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	<title>Luoghi e storie Archivi &#183; Miriam Cozzi</title>
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	<description>Atelier di Broderie d’Art</description>
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	<title>Luoghi e storie Archivi &#183; Miriam Cozzi</title>
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		<title>Il Point de Luneville: le origini e la tecnica di un ricamo antico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Sep 2018 13:24:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Patrimonio culturale di Francia, questa tecnica classica è all’origine dell’utilizzo del famoso uncinetto, oggi strumento fondamentale della broderie d’art che consente l&#8217;applicazione di un numero pressoché infinito di materiali. Come vi accennavo in un precedente post nell’estate del 2016 sono stata a Luneville, nella Francia del Nord, regione del Grand Est in Lorena, vicino a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_311" style="width: 2217px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-311" class="wp-image-311 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20160724_170253.jpg" alt="" width="2207" height="1471" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20160724_170253.jpg 2207w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20160724_170253-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20160724_170253-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20160724_170253-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20160724_170253-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 2207px) 100vw, 2207px" /><p id="caption-attachment-311" class="wp-caption-text">il centro della cittadina di Luneville</p></div>
<h5>Patrimonio culturale di Francia, questa tecnica classica è all’origine dell’utilizzo del famoso uncinetto, oggi strumento fondamentale della broderie d’art che consente l&#8217;applicazione di un numero pressoché infinito di materiali.</h5>
<p>Come vi accennavo in un precedente <a href="https://miriamcozzi.it/al-conservatoire-de-broderie-de-luneville-per-imparare-ad-utilizzare-il-famoso-uncinetto-da-ricamo-francese/">post</a> nell’estate del 2016 sono stata a Luneville, nella Francia del Nord, regione del Grand Est in Lorena, vicino a Nancy, per imparare ad utilizzare il mitico uncinetto da ricamo chiamato, appunto, <em>crochet de Luneville</em>. Nonostante oggi sia famoso perché utilizzato nei ricami per l’<strong>alta moda</strong> e più in generale per la <strong>broderie d’art</strong>, si è certi venisse già utilizzato come strumento per il <strong>ricamo classico</strong> già dalla prima decade del 1800.</p>
<p>Vi ho già raccontato qui dei luoghi, della tecnica che ho imparato, della preziosità dell’esperienza in sé. Oggi mi concentro nel raccontarvi delle informazioni che ho raccolto per quanto concerne il<em> point de Luneville</em> curiosando qua e là tra i libri che ho intorno e in internet. Un tassello in più nella mia ricerca dei momenti e dei contesti che sono stati cruciali nell’evoluzione delle tecniche di ricamo antiche.</p>
<p>Pare che in quel periodo e in quell’area della Francia, l’inizio dell’800 nella regione della Lorena appunto, si producevano prevalentemente ricami in <em>broderie blanche</em> lavorando ad ago con punti tradizionali. Si racconta che fossero luoghi di produzione consistente e che l’intera area fosse già rinomata per la preziosità dei ricami realizzati, apprezzati anche dall’imperatrice Josephine che li portò a Parigi e in America, nel corso di una visita nel nuovo mondo, contribuendo a diffonderne la fama (C. Fauque; La Broderie : Splendeurs, mystères et rituels d&#8217;un art universel; 2007).</p>
<p>Da quello che oggi leggo deduco che, con estrema probabilità, l’introduzione dell’uncinetto fu un fatto del tutto casuale, un tentativo: semplicemente ci si rese conto che l’utilizzo di un uncino per passare il filo da una parte all’altra del tessuto teso consentisse nuove esplorazioni nei disegni e la possibilità di lavorare molto più velocemente, probabilmente recuperando antiche tradizioni asiatiche.</p>
<p>Cominciando ad utilizzare questo uncinetto si definiscono man mano gli elementi caratterizzanti della tecnica classica denominata <em>Point de Luneville</em>, basata sulla realizzazione di un solo punto, il <em><strong>point de Beauvais</strong>,</em> declinato in moltissime varianti definite “a giorno”.</p>
<div id="attachment_308" style="width: 1981px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-308" class="wp-image-308 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20160727_152553.jpg" alt="" width="1971" height="1314" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20160727_152553.jpg 1971w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20160727_152553-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20160727_152553-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20160727_152553-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20160727_152553-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1971px) 100vw, 1971px" /><p id="caption-attachment-308" class="wp-caption-text">Appunti per lo schema del punto a giorno semplice</p></div>
<p>Questo punto è una pietra miliare nel ricamo tradizionale francese: appartiene alla famiglia dei <strong>punti a cappio</strong> ed è altrimenti definito punto catenella “a filo continuo” o “a tamburo&#8221; e viene realizzato mediante un uncino, il <em>crochet</em> appunto, che permette il passaggio del filato da ricamo da una parte all’altra del tessuto, posto in tensione su telaio (A. Wanner, J. Richard; Punti di Ricamo; 2014).</p>
<p>L’utilizzo di questo uncinetto da inizio ad una vera e propria rivoluzione: le ricamatrici avviano una produzione ben più consistente di abiti e biancheria, sia per la casa sia per le funzioni liturgiche di rito cattolico: la realizzazione dei ricami diventa estremamente veloce, i punti riescono a raggiungere dimensioni ridottissime favorendo quindi lavori di estrema precisione e con design sempre più complessi.</p>
<p>La crescente qualità dei manufatti è inoltre evidente sui tessuti di supporto che non si arricciano né si deformano perché poco manipolati grazie al supporto dei telai. Si racconta venissero utilizzati tessuti sempre molto leggeri come tulle, batista e pelleovo in cotone, più raramente lini molto fini e mussole di seta. I filati sono sempre piuttosto sottili di lino o cotone (<a href="http://www.lesbeauxartsdufil.fr">Les beaux art du fil</a>; Histoire de la broderie).</p>
<p>Bianco su bianco, ovviamente, o al massimo ecrù. E, privilegiandolo, ci si specializza sul tulle di cotone. E’ la tecnica <strong><em>Point de Luneville</em></strong> che si è definita nei suoi connotati fondamentali tanto da far apparire l’eleganza tipica del merletto.</p>
<div id="attachment_304" style="width: 4010px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-304" class="wp-image-304 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8977.jpg" alt="" width="4000" height="2667" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8977.jpg 4000w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8977-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8977-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8977-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/CHA_8977-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /><p id="caption-attachment-304" class="wp-caption-text">Manufatto che ho realizzato al corso base Point de Luneville (diametro 20 cm circa) al Conservatorie</p></div>
<p>Il mercato aumenta, aumenta la richiesta di questi manufatti e per le donne di questi luoghi è davvero una occasione di impiego e di guadagno importante: il lavoro è svolto in prevalenza nelle case, sia nei centri abitati sia nelle campagne e su commissione, da parte di intere generazioni di ricamatrici praticamente per quasi un secolo. I manufatti sono prodotti per uso liturgico (tovaglie d’altare, bordi per vesti e cotte sacerdotali) o come complementi preziosi per abiti, vesti battesimali, cappellini, scialli e altro (<em>Conservatoire des Broderies de Luneville</em>, <a href="https://www.broderie-luneville.com/le-conservatoire/patrimoine/"><em>patrimoine</em></a>). Qualcuno di questi manufatti è oggi visibile proprio nelle sale del museo permanente del Conservatoire, ma mi domando se qualcuno ne ha visti altrove. Dove sono? In quali musei, a parte quello del Conservatoire, posso ammirare qualcuna di queste opere?</p>
<p>Ma tutto è in evoluzione, lo sappiamo, ed è così che nel 1867, <strong>Monsieur Louis Ferry-Bonnechaux</strong>, ricamatore di Luneville, pare realizzi per la prima volta il point de Beauvais con un filato di perline al posto di un filato semplice, lasciando una perlina tra un punto e l’altro. Questo metodo gli consente di posare le perline una ad una, in maniera estremamente veloce, operando sul retro del lavoro.</p>
<p>Ed una nuova rivoluzione nelle tecniche dell’ornamento investe l’intero mondo moda: si corre verso il periodo dell’Art Nouveau e della Belle époque con paillettes perline e lustrini, filati di seta colorati per ricami artistici sempre più complessi (C. Fauque; op. cit.). Ma questa è tutta un’altra storia …</p>
<p>Oggi è il <strong>Conservatoire des Broderies de Luneville </strong>che, grazie ad una equipe appassionata e intraprendente, garantisce la conservazione e la valorizzazione del patrimonio di conoscenze relativo alla <strong>tecnica classica del Point de Luneville</strong>. E così nel silenzio di un’ala di questo aristocratico e imponente castello ancora oggi è possibile assaporare il gusto antico del punto dopo punto, facendo un salto indietro di almeno 200 anni.</p>
<div id="attachment_309" style="width: 2249px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-309" class="wp-image-309 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20160726_171405.jpg" alt="" width="2239" height="1492" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20160726_171405.jpg 2239w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20160726_171405-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20160726_171405-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20160726_171405-1024x682.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20160726_171405-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 2239px) 100vw, 2239px" /><p id="caption-attachment-309" class="wp-caption-text">Il castello di Luneville</p></div>
<p>Secondo il mio modestissimo parere, se avete la possibilità di imparare ad utilizzare questo strumento in trasferta è proprio da qui che sarebbe bello cominciare, immergendosi nei luoghi, esplorando luci e colori di questo angolo di Francia che per tanto tempo ha custodito pensieri, sogni e attese di intere generazioni di silenziose ricamatrici. E noi lo sappiamo quanto il silenzio del ricamo possa essere popolato di voci e suoni, luci e ombre; in questi luoghi ci sono ancora molti silenzi da poter ascoltare.</p>
<p>E se non potete andare in Francia venite da me, vi insegno io ad utilizzare questo strumento e cercheremo insieme voci e suoni, luci e ombre &#8230; e silenzi della nostra fantasia. A presto.</p>
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		<title>La Tapisserie de Bayeux: un capolavoro assoluto di ricamo e storytelling</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Apr 2018 13:08:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non ricordo quando abbia letto della Tapisserie de Bayeux&#8230; Certo è che da tanto desideravo vedere questa meravigliosa opera d’arte medievale. La Tapisserie de Bayeux, nonostante il nome, non è una tappezzeria, bensì un ricamo. Un meraviglioso ricamo, realizzato con grande probabilità tra il 1066 e il 1070 presso un atelier nel sud dell&#8217;Inghilterra, a detta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-480" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_154504.jpg" alt="" width="2048" height="1365" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_154504.jpg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_154504-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_154504-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_154504-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_154504-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<h5>Non ricordo quando abbia letto della Tapisserie de Bayeux&#8230; Certo è che da tanto desideravo vedere questa meravigliosa opera d’arte medievale.</h5>
<p>La Tapisserie de Bayeux, nonostante il nome, non è una tappezzeria, bensì un <strong>ricamo</strong>. Un meraviglioso ricamo, realizzato con grande probabilità tra il 1066 e il 1070 presso un <em>atelier </em>nel sud dell&#8217;Inghilterra, a detta della maggior parte degli studiosi. Dal 1476, i documenti storici ne attestano infine la presenza in Francia, tra i tesori della cattedrale di Bayeux.</p>
<p>La Tapisserie de Bayeux è il racconto, ricamato sopra 9 tele di lino cucite tra loro, per uno sviluppo di 70 metri, della straordinaria impresa della salita al trono di Inghilterra del francese <a href="https://www.facebook.com/watch/?v=10157874826807565">Guglielmo il Conquistatore</a>.</p>
<p>Questo manufatto  si trova in un <a href="http://www.bayeuxmuseum.com">museo</a> ad essa dedicato, nel comune di <a href="https://www.bayeux.fr/fr">Bayeux</a>, nella Bassa Normandia. Da Parigi, ci sia arriva in due ore di treno veloce. Bayeux è una bellissima cittadina, con una cattedrale gotica imponente ed un centro storico caratteristico. I vantaggi di andarci a febbraio sono quelli di avere intorno pochissimi turisti, quasi tutti francesi in gita fuoriporta, nessuna coda al museo, nessuna fretta per guardare e riguardare la <em>tapisserie</em> una, due, quattro volte, come è successo a me&#8230; E, se sei poi ti capita una giornata di sole magnifico, hai anche la fortuna di poter camminare tranquillamente tra le vie cittadine senza patire troppo il freddo di questo piccolo angolo di nord francese.</p>
<div id="attachment_481" style="width: 2058px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-481" class="wp-image-481 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_165927-1.jpg" alt="" width="2048" height="1365" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_165927-1.jpg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_165927-1-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_165927-1-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_165927-1-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_165927-1-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /><p id="caption-attachment-481" class="wp-caption-text">La cattedrale gotica di Bayeux vista da dietro</p></div>
<p>Provo a descrivere questa meravigliosa <strong>opera d&#8217;arte tessile</strong>: immaginate di accostarvi ad un disegno lungo 70 metri che racconta una storia di amicizia, onore, promesse, fedeltà, viaggi, guerre, conquiste, morti e vittorie. Una specie di fumetto? Non proprio. Le immagini si susseguono e si concatenano tra loro a rappresentare eventi successivi senza soluzione di continuità. E&#8217; questa la magia, difficilissima da descrivere&#8230; Non ci sono &#8220;stacchi&#8221; da un&#8217;immagine all&#8217;altra, la <strong>rappresentazione della storia</strong> è un continuo: i personaggi entrano da una scena all&#8217;altra in pose &#8220;mobili&#8221; lasciando percepire una costante sensazione di movimento. Sopra e sotto, sui bordi della tela larga 50 centimetri, sono ricamate due bordure a corredo e completamento del disegno principale. Un vero e proprio capolavoro di <em>storytelling</em>, nell&#8217;accezione moderna del termine.</p>
<div id="attachment_487" style="width: 1622px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-487" class="wp-image-487 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_152612-1-1.jpg" alt="" width="1612" height="1075" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_152612-1-1.jpg 1612w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_152612-1-1-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_152612-1-1-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_152612-1-1-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_152612-1-1-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1612px) 100vw, 1612px" /><p id="caption-attachment-487" class="wp-caption-text">La Tapisserie de Bayeux è esposta in un tunnel a luce e temperatura controllata (foto di foto: è proibito fotografare direttamente il manufatto)</p></div>
<p>L&#8217;opera è davvero unica nel suo genere. Come immaginerete, la possibilità di preservare i manufatti tessili dall’usura del tempo e delle intemperie è in genere particolarmente difficile. Non sono moltissimi i <strong>reperti tessili</strong> di epoca medioevale e, a maggior ragione, non sono frequenti quelli ricamati. E di reperti tessili, medievali, ricamati, che raccontano una storia su 70 metri di tela, praticamente c&#8217;è solo la Tapisserie de Bayeux. Questo manufatto è perfino scampato alle mire di Hitler che, nel corso del 1944, aveva cercato di trasferire in Germania tale tesoro. Non ci è riuscito, per intervento delle forze alleate e del caso, che sa sempre cosa sia meglio far accadere&#8230; Ogni volta che la <em>tapisserie</em> è stata trafugata o trattata con noncuranza, il caso o qualche &#8220;illuminato&#8221; hanno rimesso le cose a posto, come accaduto anche durante la rivoluzione francese, il periodo napoleonico e con molta probabilità durante tutto il medioevo.</p>
<p>La tela su cui si imposta il ricamo è costituita da un <strong>lino sottile ecrù</strong>, non tinto. Non si hanno notizie certe circa gli autori del <strong>disegno</strong> ma gli storici concordano sul fatto che l&#8217;equipe che lo ha realizzato dovesse essere costituito sia da Inglesi, sia da Normanni, considerata l&#8217;accuratezza con la quale sono stati disegnati i particolari delle abitudini quotidiane e dei caratteri di entrambi i popoli.</p>
<p>La quasi totalità degli storici concorda che sul manufatto, tenuto conto della grandezza e del periodo di realizzazione,  abbiano lavorato un gran numero di <strong>ricamatori:</strong> un lavoro quindi a moltissime &#8220;mani&#8221;. Molti di essi ritengono sia stata realizzato in un <em>atelier</em> del Kent, con molta probabilità a Canterbury, nel monastero benedettino di Sant&#8217;Agostino.</p>
<p>Il <strong>ricamo</strong> vero è proprio è stato realizzato con le <strong>lane</strong>. La grandezza del filato utilizzato è molto simile a quella dei ricami del <em>crewelwork</em>, la cosiddetta &#8220;lana da rammendo&#8221;. Le lane sono state tinte con solo tre <strong>pigmenti</strong> naturali che hanno dato origine a nove diversi tipi di sfumature:</p>
<ul>
<li>la robbia, per i rossi di tonalità aranciata e bruno-violaceo;</li>
<li>la guada (o luteola), per il giallo &#8220;mostarda&#8221;;</li>
<li>l&#8217;indaco, per il blu-nero, il blu scuro, il blu medio ed il verde chiaro;</li>
<li>un misto di indaco e guada, per il beige ed il verde scuro.</li>
</ul>
<p>Esperti e non rilevano un magistrale utilizzo delle sfumature per riuscire a rappresentare con efficacia la profondità di campo e per enfatizzare il &#8220;senso di movimento&#8221; che concatena le singole scene. Mi hanno colpito, in particolare, i colori utilizzati per i cavalli. Disegnati nell’atto di correre, presentano una diversa colorazione tra la parte esterna ed interna del manto: la sensazione ottenuta di movimento è veramente incredibile.</p>
<p>Veniamo ai dettagli tecnici del ricamo. Per la realizzazione di questa opera sono stati utilizzati solo <strong>quattro punti</strong>:</p>
<ul>
<li>Punto erba (1-701): utilizzato per tutti i tracciati, quasi tutti i contorni delle figure, praticamente la quasi totalità delle linee. Questo punto rende benissimo le espressioni dei volti e delinea con estrema precisione le scritte in latino che talvolta sono riportate a descrizione dei disegni stessi.</li>
<li>Punto catenella (5-501): utilizzato come il precedente ma con minor frequenza,  soprattutto per dar risalto ad un qualche tratto degno di interesse. E&#8217; particolarmente evidente nelle didascalie in latino.</li>
</ul>
<div id="attachment_482" style="width: 2058px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-482" class="wp-image-482 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_152034.jpg" alt="" width="2048" height="1365" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_152034.jpg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_152034-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_152034-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_152034-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/20180217_152034-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /><p id="caption-attachment-482" class="wp-caption-text">Particolare di una riproduzione esposta al museo per dare l&#8217;idea delle fasi successive di ricamo eseguite: prima i contorni del disegno e solo dopo il riempimento</p></div>
<ul>
<li>P<em>oint [de tige] fendu</em> o punto spaccato (1-604). Si tratta di una sorta di punto erba che si innesta sul filo del punto precedente. Anche questo è utilizzato nei bordi che si volevano enfatizzare.</li>
<li>Punto Bayeux, che ricade nel gruppo dei punti lanciati composti (3-500). E&#8217; il punto di riempimento, utilizzato ovunque. Viene realizzato in tre tempi, secondo gli schemi che ho sovrapposto all&#8217;immagine qui sotto.</li>
</ul>
<div id="attachment_490" style="width: 1009px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-490" class="wp-image-490 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/Schermata-2018-02-20-alle-14.06.02.jpg" alt="" width="999" height="666" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/Schermata-2018-02-20-alle-14.06.02.jpg 999w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/Schermata-2018-02-20-alle-14.06.02-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/Schermata-2018-02-20-alle-14.06.02-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/02/Schermata-2018-02-20-alle-14.06.02-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 999px) 100vw, 999px" /><p id="caption-attachment-490" class="wp-caption-text">Particolare (foto di foto) per evidenziare l&#8217;utilizzo dei diversi colori per conferire dinamica alle immagini. Negli schemi sovrapposti sono riportate le tre fasi tecniche di realizzazione del punto Bayeux</p></div>
<p>Per quanto riguarda la titolazione dei punti che ho indicato, ho fatto riferimento alla sistematica per la schedatura e la descrizione dei tessili antichi proposta nel testo &#8220;<a href="http://www.textilmuseum.ch/publikationen_tm/">Stickstiche</a>&#8220;, di Anne Wanne e Jean Richard (Edizioni Textile Museum St. Gallen, 2014 su proposta del CIETA, Centre International d&#8217;Etude des Textiles Anciens), la quale mi è stata insegnata dalla professoressa <a href="https://www.fondazionelisio.org/it/didattica/docenti/thessy-schoenholzer-nichols/">Thessy Shoenholzen Nichols. </a>Utilizzo spesso questa classificazione perché mi consente di fare un po&#8217; di ordine, tra antico e contemporaneo, nell&#8217;infinito mare della nomenclatura impiegata nell&#8217;arte del ricamo. Comunque di questo volume vi parlerò meglio in un prossimo post dedicato.</p>
<p>Non è facile trovare le parole giuste per descrivere le <strong>emozioni</strong> che ho provato stando a pochi centimetri da un simile reperto storico. Ho provato un misto di stupore, gioia, pienezza ed entusiasmo. In questa opera, infatti, si concentrano molte delle mie passioni:</p>
<ul>
<li>il ricamo, come arte rappresentativa e non solo decorativa,</li>
<li>la lana, come materiale tra i miei preferiti,</li>
<li>il medioevo, come periodo storico maggiormente evocativo,</li>
<li>il simbolo, come strumento di comunicazione privilegiato.</li>
</ul>
<p>Tutto questo ha suscitato in me il desiderio di studiare ed approfondire il più possibile le caratteristiche di questo oggetto, per migliorare e strutturare le mie capacità descrittive dei manufatti ricamati.</p>
<p>Mi rendo conto che programmare una visita a Bayeux è piuttosto complicato, tuttavia la Tapisserie de Bayeux è stata inserita dal 2007 nel programma <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Memoria_del_mondo">Memoria del Mondo</a> dell&#8217;UNESCO, che ha lo scopo di garantire la conservazione dei documenti che hanno fatto la storia dell&#8217;umanità. Ma, se si è in vacanza in Normandia, fare tappa a Bayeux è davvero imprescindibile&#8230;</p>
<p>La maggior parte delle informazioni storiche e tecniche riportate in questo post le ho tratte dal materiale esplicativo fornito dal museo e dal volume &#8220;<a href="https://www.amazon.it/TAPISSERIE-BAYEUX-Pierre-BOUET/dp/2737361745/ref=sr_1_fkmr0_1?ie=UTF8&amp;qid=1522658988&amp;sr=8-1-fkmr0&amp;keywords=La+Tapisserie+de+Bayeux+-+Révélations+et+mystères+d%27une+broderie+du+Moyen+Age">La Tapisserie de Bayeux &#8211; Révélations et mystères d&#8217;une broderie du Moyen Age</a>&#8221; di Pierre Bouet e Francois Neveux, Editions OUEST-FRANCE del 2013. Grazie a questo volume è possibile soddisfare più approfondite curiosità tecniche e storiografiche, nonché trovare risposte in merito a mille domande che sopraggiungono sui misteri, le simbologie, l&#8217;intento evocativo e pedagogico di quanto sotteso al linguaggio più strettamente iconografico di questo manufatto.</p>
<p>Auguro a tutti voi la possibilità di vedere da vicino questa meraviglia stra-ordinaria. Sapete quindi consigliarmi dove posso andare in Italia per osservare da vicino manufatti ricamati di portata storico-artistica paragonabile? E&#8217; infatti tra i miei progetti viaggiare alla scoperta dei meravigliosi ricami della nostra arte, oggi che sto sviluppando nuove sensibilità e competenze.</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/la-tapisserie-de-bayeux-un-capolavoro-assoluto-di-ricamo-e-storytelling/">La Tapisserie de Bayeux: un capolavoro assoluto di ricamo e storytelling</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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