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    Imparare la Broderie d’Art all’Ecole Lesage di Parigi: la mia prima settimana

    07 marzo, 2018

    Il percorso si struttura: ecco come mi sono organizzata e come ho vissuto la prima settimana di formazione  all’Ecole Lesage di Parigi per realizzare il desiderio di diventare una ricamatrice brava ed eclettica

    Sono di nuovo a prendere il treno alle sei del mattino di una domenica di Novembre. Ma non è una domenica come le altre, non è un autunno come gli altri. Oggi si realizza un grande desiderio: parto per fare un corso di ricamo all’Ecole Lesage di Parigi. Questo desiderio è affiorato dolcemente negli ultimi due anni, non posso dire: lo sognavo da sempre. Non è così. Non sapevo nemmeno di questa prestigiosa scuola di ricamo se non avessi intrapreso questo cammino di riappropriazione del sapere delle mie mani nel 2015.

    Mi è costato moltissimo arrivare fin qui: un lavoro lasciato, una liquidazione e qualche risparmio bruciati, un paio di crisi di consapevolezza e tanta, tanta determinazione e volontà. Come sempre c’è molto da lasciare andare prima di appropriarsi di qualcosa, ammesso che si riesca mai pienamente. E ho dovuto lasciare andare molto, ma altrettanto ho voluto e mi è stato dato: ed eccomi qui.

    A Parigi ci sono stata diverse volte e praticamente mai da turista. In questa città ho molto amato, ho definitivamente lasciato il mio ex francese, ho trovato lavoro ed ho fatto tappa più volte di passaggio muovendomi tra i vari continenti. Il mio rapporto con la Francia in fondo è sempre stato questo: l’ho vissuta, a pezzetti, con intermittenza. Ma comunque ci ho vissuto per più di tre anni ed come se alla cultura di questo paese, in qualche modo, fossi sempre appartenuta. Sento che il mio “stare” anche stavolta avrà le medesime caratteristiche di sempre. E così cammino, senza fretta, come se in questa città ci fosse tutto il mio tempo. Abiterò in uno “studio” di dieci metri quadri, al quinto piano (senza ascensore) di un immobile “haussmaniano”, nel nono arrondissement. E’ giusto a metà strada tra Les Grandes Boulevardes e Montmarte e pare costituirsi dell’essenza di entrambi.

    Nel 9ème arrondissement abito e vado a scuola

    All’Ecole Lesage mi occuperò di broderie d’art, acquisendo nuove tecniche e affinandone alcune che già ho imparato. Arrivare in questa scuola è un traguardo importante, non solo per l’investimento economico che è stato necessario, ma perché, essendo considerata la più prestigiosa scuola di broderie d’art al mondo, in qualche modo ho sancito il mio vero, nuovo inizio. Ora non si torna più indietro.

    Percepisco pienamente il brivido di quello che sto affermando: la mia scommessa sul futuro ha avuto e ha ancora una posta molto alta. Ma credo che ciascuno abbia il dovere di seguire la propria intuizione profonda per dare pienamente senso al proprio cercare. E non parlo di avere successo o di realizzarsi socialmente, quella è altra cosa, quello dipende moltissimo da fattori esterni, dalle persone che incontri e anche dalla fortuna, specialmente oggi, in una società così complessa. Parlo del nostro desiderio profondo, nel senso lacaniano del termine, che implica il perseguire con determinazione e coraggio la propria essenza, la propria vocazione interiore. E il mio desiderio passa da qui.

    Il corso professionale di specializzazione che ho scelto con indirizzo haute couture, prevede 150 ore di lezione in aula. Lo svilupperò in versione intensiva, una settimana al mese per cinque mesi, che mi daranno la possibilità di svolgere molto lavoro a casa tra una sessione e l’altra. Ed avrò anche la possibilità di tornare a Parigi per ben cinque volte! Comunque ci sono diverse tipologie di corso e diverse modalità per frequentarli e ciascuno può trovare la forma più consona alle proprie esigenze e possibilità.

    In questa prima settimana ci si è focalizzati sulla realizzazione di un “imparaticcio”, inteso come luogo di rappresentazione ed esercizio di tutti le fondamentali tecniche oggetto del corso vero e proprio. Le lezioni si svolgono tre ore al mattino e tre al pomeriggio. E non si alza la testa fino a pausa pranzo: la concentrazione è altissima e il silenzio quasi claustrale. Magnifico esercizio quotidiano del “qui e ora”, meditazione inaspettata ed operosa. E ciascuno la veda a modo suo: lo so che lo ripeto ogni volta, ma questa è l’essenza dell’attività del ricamare che lo si sappia valorizzare o meno.

    Lavorando sull’imparaticcio della formazione “Broderie Haute-Couture”

    Tutto il resto del mio vivere ruota intorno a questo tempo dominante, a questo fulcro operativo. Mi sveglio presto e poco dopo le sette sono già in strada, Parigi si muove lentamente, le luci dei dirimpettai sono quasi tutte spente, dagli appartamenti vicini si sente solo il vociare dei bimbi al risveglio, le strade sono vuote del traffico di mezzogiorno. Sono solo dieci minuti a piedi per arrivare alla scuola: per questo mi fermo in un bistrot lì vicino in Boulevard de Montmartre: ho trovato un piccolo luogo del cuore. Studio, scrivo pensieri e progetto, mettendo in bozza idee e intuizioni. Un café au lait caldo me lo concedo, dato che la cucina di casa al mattino preferisco non usarla per svariate ragioni.

    Studio su alcune pubblicazioni di Marinella Carosso, che è stata antropologa e che ha molto investigato tra gli anni ’90 e 2000 le professioni della moda, dedicando particolare attenzione al lavoro degli artigiani ricamatori sia a Parigi sia a Milano. Sto scoprendo molte cose interessanti e nella mente mi si sono aperti diversi filoni di ricerca che proverò di sviluppare nei prossimi mesi. I ricamatori e i loro manufatti, come artigianato d’arte, sotto l’occhio di una antropologa degli anni ‘90: approccio interessantissimo nonostante i contenuti siano di fatto un po’ datati.

    Scrivo pensieri e progetto con uno sguardo severo e concentrato sul mio futuro. Cosa mi piacerebbe davvero fare e  come farlo? Una scuola o solo produzione di manufatti? Comunicare, trasmettere quello che fino ad ora ho imparato e quello che continuerò ad imparare mi affascina… Ma interessa al mondo? Ci sono una reale curiosità e desiderio per questi argomenti? Ci sono persone desiderose di entrare in questo immenso mondo del ricamo e in particolare della broderie d’art? C’è una reale o inconscia volontà di riconoscere il ricamo come arte?

    A sera, dopo la lezione del pomeriggio, rientro al mio piccolo “appartamento” per i compiti che consistono nel portare a termine quanto non si è riusciti a fare durante la giornata rispetto alla tabella di marcia per lentezza, complicazioni o mancanza di abilità specifiche (non so usare la ciniglia e le paillettes mi fanno impazzire). E così me ne torno a casa in fretta con il telaio impacchettato che misura 60 x 120 cm sotto il braccio. Mercoledì ho quasi ucciso un parigino facendolo cadere dalla bicicletta mentre cercava di schivarmi per non schiantarsi contro il mio telaio quando mi sono voltata di scatto ad un semaforo.

    Capirete bene che è difficile immaginarsi nella versione “turista”. La turista la farò sabato. Mi fa sorridere anche immaginarmi “studente” nella Ville Lumière, considerati i miei capelli argentei. Ma questa versione è di fatto più vicina alla realtà di quanto consenta a me stessa di ammettere. Beh, appartengo a quella generazione di universitari che nei primi anni ’90 non si poteva permettere un erasmus, un master e dei soggiorni studio. Non l’ho fatto a vent’anni e lo faccio ora.

    Ceno subito e mi rimetto al telaio anche se ricavare l’area lavoro in un appartamento di dieci metri quadri ammobiliato incluso bagno e cucina, è davvero un’impresa ardua. La soluzione che ho trovato è di mettermi per terra di fianco al divano letto richiuso con il telaio appoggiato alle uniche due sedie (diverse) che ci sono. La luce è invece un vero disastro: non è possibile lavorare un dettaglio millimetrico con la luce di una plafoniera nelle buie sere d’autunno… mi procurerò una piccola lampada LED a molletta da attaccare al telaio per il prossimo mese. E dopo ancora un paio di ore di esercizio riordino gli appunti e “fisso” alcuni concetti sugli schemi tecnici. Più tardi, trascorso del tempo nell’etere con il mio amore, mi metto a letto, francamente distrutta ma pronta per l’interessantissimo nuovo giorno.

    Prima del giorno dopo, sistemo gli appunti di lezione

    Ecco: questo è l’impegno e il rigore che una scuola come questa richiede e spero di avervi fornito quei dettagli necessari all’organizzazione della vostra formazione o quegli spunti fondamentali a farvi decidere di non indugiare se solo avete in fondo al cuore il desiderio di andare all’Ecole Lesage. Oppure aspettate … che mi organizzi io per tenere dei corsi!

    Qualche giorno prima di partire, discutevo con Piero su come fosse possibile che alcune persone riuscissero a fare così tante cose nella loro vita: svolgere quotidianamente la loro professione e magari anche con grande successo, scrivere libri, correre nel parco, educare dei figli, partecipare a conferenze, occuparsi a vario titolo della famiglia, eccetera. Ecco, ci dicevamo proprio questo: forse ciò che permette loro di realizzare un quotidiano così fecondo non è nient’altro che il rigore. Ciascuno, a suo modo, prova a scandire il proprio tempo con il rigore che necessita la realizzazione del proprio desiderio.

    Il mio tempo è scandito dal “punto dopo punto”. E il vostro tempo, da cosa è scandito?

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