469" style="width: 1948px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-469" class="wp-image-469 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180115_083544.jpg" alt="" width="1938" height="1292" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180115_083544.jpg 1938w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180115_083544-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180115_083544-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180115_083544-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180115_083544-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1938px) 100vw, 1938px" /><p id="caption-attachment-469" class="wp-caption-text">il nono arrondissement al mattino &#8220;presto&#8221; &#8230;</p></div></p>
<h5>Cuore della formazione professionale haute-couture è la realizzazione di un&nbsp;<em>tableau</em>&nbsp;che prevede tutte le tecniche apprese nella prima settimana di formazione</h5>
<p>Come previsto dal programma, dopo tre settimane dalla prima, sono in procinto di cominciare la <strong>seconda sessione di formazione</strong> all&#8217;<a href="http://www.ecolelesage.fr/#lecole">Ecole Lesage</a>. Come vi raccontavo più in dettaglio in <a href="https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-la-mia-prima-settimana/">questo post</a>&nbsp;il corso che seguo è intensivo e prevede &nbsp;tre settimane di lavoro in autonomia tra una sessione formativa e l&#8217;altra. In verità tra la prima e la seconda sessione il lavoro da fare a casa non è stato moltissimo: l&#8217;imparaticcio è stato realizzato quasi completamente nel corso della prima settimana a scuola.</p>
<p>Anche l&#8217;<strong>organizzazione</strong> della settimana è simile alla precedente: sono riuscita a mantenere lo stesso nido, da Lionel, nel nono <em>arrondissement</em>, il quartiere più bello di Parigi. O forse quello al quale sono più affezionata. E’ il quartiere delle <em>fromagerie</em> e delle <em>boulangerie</em> sotto casa, il quartiere dei negozietti di tendenza, delle <em>brasserie</em> vegetariane o con solo prodotti bio dove ti servono il the da teiere in latta degli anni &#8217;50 e dove mangi yogurt e muesli dentro ciotole in ceramica scheggiata recuperate al mercato delle pulci. E’ il quartiere dei fruttivendoli colorati sul marciapiede e delle cioccolaterie grandi come uno sgabuzzino, dei negozi di the e delle librerie dell’usato. E dove trovi aperto l’elettricista la domenica. E’ il quartiere dove cammini senza timori a qualunque ora del giorno e della notte e c’è sempre qualcuno a farti compagnia anche solo dall’altra parte del marciapiede. Il quartiere degli immobili <em>hausmaniani</em>&nbsp;a cinque &#8211; sei &#8211; sette piani dove all’ultimo ci trovi i bagni in comune e ci arrivi col fiatone con scale in legno a chiocciola che scricchiolano perché non c’è ascensore. Il quartiere delle finestre senza tende che rivelano, nella stessa stanza, librerie scure, immense e polverose insieme a lampade di design.</p>
<p>Un quartiere bellissimo… dove tutto traccia un segno e una storia.</p>
<p>Ho mantenuto le medesime abitudini perché mi piace avere delle abitudini. Fanno quotidiano, fanno un lento seminare, fanno l’intessere una trama che richiama un ordine proprio e il dispiegarsi di un disegno solo dopo che è trascorso del tempo. Le abitudini sono il luogo dove si esercita la resilienza e la determinazione, dove si è fedeli al proprio agire e quindi al proprio essere. E dove il ricamare ne diventa metafora inconsapevole.</p>
<p>Il lunedì mattina, si dedica qualche ora alle rifiniture dell’imparaticcio prima di smontarlo definitivamente dal telaio. Operazione che ho realizzato davvero in fretta, come se fossi rincorsa dal desiderio di cominciare il lavoro &#8220;vero&#8221; il prima possibile: <em>il tableau</em>. Questa seconda tappa comincia con la&nbsp;<strong>consegna del nuovo materiale</strong> da utilizzare ed è davvero un momento magico: due chili tra&nbsp;perline, tubi, <em>paillettes</em>, <em>cuvettes</em>, cristalli ed&nbsp;<em>éclat, </em>filati di cotone e seta, ciniglia, rafia, <em>filet</em>, lame, ritorti, passamanerie, nastri,&nbsp;&nbsp;pellami sottili e tessuti in seta.</p>
<p><div id="attachment_461" style="width: 1897px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-461" class="wp-image-461 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/02-m-18.jpg" alt="" width="1887" height="1258" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/02-m-18.jpg 1887w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/02-m-18-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/02-m-18-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/02-m-18-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/02-m-18-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1887px) 100vw, 1887px" /><p id="caption-attachment-461" class="wp-caption-text">Parte dei &#8220;due chili&#8221; di materiale per la realizzazione del tableau</p></div></p>
<p>Il <strong><em>tableau</em></strong> da realizzare è un disegno su organza bianca di circa 60 x 40 centimetri. Di straordinaria complessità, questo disegno è costituito da semicerchi di varie dimensioni ciascuno riportante greche, immagini astratte, floreali o animali sempre diverse. Queste aree sono tutte compenetrate tra loro in maniera tale da consentire la realizzazione delle varie tecniche di ricamo secondo un ordine di avanzamento preciso.</p>
<p>Chiacchierando qua e là e captando frasi sommesse in lingue varie mi è parso di capire che questo disegno era stato originariamente concepito da monsieur Lesage per una collezione Chanel risalente ad un periodo storico non ben definito. Pare certo comunque che si possa far risalire ad un periodo precedente l’arrivo alla maison Lesage della mia maestra, Muriel. E, sempre che non abbia capito male, Madame Muriel è ricamatrice alla maison Lesage da più di 30 anni &#8230; Si narrava di un ricamo sulle tonalità del bianco: oggi invece, nella versione attuale viene riproposto in versione multicolor, un capolavoro di cromie&nbsp;<em>kitsch</em>.</p>
<p><div id="attachment_467" style="width: 1786px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-467" class="wp-image-467 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/02-m-17.jpg" alt="" width="1776" height="1184" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/02-m-17.jpg 1776w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/02-m-17-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/02-m-17-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/02-m-17-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/02-m-17-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1776px) 100vw, 1776px" /><p id="caption-attachment-467" class="wp-caption-text">il montaggio del telaio e il tableau con il solo disegno, prima di essere ricamato</p></div></p>
<p>Con la realizzazione del <em>tableau</em> si compie inoltre un esercizio importante di lettura e interpretazione del&nbsp;<strong>disegno tecnico</strong> consegnato insieme al materiale e alle fotografie del lavoro realizzato. Questo disegno non è altro che la rappresentazione schematica del ricamo finito e riporta per ciascuna linea o ciascuna area il riferimento alla tecnica da utilizzare, al materiale da impiegare e all&#8217;ordine di realizzazione necessario. Il disegno tecnico ha una sua complessità tutta da decifrare e questo deve essere fatto prima di iniziare il lavoro: la sua corretta interpretazione è quindi parte integrante della professionalità di una brava ricamatrice. Per fortuna il mio trascorso geologico, accademico e professionale, mi ha consentito di destreggiarmi con facilità tra legende e rappresentazioni grafiche della realtà, per cui questa parte oltre che abbastanza facile mi è risultata anche particolarmente divertente.</p>
<p>Le prime tecniche imparate durante questa settimana riguardano il <strong>ricoprimento di aree</strong>&nbsp;estese con organze e pellami vari. Si sono apprese le modalità di taglio e di applicazione mediante l&#8217;uncinetto di Luneville, la rifinitura delle bordure, la realizzazione di <em>bourrage</em> con tubi e perline sotto le pelli.</p>
<p>Per <em>bourrage</em>, letteralmente &#8220;imbottitura&#8221;, si deve intendere qualsiasi forma di <strong>riempimento</strong> interposta tra due fabric. Il tipo di <em>bourrage</em> è poi funzione dei fabric utilizzati. Per realizzare un riempimento sotto delle pelli, possono essere utilizzati persino materiali rigidi come perline e tubi in vetro: l&#8217;effetto, meraviglioso, è simile a quello delle venature delle foglie&#8230;</p>
<p>Il riempimento di aree estese può anche essere effettuato con seta o tessuti termocollanti, fissata con il&nbsp;<i>point&nbsp;riche </i>ai bordi, eventualmente sovrapposti ad un riempimento di paillettes a vermicelles. Il ricoprimento con organza garantisce un effetto di trasparenza mentre le paillettes conferiscono consistenza al tessuto. L&#8217;effetto cromatico che si può ottenere dall&#8217;interazione dei colori tra le organze e le paillettes è quindi infinito: dal tono su tono ai contrasti più accesi. I tessuti termocollanti, invece, servono a conferire struttura generando anche interessanti effetti di contrasto cromatico con l&#8217;intorno.</p>
<p>Una volta terminati i riempimenti delle aree, in particolare quelle posizionate verso l&#8217;esterno del <em>tableau</em>, ci si &#8220;rilassa&#8221; con la tecnica di <strong>posa in linea</strong> di perline, tubi e paillettes di varie dimensioni sulla bordura, su alcuni fiori, sopra le pelli e sul tessuto termocollante. Nei primi due casi si è esercitata la manualità e la concentrazione su tessuti trasparenti, quindi riuscendo a &#8220;vedere&#8221; i movimenti della mano sotto il telaio. Negli altri casi si è invece proceduto &#8220;alla cieca&#8221;, senza vedere il lavoro della mano sotto il telaio. Per realizzare un lavoro davvero ben fatto in questo caso è necessario moltissimo esercizio in quanto il &#8220;senso&#8221; fondamentale utilizzato è quello del tatto.</p>
<p><div id="attachment_472" style="width: 1910px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-472" class="wp-image-472 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171230_115506.jpg" alt="" width="1900" height="1267" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171230_115506.jpg 1900w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171230_115506-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171230_115506-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171230_115506-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171230_115506-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1900px) 100vw, 1900px" /><p id="caption-attachment-472" class="wp-caption-text">Sintesi dei &#8220;lavori&#8221; della seconda settimana</p></div></p>
<p>Prima della terza sessione formativa del prossimo mese sarà necessario,&nbsp;con il supporto del disegno tecnico a disposizione, completare tutte le parti simili. Solo così potrò avanzare con le tecniche successive.</p>
<p>Questa volta il lavoro da fare sarà moltissimo. E non vedo l&#8217;ora.</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-la-seconda-settimana/">Imparare la broderie d’art all&#8217;Ecole Lesage di Parigi: la seconda settimana</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-la-seconda-settimana/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Imparare la Broderie d’Art all&#8217;Ecole Lesage di Parigi: la mia prima settimana</title>
		<link>https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-la-mia-prima-settimana/</link>
					<comments>https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-la-mia-prima-settimana/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Mar 2018 07:49:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esplorazioni]]></category>
		<category><![CDATA[broderie d'art]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[imparaticcio]]></category>
		<category><![CDATA[Lesage]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://miriamcozzi.it/?p=342</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il percorso si struttura: ecco come mi sono organizzata e come ho vissuto la prima settimana di formazione  all&#8217;Ecole Lesage di Parigi per realizzare il desiderio di diventare una ricamatrice brava ed eclettica Sono di nuovo a prendere il treno alle sei del mattino di una domenica di Novembre. Ma non è una domenica come [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-la-mia-prima-settimana/">Imparare la Broderie d’Art all&#8217;Ecole Lesage di Parigi: la mia prima settimana</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-344" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171116_134546.jpg" alt="" width="1887" height="1258" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171116_134546.jpg 1887w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171116_134546-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171116_134546-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171116_134546-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171116_134546-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1887px) 100vw, 1887px" /></h5>
<h5>Il percorso si struttura: ecco come mi sono organizzata e come ho vissuto la prima settimana di formazione  all&#8217;Ecole Lesage di Parigi per realizzare il desiderio di diventare una ricamatrice brava ed eclettica</h5>
<p>Sono di nuovo a prendere il treno alle sei del mattino di una domenica di Novembre. Ma non è una domenica come le altre, non è un autunno come gli altri. Oggi si realizza un grande desiderio: parto per fare un corso di ricamo all’<strong><a href="http://www.ecolelesage.fr/#lecole">Ecole Lesage</a></strong> di Parigi. Questo desiderio è affiorato dolcemente negli ultimi due anni, non posso dire: lo sognavo da sempre. Non è così. Non sapevo nemmeno di questa prestigiosa scuola di ricamo se non avessi intrapreso questo cammino di riappropriazione del<strong> sapere delle mie mani</strong> nel 2015.</p>
<p>Mi è costato moltissimo arrivare fin qui: un lavoro lasciato, una liquidazione e qualche risparmio bruciati, un paio di crisi di consapevolezza e tanta, tanta determinazione e volontà. Come sempre c’è molto da lasciare andare prima di appropriarsi di qualcosa, ammesso che si riesca mai pienamente. E ho dovuto lasciare andare molto, ma altrettanto ho voluto e mi è stato dato: ed eccomi qui.</p>
<p>A Parigi ci sono stata diverse volte e praticamente mai da turista. In questa città ho molto amato, ho definitivamente lasciato il mio ex francese, ho trovato lavoro ed ho fatto tappa più volte di passaggio muovendomi tra i vari continenti. Il mio rapporto con la Francia in fondo è sempre stato questo: l’ho vissuta, a pezzetti, con intermittenza. Ma comunque ci ho vissuto per più di tre anni ed come se alla cultura di questo paese, in qualche modo, fossi sempre appartenuta. Sento che il mio “stare” anche stavolta avrà le medesime caratteristiche di sempre. E così cammino, senza fretta, come se in questa città ci fosse tutto il mio tempo. Abiterò in uno “<em>studio</em>” di dieci metri quadri, al quinto piano (senza ascensore) di un immobile &#8220;haussmaniano&#8221;, nel nono <em>arrondissement</em>. E’ giusto a metà strada tra Les Grandes Boulevardes e Montmarte e pare costituirsi dell’essenza di entrambi.</p>
<p><div id="attachment_345" style="width: 1906px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-345" class="wp-image-345 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171118_090543.jpg" alt="" width="1896" height="1264" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171118_090543.jpg 1896w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171118_090543-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171118_090543-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171118_090543-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171118_090543-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1896px) 100vw, 1896px" /><p id="caption-attachment-345" class="wp-caption-text">Nel 9ème arrondissement abito e vado a scuola</p></div></p>
<p>All’Ecole Lesage mi occuperò di <strong><em>broderie d’art</em></strong>, acquisendo nuove tecniche e affinandone alcune che già ho imparato. Arrivare in questa scuola è un traguardo importante, non solo per l’investimento economico che è stato necessario, ma perché, essendo considerata la più prestigiosa scuola di <em>broderie d&#8217;art</em> al mondo, in qualche modo ho sancito il mio vero, nuovo inizio. Ora non si torna più indietro.</p>
<p>Percepisco pienamente il brivido di quello che sto affermando: la mia scommessa sul futuro ha avuto e ha ancora una posta molto alta. Ma credo che ciascuno abbia il dovere di seguire la propria intuizione profonda per dare pienamente senso al proprio cercare. E non parlo di avere successo o di realizzarsi socialmente, quella è altra cosa, quello dipende moltissimo da fattori esterni, dalle persone che incontri e anche dalla fortuna, specialmente oggi, in una società così complessa. Parlo del nostro desiderio profondo, nel senso lacaniano del termine, che implica il perseguire con determinazione e coraggio la propria essenza, la propria vocazione interiore. E il mio desiderio passa da qui.</p>
<p>Il corso professionale di specializzazione che ho scelto con indirizzo<a href="http://www.ecolelesage.fr/#haute-couture"><strong> <em>haute couture</em></strong></a>, prevede 150 ore di lezione in aula. Lo svilupperò in versione<strong> intensiva</strong>, una settimana al mese per cinque mesi, che mi daranno la possibilità di svolgere molto lavoro a casa tra una sessione e l&#8217;altra. Ed avrò anche la possibilità di tornare a Parigi per ben cinque volte! Comunque ci sono diverse tipologie di corso e diverse modalità per frequentarli e ciascuno può trovare la forma più consona alle proprie esigenze e possibilità.</p>
<p>In questa prima settimana ci si è focalizzati sulla realizzazione di un <strong>“imparaticcio”</strong>, inteso come luogo di rappresentazione ed esercizio di tutti le fondamentali tecniche oggetto del corso vero e proprio. Le lezioni si svolgono tre ore al mattino e tre al pomeriggio. E non si alza la testa fino a pausa pranzo: la concentrazione è altissima e il silenzio quasi claustrale. Magnifico esercizio quotidiano del “qui e ora”, meditazione inaspettata ed operosa. E ciascuno la veda a modo suo: lo so che lo ripeto ogni volta, ma questa è l’essenza dell’attività del ricamare che lo si sappia valorizzare o meno.</p>
<p><div id="attachment_347" style="width: 4010px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-347" class="wp-image-347 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8852.jpg" alt="" width="4000" height="2670" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8852.jpg 4000w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8852-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8852-768x513.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8852-1024x684.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8852-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /><p id="caption-attachment-347" class="wp-caption-text">Lavorando sull&#8217;imparaticcio della formazione &#8220;Broderie Haute-Couture&#8221;</p></div></p>
<p>Tutto il resto del mio vivere ruota intorno a questo tempo dominante, a questo fulcro operativo. Mi sveglio presto e poco dopo le sette sono già in strada, Parigi si muove lentamente, le luci dei dirimpettai sono quasi tutte spente, dagli appartamenti vicini si sente solo il vociare dei bimbi al risveglio, le strade sono vuote del traffico di mezzogiorno. Sono solo dieci minuti a piedi per arrivare alla scuola: per questo mi fermo in un <em>bistrot</em> lì vicino in Boulevard de Montmartre: ho trovato un piccolo luogo del cuore. Studio, scrivo pensieri e progetto, mettendo in bozza idee e intuizioni. Un <em>café au lait</em> caldo me lo concedo, dato che la cucina di casa al mattino preferisco non usarla per svariate ragioni.</p>
<p>Studio su alcune pubblicazioni di <strong>Marinella Carosso</strong>, che è stata antropologa e che ha molto investigato tra gli anni ’90 e 2000 le professioni della moda, dedicando particolare attenzione al lavoro degli artigiani ricamatori sia a Parigi sia a Milano. Sto scoprendo molte cose interessanti e nella mente mi si sono aperti diversi filoni di ricerca che proverò di sviluppare nei prossimi mesi. I ricamatori e i loro manufatti, come artigianato d&#8217;arte, sotto l’occhio di una antropologa degli anni ‘90: approccio interessantissimo nonostante i contenuti siano di fatto un po&#8217; datati.</p>
<p>Scrivo pensieri e progetto con uno sguardo severo e concentrato sul mio futuro. Cosa mi piacerebbe davvero fare e  come farlo? Una scuola o solo produzione di manufatti? Comunicare, trasmettere quello che fino ad ora ho imparato e quello che continuerò ad imparare mi affascina&#8230; Ma interessa al mondo? Ci sono una reale curiosità e desiderio per questi argomenti? Ci sono persone desiderose di entrare in questo immenso mondo del ricamo e in particolare della<i> broderie d&#8217;art</i>? C&#8217;è una reale o inconscia volontà di riconoscere il ricamo come arte?</p>
<p>A sera, dopo la lezione del pomeriggio, rientro al mio piccolo “appartamento” per i compiti che consistono nel portare a termine quanto non si è riusciti a fare durante la giornata rispetto alla tabella di marcia per lentezza, complicazioni o mancanza di abilità specifiche (non so usare la ciniglia e le paillettes mi fanno impazzire). E così me ne torno a casa in fretta con il telaio impacchettato che misura 60 x 120 cm sotto il braccio. Mercoledì ho quasi ucciso un parigino facendolo cadere dalla bicicletta mentre cercava di schivarmi per non schiantarsi contro il mio telaio quando mi sono voltata di scatto ad un semaforo.</p>
<p>Capirete bene che è difficile immaginarsi nella versione “turista”. La turista la farò sabato. Mi fa sorridere anche immaginarmi “studente” nella <em>Ville Lumière</em>, considerati i miei capelli argentei. Ma questa versione è di fatto più vicina alla realtà di quanto consenta a me stessa di ammettere. Beh, appartengo a quella generazione di universitari che nei primi anni ’90 non si poteva permettere un erasmus, un master e dei soggiorni studio. Non l’ho fatto a vent’anni e lo faccio ora.</p>
<p>Ceno subito e mi rimetto al telaio anche se ricavare l’area lavoro in un appartamento di dieci metri quadri ammobiliato incluso bagno e cucina, è davvero un’impresa ardua. La soluzione che ho trovato è di mettermi per terra di fianco al divano letto richiuso con il telaio appoggiato alle uniche due sedie (diverse) che ci sono. La luce è invece un vero disastro: non è possibile lavorare un dettaglio millimetrico con la luce di una plafoniera nelle buie sere d’autunno&#8230; mi procurerò una piccola lampada LED a molletta da attaccare al telaio per il prossimo mese. E dopo ancora un paio di ore di esercizio riordino gli appunti e “fisso” alcuni concetti sugli schemi tecnici. Più tardi, trascorso del tempo nell’etere con il mio amore, mi metto a letto, francamente distrutta ma pronta per l&#8217;interessantissimo nuovo giorno.</p>
<p><div id="attachment_346" style="width: 1992px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-346" class="wp-image-346 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171115_195209.jpg" alt="" width="1982" height="1321" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171115_195209.jpg 1982w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171115_195209-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171115_195209-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171115_195209-1024x682.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171115_195209-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1982px) 100vw, 1982px" /><p id="caption-attachment-346" class="wp-caption-text">Prima del giorno dopo, sistemo gli appunti di lezione</p></div></p>
<p>Ecco: questo è l&#8217;impegno e il rigore che una scuola come questa richiede e spero di avervi fornito quei dettagli necessari all&#8217;organizzazione della vostra formazione o quegli spunti fondamentali a farvi decidere di non indugiare se solo avete in fondo al cuore il desiderio di andare all&#8217;Ecole Lesage. Oppure aspettate &#8230; che mi organizzi io per tenere dei corsi!</p>
<p>Qualche giorno prima di partire, discutevo con Piero su come fosse possibile che alcune persone riuscissero a fare così tante cose nella loro vita: svolgere quotidianamente la loro professione e magari anche con grande successo, scrivere libri, correre nel parco, educare dei figli, partecipare a conferenze, occuparsi a vario titolo della famiglia, eccetera. Ecco, ci dicevamo proprio questo: forse ciò che permette loro di realizzare un quotidiano così fecondo non è nient’altro che il rigore. Ciascuno, a suo modo, prova a scandire il proprio tempo con il rigore che necessita la realizzazione del proprio desiderio.</p>
<p>Il mio tempo è scandito dal &#8220;punto dopo punto&#8221;. E il vostro tempo, da cosa è scandito?</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-la-mia-prima-settimana/">Imparare la Broderie d’Art all&#8217;Ecole Lesage di Parigi: la mia prima settimana</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://miriamcozzi.it/imparare-la-broderie-dart-allecole-lesage-di-parigi-la-mia-prima-settimana/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>6</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il corso di ricamo alta moda alla Scuola di Ricamo Pino Grasso a Milano</title>
		<link>https://miriamcozzi.it/il-corso-di-ricamo-alta-moda-alla-scuola-di-ricamo-pino-grasso-a-milano/</link>
					<comments>https://miriamcozzi.it/il-corso-di-ricamo-alta-moda-alla-scuola-di-ricamo-pino-grasso-a-milano/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Feb 2018 12:57:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esplorazioni]]></category>
		<category><![CDATA[broderie d'art]]></category>
		<category><![CDATA[crochet]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[haute couture]]></category>
		<category><![CDATA[perline]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://miriamcozzi.it/?p=331</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dopo aver visto il film &#8220;Le ricamatrici&#8221; ho avuto una illuminazione: dovevo permettere alle mie mani di imparare a ricamare affinché potessero trovare il loro pieno compimento. Ho letto su internet di non essere stata la sola ad essere stata folgorata dalla storia e dalle scenografie immaginifiche del film &#8220;Le ricamatrici&#8220;. Non ero la prima, ma [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/il-corso-di-ricamo-alta-moda-alla-scuola-di-ricamo-pino-grasso-a-milano/">Il corso di ricamo alta moda alla Scuola di Ricamo Pino Grasso a Milano</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-332" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/DSCF2784.jpg" alt="" width="4000" height="2667" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/DSCF2784.jpg 4000w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/DSCF2784-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/DSCF2784-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/DSCF2784-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/DSCF2784-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></h5>
<h5>Dopo aver visto il film &#8220;Le ricamatrici&#8221; ho avuto una illuminazione: dovevo permettere alle mie mani di imparare a ricamare affinché potessero trovare il loro pieno compimento.</h5>
<p>Ho letto su internet di non essere stata la sola ad essere stata folgorata dalla storia e dalle scenografie immaginifiche del film &#8220;<a href="http://www.mymovies.it/film/2004/lericamatrici/">Le ricamatrici</a>&#8220;. Non ero la prima, ma nemmeno l’ultima spero, ad intuire la potenza del mestiere del ricamatore, mestiere così particolare e così sconosciuto. In questo film si narra la vicenda umana di due donne appartenenti a due generazioni differenti con le spalle al muro, una madre che ha appena perso la speranza dopo la perdita del figlio e una giovane madre che non sa dove trovare la propria speranza prima che nasca suo figlio. Entrambe ri-trovano il loro senso, e la loro speranza, intorno ad una passione lavorativa comune: il ricamo. Due generazioni a confronto dove l’una insegna e l’altra apprende, scambiandosi sovente ruoli, emozioni, valori, abilità e … perline.</p>
<p>Ma di questo film e di tutto quello che ha suscitato fino nel profondo vi racconterò a suo tempo: per ora mi soffermo sugli aspetti pratici che hanno caratterizzato scelte precise e concrete a partire dalla primavera del 2016. Nonostante la folgorazione, infatti, non avevo per niente le idee chiare, né sulla portata di quello che mi sembrava di aver intuito né su quanto era necessario fare a partire da lì.</p>
<p>In cosa consistevano i meravigliosi ricami che avevo visto nel film? Di quali materiali erano fatti? Esistevano delle tecniche di riferimento? Dove potevo impararlo? Una volta deciso di cercare delle risposte a queste domande nemmeno immaginavo la portata di quanto mi si apriva davanti in termini di conoscenze, possibilità, abilità e difficoltà… Ero fermamente intenzionata ad <strong>imparare</strong> anche se in realtà ancora non sapevo cosa.</p>
<p>E così ho scoperto che i ricami degli abiti della haute-couture sono fatti a mano di materiali vari come perline, paillettes e sete varie, da noi vengono definiti “ricami alta moda”. Ecco qui: sembra facile ma in realtà il mondo del ricamo per la moda è davvero poco divulgato, quindi molto poco conosciuto, e mi sono subito resa conto che la mia ricerca era solo all’inizio.</p>
<p>Ma per prima cosa bisognava imparare a ricamare … “così”. La ricerca su internet mi ha portato a selezionare la <strong><a href="http://www.scuoladiricamopinograsso.it">Scuola di Ricamo Pino Grasso</a></strong> che si trova proprio all’interno del suo laboratorio a Milano. Pino Grasso, “il ricamatore”, ha rappresentato e rappresenta oggi una vera istituzione nel mondo del ricamo per l’alta moda e per il prêt-à-porter di lusso in Italia. Ha aperto il suo laboratorio alla fine degli anni ’50 ed oggi continua la sua incessante attività con il supporto della figlia Raffaella. Pino Grasso è stato insignito del titolo di “Maestro d’Arte e Mestieri” da parte della Fondazione Cologni nel 2016, unico ricamatore tra i professionisti premiati che si distinguono per la loro abilità artigiana, professionalità e arte. Sul sito della <a href="http://fondazionecologni.it/it/interviste/ar/pino-grasso">Fondazione Cologni</a> potete trovare una interessantissima intervista proprio a Pino Grasso nella quale egli stesso racconta la sua esperienza professionale sin dalle origini.</p>
<p>Quindi ho deciso che mi sarei formata proprio da Pino Grasso: un sito internet specifico per le <a href="http://www.scuoladiricamopinograsso.it/i-corsi/">attività di formazione</a> che propone è a disposizione di tutti e quindi a questo vi rimando. Io ho scelto di cominciare con il corso base che prevede l’apprendimento delle tecniche per l’applicazione di materiali vari prevalentemente attraverso l’utilizzo dell’uncinetto, il “<strong>crochet</strong>”, su un tessuto teso su un telaio a stagge. Pacchetto di 30 ore, tre ore a lezione, due lezioni a settimana. Preciso che il crochet utilizzato nel laboratorio di Pino Grasso, e di quanto ho capito nella tradizione più squisitamente italiana, è un crochet così come lo conosciamo, l’uncinetto classico, solo con punta molto, molto piccola. La più piccola sul mercato: la 0,5.</p>
<p>Il mio percorso l’ho compiuto insieme a Delia, una giovanissima e intraprendente amante della moda, simpaticissima, sempre entusiasta, abile ed empatica. E’ stato un vero piacere condividere con lei piccoli successi e improbabili disastri sotto la guida della maestra Assunta. Ed eccoci a lei, Assunta, il vero pilastro della nostra formazione: più di trent’anni di ricamo a mano alle spalle, di cui la maggior parte nell’atelier di Pino Grasso. Assunta ci ha trasmesso la sua abilità e la sua cura, abituandoci fin da subito a percepire e a fare nostra la principale caratteristica di questa arte: la <strong>pazienza</strong>. E’ attraverso la pazienza che si esercita una manualità consapevole e veloce con il crochet, specialmente se le nostre mani sono avvezze a movimenti altrimenti consueti. La manualità per questo tipo di ricamo ha poco a che vedere con la manualità necessaria per ricamare con l’ago o per quella necessaria a lavorare all’uncinetto classico. Ed è sempre attraverso la pazienza che si abitua l’occhio a riconoscere la <strong>precisione</strong> e l’<strong>armonia</strong> derivanti da una manualità allenata.</p>
<p>Il primo giorno di corso Raffaella Grasso ci ha mostrato i luoghi e l’organizzazione del laboratorio, ci ha presentato le persone descrivendoci i ruoli e le responsabilità di ciascuno, ci ha illustrato le varie fasi di realizzazione di un ricamo:</p>
<ul>
<li>la concezione e poi la realizzazione del disegno</li>
<li>la riproduzione del disegno sul tessuto da decorare</li>
<li>la scelta e la preparazione dei materiali da applicare</li>
</ul>
<p>E ci ha presentato suo padre: devo dirlo, un vero privilegio.</p>
<p>Abbiamo scelto il disegno e la palette di colori che desideravamo e poi abbiamo saccheggiato la stanza delle meraviglie: il magazzino dei materiali. Ci è stato fornita, sulla base del colore prescelto, una selezione di materiali specifica sulla quale dovevamo cominciare l’allenamento: jais (o perline di vetro), paillettes, cuvettes, tubi, cristalli svarowsky e perle di varia natura, insieme a tutti i filati necessari. Tutto ci è stato fornito su un piccolo vassoio dalla responsabile del magazzino e poi Assunta ci ha insegnato a montare il tessuto, con il disegno già riprodotto, sul telaio a stagge.</p>
<p>Una volta ben teso il tessuto, abbiamo cominciato a ricamare. Da subito ho avuto la percezione che quel tipo di manualità mi apparteneva, nonostante la discutibile qualità del lavoro che andavo via via producendo. Ogni tanto qualche ricamatrice del laboratorio veniva a dare un’occhiata: ringrazio ancora chi tra loro ha avuto la cura di non lasciar trapelare l’orrore nel vedere il mio fiore blu che si materializzava pian piano sotto occhi già abili e capaci. Ma come accennavo più sopra per un lavoro ben fatto ci vuole pazienza … ed io ne ho in abbondanza, oltre ad una grande volontà.</p>
<p><div id="attachment_334" style="width: 3392px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-334" class="wp-image-334 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8918.jpg" alt="" width="3382" height="2255" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8918.jpg 3382w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8918-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8918-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8918-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8918-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 3382px) 100vw, 3382px" /><p id="caption-attachment-334" class="wp-caption-text">Il &#8220;fiore blu&#8221; che ho realizzato durante il corso da Pino Grasso</p></div></p>
<p>Si impara ad utilizzare il crochet realizzando un semplice <strong>punto catenella</strong>. Il crochet lavora grazie alla mano destra sull’alto del lavoro che pesca, annodandolo, il filato che scorre sul rovescio del lavoro, tenuto in tensione dalla mano sinistra. Con il punto catenella si tracciano linee o si riempiono aree; in pratica si colora la traccia del disegno con il filato.</p>
<p>Se invece le perline sono infilate… sul filato (!), tra un punto e l’altro si appoggia una perlina sul tessuto da sotto che, con il filo in tensione, viene appunto agganciata allo stesso. In questo caso si lavora sul retro del tessuto, cosa di per sé non particolarmente significativa se si lavora su organza, come nel nostro caso. Questo tessuto, data la trasparenza, permette di vedere comunque cosa succede “sotto”, sul dritto del lavoro, quindi l’incedere è abbastanza semplice. La questione si complicherebbe qualora si lavorasse su tessuti non trasparenti: in questo caso è solo grazie ad una manualità esercitata e una abilità acquisita che diventa possibile un lavoro fatto bene. Ma questa è un’altra storia…</p>
<p>Questo <strong>percorso</strong> non può essere a mio avviso propriamente chiamato &#8220;scuola&#8221;. Questo corso è soprattutto la straordinaria possibilità di fare esperienza di una manualità non consueta, di una abilità pressoché sconosciuta. Che riesce a generare artigianato e, a volte, arte. Perché questo è il vero valore aggiunto dell’esperienza da Pino Grasso: l’essere accolti nei luoghi e dalle competenze che “fanno” il mestiere del ricamatore oggi, così come ieri. Questo percorso mi ha permesso di intuire meglio il concetto di &#8220;bottega&#8221; che tanto mi affascina e il cui significato più vero rincorro da tempo.</p>
<p>Io e Delia abbiamo compreso con chiarezza che questa esperienza non era che un inizio, che avevamo appena cominciato ad imparare e che il mondo che ci si apriva davanti era veramente privo di limiti e orientato all’infinito. Nonostante avessimo deciso di proseguire l’esperienza fino al livello intermedio (45 ore).</p>
<p>Ricamare è una cura per l’anima e in queste 45 ore ho appreso un nuovo modo di prendermi cura di me.</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/il-corso-di-ricamo-alta-moda-alla-scuola-di-ricamo-pino-grasso-a-milano/">Il corso di ricamo alta moda alla Scuola di Ricamo Pino Grasso a Milano</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://miriamcozzi.it/il-corso-di-ricamo-alta-moda-alla-scuola-di-ricamo-pino-grasso-a-milano/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ricamo con punti base: i miei primi esercizi</title>
		<link>https://miriamcozzi.it/ricamo-con-punti-base-i-miei-primi-esercizi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Feb 2018 08:41:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esplorazioni]]></category>
		<category><![CDATA[filato di cotone]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[imparaticcio]]></category>
		<category><![CDATA[punti base]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://miriamcozzi.it/?p=278</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non ci sarebbe ragione di raccontare dei primi “pastrocchi” con l’ago se non fosse necessario farvi sapere come mi sono formata al ricamo nella città di Milano. Dopo aver visto il film “Le ricamatrici” e aver preso consapevolezza che nel mio futuro lavorativo ci sarebbe stato l’ago (ma questo ve lo racconterò una prossima volta), [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/ricamo-con-punti-base-i-miei-primi-esercizi/">Ricamo con punti base: i miei primi esercizi</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-281" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171208_151022.jpg" alt="" width="2048" height="1365" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171208_151022.jpg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171208_151022-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171208_151022-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171208_151022-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171208_151022-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></h5>
<h5>Non ci sarebbe ragione di raccontare dei primi “pastrocchi” con l’ago se non fosse necessario farvi sapere come mi sono formata al ricamo nella città di Milano.</h5>
<p>Dopo aver visto il film “<strong><a href="http://www.mymovies.it/film/2004/lericamatrici/">Le ricamatrici</a></strong>” e aver preso consapevolezza che nel mio futuro lavorativo ci sarebbe stato l’ago (ma questo ve lo racconterò una prossima volta), la necessità di imparare a ricamare si è tramutata in urgenza non rimandabile. Ma qui è cominciata la vera difficoltà del percorso.</p>
<p>La mia necessità era quella di riuscire a portare avanti una <strong>formazione</strong> intensa ma regolare, di imporre al mio quotidiano un ritmo costante lungo tutto lo scorrere delle stagioni, che mi permettesse di far diventare consueti dei gesti che per il momento non lo erano affatto.</p>
<p>Era necessario imparare da mani esperte e consapevoli. E volevo farlo con lentezza. Mi “serviva” una maestra.</p>
<p>Ovviamente per questa ricerca sono partita da internet. Ho tuttavia constatato da subito che la disponibilità dei corsi era oggettivamente scarsa (nella capitale operosa!) oppure che la maggior parte delle maestre di ricamo non ha dimestichezza con SEO e/o simili, e quindi non sono facilmente “trovabili&#8221; tramite internet.</p>
<p>E così tra telefonate varie e peregrinazioni tra le mercerie più o meno in zona, ho scoperto che i corsi che mi venivano offerti non riuscivano ad essere avviati per scarsità di richieste, o erano costosissimi e molto mirati a tecniche specifiche delle quali nemmeno avevo sentito parlare, oppure erano intensivi e concentrati in poche ore tutte insieme, magari il week-end.<br />
In tutto questo cercare mi sono resa conto di una cosa fondamentale: non avevo per niente le idee chiare. Cosa cercavo veramente? Cosa voleva dire “ricamare” per me? Cosa volevo imparare?</p>
<p>Mi è stato da subito chiaro che quello che cercavo e di cui avevo veramente bisogno era una esperienza formativa che mi permettesse, prima di tutto, di arrivare ad avere risposte precise a queste domande.</p>
<p>Ed è a questo punto che ho deciso di affidarmi: la prima maestra che mi avesse detto “sì, ti insegno io” sarebbe diventata la mia maestra. Avrei lasciato a lei il compito di indicarmi una strada da percorrere; le avrei lasciato il compito di fornirmi gli strumenti che riteneva necessari per imparare a “pensare” il mio ricamo. Io mi sarei solo lasciata condurre.</p>
<p>Così ho incontrato Laura di <strong><a href="http://www.ricamiamo-insieme.com">Ricamiamo Insieme</a></strong>. Le ho telefonato un lunedì sera e mi ha liquidato velocemente dicendomi che non poteva parlarmi perché stava tenendo il suo gruppo di lavoro proprio in quel momento, così ci siamo date appuntamento per il giorno successivo. Già da questo mi è piaciuta subito: le priorità mi dovevano essere chiare.</p>
<p>Il giorno dopo mi ha proposto di unirmi al gruppo di lavoro del lunedì sera. Non un vero e proprio corso, al momento non ne partivano, ma un <a href="http://www.ricamiamo-insieme.com/index.php?page=corsi-tipi.html#gruppi">gruppo di ricamo guidato</a> di appassionati che lei seguiva uno ad uno nello sviluppo dei loro personali progetti.<br />
Me lo ha consentito perché aveva un posto libero, di norma non succede, mi ha detto, perché per essere ammessi a questi gruppi  sarebbe stato meglio saper già ricamare un pò. Ma quando la strada è quella giusta le congiunzioni astrali giocano a favore e il lunedì successivo ero già pronta con la mia scatola degli attrezzi a cominciare: una forbicina, qualche ago recuperato non si sa bene da dove, cotoni DMC della natura di residuati bellici, un metro da sarta (che serve sempre) e spilli (che non si sa mai). In fondo, anche se erano passati circa 25 anni dal mio ultimo lavoro, un pochino sapevo ricamare&#8230;</p>
<p>Mi sono presentata con largo anticipo con la mia scatoletta sottobraccio e, eccitata come una scolaretta, mi sono unita al gruppo tenendo a bada la mia consueta timidezza. E così ho dato il via ai &#8220;grandi classici&#8221;: nel giro di tre lezioni avevo già dimestichezza con tutti i <strong>punti base</strong>: filza, scritto, lanciato, erba, addirittura ripassato, catenella, margherita, festone, nodo francese, piatto, vapore e mosca.</p>
<p>Ho tracciato linee semplici, seguito onde contorte e imparato a fare angoli, ho colorato fiorellini microscopici, margherite gigantesche e foglie di tutte le taglie. Ho compreso la differenza tra percorrere un segno e riempire un vuoto servendomi di un piccolo ago e di un filo colorato. Mi sono allenata tracciando io stessa linee e contorni da seguire, costellazioni improbabili, foglie e petali. Pieni e vuoti. Ho cominciato a rendermi conto di quanto sia il filato a consentirmi l’interpretazione di un disegno e di quanto l’interpretazione di un disegno sia funzione della mia esperienza nella manipolazione di un filato, della sua resa e delle sue possibilità. Ho appreso ad interpellare i colori per rappresentare immagini più o meno chiare nella mia testa.</p>
<p>Ho compreso che non sapevo davvero niente.</p>
<p>Sono diventata consapevole di quanta strada era necessario percorrere per addentrarmi appieno nel mondo della tradizione perché volevo guardare un capolavoro di manualità e capire cosa avevo davanti. Capire se era fatto da mani sapienti, da materiali nobili, da fatiche infinite, da abilità straordinarie.</p>
<p>Ho compreso che avevo davvero voglia di percorrere questa strada perché anche io volevo arrivare a dire “<em>hereusement que j’ai la broderie</em>” (“per fortuna ho il ricamo”, Le ricamatrici, ndr.)</p>
<p>Ed ecco, il mio primo abbecedario di punti, il mio primo <strong>imparaticcio</strong> si era costituito nella mia mente e tra le mie dita. Avevo appreso i punti fondamentali le cui infinite declinazioni mi avrebbero condotto alla maggior parte delle tecniche dalle più antiche alle più moderne. Certo, mi mancavano i punti incrociati… ma mi sono sentita sollevata quando ho appreso che nemmeno Laura li amava particolarmente. Li avrei imparati più avanti, per ora mi bastava sapere che c’erano e che prima o poi li avrei affrontati.<br />
Era la primavera del 2016 e finalmente stavo entrando nel mondo della tradizione e questo appuntamento sarebbe diventato consueto negli anni a venire. Sono ormai due anni e ancora, ogni lunedì, sento che il mio imparare è davvero senza fine.</p>
<p>Ero già entrata anche nel mondo del <strong>ricamo per la moda</strong> oltre che in quello del <strong>ricamo tradizionale</strong>. Due mondi in apparenza distanti. Ma ero decisa a trovare il momento di congiunzione tra i due.</p>
<p><div id="attachment_282" style="width: 1946px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-282" class="wp-image-282 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171208_151422.jpg" alt="" width="1936" height="1291" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171208_151422.jpg 1936w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171208_151422-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171208_151422-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171208_151422-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20171208_151422-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1936px) 100vw, 1936px" /><p id="caption-attachment-282" class="wp-caption-text">L&#8217;unico lavoro &#8220;presentabile&#8221; nel mio imparare i punti base &#8230;</p></div></p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/ricamo-con-punti-base-i-miei-primi-esercizi/">Ricamo con punti base: i miei primi esercizi</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
