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	<title>Materiali e attrezzature Archivi &#183; Miriam Cozzi</title>
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	<description>Atelier di Broderie d’Art</description>
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	<title>Materiali e attrezzature Archivi &#183; Miriam Cozzi</title>
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		<title>Ancora sul crochet: approfondimento tecnico sullo strumento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Aug 2018 15:40:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Materiali e attrezzature]]></category>
		<category><![CDATA[crochet]]></category>
		<category><![CDATA[crochet de Luneville]]></category>
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		<category><![CDATA[esperienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come vi accennavo in questo post crochet sta per uncino. “Crochet” è un termine francese, nei paesi anglofoni viene chiamato “hook” e in Italia “uncinetto”. Tecnicamente è uno strumento che funziona in maniera molto simile in tutte le culture ma da un punto di vista più squisitamente…  “strutturale”, possiamo distinguerne diverse tipologie. Ve li elenco e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/ancora-sul-crochet-approfondimento-tecnico-sullo-strumento/">Ancora sul crochet: approfondimento tecnico sullo strumento</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1196" style="width: 958px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1196" class="wp-image-1196 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-04-alle-08.35.59.jpg" alt="" width="948" height="632" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-04-alle-08.35.59.jpg 948w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-04-alle-08.35.59-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-04-alle-08.35.59-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-04-alle-08.35.59-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 948px) 100vw, 948px" /><p id="caption-attachment-1196" class="wp-caption-text">http://www.buckscountymuseum.org</p></div>
<p>Come vi accennavo in <a href="https://miriamcozzi.it/cosa-si-intende-per-ricamo-a-crochet-teoria-terminologia-e-derivazioni/">questo post </a><i>crochet</i> sta per uncino. “<i>Crochet”</i> è un termine francese, nei paesi anglofoni viene chiamato “<i>hook</i>” e in Italia “uncinetto”. Tecnicamente è uno strumento che funziona in maniera molto simile in tutte le culture ma da un punto di vista più squisitamente…  “strutturale”, possiamo distinguerne diverse tipologie. Ve li elenco e poi provo a descriverli uno ad uno:</p>
<ul>
<li>crochet de Luneville</li>
<li>uncinetto</li>
<li>aari</li>
<li>kantan</li>
</ul>
<h4>Crochet de Luneville</h4>
<div id="attachment_1148" style="width: 574px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1148" class="wp-image-1148 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/07/luneville-1.jpg" alt="" width="564" height="423" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/07/luneville-1.jpg 564w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/07/luneville-1-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 564px) 100vw, 564px" /><p id="caption-attachment-1148" class="wp-caption-text">credits: https://www.pinterest.it/pin/55591376626169282/</p></div>
<p>Si comincia ad utilizzarlo per il ricamo in Francia nella prima metà dell’ 800 proprio a Luneville, città della Lorena dedicata alla produzione di ricami ad alti livelli. Pare tuttavia che questo strumento abbia origini più antiche in Oriente, con molta probabilità in Cina o in India.</p>
<p>Il <em>crochet de Luneville</em> è costituito da un manico in legno, anatomico e, nelle forme più preziose, intarsiato quasi da assomigliare ad una piccola opera d’arte. Ad una estremità una testa in metallo permette l’inserimento di una punta uncinata, l’uncino vero e proprio, chiamato “<em>aguille</em>” (!) &#8211; ago, tanto per aggiungere complicazione.</p>
<p>L’ago è in acciaio di diverse dimensioni che variano da 70 (la più fine) a 120 (la più grossolana). Non conosco l’unità di misura di questo numero: esprime una grandezza, sicuramente, ma non so altro. Sulla testa in metallo una vite permette, stringendo, di fissare la posizione dell’ago che deve essere orientato in linea con la vite stessa.</p>
<p>Ci sono due taglie di manico: una per le punte 70-90 e una per le punte 100-120. In fase di acquisto accertatevi che con <i>crochet</i> non si intenda il solo manico. Per i vostri primi esercizi procuratevi una punta da 80 che può essere considerata un vero e proprio <i>passe-partout:</i> <i>Lesage docet</i>.</p>
<p>In linea generale la dimensione della punta deve essere coerente con la densità della trama del tessuto che si utilizza: punte medio-fini per tessuti leggeri e, soprattutto, più delicati; punta media per tessuti pesanti; punta grossolana per tessuti a trama larga; punta finissima e quasi tagliente per tessuti tipo pellami.</p>
<p>Io ho imparato ad utilizzarlo proprio a <i>Luneville</i> con il solo filato e l’anno seguente ho studiato le tecniche di applicazione dei materiali all’<a href="http://www.ecolelesage.fr/#lecole">Ecole Lesage</a> di Parigi (sotto la categoria “reportages” potete trovare tutti i post dedicati a questo intenso periodo di formazione francese).</p>
<p>Aggiungo una piccola nota metodologica: quando si esegue il punto catenella con il solo filato si lavora sul dritto del lavoro perché l’asola, ben visibile, conferisce volume al punto. Quando invece si applicano perline o paillettes (che devono essere rigorosamente infilate sul filato) si lavora sul rovescio così che l’asola, restando sul rovescio, non tolga luce al materiale.</p>
<p>Oggi il <em>crochet de Luneville</em> viene utilizzato in Francia, in Inghilterra e in alcuni paesi di cultura araba dove si sta imponendo la tradizione dell’alta moda francese, come il Libano. In Canada, Australia e negli Stati Uniti i “puristi” lavorano con questo tipo di <i>crochet</i>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h4>Uncinetto</h4>
<div id="attachment_1150" style="width: 519px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1150" class="wp-image-1150" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/07/uncinetto.jpg" alt="" width="509" height="509" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/07/uncinetto.jpg 1000w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/07/uncinetto-800x800.jpg 800w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/07/uncinetto-300x300.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/07/uncinetto-768x768.jpg 768w" sizes="(max-width: 509px) 100vw, 509px" /><p id="caption-attachment-1150" class="wp-caption-text">credits: http://ikickshins.net/stainless-steel-crochet-hooks/</p></div>
<p>Per “uncinetto” si deve intendere quello classico che conosciamo tutti: nelle modalità di utilizzo è esattamente uguale al <i>crochet de Luneville</i>. Funzionano le stesse raccomandazioni e i medesimi accorgimenti.</p>
<p>In questo caso si parla di “punta” e non di ago perché è un tutt&#8217;uno manico. L’uncinetto è un tutt’uno tra manico e punta e, a differenza del <i>aari</i>, non cambia nemmeno il materiale: è tutto in acciaio.</p>
<p>La titolazione delle punte segue una numerazione specifica: per i ricami ho visto utilizzare le punte 0,5 o 0,6; le più fini ritrovabili sul mercato. Come per il crochet de Luneville, la dimensione della punta è funzione della pesantezza e della densità del tessuto da ricamare.</p>
<p>Credo si utilizzi solo in Italia e solo nei ricami per la moda. Oltre che per la realizzazione di merletti, certo. Io ho imparato ad utilizzarlo alla scuola di ricamo di <a href="http://www.scuoladiricamopinograsso.it">Pino Grasso</a> a Milano come vi ho raccontato <a href="https://miriamcozzi.it/il-corso-di-ricamo-alta-moda-alla-scuola-di-ricamo-pino-grasso-a-milano/">qui</a> a suo tempo. Mi è stato insegnato che per agevolare l’utilizzo e ottimizzare la comodità dell’impugnatura si può eseguire nell’area di presa una imbottitura ad hoc.</p>
<h4>Aari</h4>
<div id="attachment_1149" style="width: 574px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1149" class="wp-image-1149 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/07/ea854601948291b9ed7a7ead854e3172.jpg" alt="" width="564" height="423" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/07/ea854601948291b9ed7a7ead854e3172.jpg 564w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/07/ea854601948291b9ed7a7ead854e3172-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 564px) 100vw, 564px" /><p id="caption-attachment-1149" class="wp-caption-text">credits: https://www.pinterest.it/pin/407364728788526762/</p></div>
<p>E’ l’uncinetto indiano, utilizzato in prevalenza per le tecniche del ricamo <em>Zardosì</em>.</p>
<p>E’ costituito da un manico in legno e da un uncino in ferro, anche in questo caso chiamato “ago”, fissato al manico e non estraibile. Non sono disponibili misure di ago a grossezza differenti e non ci sono taglie dell’uncino da utilizzare con filati differenti.</p>
<p>Esistono tuttavia due tipi di ago: uno più corto e uno più lungo. Quello corto viene utilizzato quando si ricama solo con il filato. Si lavora sul dritto del lavoro e la gestualità mi appare identica a quella del <i>crochet de Luneville</i>.</p>
<p>Quando si utilizzano applicazioni si usa l’ago più lungo. Le perline, le paillettes o i cristalli vengono infilati in questo ago, non sul filo. Lavorando sempre sul dritto del lavoro, ad ogni punto l’anulare della mano che sostiene l’uncino fa scivolare sul tessuto, uno ad uno le perline, le paillettes o i cristalli e il punto catenella li “fissa”.</p>
<p>Per restare incantati vi invito a guardare un qualsiasi video su YouTube che mostra la realizzazione di un ricamo Zardosì. La velocità e la destrezza degli artigiani ricamatori indiani vi lascerà senza fiato. Potrete osservare anche che i ricamatori in India sono tutti uomini. L’arte del ricamo è infatti considerata “nobile” e quindi tradizionalmente realizzata da maschi; alle donne è riservato il ricamo casalingo, un po&#8217; come avveniva in Europa nel Rinascimento.</p>
<p>Io non ho mai usato il <em>a</em><i>ari </i>ma immagino di essere in grado di utilizzarlo solo per il ricamo con i filati. La gestualità per l’applicazione dei materiali è troppo diversa da quella alla quale mi sono abituata e richiede sicuramente una manualità da educare.</p>
<p>So che lo utilizzano in India e l’ho visto utilizzare anche in un atelier di suzani in Uzbekistan su un tessuto di cotone teso su un telaio fatto di tondini di ferro (!) non lontano da Bukhara. Bellissimi ricordi … Se potessi fare un periodo di studio delle tecniche di<span class="Apple-converted-space">  </span>ricamo suzani dell’Uzbekistan mi piacerebbe ripartire da lì. Non ho nessuna idea di come si ricami in Iran ma forse in maniera non del tutto dissimile: questa è una dimensione tutta da esplorare che mi interessa moltissimo…<span class="Apple-converted-space"> Se avete notizie, idee o suggerimenti sono sicuramente ben accolti.</span></p>
<h4>Kantan</h4>
<div id="attachment_1151" style="width: 513px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1151" class="wp-image-1151" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/07/kantan.jpg" alt="" width="503" height="503" /><p id="caption-attachment-1151" class="wp-caption-text">credits: https://www.brooklyncraftcompany.com/products/kantan-needle</p></div>
<p>Di questo uncinetto non so dirvi praticamente niente di interessante, praticamente non lo conosco e non lo so usare. Visivamente è molto simile al <em>aari</em> nella struttura con l’aggiunta di un “gancio” sull’ago che agevola la cattura del filo sotto il lavoro quando si aggancia per la catenella riducendo la possibilità di &#8220;perdere il filo&#8221; soprattutto nelle fasi iniziali dell&#8217;apprendimento.</p>
<p>Credo venga utilizzato in prevalenza negli Stati Uniti, in Canada e in Australia.</p>
<p>Credo che anche in questo caso non ci siano differenze nelle dimensioni dell’ago pertanto, essendo piuttosto grossolano, non può essere utilizzato su tessuti leggeri e delicati. Ma sono sicura che qualcuno di voi ne sa molto di più, pertanto attendo consigli su come approfondire le informazioni a riguardo.</p>
<h4>Pertanto &#8230;</h4>
<p>Per mia esperienza diretta e per i ricami che realizzo il <i>crochet de Luneville</i> è sicuramente lo strumento più coerente e versatile.</p>
<p>Imparare ad utilizzarlo bene per me significa imparare la “resa” di vari tipi di filati e di vari tipi di materiali tra i quali pellami, tessuti sovrapposti, perline in vetro, in plastica o legno di vari diametri e tagli, paillettes di vari diametri e tagli, etc. Quello che ho imparato fino ad oggi ve lo trasmetterò nei <strong><a href="https://miriamcozzi.it/imparare-a-ricamare-le-proposte-in-broderie-dart-per-il-prossimo-autunno/">corsi</a></strong> che sto organizzando e che vi proporrò in autunno.</p>
<p>I materiali sono davvero infinti, usare bene un <em>crochet</em> significa saper adattare le caratteristiche dello stesso alle caratteristiche dei materiali garantendo precisione, ordine, versatilità e non da ultimo … velocità.</p>
<p>Ma resta il fatto che percorrere quest’arte per me significa esplorarne anche la componente antropologica e culturale. Quindi sono ben predisposta a cimentarmi in sperimentazioni e contaminazioni di tutti i tipi. Vi ho già detto, vero, che vorrei tornare in Uzbekistan per imparare ad utilizzare il <em>aari</em>?</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/ancora-sul-crochet-approfondimento-tecnico-sullo-strumento/">Ancora sul crochet: approfondimento tecnico sullo strumento</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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		<title>Cosa si intende per ricamo a crochet? Teoria, terminologia e derivazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[miriam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Aug 2018 05:13:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Materiali e attrezzature]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[artigiani]]></category>
		<category><![CDATA[broderie d'art]]></category>
		<category><![CDATA[crochet]]></category>
		<category><![CDATA[crochet de Luneville]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi ci è voluto un po&#8217; per farmi entrare nella testa che non si ricama solo con l&#8217;ago ma anche con il “crochet”: ma che cos’è esattamente e come usa? Il crochet non è nient’altro che un uncino. Praticamente lo stesso strumento con il quale la nonna o la mamma ci hanno insegnato il mitico [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/cosa-si-intende-per-ricamo-a-crochet-teoria-terminologia-e-derivazioni/">Cosa si intende per ricamo a crochet? Teoria, terminologia e derivazioni</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1143" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/07/CHA_8862.jpg" alt="" width="4000" height="2469" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/07/CHA_8862.jpg 4000w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/07/CHA_8862-300x185.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/07/CHA_8862-768x474.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/07/CHA_8862-1024x632.jpg 1024w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<h5>Mi ci è voluto un po&#8217; per farmi entrare nella testa che non si ricama solo con l&#8217;ago ma anche con il “<i>crochet</i>”: ma che cos’è esattamente e come usa?</h5>
<p>Il <i>crochet</i> non è nient’altro che un <strong>uncino</strong>. Praticamente lo stesso strumento con il quale la nonna o la mamma ci hanno insegnato il mitico punto catenella quando eravamo bambine e imparavamo a sfidare la complicazione a colpi di lana colorata. L’“uncinetto”, semplicemente e inesorabilmente lui.</p>
<p>Nel ricamo però il filo non si annoda solo su sé stesso ma, attraverso questo uncino, viene passato da sopra a sotto un tessuto teso. Solo dopo il filo viene annodato su se stesso e si realizza così il punto catenella “appoggiato” sul dritto del tessuto.</p>
<p>Ecco quello che serve per un ricamo “<i>a crochet</i>”:</p>
<ul>
<li>un tessuto teso a telaio</li>
<li>un uncino sufficientemente piccolo da trapassare senza “ferire” il tessuto</li>
<li>un filato sufficientemente fine da far lavorare l’uncino con l’agio necessario a evitare tensioni e sfilacciature.</li>
</ul>
<p>Precisione e pazienza faranno il resto.</p>
<p>Di questa <strong>tecnica</strong> si è cominciato a parlare dall’inizio dell’800 in <strong>Francia</strong>. L’elaborazione però non è stato appannaggio della sola cultura europea. Per quello che ho appreso finora lo hanno fatto anche gli abitanti dell’<strong>Asia Centrale</strong> e dell’<strong>India</strong>. Ciascuno ha evoluto il proprio punto catenella con il proprio uncino sperimentando arricciature, compenetrando colori e applicando materiali di infinite fatture. E qui trovano spazio perline di ogni tipo, paillettes, specchietti, cristalli e, ovviamente, filati di ogni tipo e qualità. Basta inserirli tra il tessuto e il punto catenella e il gioco è fatto. Solo a titolo di esempio sono “ad uncino” parte dei ricami uzbeki sui <i>suzani</i> così come i ricami <i>zardosì</i> dell’India del nord. Ho letto che sono a uncino anche alcuni ricami sul feltro di cultura mongola ma non li ho ancora mai visti. Come tutto ciò sia collegato ancora non l&#8217;ho scoperto.</p>
<div id="attachment_1048" style="width: 2826px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1048" class="wp-image-1048 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/UZ-423.jpg" alt="" width="2816" height="1877" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/UZ-423.jpg 2816w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/UZ-423-300x200.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/UZ-423-768x512.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/UZ-423-1024x683.jpg 1024w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/06/UZ-423-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 2816px) 100vw, 2816px" /><p id="caption-attachment-1048" class="wp-caption-text">Ricamo Suzani su arazzo del Museo di Arte Applicata di Bukara (Uzbekistan)</p></div>
<p>Provo a stendere una semplice <strong>mappa mentale</strong> cercando di raccontarvi la prima parte del frutto delle mie ricerche e le mie deduzioni facendo una panoramica sulle terminologie utilizzate nelle varie culture per descrivere l’arte di “ricamare con un uncino”. Se trovate errori o imprecisioni fatemelo sapere, mi raccomando.</p>
<p>Nella letteratura internazionale anglofona il ricamare con un uncino (<i>hook</i>) e un filato su un tessuto teso &#8220;a tamburo&#8221; su un telaio si definisce “<strong><i>tambour embroidery</i></strong>”. Tecnicamente niente vieta di ricamare anche con un ago ma in generale questa definizione viene riservata all’utilizzo di un <i>hook</i> come strumento prevalente.</p>
<p>Se si applicano materiali (perline, paillettes, etc.) si utilizza spesso il termine “<strong><i>tambour beading</i></strong>”, intendendo <i>beads</i> con una accezione più ampia del puro significato letterale di “perle”. Letteralmente credo si potrebbe tradurre con “perlinamento su tamburo” (licenza poetica!); tecnicamente si deve intendere “tessuto teso a tamburo con applicazioni ad uncino<i>”</i>. In Francia il sinonimo utilizzato spesso è <strong><em>b</em><i>roderie de Luneville </i></strong>o <em>b</em><i>roderie perlée de Luneville. </i>In Italia non esiste una traduzione specifica: in linea generale si parla di “ricamo alta moda” perché i materiali applicati sono stati utilizzati quasi esclusivamente in questo ambito.</p>
<p>Se sul tessuto teso a tamburo oltre al <i>crochet</i> si ricama anche con l’ago si aumentano all’infinito le potenzialità dei materiali e la resa artistica. I francesi l’hanno chiamata <i><strong>Broderie d’Art</strong> </i>integrando e mescolando le tecniche di applicazione di materiali vari con crochet alle tecniche della tradizione classica. Si è sviluppata a partire dalla fine dell&#8217;800 quando aumentavano le aspettative e le esigenze in fatto di moda. Ora si insegna nelle scuole statali e la si integra in un percorso formativo professionale con il rilascio di un diploma specifico. La <em>Broderie d&#8217;Art</em> è anche un ambito di sperimentazione dell’estro creativo esplorato da molti artigiani e artisti contemporanei.</p>
<div id="attachment_627" style="width: 2058px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-627" class="wp-image-627 size-full" src="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095730.jpg" alt="" width="2048" height="1536" srcset="https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095730.jpg 2048w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095730-300x225.jpg 300w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095730-768x576.jpg 768w, https://miriamcozzi.it/wp-content/uploads/2018/03/20180326_095730-1024x768.jpg 1024w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /><p id="caption-attachment-627" class="wp-caption-text">Pannello che ho realizzato per imparare la Broderie d&#8217;Art all&#8217;Ecole Lesage di Parigi</p></div>
<p>Anche gli inglesi stanno prendendo molto sul serio l’arte del ricamo sia in progetti di conservazione del proprio patrimonio artistico-culturale<span class="Apple-converted-space">  </span>sia in ambito formativo, anche a livello universitario, nelle scuole d’arte e di moda. Traducono in <strong><i>Art Embroidery</i></strong> il concetto francese di <i>Broderie d’Art </i>di cui vi ho appena raccontato.</p>
<p>Del mondo ispanico non ne so assolutamente niente. Conosco un pochino la tradizione ad ago di Madeira, la complessa a meravigliosa arte del ricamo in oro della Spagna centrale e del sud e ho giusto un’idea molto vaga delle tecniche messicane. Ma non aggiungo altro perché mi vergogno a semplificare millenni di tradizione di una così vasta area di mondo. Diciamo che ad oggi non ho notizia dell’utilizzo di un uncino nelle tecniche più tradizionali dei paesi ispanici. Ricordate però che è obiettivo di questo post anche essere smentite!<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>E in Italia? Da noi quando si dice “<strong>ricamo artistico</strong>” ancora non ci si intende. La mia esperienza come osservatrice in due fiere di settore quest’anno mi fa essere molto critica a riguardo. Chi ne ne parla, e includo anche me ovviamente, manca forse degli strumenti esplicativi adeguati. Chi invece ascolta è spesso ancorato ad un concetto limitato del ricamo che, come ho già lamentato più volte, rimanda il termine alle sole tecniche della tradizione classica.</p>
<p>Per mio limite e sfortuna non ho mai discusso di queste tematiche con qualcuno che studia moda. Forse nelle scuole si discute molto più apertamente e si sperimenta molto di più di quanto mi è dato di sapere. In questo ultimo anno sono stati introdotti corsi di ricamo in alcune scuole di moda, ma, che io sappia, si tratta di ricamo “alta moda” e quindi concepito con questo unico fine.</p>
<p>Il ricamo è molto, molto di più; cominciate ad intuirlo anche voi, vero? Se vi va di approfondire basta che inseriate le terminologie riportate in questo post su YouTube e vi si svelerà un mondo. E allora: buona esplorazione!</p>
<p>L'articolo <a href="https://miriamcozzi.it/cosa-si-intende-per-ricamo-a-crochet-teoria-terminologia-e-derivazioni/">Cosa si intende per ricamo a crochet? Teoria, terminologia e derivazioni</a> proviene da <a href="https://miriamcozzi.it">Miriam Cozzi</a>.</p>
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