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    La bellezza ritrovata: un fotografo nella città di Kilis chiede ai bambini siriani di raccontarci la loro idea di bellezza

    29 maggio, 2018

    Ovvero: come una mostra di fotografia ci riconsegna un’immagine nuova e fresca della bellezza, suggerendoci di rinnovare il nostro sguardo e la nostra capacità di “vedere”. A Milano dal 2 all’8 giugno.

    Nelle prime settimane dello scorso ottobre il mio amico Charley Fazio, con il supporto di Titti di Vito dell’associazione CulturAma di Voghera (PV), ha allestito una mostra di fotografia dal titolo “La bellezza ritrovata” presso il Castello Visconteo. Desidero raccontarvi che cosa ho visto e percepito non solo perché Charley è un amico, ma anche perché questa mostra racconta davvero qualcosa di speciale.

    Charley è un geologo, come me. Diversi anni fa, dismesso il caschetto da cantiere, ha scelto di dedicarsi completamente alla fotografia in un percorso progressivo di apprendimento della tecnica, affinamento dell’intuizione e dispiegamento della propria capacità creativa.

    Il suo percorso approda un paio di anni fa a Kilis, una città della Turchia poco lontano dal confine siriano. Charley ci arriva con una associazione umanitaria per documentare la vita dei profughi siriani oltre confine. Al di là di ogni retorica, tutti possiamo immaginare quale realtà di sofferenza e degrado possa dispiegarsi agli occhi e all’anima in contesti simili. E così Charley fotografa, riporta, racconta, seguendo il suo istinto e la sua sensibilità.

    Charley percorre le loro strade ed è accolto nelle loro case, le persone gli offrono la possibilità di prendere parte al loro niente fatto di angoscia, inedia e sofferenza conseguenti a più di sei anni di guerra. Un niente che diventa tutto e lui lo assume, apparentemente sopraffatto. Solo l’incontro con i bambini, che in ogni angolo del mondo disarmano per la loro potente innocenza e indiscussa bellezza, lo scuotono e lo ri-abituano ad uno sguardo nuovo, uno sguardo di speranza.

    “Che cosa vedono i loro occhi”, si chiede? “Come resiste la loro innocenza in tutto questo dolore? Di cosa si nutre la loro speranza?” Charley lascia che siano loro a rispondere proponendo il suo linguaggio: quello dell’immagine, veicolo potente di simboli, emozioni e attese. A questi bambini, ad uno ad uno, affida una polaroid chiedendo loro di immortalare la bellezza. Così senza spiegazioni complicate; con i bambini non c’è bisogno di aggrapparsi a retoriche letterarie o filosofiche.

    La bellezza per un bambino è istinto, è ciò che libera una risata e rende naturale il gioco, è ciò che ti fa sentire custodito e allontana la paura, è ciò che ti fa essere libero. Tutto ciò che gli adulti sempre più spesso non sono più in grado di percepire, storditi dalla prepotenza della bellezza effimera o dalla straziante assenza della bellezza profonda.

    E loro fotografano il loro mondo, la loro “bellezza”: ogni loro fotografia ci strappa un sorriso, fa riaffiorare la tenerezza, ci riporta all’istante che stiamo vivendo. Le fotografie dei bambini rappresentano madri e padri, fratelli e amici, biciclette e orsacchiotti, alberi e case, finestre e macchine e … Charley. La bellezza negli occhi di questi bambini siriani è ciò che trasforma il loro niente in un tutto da cui ripartire per dare e ricevere speranza.

    La mostra rappresenta la domanda del fotografo e la risposta di alcuni bambini siriani nella realtà di Kilis, “città di polvere“. Il fotografo racconta, mentre i bambini spiegano: trenta fotografie di Charley e trenta fotografie dei bambini siriani di Kilis.

    La semplice grande verità di questa mostra, secondo me, è questa: ci viene consegnata un’idea di bellezza in un modo nuovo, originale. E ci vien chiesto di farne memoria secondo il modo dei bambini siriani di Kilis che nelle fotografie e nell’esperienza di Charley hanno, ciascuno, un volto e un nome. Sono Fatima, Nur, Hussein, Zaza e tutti gli altri nelle loro case, tra le braccia delle loro madri, alle loro finestre o coi loro amici. Noi vediamo i loro volti, conosciamo i loro nomi e possiamo immaginare dove e come vivono. La loro voce è forte e chiara: “Questa è la mia bellezza ritrovata, qual’è la tua? Questi sono le mie emozioni, i miei ricordi e i miei desideri che ancora resistono. Quali sono i tuoi?”

    Questa piccola grande meraviglia sta girando per l’Italia, fermandosi qua e là all’occorrenza; dopo Voghera c’è stata Grottammare, Carpi e ora Milano dal 2 all’8 giugno nelle sale della Ex Fornace (via Alzaia Naviglio Pavese) in occasione della Milano Photo Week.

    Ciò che questo evento ha da dirci può essere per tutti una occasione per ri-cercare la bellezza della quale tutti abbiamo estremo bisogno, perché alla domanda “Quale bellezza salverà il mondo?” (L’idiota, F. Dostoevskij) ciascuno di noi trovi la propria risposta. E saranno la nostra storia e il nostro bisogno di verità, ma anche lo sguardo dei bambini siriani di Kilis, a suggerirci una possibile risposta.

    E siccome da bellezza nasce bellezza, Charley ha dato vita a Joy for Children, una associazione di promozione sociale senza scopo di lucro nata con l’intento primario di aiutare i bambini vittime di guerre. Abbiamo in studio numerosi progetti e missioni [con] l’intento di visitare due varchi per la Siria: Kilis, per avviare un centro di formazione per ragazzi per fornire loro una motivazione di vita, un mestiere, la cultura, il senso dell’arte; successivamente Reihanli per far partire una collaborazione con l’ospedale del luogo per supportare le famiglie dei bambini che vengono operati e che non possono mantenersi per stare accanto ai loro piccoli” (www.joyforchildren.it). E anche noi possiamo fare qualche cosa: c’è sempre una occasione e una possibilità di tendere verso la bellezza.

    Che cosa c’entra tutto questo con il ricamo? Apparentemente nulla, se non fosse che con Charley, oltre all’affetto profondo, condivido la medesima tensione alla bellezza. E la bellezza è dappertutto se si hanno occhi per riconoscerla.

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    2 comments
    La bellezza ritrovata: un fotografo nella città di Kilis chiede ai bambini siriani di raccontarci la loro idea di bellezza

    • Giusi ha detto:

      Grazie alla Vs di bellezza..sia di cuore e di animo..Voi avete portato in mezzo a così tanta crudeltà umana in cui vive questa gente speranza umana fotografando i loro sorrisi.. i loro occhi spenti ma possono riaccendersi.
      Perché finché ci sarà gente come Voi con un animo bello e nobile i bambini saranno sempre cmq salvati dall’orrore e dalla crudeltà per opera di cuori aridi che purtroppo pulsano in corpi umani.
      Grazie di cuore per tutto ciò che fate.