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    Godersi Parigi: il museo di Yves Saint Laurent in 5 Avenue Marceau

    27 marzo, 2018

    Con nuovi occhi e rinnovate curiosità ho visitato il museo di YSL in 5 Avenue Marceau e posso dire che sono stata felice di trovare nelle didascalie agli abiti ricamati un tributo ai maestri ricamatori che li hanno realizzati

    Chi l’avrebbe mai detto che la mia curiosità avrebbe preso questa piega: io che mi ritrovo a vivere Parigi esplorando la città alla ricerca di stimoli culturali in materia di ricamo. E’ il primo sabato dopo la mia prima settimana di corso intensivo all’Ecole Lesage, il rientro a Milano è previsto per il giorno dopo, quindi oggi desidero riempire la giornata di sollecitazioni da portare a casa nella mia piccola valigia mentale ed emotiva, sulle quali elaborare, esplorare e scrivere. Una giornata intera tutta per me: camminerò dal nono arrondissement fino al Louvre, percorrerò Les Jardine de Tuileries cercando di distinguere, per gioco, i turisti dai parigini, Place de la Concorde e Les Champs Elisées e, passando da Avenue Montaigne, approderò al museo di Yves Saint Laurent.

    Siamo a novembre e il museo di YSL è aperto in forma stabile da non più di un mese. Non ho mai amato molto lo stile di questo stilista, troppo mascolino e pragmatico per rappresentare il mio personale concetto di femminilità. Ma non mi sembra nemmeno il caso di esprimere giudizi o critiche da incompetente su uno stilista universalmente riconosciuto come genio, pertanto una visita per aprire i miei orizzonti culturali si rende necessaria. E poi un museo con una esposizione concepita in un’ottica di restare “semi-permanente” mi può fornire strumenti di analisi e riflessione sicuramente di rilievo per migliorare la mia capacità di  raccontare ciò che vedo. Una palestra preziosa, insomma: YSL è una pietra miliare nella storia della moda. E poi la coda per entrare mi richiede “solo” un’ora di attesa al freddo parigino di novembre. Oggi, alla data di pubblicazione del post, mi è stato detto che gli abiti esposti sono cambiati, non so se tutti o in parte, nell’ambito di un programma di rotazione degli oggetti esposti. Non credo tuttavia che siano cambiati lo stile, i criteri e i concetti espositivi: sarete voi, se ci andate, a dirmi se ciò che ho scritto ha ancora senso o meno.

    Il luogo è un palazzo in stile Napoleone III di qualche piano in 5 Avenue Marceau dove, dal 1974, YSL ha scelto la sede della sua maison de couture, che per i non addetti ai lavori come me significa semplicemente “fasto”: stucchi, broccati e tappeti, decorazioni a foglia d’oro, cristalli e specchi. Le aree visitabili sono ben delineate e distribuite tra il piano terra e il primo piano, passando per due ulteriori entresol. Sembra molto, ma in realtà le aree a disposizione del pubblico hanno un’estensione davvero limitata rispetto al totale dell’edificio. Così come il numero degli abiti esposti rispetto a quelli custoditi come heritage a raccontare la storia e lo stile di questo artista. Il resto della proprietà pare sia un continuo di cunicoli a temperatura controllata dove vengono tenuti tutti quegli abiti che monsieur YSL già dal 1982 considerava i suoi migliori modelli da destinare alla conservazione come patrimonio culturale. E’ lui stesso a partire da questa data a toglierli dal commercio e a curarne la conservazione proprio in questo palazzo. Ed oggi tutto questo è possibile vederlo grazie alla volontà e determinazione di Pierre Bergé, ex direttore esecutivo di YSL, co-fondatore della maison nel 1962 e compagno dello stilista da sempre.

    Credo che la bellezza di questo museo risieda proprio in questo: rappresenta un assaggio misurato ma completo dell’arte di questo stilista; pochi elementi, scelti accuratamente, con un valore simbolico ed evocativo importantissimo. Niente è stato esposto per esprimere fasto, per raccontare la magnificenza e il lusso o la capacità imprenditoriale di questa casa di moda per quarant’anni continuati. Ciò che viene raccontato tramite alcuni abiti è il percorso artistico, e a tratti umano, di un uomo da sempre fedele al proprio istinto creativo. Per ciò che gli abiti stessi hanno rappresentato nel momento storico nel quale sono stati realizzati e per la maestria e la competenza artigiana profusa nella loro realizzazione. Di queste competenze artigiane, un posto fondamentale lo hanno avuto i ricamatori.

    Pertanto non mi preme entrare nel dettaglio della struttura del museo, nella storia dell’arte di YSL o dei criteri espositivi: ci si può tranquillamente lasciar condurre nel percorso di visita pensato e proposto dalla documentazione fornita all’entrata o documentarsi con bibliografia specialistica di settore. Ciò che qui mi preme raccontarvi è di come il mio sguardo si sia posato sui ricami esposti, come li abbia collocati nel percorso artistico di YSL e quali ulteriori curiosità abbiano suscitato in me.

    La prima cosa che ho osservato è che il ricamo è sempre stato presente in tutta l’evoluzione creativa di YSL, durata 40 anni esatti: dagli abiti della sua prima sfilata al debutto nella haute couture del 1962 la metà sono arricchiti da ricami interessanti tipici di quegli anni. I ricami sui corpini sono eseguiti con tecniche di posa (perle, paillettes, tubi e cristalli) su sete o pizzo chantilly mentre i ricami sulle gonne consistono nell’applicazione di fiori realizzati in seta.

    Gli anni 60 sono considerati floridi per i ricamatori: la haute couture fa molto affidamento sui tessuti sontuosamente ricamati, specialmente per gli abiti da sera. Difficilmente i ricamatori sono alla diretta dipendenza dello stilista: la maggior parte di loro sono atelier specializzati nel produrre ricami su disegno proprio, su commissione o in collaborazione con lo stilista stesso. La storia dei ricamatori del ‘900 meritano tuttavia un discorso a parte, che approfondirò in prossimi post.

    In questi ultimi anni ho notato un interesse crescente a porre l’attenzione sui cosiddetti métier d’art. Prevalentemente all’estero, devo dirlo, ma qualcosa si muove anche in Italia. Da sempre sappiamo di abili sarti e sarte dalle fini mani operare nel silenzio dei misteriosi atelier del lusso. Ma chi può svelare ai non addetti ai lavori in che cosa consiste l’opera di un ricamatore? Chi ci può raccontare come lavorano e qual’è il loro contributo nel rendere un abito una vera opera d’arte?

    La scrivania di YSL

    In pratica i ricamatori producono dei campioni che lo stilista decide se e come diventeranno abito o accessorio. Lo studio personale di YSL è stato lasciato come si trovava ai tempi del suo utilizzo: sul grande tavolo di lavoro sono esposti alcuni campioni di ricamo a mostrare come questi potessero essere considerati elemento sinergico tra gli altri nel processo creativo dello stilista.
    Prima di entrare nella sala immediatamente successiva c’è una nicchia, un piccolo ma luccicante angolo, in corrispondenza del quale vengono mostrate tre giacche completamente ricamate secondo le tecniche della broderie d’art. Ecco, questo per me ha rappresentato l’elemento fondamentale che ha fatto entrare a pieno titolo questa mostra nel mio percorso di ricerca. Lo spazio, modesto ma deciso, per raccontare come le abilità artigiane dei maestri d’arte contribuiscano in modo significativo nella rappresentazione dell’opera. Ciascuno con le proprie abilità e specificità, con le proprie tecniche e con il proprio stile.

    Cardigan de soir” della collezione A-W 1972 ricamata dalla maison MESRINE

    Piccole magnificenze, in apparenza semplici nel taglio sartoriale, che mettono in evidenza la maestria e la cura del dettaglio tipiche dell’arte del ricamo. In questa mostra, finalmente, c’è un tributo stabile e speciale all’opera di questi artigiani, decisamente un po’ artisti.

    Si tratta di giacche in chiffon od organza ricamate con fili metallici dorati o in seta, perle tubolari, in vetro e madreperla, paillettes e strass. Questi materiali sono stati applicati utilizzando tecniche ad ago e a crochet de Luneville, secondo le fondamentali regole di posa tutt’ora utilizzate negli atelier di ricamo per la moda. Le stesse tecniche che sto imparando all’Ecole Lesage sotto la guida di Madame Muriel Blanchard, ricamatrice presso la maison Lesage da una vita, oggi insegnante.

    E’ incredibile immaginare quanto dei tessuti dalla consistenza impalpabile, quali possono essere lo chiffon e l’organza, possano diventare sontuosi e possenti grazie alla sapiente apposizione di materiali nobili e ricercati. In effetti la sontuosità di queste giacche ai miei occhi richiama quelle dei paramenti liturgici, in particolare dei piviali tardo medievali che hanno fatto il periodo d’oro del… ricamo in oro.

    YSL ha collaborato con le maison Rebé, Lesage, Mesrine e Lanel. La maggior parte di questi nomi già all’epoca rappresentavano decenni di tradizione e di evoluzione tecnico/artistica ed erano considerati indubbiamente tra le migliori maison de broderie in Francia e, per quel che ne so, nel mondo. In questa mostra permanente ogni abito ricamato esposto riporta, in corrispondenza delle didascalie esplicative che lo accompagnano, il nome della maison che ha realizzato il ricamo. Un onore non consueto nelle rappresentazioni della haute couture e del quale oggi so riconoscere il valore.

    Una delle ultime sale della mostra è dedicata ad abiti icona ispirati agli artisti figurativi preferiti di Yves Saint Laurent (insieme a Pierre Bergé collezionava opere d’arte): omaggi a Mondrian negli abiti del 1965 e poi a Picasso, Matisse, Cocteau, Van Gogh negli abiti degli anni ’70 e ’80. In particolare non può passare inosservata la giacca “Sunflowers” in seta del 1988, omaggio a Van Gogh e ricamata dalla maison Lesage con paillettes, tubi e nastri in seta.

    Giacca “Sunflowrs” della collezione A-W 1988 ricamata dalla maison LESAGE

    E’ bello avere un altro tipo di sguardo visitando mostre come questa: di fronte ad un abito non si tratta di dire “mi piace” o “non mi piace”, piuttosto di avere strumenti e capacità nuove per saper riconoscere le abilità di artigiani e artisti maestri nella manipolazione di materiali inconsueti, di trovare spunti di riflessione e di studio nuovi per stimolare e continuare con rinnovata curiosità la ricerca che ho intrapreso.

    E intanto, mentre mi lascio ispirare dai colori e dai materiali, filati, perline, strass e paillettes, continuo nella mia evoluzione tecnica nell’arte del ricamo e, si spera, nel miglioramento delle mie abilità fotografiche (!).

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