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    La Tapisserie de Bayeux: un capolavoro assoluto di ricamo e storytelling

    03 aprile, 2018

    Non ricordo quando abbia letto della Tapisserie de Bayeux… Certo è che da tanto desideravo vedere questa meravigliosa opera d’arte medievale.

    La Tapisserie de Bayeux, nonostante il nome, non è una tappezzeria, bensì un ricamo. Un meraviglioso ricamo, realizzato con grande probabilità tra il 1066 e il 1070 presso un atelier nel sud dell’Inghilterra, a detta della maggior parte degli studiosi. Dal 1476, i documenti storici ne attestano infine la presenza in Francia, tra i tesori della cattedrale di Bayeux.

    La Tapisserie de Bayeux è il racconto, ricamato sopra 9 tele di lino cucite tra loro, per uno sviluppo di 70 metri, della straordinaria impresa della salita al trono di Inghilterra del francese Guglielmo il Conquistatore.

    Questo manufatto  si trova in un museo ad essa dedicato, nel comune di Bayeux, nella Bassa Normandia. Da Parigi, ci sia arriva in due ore di treno veloce. Bayeux è una bellissima cittadina, con una cattedrale gotica imponente ed un centro storico caratteristico. I vantaggi di andarci a febbraio sono quelli di avere intorno pochissimi turisti, quasi tutti francesi in gita fuoriporta, nessuna coda al museo, nessuna fretta per guardare e riguardare la tapisserie una, due, quattro volte, come è successo a me… E, se sei poi ti capita una giornata di sole magnifico, hai anche la fortuna di poter camminare tranquillamente tra le vie cittadine senza patire troppo il freddo di questo piccolo angolo di nord francese.

    La cattedrale gotica di Bayeux vista da dietro

    Provo a descrivere questa meravigliosa opera d’arte tessile: immaginate di accostarvi ad un disegno lungo 70 metri che racconta una storia di amicizia, onore, promesse, fedeltà, viaggi, guerre, conquiste, morti e vittorie. Una specie di fumetto? Non proprio. Le immagini si susseguono e si concatenano tra loro a rappresentare eventi successivi senza soluzione di continuità. E’ questa la magia, difficilissima da descrivere… Non ci sono “stacchi” da un’immagine all’altra, la rappresentazione della storia è un continuo: i personaggi entrano da una scena all’altra in pose “mobili” lasciando percepire una costante sensazione di movimento. Sopra e sotto, sui bordi della tela larga 50 centimetri, sono ricamate due bordure a corredo e completamento del disegno principale. Un vero e proprio capolavoro di storytelling, nell’accezione moderna del termine.

    La Tapisserie de Bayeux è esposta in un tunnel a luce e temperatura controllata (foto di foto: è proibito fotografare direttamente il manufatto)

    L’opera è davvero unica nel suo genere. Come immaginerete, la possibilità di preservare i manufatti tessili dall’usura del tempo e delle intemperie è in genere particolarmente difficile. Non sono moltissimi i reperti tessili di epoca medioevale e, a maggior ragione, non sono frequenti quelli ricamati. E di reperti tessili, medievali, ricamati, che raccontano una storia su 70 metri di tela, praticamente c’è solo la Tapisserie de Bayeux. Questo manufatto è perfino scampato alle mire di Hitler che, nel corso del 1944, aveva cercato di trasferire in Germania tale tesoro. Non ci è riuscito, per intervento delle forze alleate e del caso, che sa sempre cosa sia meglio far accadere… Ogni volta che la tapisserie è stata trafugata o trattata con noncuranza, il caso o qualche “illuminato” hanno rimesso le cose a posto, come accaduto anche durante la rivoluzione francese, il periodo napoleonico e con molta probabilità durante tutto il medioevo.

    La tela su cui si imposta il ricamo è costituita da un lino sottile ecrù, non tinto. Non si hanno notizie certe circa gli autori del disegno ma gli storici concordano sul fatto che l’equipe che lo ha realizzato dovesse essere costituito sia da Inglesi, sia da Normanni, considerata l’accuratezza con la quale sono stati disegnati i particolari delle abitudini quotidiane e dei caratteri di entrambi i popoli.

    La quasi totalità degli storici concorda che sul manufatto, tenuto conto della grandezza e del periodo di realizzazione,  abbiano lavorato un gran numero di ricamatori: un lavoro quindi a moltissime “mani”. Molti di essi ritengono sia stata realizzato in un atelier del Kent, con molta probabilità a Canterbury, nel monastero benedettino di Sant’Agostino.

    Il ricamo vero è proprio è stato realizzato con le lane. La grandezza del filato utilizzato è molto simile a quella dei ricami del crewelwork, la cosiddetta “lana da rammendo”. Le lane sono state tinte con solo tre pigmenti naturali che hanno dato origine a nove diversi tipi di sfumature:

    • la robbia, per i rossi di tonalità aranciata e bruno-violaceo;
    • la guada (o luteola), per il giallo “mostarda”;
    • l’indaco, per il blu-nero, il blu scuro, il blu medio ed il verde chiaro;
    • un misto di indaco e guada, per il beige ed il verde scuro.

    Esperti e non rilevano un magistrale utilizzo delle sfumature per riuscire a rappresentare con efficacia la profondità di campo e per enfatizzare il “senso di movimento” che concatena le singole scene. Mi hanno colpito, in particolare, i colori utilizzati per i cavalli. Disegnati nell’atto di correre, presentano una diversa colorazione tra la parte esterna ed interna del manto: la sensazione ottenuta di movimento è veramente incredibile.

    Veniamo ai dettagli tecnici del ricamo. Per la realizzazione di questa opera sono stati utilizzati solo quattro punti:

    • Punto erba (1-701): utilizzato per tutti i tracciati, quasi tutti i contorni delle figure, praticamente la quasi totalità delle linee. Questo punto rende benissimo le espressioni dei volti e delinea con estrema precisione le scritte in latino che talvolta sono riportate a descrizione dei disegni stessi.
    • Punto catenella (5-501): utilizzato come il precedente ma con minor frequenza,  soprattutto per dar risalto ad un qualche tratto degno di interesse. E’ particolarmente evidente nelle didascalie in latino.

    Particolare di una riproduzione esposta al museo per dare l’idea delle fasi successive di ricamo eseguite: prima i contorni del disegno e solo dopo il riempimento

    • Point [de tige] fendu o punto spaccato (1-604). Si tratta di una sorta di punto erba che si innesta sul filo del punto precedente. Anche questo è utilizzato nei bordi che si volevano enfatizzare.
    • Punto Bayeux, che ricade nel gruppo dei punti lanciati composti (3-500). E’ il punto di riempimento, utilizzato ovunque. Viene realizzato in tre tempi, secondo gli schemi che ho sovrapposto all’immagine qui sotto.

    Particolare (foto di foto) per evidenziare l’utilizzo dei diversi colori per conferire dinamica alle immagini. Negli schemi sovrapposti sono riportate le tre fasi tecniche di realizzazione del punto Bayeux

    Per quanto riguarda la titolazione dei punti che ho indicato, ho fatto riferimento alla sistematica per la schedatura e la descrizione dei tessili antichi proposta nel testo “Stickstiche“, di Anne Wanne e Jean Richard (Edizioni Textile Museum St. Gallen, 2014 su proposta del CIETA, Centre International d’Etude des Textiles Anciens), la quale mi è stata insegnata dalla professoressa Thessy Shoenholzen Nichols. Utilizzo spesso questa classificazione perché mi consente di fare un po’ di ordine, tra antico e contemporaneo, nell’infinito mare della nomenclatura impiegata nell’arte del ricamo. Comunque di questo volume vi parlerò meglio in un prossimo post dedicato.

    Non è facile trovare le parole giuste per descrivere le emozioni che ho provato stando a pochi centimetri da un simile reperto storico. Ho provato un misto di stupore, gioia, pienezza ed entusiasmo. In questa opera, infatti, si concentrano molte delle mie passioni:

    • il ricamo, come arte rappresentativa e non solo decorativa,
    • la lana, come materiale tra i miei preferiti,
    • il medioevo, come periodo storico maggiormente evocativo,
    • il simbolo, come strumento di comunicazione privilegiato.

    Tutto questo ha suscitato in me il desiderio di studiare ed approfondire il più possibile le caratteristiche di questo oggetto, per migliorare e strutturare le mie capacità descrittive dei manufatti ricamati.

    Mi rendo conto che programmare una visita a Bayeux è piuttosto complicato, tuttavia la Tapisserie de Bayeux è stata inserita dal 2007 nel programma Memoria del Mondo dell’UNESCO, che ha lo scopo di garantire la conservazione dei documenti che hanno fatto la storia dell’umanità. Ma, se si è in vacanza in Normandia, fare tappa a Bayeux è davvero imprescindibile…

    La maggior parte delle informazioni storiche e tecniche riportate in questo post le ho tratte dal materiale esplicativo fornito dal museo e dal volume “La Tapisserie de Bayeux – Révélations et mystères d’une broderie du Moyen Age” di Pierre Bouet e Francois Neveux, Editions OUEST-FRANCE del 2013. Grazie a questo volume è possibile soddisfare più approfondite curiosità tecniche e storiografiche, nonché trovare risposte in merito a mille domande che sopraggiungono sui misteri, le simbologie, l’intento evocativo e pedagogico di quanto sotteso al linguaggio più strettamente iconografico di questo manufatto.

    Auguro a tutti voi la possibilità di vedere da vicino questa meraviglia stra-ordinaria. Sapete quindi consigliarmi dove posso andare in Italia per osservare da vicino manufatti ricamati di portata storico-artistica paragonabile? E’ infatti tra i miei progetti viaggiare alla scoperta dei meravigliosi ricami della nostra arte, oggi che sto sviluppando nuove sensibilità e competenze.

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