• Pensieri

    Come un’esperienza fallimentare è diventata un piccolo esperimento di bellezza

    18 luglio, 2018

    A raccontare solo cose belle, a mostrare solo la parte migliore di sé, si perde in verità, perciò vi racconto una esperienza che è stata, prima di tutto, un fallimento. Ma con gli “occhi buoni” anche un fallimento ha un suo senso quando inserito nel proprio, consapevole, percorso.

    Voglio raccontarvi di un’esperienza che ho avuto qualche mese fa che, pur avendo lasciato un po’ di amarezza, è stata di fatto straordinaria: ho lavorato per tre interi giorni in un atelier di alta moda.

    In maniera del tutto casuale e distratta mi sono ritrovata a mandare un curriculum ad una agenzia del lavoro che cercava un’esperta ricamatrice su pelle. Ora, premettendo che inviare il mio curriculum è stato un sincero azzardo dato che non potevo sicuramente definirmi né ricamatrice esperta né ricamatrice “su pelle”, mi sono ritrovata a fare un colloquio conoscitivo con una responsabile del personale e, poco dopo, a fare un periodo di prova di tre giorni nell’atelier alta moda di una delle più importanti case di moda italianePurtroppo questa prova non è andata bene, non sono stata ritenuta idonea alle loro necessità. Tuttavia, a parte un po’ di delusione, vorrei raccontarvi l’aspetto positivo di questa vicenda.

    L’esperienza è stata in sé straordinaria perché ho avuto la possibilità di entrare in un “pezzo di mondo” sconosciuto ai più. Entrare in un atelier di alta moda significa vivere un’esperienza unica: i miei occhi sono rimasti incantati e la mia immaginazione è decollata subito dopo.

    L’incanto è infatti la prima emozione sopraggiunta: il lusso è l’elemento dominante e pervasivo in questo mondo. Lo sguardo è catturato, lo stupore è potente di fronte ai materiali pregiati, alla perfezione dei tagli e delle forme; tutta quella magnificenza così straordinariamente dentro una realtà dalla quale le persone cosiddette “normali” sono escluse. Tutti quegli abiti, nel loro esistere, sono in apparenza il simbolo di una idea di bellezza appannaggio di un pezzo di mondo privilegiato, le cui potenzialità oggettive non arrivo nemmeno ad immaginare. E fin qui tutto bene, tutto nella norma.

    Il mio sguardo tuttavia è riuscito ad andare più lontano e si è aperto ad un orizzonte di comprensione più ampio. Ho cominciato a “vedere” questo atelier come una fucina di bellezza, come il luogo dell’”ancora possibile”, osservando sempre più profondamente la vita della quale questo luogo pulsava.

    Il silenzio operoso dei modellisti e delle sarte, il rigore dei ruoli e la serietà degli incarichi, professionisti all’opera ciascuno nel proprio settore: tre piani di silenzio pressoché assoluto, di rigore diffuso, di lentezza e abilità straordinarie mi hanno catapultato in una immaginaria bottega di altri tempi, una fucina di capolavori di arte e artigianato. La bellezza mi è apparsa quindi come il luogo del possibile dove l’estro, l’ingegno e la capacità umana possono trovare la loro piena espressione. Ecco: questo è un atelier di alta moda, un luogo del “possibile”, dove possedere un abito non è tanto importante quanto aver partecipato alla realizzazione anche solo di un piccolo pezzettino.

    Diceva Christian Dior “[…] Non c’è più futilità nella moda di quanta non ce ne sia nella poesia o nella canzone. […] In questo secolo, che prova a distruggere uno ad uno i suoi terrificanti segreti, non è forse un’occupazione più lodevole provare a crearne uno, un amabile segreto, ogni sei mesi? Non è forse questa una forma di saggezza?”

    Credo che una delle sfide del nostro tempo sia quella di rendere la bellezza accessibile a tutti. Bellezza non solo da comprare ma bellezza da costruire, ciascuno con le proprie mani.  E’ un diritto disporre degli strumenti e delle capacità che rendono la bellezza possibile nel nostro quotidiano, il resto lo faranno il talento, la determinazione e le opportunità. Credo profondamente che la bellezza non si esprima unicamente nell’oggetto in sé, ma in ciò che l’oggetto può rappresentare:  cura, ricerca, passione, intento e capacità. Se un oggetto racchiude in sé tutto questo, o è il simbolo di tutto questo, allora l’oggetto ci racconta una storia e ciascuno di noi può raccontare la propria. Un oggetto come saggio “segreto” del nostro tempo.

    E allora che la bellezza sia nella vita di ognuno di noi. Raccontiamo la nostra storia con passione e generosità, il resto lo faranno la curiosità e l’apertura mentale e di cuore di chi sarà disposto ad ascoltarla. Viviamo il nostro atelier, la nostra fucina, il nostro luogo dell'”ancora possibile”. Costruiamo il nostro “oggetto” di bellezza quotidiano, che sia una gioco, una parola, una torta, un edificio, un mazzo di spighe di grano, un saluto o … un piccolo e semplice ricamo.

    Scritto autografo (!) di Christian Dior, fotografia di documento esposto alla mostra “Dior, couturier du réve“, Parigi, dicembre 2017

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    2 comments
    Come un’esperienza fallimentare è diventata un piccolo esperimento di bellezza

    • France ha detto:

      “La beauté est dans le regard de celui qui regarde” Oscar Wilde

      Merci pour ce beau texte. Je te reconnais bien là.

      Je t’embrasse très fort. France